martedì 19 aprile 2016

Registrato il nuovo Statuto del Partito del Sud





Il giorno 19 aprile all'Agenzia delle Entrate, alla sede territoriale di Roma 2 - Aurelio, con N. 3458 e Serie 3, è stato registrato il nuovo Statuto del Movimento con il nuovo Logo del Partito del Sud.
Presto il Nuovo Statuto sarà disponibile e consultabile sul sito nazionale:
dove invitiamo tutti gli iscritti e simpatizzanti di Roma e del Lazio, perché sul sito nazionale ci saranno anche le notizie della sezione laziale del PdSud (che è possibile ricercare dalla sezione "Notizie dai Territori" - Lazio) ed il blog territoriale verrà progressivamente abbandonato e non più aggiornato e infine sarà chiuso.


Per la Segreteria Organizzativa Nazionale

Vincenzo Riccio

giovedì 17 marzo 2016

Il 17 marzo noi non festeggiamo!!!


Probabilmente non esisterebbe il Partito del Sud se non fosse stato per lo shock dovuto alla scoperta di cosa realmente è stato il cosiddetto “risorgimento” per il meridione d’Italia. Tant’è che anche nello statuto del Partito Del Sud è presente un punto che sottolinea la nostra linea identitaria, culturale e storica e non a caso a livello nazionale il Partito del Sud nacque proprio a Gaeta quasi 10 anni fa e non a caso il nostro movimento nacque proprio dopo iniziative locali nella stessa Gaeta del nostro Antonio Ciano che lì già da anni parlava di questi argomenti storici in ottica revisionista e fu il primo autore di un libro polemico e sanguigno come “I Savoia ed il massacro del Sud” che ha avuto parecchi lettori e molti di questi che si sono avvicinati, anche dopo questa lettura, alla causa meridionalista. E non è la prima volta che parliamo e protestiamo contro l'istituzione di una festa nazionale il 17 marzo....

In effetti parecchi di noi sono rimasti colpiti dalla scoperta di una verità a lungo nascosta dalla storiografia ufficiale e mai studiata a scuola, di sapere di stragi, di fucilazioni sommarie, la legge Pica, l’eccidio di Bronte, l’assedio di Gaeta, Casalduni e Pontelandolfo, Fenestrelle, etc etc, tutti episodi oramai ben noti e sui quali non ci interessa disquisire a lungo su numeri e sui fatti, una cosa in sintesi oramai è certa e nota a molte più persone di anni fa, la storia non è quella che ci hanno raccontato di “liberatori” venuti dal nord e che ci hanno portato “libertà” e “progresso”. Certo non vogliamo esagerare cifre, numeri e fatti e lasciamo agli storici il compito di continuare ad indagare, senza preconcetti o verità precostituite, non vogliamo nemmeno basarci su questi fatti per rivendicazioni nostalgiche o impossibili ritorni al passato, ma la nostra Storia è importante e va studiata, approfondita e compresa per bene, senza trascurare alcune fonti e accettarne solo altre e senza liquidare un periodo importante come quello del Regno delle Due Sicilie con le sue (molte) luci ed (alcune) ombre solo in base alla lettura del vincitore piemontese e garibaldino.
Se consideriamo la lista delle stragi post-unitarie, soprattutto quelle commesse nel nome della cosiddetta “guerra al brigantaggio”, questa è lunghissima, e non è per mancanza di rispetto che non citiamo altri luoghi martiri per la mano sanguinaria del “fratello d’Italia” giunto dal Piemonte con il fucile carico, e parlante una lingua sconosciuta, e che da fratello proprio non si è comportato….su questi argomenti oramai c’è una letteratura molto vasta, alla quale si sono aggiunti negli ultimi anni giornalisti e storici seri come il nostro amico Gigi Di Fiore e soprattutto persone semplici ma oneste e con la voglia di spulciare archivi e fonti d’epoca come il nostro Presidente Onorario Antonio Ciano, un antesignano del revisionismo meridionalista.
Uno dei luoghi simbolo di questa tragedia nascosta è il Real Ponte Borbonico, gioiello di arte e di architettura, voluto da un grande Re come Ferdinando II col suo napoletanissimo “lassate fa ‘o uaglione”, dette l’incarico a Luigi Giura.  E’ per noi un luogo simbolo per tante cose,  innanzitutto dimostra una volontà ed una grande capacità tecnica e realizzativa che avevamo nel nostro ex Regno con il primo ponte sospeso in Italia e nell’Europa continentale, e paragonata alla povertà di strutture di oggi del nostro Sud questo ci dice tante cose, ma il Ponte è anche il luogo di un’ importante battaglia tra borbonici e piemontesi, con una strenua difesa dei “nostri” soldati rimasti fedele al loro Re e che parlavano napoletano o abruzzese o pugliese o calabrese. Questi nostri soldati che avevano prima respinto i garibaldini e poi inizialmente sul Garigliano avevano ben difeso le postazione e respinto i primi attacchi dei bersaglieri piemontesi, furono costretti a ritirarsi solo dopo l’abbandono della nave francese e l’arrivo delle navi piemontesi che iniziarono a cannoneggiare i borbonici che furono così stretti tra due fuochi; fu l’ultima battaglia prima poi di Mola e dell’assedio di Gaeta, quindi la battaglia sul Garigliano fu tra gli ultimi episodi della  resistenza all’invasore di un Regno all’epoca riconosciuto da tutti gli Stati e trattati internazionali.
Abbiamo saputo che proprio presso il “nostro” Real Ponte sul Garigliano, che ha resistito parecchi altri decenni e addirittura fino alla 2 guerra mondiale quando fu bombardato e solo recentemente ben restaurato, sarà nei prossimi giorni oggetto di un evento. Quest’evento fatto proprio di 17 marzo, data di proclamazione di quel Regno d’Italia che di fatto fu un estensione territoriale del Regno di Sardegna aggressore del Sud (non a caso Vittorio Emanuele II restò Vittorio Emanuele II e la prima legislatura del neonato Regno d’Itala fu l’VIII legislatura…) , fatta proprio lì sul Ponte e che vuole ricordare i 155 anni dell’unità d’Italia,  a nostro avviso manca di rispetto alle migliaia di meridionali e non che si sentono offesi da questa data utilizzata come ricorrenza.
Non per rinnegare un’unità oramai raggiunta, anche se ancora scarsamente praticata nei diritti fondamentali, ma noi ci sentiamo offesi dal festeggiare il 17 marzo, offesi da una festa che osanna un aggressore che ha stuprato donne e bambini fin sopra gli altari sacri delle chiese dove si erano rifugiati i nostri contadini, ha massacrato anche preti e vecchi,  donne e bambini che ha bruciato vivi nelle loro umili case. Erano i nostri avi, il nostro popolo. Una festa inopportuna, e inopportunamente voluta in uno dei luoghi simbolo di quello che a mezzogiorno ancora non è perdonato del tutto e ancora non è ben digerito, soprattutto se poi all’origine del colonialismo  del belpaese che ci ha visti sempre come “briganti o emigranti”. Un luogo oserei dire SACRO il nostro Real Ponte sul Garigliano, un po’ come lo è il fiume Sand Creek (per un episodio di strage avvenuta singolarmente negli stessi anni guarda caso…) per i nativi americani. E un po’ come festeggiare Hitler davanti al museo dell’olocausto di Tel Aviv o davanti ai cancelli di Auschwitz oppure festeggiare Ataturk nella strade di Armenia. Perlomeno inopportuno, se vogliamo essere buoni e un pugno nello stomaco bello e buono al meridione, alla sua storia e alla sua gente. Noi il 17 marzo non festeggiamo!
Ci meraviglia molto intanto, che tale iniziativa venga promossa proprio da chi della storia e dell’archeologia ne fa un mestiere. E il coinvolgimento delle scolaresche locali, per incidere ancora una volta su quella storia scritta dai vincitori che studiano a scuola e un altro pugno nello stomaco per chi come noi vorrebbe studiare la vera storia, e non quelle favolette eroiche deamicisiane che nulla hanno a che fare con la storia.

Per rispetto alla nostra storia e alla nostra identità, senza nessuna volontà nostalgica o separatista e nel pieno rispetto delle leggi del nostro paese, noi protestiamo contro questa festa irriverente che avrà luogo la mattina del 17 marzo e contro chiunque vuole festeggiare questa data e ricorrenza per noi nefasta ed anzi invitiamo pacificamente i nostri iscritti e simpatizzanti a manifestare con noi in loco contro questa festa, come già fatto in passato a Gaeta ed in altri luoghi. 
Il 17 marzo noi del Partito del Sud non festeggiamo!




Antonio Rosato & Enzo Riccio
Partito del Sud - Lazio

http://partitodelsud-roma.blogspot.com
www.partitodelsud.eu

martedì 15 marzo 2016

Il socialismo democratico rinasce in USA con Bernie Sanders...e in Europa? E in Italia?

Nobody who works 40 hours a week should be living in poverty.

(berniesanders.com)



Leggendo questo slogan sul sito di Bernie Sanders quasi non ci credevo...allora mi sono incuriosito e sono andato a leggere il programma e alcune dichiarazioni del candidato democratico che ha il coraggio di sfidare alle elezioni primarie in USA la candidata democratica più forte Hillary Clinton, di certo sostenuta dall'establishment del Partito Democratico americano e da alcuni "poteri forti" e lobbies. e soprattutto di sfidare quell'America reazionaria e maccartista che ancora oggi è diffusa e trova negli atteggiamenti clowneschi del candidato  repubblicano Donald Trump la sua incarnazione più genuina (purtroppo...) e secondo il mio personale parere quella che è davvero più inquietante.

Ebbene andando a leggere un po' di punti programmatici e un po' di dichiarazioni davvero non si puo' rimanere che stupiti e ammirati per un candidato che non ha mai smentito la sua dichiarata natura di "socialista", ecco alcuni dei punti che mi hanno più colpito:

1) più tasse per i ricchi e per le transazioni finanziarie, al fine di avere un istruzione universitaria gratuita e una copertura sanitaria pubblica di base per tutti, praticamente l'allargamento e superamento del programma di Sanità pubblicata già avviato molto a fatica da Obama;
2)  un nuovo programma "new deal" di investimenti pubblici per ammodernare le infrastrutture e soprattutto per creare nuova occupazione;
3) tassare più pesantemente le emissioni di CO2 non solo per reperire nuove risorse ma soprattutto per favorire uno sviluppo economico sostenibile e rispettoso dell'ambiente;
4) eliminazione o almeno revisione di tutti quei trattati internazionali di libero scambio come NAFTA (o il futuro nefasto TTIP...) che di fatto non hanno ne' arricchito i paesi emergenti ed in via di sviluppo ne' hanno favorito i lavoratori dei paesi più ricchi, come gli USA nel caso del NAFTA ma potremmo parlare di vari accordi Europei coi paesi extraeuropei molto attuali in questi giorni, che si sono visti ridurre il salario o diminuire i posti di lavoro con una concorrenza al ribasso, hanno favorito sempre e solo multinazionali, la grande distribuzione e la finanza globale.

Incredibile....negli USA c'è chi ha il coraggio di parlare di tasse e del bisogno di più tasse per chi guadagna di più, cosa del resto stabilito anche nella nostra Costituzione repubblicana ma che a Berlusconi a Renzi oramai è diventato demode'..., , c'e' chi ha il coraggio di ribadire l'importanza dell'educazione e di almeno una sanità di base accessibile a tutti e non solo per i ricchi, c'è chi ha il coraggio di lottare contro Wall Street in casa loro....e noi?

Se si guarda il quadro europeo e quello italiano in particolare, il confronto è davvero desolante....soprattutto per il belpaese ed il centro-sinistra (???) di governo renziano, sempre più ambiguo e sempre più democristiano, nel senso più deleterio del termine ahime'....

Credo che alcuni punti di socialismo democratico di Sanders dovrebbero essere adottati anche dalla sinistra europea ed italiana senza il timore di essere considerati dei pericolosi "comunisti" ma nella consapevolezza che oramai il capitalismo globale, le multinazionali e le oligarchie finanziarie hanno allargato e stanno allargando sempre più il divario tra i più ricchi e i più poveri ed è in corso un gigantesco programma di impoverimento della classe media europea, già avvenuto nella società americana. E ovviamente questo gap sempre più largo non e' sostenibile nel medio periodo e può portare a conseguenze davvero disastrose, sia per l'equilibrio democratico con pericolose tendenze neonaziste e razziste che si diffondono in tutta Europa sia per la pace interna e internazionale.

Il Partito del Sud secondo me dovrebbe sostenere queste posizioni socialiste o per meglio dire social-democratiche che difendono la classe media sempre più impoverita ed in definitiva i più deboli, è necessario difenderli da un capitalismo globale e finanziario sempre più rapace ed insostenibile nel medio-lungo termine sia per i lavoratori che per l'ambiente. Il compito della buona politica dovrebbe essere proprio quello di mitigare quest'effetto di evidente squilibrio del "libero mercato", oramai dovrebbe essere chiaro che la "mano invisibile" del mercato non riequilibra affatto le differenze tra ricchi e poveri,come pensavano i padri del pensiero liberista, ma è necessario un intervento dello Stato e della Politica, nel senso alto del termine, per rendere effettivamente democratico e sostenibile il sistema paese e.
E' mai possibile che il rapporto lo stipendio tra un Marchionne e l'ultimo dei suoi operai è passato da 1 a 100 a 1 a 1000 nel migliore dei casi? E' mai sostenibile un'economia con aziende private e banche dove c'e' una ristretta schiera di top manager lautamente ricompensati, a volte anche al di là delle effettive prestazioni e meriti, e una classe impiegatizia sempre più povera e insicura del lavoro? E' evidente in sintesi che bisogna riequilibrare una situazione oramai già insostenibile e difendere le classi medie e meno ricche e dare più e pari opportunità per tutti, in una parola trasformare la società in una vera società democratica di pari opportunità e non falsata da condizioni pre-esistenti di squilibri di classe , di reddito o geografici....oltre che il rapporto tra classi, questo non vi fa venire in mente qualcosa pure sul rapporto tra il nostro Sud ed il resto del paese?


Enzo Riccio
Partito del Sud



lunedì 14 marzo 2016

Bastone e carota - di A. Rosato

I vecchi aneddoti spessissimo sono frutto di saggezza popolare maturata nei secoli sull’esperienza o sul vissuto delle persone. Frequentemente si usano queste massime nel linguaggio comune, con la leggerezza che spesso meritano certi argomenti o per sintetizzare un concetto. Efficacissime, mai banali e sempre attuali. Ma se ci soffermiamo a meditare su di esse possiamo spaziare impiegandole in mille tematiche. Un Bonzo buddista, probabilmente, passerebbe una vita intera a meditare su “bastone e carota” e magari non gli basterebbe una vita sola per darne il più completo e variegato significato e applicazioni. A scuola, sul lavoro, in famiglia e in politica anche. 
Ho  l’impressione che la parola democrazia “applicata” all'italiana celi tutt’altro che una forma di governo dove la sovranità risiede nel popolo, congiuntamente all’uguaglianza ed al rispetto delle leggi, insieme alle libertà individuali che dovrebbero i pilastri di ogni paese che si fregia di questo nobile titolo di "democratico". Ai meritevoli cittadini che onorano questa forma di governo, e che si rispecchiano in essa, che fanno da garanti a tale democrazia con comportamenti esemplari quotidiani, dovrebbe essere concesso loro uno zuccherino, "la carota" per l’appunto. Chi invece trasgredisce le regole, sconfina nella libertà altrui, non rispetta le leggi e le regole democratiche, dovrebbe ricevere una punizione educativa che lo rimetta in carreggiata, "il bastone" di conseguenza. Per fare un esempio pratico e sintetico: chi paga le tasse dovrebbe ricevere un bravo, e chi invece evade le tasse, a scapito di tutta la comunità, andrebbe sanzionato come le leggi di questo o quel governo democratico prevedono. Quando si sconfina nella libertà altrui normalmente si creano dei problemi o addirittura dei veri e propri danni. Come chi, ad esempio, pur avendo un servizio per la raccolta dei rifiuti si ostina a buttare per strada scarti di ogni genere che inquinano per sempre l’ambiente e possono far ammalare le persone. Queste persone forse non hanno ben chiaro ne' il concetto di democrazia, ne' tanto meno il concetto di legalità e di società. E allora lo strumento necessario non può essere la tolleranza o leggi cosi complesse che spesso si arenano come l’onda quando incontra la sabbia. Per queste persone, fossi io un amministratore, provvederei una sorta di punti come quelli che si scalano sulla patente quando si commettono infrazioni più o meno gravi irriguardose del codice della strada. Oltre ad una sanzione, spesso prevista, equa al reddito e allo stile di vita dell’individuo, io scalerei dei punti che andrebbero a gravare sul pagamento della tassa dei rifiuti. Se beccato e multato sul posto come prevede la legge, io toglierei un numero di punti in base alla gravità dell’azione fatta. La domanda sorge spontanea: “ ma questi punti a che servono?”

