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venerdì 18 maggio 2012

VOX POPULI VOX DEI? DI A. OROFINO


VOX POPULI VOX DEI?


Circolano luoghi comuni che resistono come la gramigna. Frasi fatte, per lo più razziste e offensive, che vogliono un Sud truffaldino e pronto a sfilare la borsetta ad un Nord corretto e ligio al dovere. Secondo questi pensieri circolari, che tornano e ritornano alla bisogna, quanto di negativo accade è da imputarsi sempre ai meridionali, tempestati di accuse e ingiurie per colpe che non sempre commettono. Raramente, invece, si riconoscono i meriti di un Mezzogiorno incomprensibilmente odiato per i suoi presunti privilegi.
Il Sud sfaticato. Il Sud che non paga le tasse. Il Sud dove tutto costa meno. “Vox populi, vox dei” potrebbe pensare qualcuno. Ma è davvero così? Proviamo a sfatare qualche mito. 

Ad esempio quello delle Assicurazioni automobilistiche. Secondo uno studio di SuperMoney, portale per il confronto dei preventivi RC auto, i cittadini del Sud, alla guida, sono più virtuosi di quelli settentrionali. Negli ultimi 5 anni, infatti, gli incidenti registrati nel Meridione sono stati inferiori a quelli del Centro e del Nord. 11% la percentuale degli automobilisti meridionali che hanno avuto un sinistro nell’ultimo lustro, contro il 12,7% del Nord e il 15,1% del Centro. Bene! Ma cosa scopriamo? Che nonostante questo, al Sud si continuano a sostenere costi assicurativi più onerosi: se al Nord il costo medio di una polizza per chi non ha fatto alcun incidente si aggira intorno ai € 920, la cifra sale al Centro (€1.119), per toccare quasi i 1.500 euro al Sud!
Raccapriccianti le osservazioni conclusive di SuperMoney “Al Sud il costo dell’assicurazione non è tanto determinato dalla sinistrosità del singolo guidatore, quanto piuttosto dal luogo di residenza”.
Che altro aggiungere?

di Alessandro Orofino

lunedì 23 aprile 2012

SUD, ORA E’ IL MOMENTO di A. Orofino



Donne, giovani e Mezzogiorno. Nell’italietta che guarda sempre alle Alpi, e quasi mai al Mediterraneo, questa è la trinità degli sfigati per eccellenza. Un trittico, - che vuole i primi due soggetti vivere in 
condizioni di forte disagio soprattutto nel Meridione -, raffigurante un unico grande nodo irrisolto: la questione meridionale.
Casomai avessimo dei dubbi sullo stato di salute del Sud e dei suoi cittadini, potremmo rivolgerci all’Istat per fare chiarezza. E così magari scoprire che il 27,2% è la quota di chi nel Mezzogiorno lavorerebbe, ma, rassegnato, non cerca più occupazione. Un indicatore, due volte e mezzo quello nazionale (!), che rimanda ad una porzione di paese completamente fuori dai giochi. Spazzato via da ogni forma di competizione
sociale ed economica. Intrappolato nelle maglie del lavoro nero che fugge le statistiche e alimenta i serbatoi della criminalità organizzata.
Per intenderci: un terzo degli inattivi della UE a 27 vive in Italia. Facile indovinare
dove queste persone si vadano a posizionare nella geografia dello stivale. Ancor
più facile, poi, domandarsi come il Sud possa invertire questa discesa nell’Ade, se
all’orizzonte mancano concrete azioni di risanamento.
Mai come in questo momento storico si rende necessaria una rivoluzione culturale,
che divenga anche economica. Gli anni ’90 videro la caduta della Prima Repubblica
e l’affermarsi di forze nuove, tra cui la Lega Nord per l’indipendenza della Padania,
che si proposero di fare piazza pulita della corruzione e del malaffare italiota. Venti
anni dopo, ridimensionatosi il “miracolo” berlusconiano e ammainatosi il rauco
carisma padano, il Paese si ritrova a fare i conti con le stesse abitudini truffaldine del
passato. Commissariata e in recessione, l’Italia si arrabatta a destra e a sinistra, tra
partitucoli insipienti e chiassosi movimenti di antipolitica. Non c’è dubbio che le cure,
quand’anche ci fossero, verranno adoperate per calmierare le febbri del Nord, mentre
per un Sud morente ci potrà essere, tutt’al più, occasione per una estrema unzione di
cortesia.
In questo Paese immobiliare dove le case si acquistano, si ristrutturano e si affittano
all’insaputa dei loro proprietari, il Meridione non potrà e non dovrà rimanere inerme,
appollaiato sul davanzale, ad aspettare che passi la marea. Deve ora alzare la testa e
cominciare a muovere le sue pedine nello scacchiere nazionale. A rivendicare i suoi
spazi ed esigere i propri diritti. Trovando in sé la forza e gli strumenti per reagire,
senza affidarsi a improbabili promesse pre-elettorali. Perché, come disse qualcuno,
l’Italia sarà quel che il Sud sarà!


