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mercoledì 4 aprile 2012

La fine di Bossi...ed il tramonto definitivo del mito dell'onestà padana

Dopo i numerosi scandali a Milano con i tanti indagati alla Regione Lombardia compreso il leghista Boni, ecco che arriva la notizia bomba delle indagini sul tesoriere della Lega Nord che avrebbe utilizzato alcuni fondi provenienti dai rimborsi elettorali (soldi pubblici) per le esigenze della famiglia Bossi...in un'altra inchiesta addirittura si parla di strane triangolazioni e di connivenze con la 'ndrangheta.

E' chiaro che per le condanne civili e penali ci sarà tutto l'iter processuale e i giudizi finali spettano alla magistratura competente, ma un giudizio politico pesantissimo sulla Lega Nord e su Bossi e' inevitabile.
Il fatto che Berlusconi, dopo molti giorni di silenzio, si è affrettato a dichiarare la sua solidarietà a Bossi e la sua sicurezza sull'estraneità dell'amico Umberto, è ancora più inquietante....ma forse è un altro segnale dello scricchiolio dell'asse del Nord, quel duopolio imbroglione e razzista che ha proposto per anni un'immagine falsa del nord che lavora e paga le tasse per tutti mentre il resto del paese spreca e ruba...con che coraggio possono continuare a parlare di "Roma ladrona" o di "Sud assistito"?
Quale differenza c'e' tra gli indagati leghisti di oggi  ed i democristiani o socialisti indagati di ieri, all'epoca della prima tangentopoli, per i quali i leghisti portarono il cappio in parlamento?
Cade quindi anche il mito del nord della buona amministrazione e più onesto...per la verità noi meridionalisti del PdSUD lo diciamo da tempo che non esiste qualche gene del DNA sballato per i meridionali che li fa diventare geneticamente meno onesti, ma su questi stereotipi i leghisti hanno costruito gran parte delle loro fortune ma credo che da oggi in poi potranno ingannare molte meno persone, anche nelle loro roccaforti "padane".
Sicuramente dopo la fine poco gloriosa della parabola Berlusconiana, la fine della crescita leghista farà felice oltre me tanti altri meridionali che però dovranno organizzarsi politicamente e seriamente, senza commettere l'errore di scopiazzare le camicie verdi, il loro razzismo ed il loro linguaggio becero e violento.



Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

mercoledì 7 marzo 2012

"Lega Ladrona? Tutta colpa dei giudici e della malasanità napoletana!" di R. Dello Iacovo