Questi punti andrebbero ad aumentare una percentuale annua sulla tassa individuale dei rifiuti. Più punti, più paghi in percentuale i rifiuti che ti vengono a togliere sotto casa. La stessa cosa si potrebbe applicare a quelle aziende che sfruttano manodopera straniera, che lavora dalla mattina all’alba alla sera al tramonto nei campi per la raccolta di pomodori o frutta che sia. Oltre alla sanzione prevista, dovrebbe avere l’obbligo di regolarizzare tutti i lavoratori con stipendi, orari, contributi etc etc, e versati ad un ufficio preposto che da garante poi girerà al lavoratore i compendi maturati. In modo anche da evitare che si fa un contratto sulla carta e poi il lavoratore riceve di fatto in contanti la metà dal disonesto caporale o datore di lavoro. Qualche volta “bastone e carota” viene usato per estremizzare dei concetti che poi sconfinano loro stessi in ipotesi punitive o repressive come quelle tanto sbandierate dalla Laga Nord ad esempio. Non è questo che vogliamo intendere, e non è questo che vogliamo. Ma usare gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione per portare legalità, uguaglianza collettiva e avvicinarci quanto più possibile a quello straordinario concetto di democrazia che da molto tempo e deviato su forme di tolleranza giuridica o dietrologia amministrativa giustificatoria che non sanziona i cittadini o ospiti,  che si comportano male, e non rassicura o premia quei cittadini che invece da democratici si comportano e che da certi comportamenti o certe decisioni vengono ingiustamente penalizzati o addirittura colpiti in alcuni casi. Essere un paese civile e democratico non vuol sicuramente sostenere, giustificare o chiudere un occhio su alcuni comportamenti che ledono la libertà o la salute altrui pensando di andare, forse, ad urtare la suscettibilità di taluni. Anche l’accoglienza e la tolleranza che ci contraddistingue nel mondo, sia per l’efficacia, sia per i risultati che quotidianamente si riscontrano con i migranti, non vuol dire che se tra di loro qualcuno si comporta male questo debba essere giustificato o tollerato. Se qualcuno si comporta male se ne assume le conseguenze come qualsiasi cittadino italiano, senza però creare quella forma razziale e fascista che mina la realtà e la credibilità del nostro paese e che infanga la costituzione molto spesso. Anche la detenzione spesso non è quello strumento educativo che dovrebbe essere, ma è altresì vero che le pene non vengono espiate in Italia. Qualcosa e da rivedere sicuramente nel sistema carcerario, ma soprattutto quello giuridico c’è. E di sicuro il buonismo o la tolleranza verso chi delinque non rende onore ad un paese democratico. Semplicemente perché va a ledere la libertà degli altri e sfregia la sovranità del popolo. Difendiamo la nostra democrazia, tuteliamo la nostra costituzione e le sue leggi. Sorvegliamo e custodiamo la libertà di stampa e di parola che fa di noi quel paese libero e svincolato finalmente, da ogni forma di totalitarismo che è anacronistico e fuori moda in un contesto europeo ed occidentale. Ma attenzione, la vigilanza e la cultura della democrazia e d’obbligo. Altrimenti movimenti che possono minare tutto ciò possono rispuntare fuori come in Francia, come in Germania, come nei paesi baltici o paesi dell’est, dove l’estremismo di destra inizia a montare volteggiando sul malcontento del popolo che vede lesa la sua libertà e suoi diritti a causa di un falso buonismo che non rende omaggio e non tutela quella parola tanto amata che è “DEMOCRAZIA”. 

Antonio Rosato
Coord. Regionale PdSUD per il Lazio

giovedì 18 febbraio 2016

La lingua italiana….ed alcune riflessioni sul napoletano e siciliano ( di A. Rosato)


Sebbene il ruolo della lingua italiana non sia contemplato nella Costituzione, si è provveduto nel 1999 a legiferare qualcosa in merito che avesse come scopo sia quello di tutelare le minoranze linguistiche, sia quello di unire lo stivale almeno linguisticamente. L’art. 1 della legge n. 482 del 15 dicembre 1999 dice e ordina al popolo italiano che la sola lingua ufficiale è l’italiano. 
Seppur, come detto, la tutela delle minoranze linguistiche sarde (anche qui parliamo di una lingua...), albanesi, slovene, croate, germaniche, franco-provenzale, greche, occitane, ladine, friulane, perfino catalane  sono tutelate,  non c’è il napoletano e il siciliano, che, seppur lingue riconosciute dall’UNESCO,  non sono tutelate dalla legge n.482 sopracitata. Questo se mai ve ne fosse bisogno testimonia la sensibilità che le istituzioni riservano al meridione. E parliamo di napoletano e siciliano che non possono essere considerati dialetti,  ma sono "Lingue" vere e proprie, di cui del primo ad esempio abbiamo prime tracce già nella lingua osca a Pompei nel 79 d.c..
Ma il napoletano, il siciliano e le loro varianti come dialetti meridionali,  possiedono una ricchissima tradizione letteraria, ad iniziare da quel documento del 960 del famoso "Placito di Capua" considerato il primo documento in lingua italiana, seppur di fatto, poi, è in napoletano. Nel medioevo, a Montecassino, i monaci benedettini furono particolarmente sensibili all’interesse letterario e a alla pubblicazione di manoscritti che già nel XI secolo erano in volgare e napoletano il cui pregio stilistico fu eguagliato solo tre secoli dopo da poeti toscani come Dante ad esempio, che utilizzò in qualche occasione, a quanto sembra, anche lui lo stile e la lingua appena descritti . Le stesse prose di San Benedetto ne sono la testimonianza storica letteraria.  L’inizio del volgare si affinò e i poeti siciliani nel XIII secolo, piantano i semi nel terreno di quella che successivamente maturò come letteratura italiana vera e propria, aprendo una nuova ed importante era letteraria italiana. 
Chi conosce Basile, ed ha letto il suo capolavoro tradotto successivamente da Benedetto Croce, “Lu Cunto dè li Cunti”, non farà fatica a capire quanto detto fin’ora, e non farà fatica a capire che la prosa e la letteratura meridionale sono l’impianto  di quella che solo oggi conosciamo come lingua italiana. Mi fa specie che tutta questa popò di storia, cultura letteraria autoctona non venga riconosciuta dallo stato alla stessa maniera del croato o albanese. Possiamo parlare greco o tedesco in Alto Adige se vogliamo, e redigerne anche documenti ufficiali in quei posti o comuni dove queste lingue sono tutelate. Ma guai se scritte in napoletano o siciliano seppur lingue parlate da oltre 12 milioni di persone. Mi fa specie che per legge dovremmo promuovere, parlare e scrivere in lingua italiana, ma poi sono per primi i parlamentari a trasgredire a questa legge. 
Basta pensare alla valanga di termini inglesi..."Stepchild adoption", si legge e sente in questi giorni a proposito di Unioni civili, "Welfare" tanto di moda nei palazzi della politica romana, jobs act, spread, il Premier (una volta Presidente del Consiglio) ma adesso forse fa più figo Premier...ticket, bond, addirittura TROIKA, che all’inizio sembrava una parolaccia, e potremmo riempire pagine e pagine di termini che non dovrebbero essere utilizzati per legge. 
Ma il Napoletano no. Il siciliano guai. Anche nello sport l’inquinamento anglofono prende piede facendo prendere di fatto ancor di più le distanze da quelle lingue che una volta si esportavano da sole all’estero in letteratura, canzoni, teatro etc etc. Quella che da bambino ricordavo come Pallacanestro, adesso e Basket. Quello che una volta era “'O pallone”, il calcio, adesso è football. Quando si ascoltava la radio “tutto il calcio minuto per minuto” si aspettava il calcio di rigore e si discuteva sul fuori gioco e il successivo gol venuto da un calcio d’angolo. Adesso sono diventate Penalty, off side, corner. Carnera e Nino Benvenuti erano dei pugili che tenevano sveglia l’Italia intera. Adesso sarebbero dei boxeur. Eppure se vai in Giappone, Vietnam, Nuova Zelanda o Russia conoscono “ 'O Sole mio” scritta nel 1898 parola per parola, “'O surdato 'nnammurato” del 1915, “Santa Lucia” del 1848, “Te voglio bene assaje” del 1839,  “Ciuri ciuri” del 1833 e tante altre ancora, sono state, e forse lo sono ancora,  la sola lingua italica conosciuta fuori dallo stivale. Eppure conosciuta e riconosciuta all’estero, ma straniera e condannata in patria a favore di altre lingue lontanissime da noi e che ancora non tutti comprendono in Italia. 
Penso che la coscienza identitaria che c’è in ogni uno di noi, dovrebbe prevalere e non permettere la distruzione di un patrimonio genetico culturale che ci appartiene visceralmente. Dobbiamo sforzarci di insegnare ai nostri figli la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra storia. 
Il dialetto o meglio la lingua nostra, soprattutto nel caso di napoletano o siciliano, non è una vergogna o un segnale di ignoranza, bensì un patrimonio immenso che va preservato e tramandato. Rispettiamo quello che ci impone lo stato e usiamo la lingua italiana. Ma chiamiamolo fuori gioco invece che off side. Giochiamo a pallacanestro invece che a Basket. Assieme ai libri in lingua madre in inglese, compriamo e leggiamo ai nostri bambini “Lu cunto degli cunti”. E agli insegnati non penso sia vietato, ad esempio, preparare i bambini a recitare prima del pranzo di Natale davanti a papà e mamma,  una poesia di Salvatore Di Giacomo dedicata al Natale. Lingua italiana imposta non vuol dire cancellare millenni di cultura. Tutti possiamo fare qualcosa, e se iniziamo ad usare qualche parola in inglese di meno e la lingua dei nostri padri in più, forse renderemo un servigio all’umanità e ai nostri posteri che forse apprezzeranno più di quanto magari si immagina oggi. L’identità, la cultura, le tradizioni, la letteratura, la sua storia, non può essere cancella da nessuno, e tutti noi abbiamo il dovere di preservarla e il diritto di divulgarla. Da un secolo e mezzo subiamo questa oppressione culturale, e ancora oggi facciamo tanta fatica a darle il peso che meriterebbe. I tempi non sono ancora maturi al cento per cento, ma come diceva de Filippo “ adda passa a nuttata”.