Alessandro Orofino

mercoledì 18 aprile 2012

LA CRISI: IL NORD LA SCOPRE ORA, IL SUD DA 150 ANNI di A. Orofino

Ricevo e posto con condivisione quest'articolo di un nuovo amico della sezione romana del PdSUD...

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di Alessandro Orofino

Sulle colonne dei giornali l’argomento “crisi economica” si trasforma nell’ennesimo spartiacque, nell’ennesima riconferma di un’Italia divisa e frammentata: al Nord le industrie in balia dei mercati (di oggi la notizia che il Fondo Monetario Internazionale reinvia al 2017 il bilancio di pareggio, con buona pace di Monti & co). Al Sud, invece, l’atavica carenza di lavoro, croce di un Mezzogiorno storicamente bollato come fannullone, presta il fianco alle crescenti offerte di assunzione della malavita ai danni delle migliaia di disoccupati meridionali.



Se infatti i dati ci indicano che nel 2010 si è registrato quasi un morto al giorno per cause di natura economica (Fonte Eures), - parliamo di suicidi concentrati quasi prevalentemente nelle zone ricche del Paese -, il Meridione si mostra più attaccato alla pellaccia e più esposto ad ingrossare le fila della criminalità organizzata, ultimo approdo per sfuggire ai morsi della miseria e della fame. Solo la Campania vanta 200 mila disoccupati cronici che costituiscono, oggi come ieri, il terreno fertile, l’humus dal quale la Camorra attinge a piene mani la propria manovalanza. A cui non si richiede alcun curriculum, alcuna raccomandazione, nessuna esperienza pregressa. Solo una buona dose di disperazione. E di questa il Sud ne ha da esportare in quantità considerevoli.
Ma ricordiamolo e ricordiamocelo. In queste Terre non si è aspettato il fallimento della Lehman Brothers; non si è atteso lo scricchiolio di Eurolandia che ha messo in ginocchio paesi come la Grecia e altri, come il Portogallo e la Spagna, pronti alla genuflessione.
Qui la crisi, che poi vuol dire povertà, illegalità, arretratezza, ha origini assai più antiche che quasi non fa più paura. O meglio. E’ una paura con la quale si convive da troppo tempo, che si è cercata di addomesticare e di imbrigliare come meglio si poteva. Qui la crisi ha accarezzato la nuca dei nostri nonni costretti ad emigrare oltre oceano; dei nostri padri, a capo chino nei campi di cotone settentrionali; e dei loro figli, più sradicati che globalizzati. Tanto il Nord colonizzatore, quanto la mafia hanno spadroneggiato (e continuano a farlo!) sulle disgrazie del Popolo Meridionale. Che qualcuno, spocchiosamente, accusa di vittimismo. Questa maledetta crisi passerà. Dovrà passare. E poi? Quale altra scusa ci si inventerà per continuare a tenere sotto schiaffo il Sud?