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lunedì 4 febbraio 2013
venerdì 4 gennaio 2013
Questione meridionale, il Partito del Sud si prepara in Calabria alle prossime elezioni...
Articoli recenti su CalabriaOra e su La Gazzetta del Sud sulle attività del PdSud della Calabria in preparazione alle prossime elezioni....previsto un incontro il 5 gennaio a Lamezia Terme, per maggiori dettagli si rimanda all'evento Facebook:
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giovedì 26 luglio 2012
"Prima la Sicilia e poi tutto il Mezzogiorno" di Piero Sansonetti
Bell'articolo di Piero Sansonetti, Direttore di CalabriaOra che con i suoi editoriali diventa sempre più meridionalista....
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Lo sbarco di Marsala. Sapete cos'è lo sbarco di Marsala? Quello che fece Garibaldi, coi mille, nel maggio del 1860: cominciò tutto da lì. I piemontesi prima conquistarono la Sicilia e poi, in fretta, tutto il Sud, fino a Napoli. E' sempre la Sicilia il primo passo. Da quel giorno di maggio del 1860 iniziò la rapidissima decadenza del Sud e la costruzione di questo strano paese-Italia che ha nel suo Dna la divisione tra ricchi e poveri, tra potere e obbedienza, tra Nord e Sud.Anche stavolta si comincia dalla Sicilia. Un nuovo sbarco di Marsala. Il premier Monti e i giornali del Nord sono scatenati: vogliono lo scioglimento della regione e il commissariamento. Diciamo che vogliono la resa. Manderanno a governare un viceré, nominato da Roma, o forse da Bruxelles (o forse da via Solferino, visto che in testa alla battaglia ci sta sempre il "Corriere della Sera", guidato dal generale Stella, il quale non porta la camicia rossa come Garibaldi ma comunque è un tipo tosto che non molla mai).
Piegare la Sicilia è essenziale per completare l'operazione anti-meridionalista che sembra essere in cima ai programmi di Monti. E che un paio di giorni fa si è ben espressa con la scomparsa del Sud dal decreto sviluppo e gli applausi caldi della Lega.
Così si ripete in piccolo quello che già è avvenuto su scala europea: far pagare la crisi ai più deboli, togliendo loro soldi, risorse, lavoro, potere. E' successo questo, un anno fa, con l'attacco alla Grecia e poi all'Italia, alla Spagna e al Portogallo, e ora l'operazione si ripete dentro i confini nazionali. La Grecia, e il rischio fallimento della Grecia, fu la porta dalla quale passò l'assalto tedesco
( che a noi italiani è costato il commissariamento con la nomina di Monti): la Sicilia e il rischio fallimento della Sicilia è la porta dalla quale passa stavolta l'attacco del Nord Italia.
Che dopo aver colpito la Sicilia colpirà la Calabria e poi risalirà fino a Napoli e forse anche al Lazio.
E' una strategia scema. Il Nord non capisce che se - come è intenzionato a fare - sottrarrà ulteriori risorse al Sud, rendendolo ancora più povero di quanto non sia (la Sicilia è la regione più povera d'Italia, seguita dalla Calabria, e in queste due sole regioni ci sono il doppio dei poveri che vivono al Nord) finirà per inceppare definitivamente il sistema-Italia e aggraverà clamorosamente la crisi e porterà l'Italia fuori dall'Europa. C'è una sola via per rilanciare questo Paese: rilanciare il Sud. Investire al Sud e proteggere il Sud.
Purtroppo la classe dirigente italiana non è in grado di capire questa elementare verità. E la classe dirigente del Sud...beh quella non capisce per la semplice ragione che non esiste più da molto tempo, è fuggita, incapace di assumersi le proprie responsabilità.
martedì 26 giugno 2012
Schifani, sì proprio Schifani dice ai calabresi: «Mafiosi!»
Dalla rete ecco quest'articolo molto interessante di Piero Sansonetti, di cui condividiamo l'analisi sul fenomeno mafioso e sul paradosso che alcuni pregiudizi razzisti sull'omertà vengano evidenziati da meridionali come Schifani...