Antonio Rosato

venerdì 12 febbraio 2016

La prossima tornata elettorale....(di Antonio Rosato)


La prossima tornata elettorale, per le amministrative locali, vedrà il Partito del SUD impegnato anche nel Lazio. 
Nel Comune di Castelforte in provincia di Latina, la nostra laboriosa sezione locale, matura e pronta per affrontare gli sfidanti su temi e programmi, sta già lavorando per la lista civica in cui è attivamente impegnato,  lista che vuole come Sindaco di Castelforte Giancarlo CARDILLO. 
Inutile dire che impegno e serietà non mancheranno, ma per vincere le elezioni oltre ad un buon programma, alla serietà delle persone, alla legalità e voglia di fare servono i numeri. Per questo motivo si chiede alla comunità laziale del Partito del Sud, iscritti, simpatizzanti e meridionalisti veri di iniziare fin da adesso una collaborazione per vincere le elezioni a Castelforte. Amici, parenti, colleghi, conoscenti possono potenzialmente essere direttamente o indirettamente coinvolti in quel di Castelforte. Per tanto sensibilizziamo tutti gli amici fin da  adesso, a fortificare e focalizzare l’impegno su Castelforte. Cogliamo l’occasione anche per ricordare che le iscrizioni per il tesseramento nel Partito del Sud per l’anno 2016 sono in corso, per tanto si invita chi deve rinnovare di farlo, e chi non è ancora tesserato di non aspettare e darci da subito un forte aiuto con l’attivazione della propria nuova tessera che è pronta ed aspetta proprio te. 
Sicuro di un riscontro su quanto detto, specie per i coraggiosi cuori briganteschi dell'Alta terra di Lavoro,

Il Coordinatore Regionale PdSUD per il Lazio

Antonio Rosato

mercoledì 10 febbraio 2016

Il Partito del Sud presente a Gaeta per rispetto ad una città simbolo della nostra identità

Una delegazione del Partito del Sud del Lazio, con il Coordinatore regionale Antonio Rosato. insieme ad Enzo Riccio del Direttivo Nazionale ed ovviamente il "padrone di casa" Antonio Ciano, nostro Presidente Onorario e capo-brigante di Gaeta, era presente sabato scorso 6 febbraio all'evento di Gaeta.
Nel rispetto delle differenze di vedute e soprattutto di strategie, non possiamo non condividere un omaggio commosso alla "fedelissima" città simbolo dell'identità meridionale, simbolo di una tenace "resistenza" all'invasione militare portata dai piemontesi, e l'omaggio ad una grande figura storica come quella di Carlo di Borbone, che è stato ricordato nello scorso settimana da Gaeta e sarà ricordato presto anche a Napoli, nella nostra "Capitale", durante il prossimo maggio dei monumenti, anche grazie ad una giunta sempre più autonoma e meridionalista.

Ovviamente secondo noi non bisogna confondere i simboli con la realtà, cullando illusioni nostalgiche di impossibili ritorni al passato o peggio ancora velleità separatiste basate sul nulla. Anche la grande partecipazione all'evento, il sabato la sala era piena con centinaia di partecipanti, per noi non basta ad illuderci che questo cambi subito le cose per la nostra terra....ma cerchiamo di inaugurare una nuova stagione verso altri movimenti e associazioni che, invece delle polemiche inutili e sterili, sia foriera di unità sulle cose e sulle azioni che ci uniscono, come il rispetto dell'identità e della nostra vera storia, insieme al rispetto delle strategie diverse per raggiungere lo scopo comune di liberazione della nostra terra, liberazione da uno stato coloniale che perdura da più di 150 anni. La nostra strategia del perseguimento della strada culturale e politica, di matrice progressista, è chiara; saremo rispettosi anche di idee e strategie diverse dalle nostre, ovviamente se gli altri saranno rispettosi di noi e delle nostre idee ed iniziative.


Enzo Riccio
Partito del Sud

mercoledì 3 giugno 2015

Considerazioni sparse sul voto di maggio 2015, sul Partito del Sud, sul meridionalismo in generale (...e su tutto il triste contorno...)

Come al solito, dopo il voto delle Regionali 2015 c'è il solito coro di vincitori, tutti vincitori all'italiana ovviamente...ma qualche dato interessante per me c'è, di questi dati vorrei parlare accompagnandoli alle mie considerazioni personali sul meridionalismo, considerazioni che ovviamente non pretendono di insegnare niente a nessuno ma personalmente vanno comunque fatte dopo un appuntamento elettorale importante per il Paese in generale e per la nostra terra in particolare, viste le elezioni Regionali in Campania e Puglia cioè le più popolose regioni del Sud continentale.

Se si vuole guardare con un minimo di obiettività i dati, andando oltre la rassegnazione per la situazione gattopardesca del "tutto cambia perché nulla cambi", la prima cosa che risulta evidente e che balza agli occhi dal confronto con il passato, è che aumenta sicuramente l'astensionismo, ma questo per me e' insieme sia una causa che un effetto dei problemi del Sud, non certo la soluzione! Molti si appropriano del dato di astensione in crescita, non so se sia stupidità o l'italica voglia di buttarla in caciara col "tanto peggio tanto meglio", e questa voglia c'è da sempre, purtroppo anche al Sud.

La seconda cosa che appare evidente è che con tutti i suoi limiti e tutte le critiche possibili a Renzi, ed al suo governo nazionale che, diciamolo pure senza reticenze, finora per il Sud non ha fatto niente in piena continuità coi governi precedenti, il PD vince in 5 regioni su 7 e ora governa in 15 regioni su 20, Guardando solo il risultato finale e confrontandolo con la cartina politica italiana precedenti, obiettivamente Renzi ha esteso il predominio del centro-sinistra dappertutto, eccetto le 3 regioni in mano al centro-destra padano (da tempo a trazione Leghista in Veneto e Lombardia ed ora perfino in Liguria dove anche lì ha ampiamente superato Forza Italia) e le 2 autonomiste Trentino e Val D'Aosta....basta guardare una cartina con i vari governi regionali.

Terza cosa, a proposito di Lega Nord, che rimane il principale nemico e la sua nefasta presenza del vecchio governo Berlusconi-Tremonti continua a produrre effetti fino ai giorni nostri ....a livello di lista, è l'unica (purtroppo...) formazione che può sicuramente dire che i suoi voti crescono e per la prima volta diventa una forza notevole anche nelle regioni tradizionalmente rosse del centro, nelle Marche arriva al 13%, in Umbria al 14%, in Toscana addirittura al 16%! Oramai Salvini e' alle porte di Roma e anzi direi che è alle porte di casa nostra. L'uomo-felpa ha fatto anche una prima capatina al Sud, dove non ha trovato gli appoggi sperati per fortuna ma come segnale preoccupante bisogna evidenziare che in Puglia ha trovato ben 38.000 "ascari" pronti a votarlo, per una percentuale del 2,3% (!!!) e solo la larga vittoria di Michele Emiliano ha evitato questa vergogna del primo consigliere leghista al Sud!

Quarta ed ultima cosa, anche guardando la cartina sopra citata, appare abbastanza ridicolo il trionfalismo del Movimento 5 Stelle e dei suoi aficionados pronti sempre al copia e incolla sui social, anche se prende una marea di voti ed in alcune regioni e' il primo partito, non è al governo di nessuna regione in Italia...il protrarsi di questa tattica di non apparentamento appare una scelta suicida, buona per continuare sterili polemiche e litanie in rete ma nonostante i tanti voti presi, produce un effetto di cambiamento pari quasi allo 0 a livello nazionale e a livello regionale.

Dopo tutte queste considerazioni generali, che dipingono un quadro abbastanza fosco della situazione generale, con tantissime difficoltà e pochissime possibilità politiche reali e non velleitarie, passiamo all'analisi dei risultati del Partito del Sud che ovviamente spesso coincidono e rafforzano quelle già fatte dai miei amici, dal Vice-Presidente Andrea Balia e proprio oggi dal Presidente nazionale Natale Cuccurese....aggiungendo, almeno spero, qualche considerazione personale che potrà essere utile per il futuro del nostro movimento.

Per prima cosa, grande risultato in Puglia, dove fin dall'inizio abbiamo deciso di appoggiare Emiliano e abbiamo partecipato alla sua larga vittoria, con la lista "Emiliano sindaco di Puglia" che ha superato il 9% ed il nostro rappresentante del Partito del Sud Francesco De Nicolo che ha superato le 680 preferenze nella sola circoscrizione di Bari, oltre al successo incredibile di candidati che abbiamo appoggiato come Tommaso Gioia nella circ. di Brindisi, Sergio Clemente in quella di Foggia e Gianni Liviano in quella di Taranto che con oltre 3.500 preferenze è eletto Consigliere Regionale!
Ottimo lavoro del gruppo pugliese, capitanato da Michele Dell'Edera, a lui, a Ezio Spina ed agli altri del PdSud pugliese i miei complimenti sinceri! Sicuramente la scelta è stata giusta, ora bisogna continuare su questa strada per crescere ancora, sia per il radicamento sui territori sia con continuare ad inserire, come già stiamo facendo, argomenti meridionalisti nell'agenda politica del nuovo Governatore della Puglia, amministratore capace come ha dimostrato già ampiamente a Bari e persona onesta...ma noi al contrario di qualcuno, che cerca come al solito all'ultimo momento la salita sul carro del vincitore, sono anni che coltiviamo quest'importante rapporto politico e personale.

Un'analisi a parte merita la mia martoriata terra, cioè la Regione Campania. In una situazione molto più difficile e conflittuale, abbiamo preferito mantenere la nostra coerenza e la nostra barra dritta sulla "Legalità", uno dei pilastri programmatici del nostro movimento senza SE e senza MA. Per questo abbiamo scelto coraggiosamente di appoggiare la lista "Sinistra al Lavoro" con Vozza candidato Presidente, una delle poche liste senza "impresentabili" e ovviamente collocata in area progressista. Sinceramente era l'unica opzione possibile per il meridionalismo progressista, visto la figura opaca e molto dubbia di Vincenzo De Luca come candidato ufficiale del centro-sinistra....qui non e' questione di "impresentabili" e di tutto il polverone, tra l'altro poco chiaro, confuso e molto pasticciato come sempre succede quando le regole o le leggi (vedi la Severino...) sono poco chiare, generato dalla lista della Commissione Antimafia...ma di opportunità politica, se vogliamo mettere la Legalità al primo posto nel Sud, era opportuno candidare De Luca? Era opportuno cercare alleanze con le bande di Cosentino o con altri ex fascisti? Tutte domande retoriche ovviamente, noi abbiamo risposto con un NO. La possibilità di vincere, come poi e' stato per De Luca, per noi non giustifica "scorciatoie" di questo tipo....come hanno fatto un po' pateticamente alcuni ex del nostro movimento o  altri movimenti che qualche anno fa ci criticavano per la scelta di meridionalismo progressista, alla faccia della coerenza!!!
Il risultato della lista "Sinistra al lavoro" che si è fermata al 2,3% è stato certamente deludente, come ha ammesso molto signorilmente lo stesso Vozza (e la signorilità e l'ammissione di un risultato deludente e' merce rara in politica....), deludente rispetto ad un'attesa tra il 3 ed il 5% che avrebbe permesso di eleggere almeno un Consigliere Regionale e risultato che apre riflessioni utili per il futuro all'interno della sinistra alternativa al PD, bisogna cambiare rotta, abbandonare i vecchi schemi che mettono solo insieme i vari pezzi di quelli "a sinistra del PD", per noi ovviamente introdurre coraggiosamente nuovi temi di meridionalismo progressista e poi non basta assolutamente criticare Renzi ma bisogna crescere con le proposte e la credibilità, infine bisogna anche avere un leader forte e credibile come lo fu nel 2011 e lo è ancora De Magistris a Napoli. Detto questo, la nostra presenza aveva prevalentemente un senso politico di collocazione, senza rispondere più ad alcuni commenti puerili in rete, ma da gente ignorante che confonde i voti del Presidente coi voti di lista e i voti di lista coi voti personali cosa possiamo aspettarci, diciamo che non tutti hanno capito o meglio che molti fanno finta di non capire. Un grazie invece al mio amico Bruno Pappalardo che ci ha messo la faccia, tempo, fatico, passione e soldi di tasca sua....non dei vari rivoluzionari da tastiera, così diffusi sui social network.  A parte che i dati in Campania non sono ancora definitivi (dopo due giorni!) e restano parecchi dubbi sul reale conteggio, vista la situazione e lo schiacciamento sul voto utile, non sarà certo il risultato di singole preferenze quello da giudicare! A proposito poi di chi fa confronti, premesso pure che ho il massimo rispetto per chiunque provi a presentare una lista e prenda voti per difendere il Sud con tutte le immani difficoltà di oggi, tra leggi assurde, sfiducia generale, mancanza di appoggi mediatici e soprattutto mancanza di soldi di sponsor etc etc....qualche considerazione va fatta pure per il meridionalismo "non schierato".  A parte la premessa già fatta del rispetto per tutte le persone ce ci provano e soprattutto per un paio ( due o tre ...) che hanno avuto pure risultati personali lusinghieri, ancora una volta si dimostra che complessivamente il meridionalismo non apparentato per le grandi e difficili competizioni elettorali, regionali e ancor di piu' lo saranno le nazionali con l'Italicum, non riesce a "sfondare" come successo anche a noi in passato....non solo il limite di sbarramento ma anche quell' 1% che porta un minimo di visibilità con uno 0,6 % come lista e uno 0,7% per il candidato Presidente....per non parlare per carità di patria di attese, previsioni e sondaggi dopo un dibattito televisivo che parlavano di 10%.... 
Poi ognuno può consolarsi come può, può fare i suoi confronti o i suoi "derby dei poveri", ma non costruisce niente per il futuro,  può legittimamente continuare a seguire le sue idee o direi le sue fissazioni visto che Grillo con il 20% non vince e non incide, figuriamoci il meridionalismo che non si schiera....insomma si può continuare oppure ad un certo punto in certe competizioni difficili come le regionali o le nazionali, per le regole che ci sono (che non abbiamo scelto noi ma ci sono) e per la situazione di partenze che si sa è una corsa ad handicap per i movimenti più piccoli senza soldi e senza visibilità mediatica, si deve scegliere (in base ai propri valori e idee...se ce ne sono in un movimento) se schierarsi con il meno peggio restando onesti e coerenti e quindi "sporcarsi le mani" e provare ad incidere piuttosto che continuarsi ad ammirare allo specchio.
Certo si può pure continuare con le litanie degli slogan in rete del "duropurismo" contro tutto e tutti, la liturgia oramai vecchia di decenni della "lotta alla partitocrazia" che inventò Pannella oramai tantissimi anni fa....riesumata da Grillo che però, lo ripeto sempre per evitare di cadere nell'inganno della "rete protagonista del cambiamento", partiva non da zero ma da una situazione di notevole notorietà personale e con il guru organizzativo Casaleggio che non si capisce da chi viene finanziato. Con questa tattica di "grillismo senza Grillo" secondo me si può arrivare ad un risultato che, anche se appoggiati da qualche giornale e qualche giornalista visto che il candidato Presidente della lista civica meridionalista non schierata in questione lo è di professione, molto probabilmente porterà solo qualche "mi piace" in piu' dei tanti rivoluzionari da tastiera, ma la mia opinione è che come risultati elettorali si resta nell'anonimato e così ci vorrebbero 100 anni per emergere senza contare i dissidi interni che possono sempre esserci nel momento di scelte varie....e nel lungo termine siamo tutti morti e sepolti e pure la nostra terrà lo sarà, anche coperta da rifiuti tossici e nocivi.

Ultime considerazioni, giuro che è l'ultima volta perché in futuro non vorrei più ripetere concetti già detti e ridetti e riparlare di alcuni personaggi che forse non meritano tutta questa considerazione, riguarda quelli che pretendono di dare lezioni restando fuori dalla competizione politica ed elettorale e mandando mail a migliaia (contati da chi?) di contatti....oltre che vigliacco e patetico, come atteggiamento mi sembra il massimo del "tafazzismo meridionale", le cose vanno male ma chi prova a cambiarle qualsiasi cosa fa sbaglia....l'azione culturale da sola è utile ma non sufficiente e lo si vede da più di 20 anni ma questo non basta a qualcuno per continuare a "dare patenti" e consigli non richiesti...."aspettando Godot", cioè aspettando questo "risveglio del nostro popolo" che non si capisce come dovrebbe esserci, chi dovrebbe resuscitare Lazzaro e chi dovrebbe giudicare la resurrezione...forse l'erede al trono, un trono che non c'e' più e non ci sarà mai più come ha serenamente ammesso lo stesso Carlo di Borbone? Ma siamo ancora a questo e vogliamo farci ridere dietro, restando in questo ghetto nostalgico e folkloristico che confonde identità con assurde possibilità di ritorni al passato?
Oltre a "quelli dell'azione culturale", poi come non giudicare velleitaria oggi la pretesa separatista o indipendentista....Se il meridionalismo, che, prendiamone atto perché questa è la realtà, oggi e' diviso in più movimenti con valori diversi e diverse strategie, scelte organizzative e tattiche, e paradossalmente ultimamente da quando c'è chi pretendeva di unire tutti sono aumentate le divisione ed il meridionalismo è più diviso che mai, se  ha una strada in difficile salita, per l'indipendentismo (specie nel Sud continentale o Napolitania che ha una storia diversa alla Sicilia) non c'è nessuno sbocco, nessuna possibilità e nessuna presa sul nostro popolo...vorrei dirlo al mio amico Zenone di Elea, col quale mi piace confrontarmi in modo colto e garbato, anche con idee spesso molto diverse fin dai tempi delle discussioni col maestro Zitara, In risposta al suo ultimo articolo, caro Mino ti dico che a me l'opzione separatista o indipendentista fai tu che io sinceramente non ho mai capito bene la differenza, politicamente sembra molto velleitaria, un po' come una lotta all'interno della sinistra, che si deve fare perché la sinistra dominante renziana è molto lontana dai nostri problemi e sempre più opaca come "sinistra", ma per fare un paragone, sarebbe come fare questa lotta all'interno della sinistra con posizioni di sinistra estrema e con le insegne del Partito Marxista-Leninista! In realtà per me per l'indipendentismo ci sarebbe solo la strada della rivolta armata ma, come ricordato anche dall'articolo citato, ci fu solo in Sicilia nel 1943-45....non e' nell'indole pacifica e pacifista del nostro movimento e  non lo e' mai stata (fortunatamente o sfortunatamente...ognuno la pensi come vuole) nemmeno in quella del popolo del Sud continentale visto che non c'e' mai stata una rivolta armata, dopo il brigantaggio, negli ultimi 150 anni...un motivo ci sarà o no?

Quindi ognuno scelga liberamente la sua strada, noi andremo avanti con la scelta di meridionalismo progressista, autonomista e federalista con il progetto di macro-regione ma sicuramente con valori e progetti agli antipodi di quelli leghisti e razzisti di Salvini e del probabile asse di centro-destra ...sotto sotto i leghisti sono sempre quelli che gridavano "Napoli colera" e "Forza Etna" e quest'operazione di trasformismo salviniano, che ha sostituito temporaneamente ai meridionali tutti i diversi che siano "rom" o "extracomunitari" o "clandestini", conta poco e non dovrebbe affascinare altri meridionali anche se il rischio c'è visto che, soprattutto in tempi di crisi, la guerra dei poveri è l'opzione più semplice per acquistare consensi. Proprio per questo noi non possiamo che stare dall'altra parte della barricata rispetto a Salvini, per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo....l'illusione della "fine delle ideologie" per unire tutti dura poco ed è inutile e dannosa.
E con "il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà" possibili, andremo avanti per la nostra strada cercando le migliori alleanze possibili a sinistra, onestamente e coerentemente senza troppi voli pindarici...con la coscienza a posto di non aver mai ingannato nessuno e di averci provato e continuare a provare solo per l'amore della nostra terra e per un senso profondo di giustizia sociale e solidarietà con chi è più debole.
Avanti Sud! Avanti Partito del Sud!




Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale
Partito del Sud


Roma, 3 giugno 2015

martedì 26 maggio 2015

IL VOTO UTILE PER LA CRESCITA DEL MERIDIONALISMO PER I CANDIDATI DEL PARTITO DEL SUD IN CAMPANIA E PUGLIA

Da giorni si sprecano appelli al voto, ovviamente tutti si affannano per presentarsi come "nuovo" o come "alternativo alla vecchia politica" e ora ci sono pure quelli che pretendono di dare patenti di meridionalismo o di coerenza.

Il Partito del Sud dalla sua nascita, a livello nazionale a Gaeta nel 2007, ha sempre pensato che l'unica via di cambiamento fosse quella democratica alle elezioni e non quella velleitaria di pretese rivoluzioni su Facebook, dopo un po' fuori moda e puntualmente assopite...chi si ricorda oggi dei "Forconi" o del "Popolo Viola"? 
Per prima cosa quindi abbiamo preso le distanze da velleitarie, anacronistiche e del tutto irrealizzabili pretese separatiste e poi dal "piccolo mondo antico", quel vecchio mondo neoborbonico nostalgico, e sempre ancorato a posizioni reazionarie e ultra-cattoliche spesso chiamate "tradizionaliste", che pretende di cambiare le coscienze del nostro popolo solo con l'attività culturale, che dopo più di 20 anni, anche con eventi positivi per la crescita di un'identità e la diffusione maggiore della verità storica sulla "malaunità" del 1861, non ha spostato di una virgola le condizioni del Sud che anzi peggiorano di anno in anno.
Convinti che all'azione culturale bisogna affiancare sinergicamente l'azione politica, abbiamo fatto le nostre prime battaglie, anche di testimonianza, con grandissimi sacrifici e sforzi da eroici spartani alle Termopili,  soprattutto alle Elezioni Nazionali 2008 in Sicilia ed anche nel 2013 al Senato Lazio che in altre Elezioni Amministrative sia al Sud che al Nord, quindi nessuno ci può dire che non abbiamo provato a combattere da soli contro l'intera politica nazionale di destra e di sinistra, da troppo tempo poco attenta alla questione meridionale. Nel mezzo, la positiva e felice esperienza alle Comunali di Napoli del 2011 dove scegliemmo di appoggiare Luigi De Magistris, fin dal primo turno contro il candidato ufficiale del PD, scelta poi dimostratasi vincente.
Abbiamo anche provato ad aggregare le forze meridionaliste, ma vuoi per tentativi mal condotti, vuoi per i rifiuti di possibili leader, vuoi per la mancanza di una massa critica vera e non virtuale di meridionalisti, vuoi soprattutto per una non omogeneità di persone che si ritrovano a voler difendere il Sud...insomma tutti i tentativi sono falliti.
Alcuni pretendono di continuare su strade da noi già percorse e hanno la presunzione di essere più bravi, noi molto più umilmente abbiamo fatto tesoro delle esperienze ed abbiamo capito che non esiste nessuna possibilità di un meridionalismo al di fuori degli schieramenti nazionali, almeno per elezioni regionali o nazionali.