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 di Rosario Dello Iacovo

Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo, leghista di area maroniana, è indagato per corruzione. Una vicenda di mazzette e centri commerciali. Tangenti per un milione di euro al partito, secondo i pm. “Estranei”, invece per Il tesoriere del movimento, Francesco Belsito, che esclude qualsiasi coinvolgimento della Lega. Estraneo e disponibile a chiarire la sua posizione anche Boni che affida ai social network uno scarno comunicato che suona come difesa d’ufficio.
Il titolo più bello è quello del Fatto Quotidiano, “Ti ricordi mazzette verdi”. Repubblica sceglie un più neutrale “Lombardia, le tangenti della Lega. Indagato Boni, presidente del Pirellone”. Il Corriere, che è pur sempre di casa a Milano, apre con “Caso Tangenti, Bossi: vogliono sfasciarci”. Il Giornale sceglie invece un approccio insolitamente britannico: “Caos al Pirellone, indagato Davide Boni”. È il commento di Formigoni alla sinistra che chiede di andare a votare, “Abbaiano a vuoto, continuiamo a governare”, a riportare la testata berlusconiana su un terreno più congeniale. Ma fa di meglio la Padania, che in prima pagina censura la notizia, preferendo aprire con pensioni contrapposte ai mafiosi e in taglio basso un eloquente “Napoli, raffica di arresti: la solita malasanità che paghiamo noi”. Come dire: la Lega non ha nulla da temere, Monti ruba le pensioni al popolo padano, permettendo ai mafiosi di risiedere al nord, mentre gli sprechi del sud ricadono sulle tasche dei padani.
Nella Lega è un coro di “Al giudice! Al giudice!” che rimanda alle esternazioni dell’ex premier, segno che il processo di berlusconizzazione del partito è profondo e tocca in uguale misura vertici e dirigenti locali. Da Bossi padre a Salvini, passando per il capogruppo alla Camera, Giampaolo Dozzo e Matteo Salvini, la linea è comune e oscilla fra la vendetta politica e quella giudiziaria. In sostanza per i padani l’attacco è legato all’opposizione al governo Monti e all’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati presentato una settimana fa dal leghista Gianluca Pini. Solo il Trota tace e si aggira inquieto parlando al telefono più del solito, come riferisce Repubblica.
A grattare la scorza però s’intravede la questione delle due leghe, bossiani contro maroniani, che viene ripresa da Marco Cremonesi sul Corriere e troverebbe conferma nelle parole di un bossiano di ferro come il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo: “Se io fossi in lui mi dimetterei da presidente oggi stesso, anche per essere più libero nella difesa”. Lo stesso Cremonesi riporta una dichiarazione anonima che lascia poco spazio ai dubbi sull’esistenza di un sistema di potere collaudato: “L’essere indicati per certe posizioni, soprattutto di sottogoverno, prevede la gratitudine nei confronti di chi ha contribuito all’indicazione”.
Quali ripercussioni avrà la vicenda sul futuro della Lega? Per Bossi non ci sono dubbi: “Prenderà ancora più voti. Chissenefrega dei giudici”. Intanto sulla pagina facebook di Boni fioccano messaggi di solidarietà, con qualche crepa che fa riferimento a Penati e all’assimilazione del partito padano nel sistema. Ma il commento più significativo arriva sul profilo personale del presidente del Pirellone, da tale Andrea Incantalupo, ritratto in compagnia dello stesso Boni, che scrive: “Innocente o colpevole la mia amicizia non cambierà anzi aumenterà”. Il commento riceve tre “mi piace”,  i vertici della Lega possono dormire sonni tranquilli, soprattutto se continuerà a dare la colpa ai giudici e alla malasanità napoletana.

Fonte: Blogging around my soul

giovedì 12 gennaio 2012

La legge è uguale per tutti...tranne per gli amici degli amici...dei poteri del Nord!!!

Non trovo altre parole oltre "inquietante" per l'ennesima farsa del Parlamento italiano, oggi ha negato l'autorizzazione a procedere all'arresto di Cosentino....un normale cittadino sarebbe già in galera da tempo, invece lui amico degli "amici", sia a Casal di Principe come indicato dalla Magistratura, sia con amici influenti a Montecitorio e Palazzo Madama, si salva per l'ennesima volta dopo il salvataggio del 2009. Senza vergogna atto secondo.
Aveva suscitato qualche speranza la dichiarazione di Maroni che avrebbe votato per l'arresto...poi la solita "ragion di Stato" di macchiavellica memoria ha coinvolto pure la Lega Nord con la vergognosa dichiarazione di Bossi: "nelle carte non c'e' niente...lascio libertà di voto".
Ma ci prendono davvero per imbecilli?
Ma se davvero non ci fosse niente la Magistratura avrebbe chiesto l'arresto?
E soprattutto perchè Cosentino deve essere salvato solo perchè fedele servitore di Berlusconi mentre un cittadino normale dovrebbe subire una sorta diversa?
Oggi abbiamo assistito all'ennesimo atto tragicomico del potere italian-padano che protegge se stesso e i suoi fedeli camerieri, se ancora ce ne fosse bisogno, ecco un'ulteriore prova della distanza incolmabile tra il meridionalismo vero, quello anti-berlusconiano e anti-leghista e costituzionalmente anti-mafioso, da quello "pataccaro" che urla, strepita, magari ci copia qualche slogan o qualche citazione sulla verità storica...ma in fondo rimane servo del potere, quello vero del centro-nord che vuole conservare lo status quo e, oltre le dichiarazioni, non ha alcuna intenzione di debellare le mafie e di costruire per il Sud un futuro diverso dal sottosviluppo e dall'emigrazione.
E anche i legaioli...da oggi niente lezioni di moralità e di onestà a noi del Sud...se con Maroni potevate avere e conservare un barlume di credibilità, con le dichiarazioni di Bossi prima e con il voto di oggi poi, lo avete perso del tutto e spero che anche la parte sana del popolo del Nord lo capisca una volta e per tutte.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud