domenica 13 novembre 2011
Lo spettacolo "Terroni" di Roberto D'Alessandro il 19 e 20 novembre a Grottaglie (Taranto)
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venerdì 11 novembre 2011
La via meridiana che dissolverebbe la Lega Nord di N. Salerno

La via meridiana che dissolverebbe la Lega Nord
Penso che ogni paese sviluppato anelerebbe ad avere sovranità sul meridione d’Italia. Se non altro per la sua imparagonabile posizione geografica, di ponte tra i paesi del mediterraneo in via di democratizzazione e di sviluppo e il mondo occidentale.
Fa eccezione solo La Lega Nord che ha fatto dell’anti-meridionalismo la sua stessa ragione di esistere. E così, facendo del pregiudizio e dei discutibili stereotipi anti-meridionali la sua stessa linfa, è costretta a non riconoscere nello sviluppo del Sud le grandi opportunità economiche che si aprirebbero anche per la cosiddetta Padania grazie al rapporto privilegiato che le industrie del nord avrebbero rispetto alla concorrenza internazionale.
Sta qui a mio modesto avviso l’empasse politico che negli ultimi venti anni ha precluso ogni possibilità di sviluppo delle regioni meridionali. Per carità niente di nuovo. Solo il ripetersi della solita litania: il sud Borbone, il sud brigante, il sud malavitoso, il sud parassita, etc.. Insomma la moderna via leghista con la quale si perpetua lo status di colonia al quale è stato relegato il Sud dall’ unità ad oggi.
Per la lega lo sviluppo del Sud significherebbe l’estinzione, l’eutanasia politica? E infatti basta il solo anelito di una politica nuova (e si spera efficace) per Napoli ad intensificare i continui, ingiustificati e rozzi attacchi di Tele/Radio Padania al neo sindaco della città partenopea. Invettive spesso prive di ogni fondamento e che sono solo il tentativo squallido di procacciarsi ossigeno che a quanto pare, stando ai sondaggi più recenti, sembra iniziare a scarseggiare. Insomma se Napoli (e in generale il Sud) sale, la Lega si dissolve.
Permettetemi una breve digressione. In tutta onestà, da meridionale, mi chiedo, dopo aver appoggiato per anni un governo appeso al chiodo (anti meridionale) leghista, con i risultati fallimentari per il Sud che sono sotto gli occhi di tutti, come si possa nutrire speranza da certi esponenti politici. Come è vero che l’abito non fa il monaco, è assai improbabile che il solo indossare la veste (pseudo) meridionalista possa fornire a "Grande Sud" quello slancio e quelle capacità che per lustri non si sono palesate. E il dubbio che gli interessi non siano proprio quelli dei meridionali sembra essere legittimo considerando che mantengono, anzi mantenevano in vita un governo asfittico a trazione leghista.
Meraviglia poi come gli imprenditori del nord (non la finanza che ha ben altre mire) non si rendano conto di come lo spirito di autoconservazione della Lega Nord e purtroppo la diffusione del leghismo in genere (PD e PDL non ne sono immuni) sia, non la sola ovviamente, ma una delle principali cause interne della recessione verso la quale si stanno avviando.
Ed è veramente strano che non si rendano conto del fatto che gli stanziamenti a sostegno delle politiche di sviluppo per il Sud, se attuate con rettitudine (e qui sarebbe chiamata in causa anche una nuova e rinnovata classe dirigente meridionale), potrebbero essere, non delle mere spese e/o costi morti, ma al contrario buoni investimenti anche per il loro apparato industriale. Se lo facessero ne conseguirebbe un quadro politico completamente diverso. Si avrebbe una convergenza di obiettivi vincente da contrapporre alla municipalistica e perdente dualità (nord-sud) di interessi attualmente imposta dalla Lega di Bossi. Basterebbe guardare a quello che sono riusciti a fare i tedeschi dopo la caduta del muro.
Ma una tale visione richiederebbe, patriottismo a parte, un atteggiamento di apertura, coraggio e intraprendenza che sembra proprio non albergare dalle parti della cosiddetta Padania. Dove invece sembra prevalere l’opposto: chiusura, remissione, municipalismo endemico. In una sola parola, paura.