Questo si spiega facilmente anche ai più duri di comprendonio, per motivi politici ed ideologici ma anche per motivi pratici ed organizzativi. Per i primi basta capire che aggregazioni eterogenee scoppiano subito su grandi temi di attualità sui quali un movimento politico deve scegliere e non puo' pensare di rimandare al futuro, parafrasando un famoso discorso, se dobbiamo metterci insieme e prendere un treno per Matera (che non c'è...), possiamo pensare di fare un po' di strada con chi vuole andare a Bari o a Potenza ma non di unire chi vuole andare a Reggio Calabria con chi vuole andare a Venezia! Basta poi l'esempio di alcune tematiche attuali, quella sulle unioni civili (dopo il successo del referendum in Irlanda, oramai diffuse in tutta Europa tranne che in Italia, Grecia e alcuni paesi dell'Est) o l'atteggiamento che si ha sul tema dell'immigrazione (c'è chi trova Salvini un modello...noi NO! Siamo per modelli di società inclusiva e accogliente, dove le differenze sono ricchezze e non problemi. Questo non significa "porte aperte a tutti" ma un atteggiamento solidale e non razzista, come lo pretendiamo per il nostro Sud, lo vorremmo per tutti i Sud del mondo), esempi semplici e lampanti di come un unanimismo meridionalista non può mai funzionare a medio-lungo termini. Su questi temi poi contano, eccome se contano, i valori (non i partiti...) di destra e di sinistra e ci si deve schierare da una parte o dall'altra, noi abbiamo scelto di schierarci dalla parte progressista. Quindi se e' vero che i partiti tradizionali sono in crisi da anni, le ideologie NON sono affatto morte e certi valori sono alla base delle scelte personali e collettive, quindi anche delle scelte politiche.
E se non bastassero i valori, contano anche gli aspetti pratici ed organizzativi....le leggi elettorali saranno criticabili quanto vogliamo, ma sono le regole del gioco e per cambiarle si deve partecipare al gioco e crescere con quelle regole, quindi, a maggior ragione con l'Italicum, lo spazio per le piccole liste e' diventato quasi impossibile ed inoltre lo spazio della giusta protesta (ma forse di poche proposte realizzabili...) oramai è occupato, non si sa per quanto tempo, dal Movimento 5 Stelle. Che poi questo movimento ha deluso molti perché anche con il 25% dei voti ha concluso ben poco...è un altro discorso da approfondire ma che qui questo mi porterebbe fuori tema.
In questo scenario, dove gli sbarramenti nazionali sono riproposti anche a livello regionale, in assenza di visibilità mediatica con un comico nazionale con un suo Movimento ed un suo Marchio e in assenza anche di finanziatori folgorati sulla via di Damasco del meridionalismo, non si capisce a che serve una lista autonoma visto che dovrebbe prendere almeno il 3% in Campania o addirittura il 4%  come lista in coalizione (se non l'8% se non si presenta in coalizione) in Puglia...onestamente che probabilità ci sono oggi di superare questi sbarramenti?
Poi ognuno può vivere di illusioni, noi seguendo la lezioni di Gramsci che prevedeva studio ed organizzazione, vogliamo crescere ma non più fare solo testimonianza... ed è per questo che abbiamo fatto delle scelte coerenti con la nostra linea politica di meridionalismo progressista, scelta democraticamente ai nostri Congressi che significa possibilità di apparentarsi a sinistra con gli uomini e gli schieramenti migliori. Ed è per questo, oltre alle considerazioni già fatte dagli amici Andrea Balia e Natale Cuccurese, che invitiamo a votare i nostri candidati del Partito del Sud alle prossime Regionali 2015:

Bruno Pappalardo (lista "Sinistra al Lavoro) in Campania per Vozza Presidente
Francesco De Nicolo (lista "Emiliano Sindaco di Puglia) in Puglia per Emiliano Presidente


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud

lunedì 25 maggio 2015

ELEZIONI REGIONALI 2015: APPELLO AL VOTO - VOTA E FAI VOTARE PER IL PARTITO DEL SUD ED I SUOI CANDIDATI

Anche quest’anno, come sempre e tutti gli anni dalla nostra fondazione nel 2007, il Partito del Sud persevera sulla strada dell’impegno concreto, democratico e politico diretto, anche elettorale, per dare un’alternativa reale e non velleitaria ai nostri territori.

In questi anni abbiamo ottenuto tante piccole conquiste, abbiamo fatto “gavetta”, abbiamo anche fatto anni di "testimonianza" elettorale andando quasi sempre da soli, accumulando però nel contempo tanta esperienza, anche organizzativa, e ottenendo, con la fatica del duro lavoro quotidiano, anche alcuni significativi risultati, venendo comunque ovunque apprezzati per l’impegno, la determinazione, la serietà, la dignità della proposta e la coerenza, creando rapporti che durano da tempo nel fronte progressista. In tanti citano le solite poche frasi che conoscono di Antonio Gramsci ma dimenticano, o meglio non avendolo mai letto ignorano, che Gramsci era solito scrivere che servono, oltre all'impegno politico quotidiano, studio ed organizzazione, altrimenti ogni progetto è destinato al fallimento inevitabile. 

Da qualche anno, con umiltà e perseveranza, nel Partito del Sud, sulla strada indicataci da Antonio Ciano, sta crescendo una forte squadra dirigente fatta da tante persone perbene e motivate dalla pura passione politica meridionalista progressista, riprendendo la migliore tradizione meridionalista di Gramsci, Salvemini, Dorso e tanti altri. In poco tempo, siamo riusciti nel miracolo di far nascere e crescere Sezioni del Partito non solo al sud, ma anche al centro ed al nord, così come vantiamo fra le nostre file alcuni valenti amministratori al sud come al nord, segnale fortissimo della voglia di riscatto del popolo meridionale, ovunque si trovi a vivere e lavorare per la diaspora biblica dell'emigrazione, ma anche di essere considerati interlocutori credibili, non solo da Sindaci delle più grandi città metropolitane del Sud, ma anche dai partiti nazionali di area progressista.

La verità storica sulla "malaunità" del 1861 sta venendo fuori, non può durare in eterno una "questione" che dura da 154 anni che si e' particolarmente aggravata negli ultimi anni con il susseguirsi di governi anti-meridionali, spesso con il predominante appoggio della Lega Nord razzista e xenofoba. Tutto e' stato causato da un'invasione militare calata dal nord e da allora siamo diventati "colonia". Napoli da città più popolata, e di gran lunga più importante della penisola, fu declassata a capoluogo di prefettura ed il sud fu spogliato delle sue ricchezze, gli oppositori furono trucidati ed infamati come "briganti",  migliaia furono i morti, gli imprigionati, i deportati e iniziò un'emigrazione biblica di milioni di persone che ancora non è terminata. Non dovevamo essere più produttori ma solo consumatori, improvvisamente non avevamo piu' una storia ricca e tradizioni da difendere ma ci dovevamo solo vergognare del nostro passato e dovevamo aspettare un po' di elemosina dalla "parte più ricca e progredita del paese" e ancora oggi si parla di nostro fallimento come popolo e siamo diventati "palla al piede" dei nostri "liberatori", è stata fatta nascere, da menti annebbiate, addirittura una "questione settentrionale". 

Per cambiare questo stato di cose non bastano certo gli slogan o le urla velleitarie sui social network, bisogna invece imparare a confrontarsi seriamente ed organizzarsi concretamente e a schiena dritta, bisogna costruire un progetto politico federalistico che, diversamente da quello meramente fiscale proposto dalla Lega Nord che vuole impoverire ancora di più l'intero meridione, parta da Sud e davvero unisca il paese, pur nelle sue diversità ed identità regionali autonome. In altre parole, e citando il titolo del libro da noi dato edito con la casa editrice "Controcorrente" di Napoli, solo con "il Sud si Riparte!"

Purtroppo negli ultimi anni, figlie di una visione deformata, personalistica e poco approfondita della questione meridionale ed ispirate ad un populistico quanto irrealistico revanscismo, sono nati alcuni gruppi o formazioni  figlie d’un isolazionista progetto “sudista”, con punte nostalgiche, unanimiste e reazionarie, spesso storicamente contrarie o comunque infarcite di personaggi rancorosamente critici dell’operato dei Sindaci di Napoli e di "Puglia". Sindaci da noi sostenuto dalla prima ora e che per noi rappresentano col loro operato quell'esempio da seguire per il possibile rilancio dell'immagine di Napoli e del Sud nel mondo, rilancio peraltro in larga parte già realizzato come da dati turistici di Napoli, nonchè una concreta possibilità realizzativa di costituzione di quella Macroregione Meridionale da sempre nel nostro programma. Liste che propugnano improponibili ipotesi, in ultima analisi anche separatiste, che richiamano anche nei modi e metodi un becero leghismo al contrario.