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di Piero Sansonetti
Renato Schifani (in foto in lato), presidente del Senato, meridionale, siciliano, ieri ha pronunciato delle frasi molto rozze e insolenti nei confronti della Calabria. Le trascriviamo: «La 'ndrangheta ha superato i confini della Calabria invadendo vaste aree del centro e nord Italia. Anche questo è un dato eccezionale in una terra fortemente omertosa che sfida costantemente lo Stato... In alcune zone l'organizzazione criminale gode del consenso di una parte, mi auguro sempre più minoritaria, della popolazione o comunque di un non dissenso».
Tradotto in pochissime parole: “la Calabria è omertosa, la Calabria è 'ndrangheta, il consenso della popolazione è vasto”. I più beceri e usuali luoghi comuni della propaganda nordista. Naturalmente la cosa che più colpisce è che queste parole e insolenze vengano da Renato Schifani. Non solo perché Schifani è meridionale, e dunque magari uno si aspetterebbe meno livore anti-calabrese e antimeridionale da lui. Ma anche perché - lo sanno tutti - Schifani è stato al centro di molte e feroci campagne di stampa contro di lui e da quelle campagne di stampa noi lo abbiamo difeso perché erano basate sul sospetto, sullo spirito inquisitorio. Se per caso non avete seguito quelle polemiche, le riassumiamo brevemente. Si venne a sapere qualche anno fa che Renato Schifani era stato amico di un paio di mafiosi di primissimo piano, come Nino Mandalà e Benny D'Agostino e aveva collaborato con gli uomini di Mandalà che avevano, pare, ampi poteri nel comune di Villabate. Noi, allora, facemmo osservare che avere avuto degli amici condannati per mafia non vuol dire essere mafiosi, e collaborare con un ente pubblico come è un Comune non è un reato e non è una vergogna. Di solito usiamo questi argomenti sempre, quando scattano le campagne “moralizzatrici” che di moralizzatore hanno poco e si fondano sul forcaiolismo, la smania di manette e l'ideologia del sospetto. Abbiamo sempre avuto una forte antipatia per queste campagne, non solo perché siamo garantisti e consideriamo il garantismo la base della civiltà moderna. Ma perché abbiamo notato che il più delle volte queste campagne servono a criminalizzare il Sud. E cioè a realizzare quella vecchia e sempre riproposta idea nordista, secondo la quale la questione del Mezzogiorno è solo una questione criminale.
Non ci stancheremo mai di dire che non è così. E nemmeno di ragionare sul fatto che la delega “politica ed economica” della quale dispone la mafia, in Sicilia come in Calabria, è una delega che è stata conferita alla mafia e alla 'ndrangheta dalla borghesia del Nord. Proprio così: è stato il Nord, sin dalla costruzione dello Stato unitario, che ha ostacolato in tutti i modi la nascita di una classe dirigente meridionale autonoma, della quale temeva la concorrenza nella gestione del potere, e ha preferito trattare con la mafia, adattare alla mafia le sue politiche clientelari, assicurare alla mafia compiti che spettano allo Stato e poteri reali e risorse, in modo da permetterle di vivere bene, e di amministrare il potere senza sottrarsi alla subalternità al Nord e impedendo comunque la liberazione del Sud.
Tutte quelle storie sulla Calabria criminale, e che esporta criminalità, e tutti questi ragionamenti vecchi vecchi, e francamente un po' stupidi, sull'omerta, forse Schifani non lo sa, ma sono tutti importati dal Nord e sono perfettamente funzionali alla spartizione del potere che prevede il dominio della borghesia settentrionale attraverso lo strumento mafioso.
Voi direte: ma perché te la prendi tanto, con Schifani, se ripete un po' a pappagallo frasi fatte, ascoltate, forse, nei corridoi del Senato?
Me la prendo perché c'è sempre quel discorso su “da qual pulpito viene la predica?”. Ma possibile che un meridionale non trovi di meglio che criminalizzare la Calabria? Ma possibile che uno che è stato tacciato di mafiosità e corruzione dai forcaioli, ora si metta a fare il forcaiolo come loro? Se serve un manettaro, francamente, è cento volte meglio Travaglio (in foto nel riquadro al centro)!
Tradotto in pochissime parole: “la Calabria è omertosa, la Calabria è 'ndrangheta, il consenso della popolazione è vasto”. I più beceri e usuali luoghi comuni della propaganda nordista. Naturalmente la cosa che più colpisce è che queste parole e insolenze vengano da Renato Schifani. Non solo perché Schifani è meridionale, e dunque magari uno si aspetterebbe meno livore anti-calabrese e antimeridionale da lui. Ma anche perché - lo sanno tutti - Schifani è stato al centro di molte e feroci campagne di stampa contro di lui e da quelle campagne di stampa noi lo abbiamo difeso perché erano basate sul sospetto, sullo spirito inquisitorio. Se per caso non avete seguito quelle polemiche, le riassumiamo brevemente. Si venne a sapere qualche anno fa che Renato Schifani era stato amico di un paio di mafiosi di primissimo piano, come Nino Mandalà e Benny D'Agostino e aveva collaborato con gli uomini di Mandalà che avevano, pare, ampi poteri nel comune di Villabate. Noi, allora, facemmo osservare che avere avuto degli amici condannati per mafia non vuol dire essere mafiosi, e collaborare con un ente pubblico come è un Comune non è un reato e non è una vergogna. Di solito usiamo questi argomenti sempre, quando scattano le campagne “moralizzatrici” che di moralizzatore hanno poco e si fondano sul forcaiolismo, la smania di manette e l'ideologia del sospetto. Abbiamo sempre avuto una forte antipatia per queste campagne, non solo perché siamo garantisti e consideriamo il garantismo la base della civiltà moderna. Ma perché abbiamo notato che il più delle volte queste campagne servono a criminalizzare il Sud. E cioè a realizzare quella vecchia e sempre riproposta idea nordista, secondo la quale la questione del Mezzogiorno è solo una questione criminale.
Non ci stancheremo mai di dire che non è così. E nemmeno di ragionare sul fatto che la delega “politica ed economica” della quale dispone la mafia, in Sicilia come in Calabria, è una delega che è stata conferita alla mafia e alla 'ndrangheta dalla borghesia del Nord. Proprio così: è stato il Nord, sin dalla costruzione dello Stato unitario, che ha ostacolato in tutti i modi la nascita di una classe dirigente meridionale autonoma, della quale temeva la concorrenza nella gestione del potere, e ha preferito trattare con la mafia, adattare alla mafia le sue politiche clientelari, assicurare alla mafia compiti che spettano allo Stato e poteri reali e risorse, in modo da permetterle di vivere bene, e di amministrare il potere senza sottrarsi alla subalternità al Nord e impedendo comunque la liberazione del Sud.
Tutte quelle storie sulla Calabria criminale, e che esporta criminalità, e tutti questi ragionamenti vecchi vecchi, e francamente un po' stupidi, sull'omerta, forse Schifani non lo sa, ma sono tutti importati dal Nord e sono perfettamente funzionali alla spartizione del potere che prevede il dominio della borghesia settentrionale attraverso lo strumento mafioso.
Voi direte: ma perché te la prendi tanto, con Schifani, se ripete un po' a pappagallo frasi fatte, ascoltate, forse, nei corridoi del Senato?
Me la prendo perché c'è sempre quel discorso su “da qual pulpito viene la predica?”. Ma possibile che un meridionale non trovi di meglio che criminalizzare la Calabria? Ma possibile che uno che è stato tacciato di mafiosità e corruzione dai forcaioli, ora si metta a fare il forcaiolo come loro? Se serve un manettaro, francamente, è cento volte meglio Travaglio (in foto nel riquadro al centro)!
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