I Borbone, già nel 1817, avevano concepito una legge sull’immigrazione volta a favorire le eccellenze anche non indigene: chi poteva dimostrare di possedere risorse e/o buone idee volte al miglioramento della qualità della vita del Regno, poteva richiederne la cittadinanza. Con più di due secoli di anticipo, un po’ come è avvenuto e continua ad avvenire negli USA (e in generale in tutto il mondo) dove le università e i centri di ricerca sono sempre alla caccia delle menti migliori, indipendentemente dalla nazionalità. Anche questo atteggiamento di apertura è stato alla base dei primati raggiunti dal Regno delle Due Sicilie e per venire ai tempi nostri, alla base della supremazia tecnologica raggiunta dagli Stati Uniti, almeno fino ad oggi. Vi risulta che gli americani (nel bene e nel male) per questo si siano allontanati dalla loro propria autodeterminazione?
Esattamente all’opposto del federalismo folcloristico di Calderoli (l’ennesima porcata anti-meridionale) che sostiene che bisogna privilegiare nelle graduatorie i residenti magari anche a prescindere dal merito. A sostegno di tale discutibile posizione pone anche un assai dubbio interesse municipale affermando che le risorse prodotte dal territorio devono essere riservate in primis ai residenti di quel territorio. Costituzione italiana a parte, viene da chiedersi: ma destinare le risorse al merito non onorerebbe di più il lavoro di chi ha prodotto quelle risorse? In altri termini. se l’insegnante (indipendentemente dalla provenienza) è obiettivamente più bravo del collega residente, si fa un favore o un torto al futuro dei figli (anche) padani? E in ogni caso, il problema di trovare meccanismi selettivi che diano maggior peso al merito vi sembra si possa risolvere innalzando medievali muraglie padane?
E noi meridionali, cosa possiamo (ancora) offrire al nostro presente e al futuro dei nostri figli? Come fare tesoro del nostro straordinario recente passato, delle nostre illuminate tradizioni e dei nostri costumi? Non rincorrendo nostalgiche e velleitarie ri-proposizioni di un mondo che fu. Ma nel senso di raccogliere la sfida dell’attualizzazione dello spirito, del metodo, dell’apertura (senza sottomissione) verso il mondo, e in genere della concezione della vita che ha portato i nostri avi, in poco più di un secolo prima del 1860, a brillare tra le civiltà più avanzate della terra.
Mi viene in mente il motto vichiano, verum ipsum factum. Ovvero, come sosteneva Vico alla fine del ‘700, si può veramente conoscere solo ciò di cui si è facitori. E noi meridionali abbiamo smarrito la nostra via perché non conosciamo la nostra storia. E non la conosciamo perché i facitori di quella storia non siamo stati noi e tutt’ora non lo siamo. Da 150 anni ci fanno danzare una danza che non è la nostra danza con una musica che non è la nostra musica. E così ci hanno reso goffi, sgraziati e privi di orgoglio.
Ecco allora l’urgenza di ri-fare nostro il motto vichiano e ri-cominciare a danzare la nostra danza al ritmo della nostra vera musica. Perché solo così (forse) riusciremo a contrapporre una più coraggiosa e aperta via meridiana alla vile, municipale e fallimentare via leghista…
Nicola Salerno
INAUGURAZIONE DELLA SEDE DELLA SEGRETERIA PROVINCIALE DEL PARTITO DEL SUD CASERTA
Ricevo e posto con piacere...
Complimenti vivissimi e un grande "in bocca al lupo" a Toni De Falco, Vincenzo Napoletano, Carmine Iodice, Michele Riviello ed a tutti gli amici della Segreteria Provinciale di Caserta per l'impegno profuso a sostegno del Partito.
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IL PARTITO DEL SUD SEZIONE "A. CIANO" DI CASERTA HA UFFICIALMENTE LA SUA SEDE ...SIAMO IN VIA FERRARA N. 12, PRONTI AD ACCOGLIERE TUTTI QUELLI CHE COME NOI HANNO VOGLIA DI FAR EMERGERE IL MEZZOGIORNO D' ITALIA DA TROPPO TEMPO ABBANDONATO A SE STESSO DA CHI CI HA GOVERNATO E MAI TUTELATO! DESTRA E SINISTRA SONO SOLO SEGNALI STRADALI!






mercoledì 9 novembre 2011
La fine della Seconda Repubblica...ed i nuovi orizzonti del meridionalismo
Finalmente dopo una lenta ed estenuante agonia, anche su questo governo infame, il più antimeridionale della storia fin dai tempi (nefasti) di Cavour e Bombrini, sta calando il sipario.
In un articolo del suo blog, Beppe Grillo paragona questo momento alla caduta di Mussolini ed in modo suggestivo l'incontro tra Napolitano e Berlusconi viene accostato a quello del 1943 tra Vittorio Emanuele III e Mussolini.
Ovviamente nessuno si illude che tutti i problemi saranno risolti con le prossime dimissioni di Berlusconi, a prescindere dalle scelte del Presidente Napolitano per un governo provvisorio o per le elezioni anticipate, ma è chiaro a tutti che siamo alla fine di un'epoca.
Il periodo delle fanfaronate e delle (presunte) "vacche grasse" è finito, questa lunga scia iniziata negli anni '80 di yuppismo e d'illusione di crescita infinita, di un'entità superiore chiamata "mercato" che tutto aggiustava e tutti arricchiva...e' finita. In questa crisi gravissima, non solo italiana, sono in discussione finanza ed economia, liberismo e capitalismo, istituzioni sovranazionali come BCE o FMI che di fatto limitano sempre di più le sovranità nazionali. Insomma se il fascismo ed il comunismo sono morti...anche il capitalismo non gode di buona salute.
Poco interessante per noi anche il solito teatrino della politica italiana con gli scenari che si aprono per il dopo Berlusconi, il tira e molla del centro-destra...le divisioni nel centro-sinistra...i governi "tecnici" o di "coalizione" che somigliano pericolosamente ai trasformismi giolittiani...come candidato premier una persona come Monti, espressione di quei poteri forti internazionali e di quelle banche d'affari che hanno creato la crisi, dovrebbe essere l'uomo della Provvidenza che ci porta fuori dalla crisi?
E in questo scenario molto triste la realtà del Sud è ancora più desolante, sia economicamente che soprattutto politicamente dove si oscilla tra i classici ascari del potere del nord alla Miccichè ai piccoli gruppetti di pazzi deliranti che giocano a fare i rivoluzionari senza esercito, tra chi proclama improbabili secessioni sulla mappa del Risiko (senza specificare ne' il cosa ne' soprattutto il come...) e chi continua con gli slogan da anni '70 contro le banche e i complotti "pluto-giudaico e massonici", chi vuole combattere contro i grandi poteri internazionali ma non ha nemmeno la forza di eleggere un consigliere a Roccacannuccia (con tutto il rispetto per gli abitanti di quel paese).
Mai come oggi quindi è necessaria la crescita di una nuova classe dirigente meridionale e meridionalista, con "cuore caldo e mente fredda" come diceva un grande meridionalista come Nitti, cioè pragmatica e nello stesso tempo idealista e progettuale che passo dopo passo acquista sempre più credibilità con idee, programmi e progetti seri da XXI secolo e soprattutto con un orizzonte di una nuova società post-industriale e post-capitalista con un nuovo concetto etico della politica e della società. E per fare questo possiamo far ricorso alla nostra grande tradizione culturale meridionale e meridionalista, una vera e propria "rivoluzione meridionale" come auspicava Guido Dorso per farci tornare agli antichi splendori che abbiamo vissuto in passato dalla Magna Grecia al Regno delle Due Sicilie. Torniamo alla nostra vocazione mediterranea di ponte e di terra di scambio di culture, tra Europa, Medio Oriente ed Africa siamo nella posizione ideale per farlo. Il nostro ruolo sarà sempre di meno quello di un paese manifatturiero (ed il Sud per precise scelte politiche dei governi a trazione nordista dal "risorgimento" fino ad oggi non e' mai stato favorito in questa crescita industriale...ovviamente si è deciso di favorire la crescita industriale al nord a discapito del resto del paese) e sempre più dovremo diventare un paese di cervelli più che di braccia...e qui noi del Sud non abbiamo mai avuto niente da invidiare al resto del paese. Crediamoci e costruiamo il nostro futuro da uomini liberi e non più schiavi di una colonia, con il Partito del Sud.
Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud
Antonio Ciano con Pino Aprile a Toronto...il meridionalismo sbarca anche in Canada!
Ricevo e posto con piacere, augurando buon viaggio al nostro capo brigante...

Il 10/11/11 Antonio Ciano, con Pino Aprile e Lorenzo del Boca, andrà a Toronto (Canada). Il 12 i tre scrittori italiani presenzieranno al Columbus Center ad un incontro con gli italo canadesi. Si parlerà del risorgimento italiano, delle ragioni per cui 25 milioni di terroni dovettero abbandonare la loro terra, delle stragi e degli eccidi dei Savoia, della repubblica italiana tradita.
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