Prendiamo quindi con forza le distanze da liste dall’eterogenea composizione, che si dichiarano meridionaliste ma che sono in realtà sudiste, a cui nulla ci accomuna da un punto di vista di visione politica. La sola ricerca di verità storica non basta a legare in un progetto politico unitario visioni e metodi così distanti fra di loro. Basti pensare, come esempio,  che in campo storico la stessa lega Nord fa suoi aspetti di revisionismo risorgimentale spesso simili ai nostri, ma questo non vuol dire che politicamente si possa marciare insieme, anzi ...

Riteniamo infatti da sempre che un soggetto come il Partito del Sud, meridionalista, progressista e gramsciano, abbia, per coerenza e collaborazioni politiche in essere, la sua naturale collocazione in un’area progressista ben dichiarata, dove portare il suo contributo di visione meridionalista in ottica moderna e non revanscista ma attenta ai diritti costituzionali e popolari.

Prendiamo anche recisamente le distanze da posizioni di moda sui social network di alcuni sparuti gruppi sudisti sempre pronti alla rivoluzione da tastiera, critici contro tutto e contro tutti, che esprimono solo una mera vuota protesta,  non proponendo nessuna idea, nessun progetto concreto e realizzabile di cambiamento del paese e in particolare della nostra terra. Gente che si è autoreclusa nel recinto virtuale dei social network ma che non ha poi nessun contatto reale nella società. Pseudo "grillismo sudista" che pensa di sfondare, senza avere un Grillo, solo col copia/incolla infinito di notizie fotocopia, spesso bufale.

Sarà veramente unito questo paese solo quando le possibilità di lavoro saranno le stesse a Napoli come a Milano, quando il livello di servizi e infrastrutture sarà paragonabile a Reggio Calabria e a Reggio Emilia, per questo bisogna battersi democraticamente e concretamente fra la gente con la forza della ragione, a cui seguirà inevitabilmente la forza del numero dei voti.

Se anche tu senti scorrere nelle vene l’orgoglio per le comuni radici, se la passione meridionalista ti infiamma e ti porta a gettare il cuore oltre gli ostacoli che tentano di frenare il tuo impegno volto unicamente al riscatto della nostra terra, ti chiedo di sostenere i nostri candidati, di diffondere in rete la notizia del loro impegno, di contattare i tuoi amici e conoscenti presenti sui territori interessati al voto e di invitarli a votare per i candidati del Partito del Sud;candidati che anche questa volta, con enorme sacrificio personale e con coraggio, portano la fiaccola dell'ideale meridionalista al voto per dare una possibilità concreta ai nostri concittadini di non doversi rifugiare nella scelta di votare il “ meno peggio” o nel non voto, ma finalmente poter votare chi può rappresentare degnamente le comuni istanze per riprenderci, insieme, quella dignità che non abbiamo mai perso, ma che ci vorrebbero persino negare, e quei diritti che ci spettano e che pretendiamo !

Mancano pochi giorni alla fine della campagna elettorale per le prossime elezioni Regionali e amministrative del 31 maggio 2015. Il Partito del Sud sarà presente, come sempre è stato presente ogni anno dalla sua nascita ad oggi, ad elezioni politiche nazionali e amministrative su tutto il territorio nazionale, con i seguenti candidati indipendenti nelle seguenti liste:


REGIONALI CAMPANIA: BRUNO PAPPALARDO - nella lista "SINISTRA AL LAVORO - per la CAMPANIA" Collegio provinciale di Napoli.








REGIONALI PUGLIA FRANCESCO DE NICOLO – nella lista “EMILIANO SINDACO DI PUGLIA” Collegio provinciale di Bari





Inoltre in Puglia, sempre nella lista "Emiliano Sindaco di Puglia", abbiamo stretto accordi elettorali e di collaborazione politica su temi cari al Partito del Sud


D'obbligo il mio ringraziamento ai nostri Candidati, ai Dirigenti Nazionali e Regionali, alle Sezioni territoriali del Partito del Sud e a tutti i tesserati, i simpatizzanti e i militanti per l'impegno assiduo e il sostegno incessante al Partito e alle idee di cui siamo portatori.

L'invito è a non fermarsi con il lavoro a sostegno delle candidature ma anzi, soprattutto in questi ultimi giorni, continuare a contattare instancabilmente conoscenti e amici residenti nelle Regioni e province interessate al voto e proporre di sostenere il vero voto utile per il Sud: 
Vota e fai votare per il Partito del Sud ed i suoi candidati! Con il Sud si Riparte!

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale del Partito del Sud

 info@partitodelsud.eu
 www.partitodelsud.eu



venerdì 27 febbraio 2015

Il Partito del Sud di Roma partecipa il 28 febbraio alla manifestazione #MaiConSalvini a Roma


Nell'assoluta convinzione che difendere il Sud dal razzismo significa combattere TUTTI i razzismi, soprattutto quando a promuoverli sono personaggi della Lega Nord che sta cercando vergognosamente di riciclarsi dall'antimeridionalismo e secessione "padana" alla deriva anti-Europa e contro i "clandestini"!
Il Partito del Sud di Roma con una sua delegazione partecipa alla manifestazione #MaiConSalvini a Roma a Piazza Vittorio alle ore 14


L'appello che troviamo condivisibile di seguito....

*** CONTRO IL RAZZISMO DEL TERZO MILLENNIO ***
Caro Lettore, Artista, Insegnante, Artigiano, Ricercatore, Lavoratore della conoscenza,
Cara Persona prima di qualsiasi mestiere,
Che veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura,
Che vivi e vuoi vivere in un mondo pieno di bellezza, quella che si riversa su di te o che scaturisce direttamente dalle tue energie positive,
Non sei abituato e mai lo sarai al malessere, alle strade che si sporcano di odio, alle pance che dimagriscono per ingrassarne altre, alla violenza, alla privazione di libertà. Sei abituato invece a sopportare tutto questo se accade agli altri fintanto che “l’altro” non sei tu.
Sei affascinato dai contrasti di colori sulla tela del pittore, dalle sfumature in lontananza aggrappate all’orizzonte, da ogni singola differenza che genera armonia. Non sopporti la distruzione della composizione sociale in nome dell’appartenenza, del privilegio, dell’avidità, della prevaricazione, della paura. Non sopporti chi distrugge, anziché valorizzare, la dignità umana in nome di differenze etniche, di genere, religiose, culturali, occultando parole come xenofobia, razzismo ed omofobia.
Disprezzi ogni forma di degrado, di abbandono, di mal curanza dovuta a chi vuole per sé togliendo agli altri, ma per troppo tempo hai tollerato chi accoppia il degrado al disagio di persone alle quali molto è stato tolto per ingrassare quelle pance lì o quelle appartenenze là. Per troppo tempo hai tollerato chi spiega il degrado con il linguaggio del razzismo, quando il primo è la conseguenza del secondo; il risultato di chi in virtù di una sprezzante, infondata, superiorità, priva l’altro della possibilità di integrarsi e nega ogni condivisione, costruisce privilegi fondati sull’esclusione e protetti da barriere, muri, filo spinato, guerra e ulteriore povertà.
Il vero degrado è la crisi e la povertà non chi è in crisi ed in povertà.
Il vero degrado è chi nella crisi e con la crisi si arricchisce.
Il vero degrado è chi la crisi l’ha prodotta.
A te che nascondi una forte disapprovazione per tutto questo, chiediamo che il 28 Febbraio, il giorno dell’arrivo di Salvini a Roma, dell’orribile sfilata di Lega Nord e CasaPound, alfieri del “Razzismo del Terzo Millennio”, tu venga a contestare quello che ormai non accetti più, la discriminazione e una distorta visione del degrado. Chiediamo che tu venga a contestare Salvini e ad esprimere tutta la tua voglia di libertà e giustizia, vero motore di ogni bellezza.
Invitiamo lettori, artisti, insegnanti, artigiani, ricercatori, lavoratori della conoscenza, persone prima di qualsiasi mestiere, chi veicola saperi attraverso le infinite linee immateriali della cultura, chi vive e vuole vivere in un mondo pieno di bellezza…
…ad aderire al nostro appello, condividerlo e rilanciarlo, a girare brevi clip video e foto in cui raccontino il loro perché ‪#‎MaiConSalvini‬, che ci aiutino a far viaggiare la campagna e che siano al nostro fianco il 28 febbraio, al fianco della Roma che resiste tutti i giorni nei quartieri, nelle scuole nelle università nelle case occupate alle politiche di austerity, alle campagne razziste e omofobe di cui Salvini e i suoi sono responsabili.
(Sabato 28 febbraio ore 14 corteo da Piazza Vittorio)


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