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lunedì 21 ottobre 2013

Il Sud non è un “peso” ma una ”occasione” per il futuro dell'Italia e dell’Europa (da "Tirreno news")


Un interessante articolo che evidenzia il ruolo sempre più importante del Partito del Sud in terra calabrese, non solo sul fronte della protesta ma anche e soprattutto sul versante della proposta meridionalista....

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E’ questo il senso profondo dell’incontro svoltosi sabato 19 ottobre in Longobardi, la cittadina del Tirreno cosentino che sembra diventato il fulcro della leva per aprire cervello e cuore di un “mezzogiorno” che è troppo avvolto nel suo antico e dominante bozzolo dal quale non riesce a liberarsi per volare (foto a fianco, Di Fiore e Cuccurese si preparano all’incontro).
Un incontro al quale erano presenti Giacinto Mannarino, Sindaco di Longobardi , Orlandino Greco, Presidente del Consiglio provinciale di Cosenza, Franco Gaudio, già sindaco di Longobardi, ora delegato regionale del Partito del Sud, Giuseppe Spadafora, Presidente regionale del partito del Sud e Natale Cuccurese, Presidente nazionale del partito del sud, e che si è avvalso della relazione introduttiva e della acuta moderazione di Gigi Di Fiore, il brillante giornalista e scrittore, tra l’altro, autore della “Controstoria dell’Unità d’Italia”, della “Controstoria della liberazione” e de “Gli Ultimi giorni di Gaeta”, opere che intendono offrirsi agli Italiani ed al mondo come documenti rappresentativi di quella verità sull’Italia che non solo non viene detta ma che è stata finora nascosta.( foto media da sx Franco Gaudio, Natale Cuccurese, Gigi Di Fiore, Giacinto Mannarino, Orlandino Greco, Giuseppe Spadafora)
Sono mancati all'appuntamento il sindaco di Aiello Calabro, Francesco Iacucci, e l’ex Deputato Franco Laratta , entrambi sottratti all’incontro dalle problematici “piddine” connesse alla difficile elezione del segretario provinciale.

In incontro di alto spessore politico ma soprattutto culturale, sociale ed economico, durante il quale si è trattato della situazione del Sud d’Italia, ancora più Sud dell’Europa e dei suoi antichi e recenti malgoverni che hanno portato tutti i parametri vitali di una macro-regione verso il baratro, mentre intelligenze e cuori di questa “terra”, altrove, sono “vincenti”, indici della grande possibilità di “quel” riscatto che da solo può sovvertire una negativa storia attuale, se, solo, l’orgoglio di “uomini del sud”, che hanno contribuito a scrivere la storia dell’Italia, dell’Europa e del Mondo, comincerà ad essere fruito per superare le ingerenze pluriarchiche delle politiche, dei partiti e dei poteri, ostative dello sviluppo sociale e dell’uso delle intelligenze verso la costruzione del “nuovo Sud”, autarchico e libero da condizionamenti e sfruttamenti, interni ed esterni.

Un incontro che è servito per poggiare il piede di quella costruzione lenta ma inarrestabile del superamento della politica nullificatrice della stessa libertà necessaria ad un popolo per essere ancora tale, riscoprendo , o scoprendo, nella storia e dalla storia, antichi e mai domi valori e coscienze, elementi di unificazione e non di divisione.


Fonte: Tirreno news

lunedì 1 ottobre 2012

Dopo gli scandali della sanità lombarda, il Laziogate....a quando altri esempi di civiltà per il il Sud?





Dopo aver assistito ai tanti scandali della sanità lombarda, poi le vergognose vicende della Regione Lazio, le notizie riportano di indagini della Guardia di Finanza sia in Campania ma anche in Piemonte ed Emilia-Romagna. Davvero lunga la lista degli scandali regionali, un elenco si può ritrovare su un altro blog di un amico meridionalista.

Non ho letto della stessa indignazione di Rizzo e Stella come quando si parlava dei forestali siciliani o dei falsi invalidi al Sud....è ovvio che la corruzione e' diffusa ovunque ma e' anche abbastanza ovvio che l' "epicentro" del malaffare è al Centro-Nord, del resto la prima Tangentopoli esplose a Milano (chi ricorda il famoso Albergo Pio Trivulzio...) così come Vallettopoli ad Arcore coi suoi Corona e Lele Mora tipici personaggi della "Milano da bere" degli ultimi anni oppure Calciopoli a Torino. La cosa poi pare abbastanza ovvia visto che la maggior parte dei fondi pubblici viene spesa a Roma o a Milano ma anche su questo c'e' sempre un pò di (padano? padan-romano?) pudore per dirlo a chiare lettere. Questo fatto così evidente, inoltre, stranamente non è mai sottolineato dai commentatori dei principali TG nazionali, mai discusso nei principali talk show e mai evidenziato in chiave geografica come succede per altri fatti di criminalità organizzata o altri mali "endemici" che, si dice sempre sui media nazional-padani, sono caratteristiche peculiari del Sud.

Fin quando non ci sarà un movimento politico meridionalista forte, affiancato da un vero giornale che sia voce del Sud, possiamo essere certi che la censura continuerà. Per questo il recente evento a Bari con il suo duplice risultato, quello politico e l'annuncio del giornale del Sud di Pino Aprile, è stato un successo ed è una speranza fortissima per molti meridionali, speranza che abbiamo il dovere di non deludere.

Sul fronte delle proposte da portare nell'aggregazione meridionalista, queste vicende impongono altre riflessioni. Il fallimento della riforma del titolo V della Costituzione fatta dal governo di centro-sinistra e le misure di devolution e federalismo fiscale varate dal governo di centro-destra per porre fine agli sprechi (chi non ricorda "la famosa siringa che al Sud costa il doppio"?) sono naufragate tra scandali e scene vergognose come i leghisti imboccati con i rigatoni alla pajata...scene davvero emblematiche degli ultimi anni (speriamo!) della seconda Repubblica.


In questa serie di scandali si sono alternati sia governi di centro-destra che di centro-sinistra (ricordiamo il caso Penati), ma non è difficile notare oggettivamente che in quelli di centro-destra con i suoi festini, con le nipoti di Mubarak ad Arcore o er Batman che già da solo dà l'idea del magna magna ed i party con le antiche romane nella Capitale, c'è qualcosa di più vergognoso, c'è davvero tutta la volgarità, tutta la decadenza italiana ed i segnali della fine di un'epoca come ai giorni del crollo dell'impero romano. Davvero emblematica e profetica la foto della Polverini, in alto, proprio quella già citata con Renata la "moralizzatrice" che imbocca i rigatoni alla pajata a Bossi!



Assodato che noi meridionali non abbiamo bisogno di lezioni di buona amministrazione, di etica e moralità da Lusi o da Belsito, da personaggi come er Batman o il Trota, da Roma o da Milano, dobbiamo prepararci a presentare le nostre proposte per uscire da questo sfacelo. Per prima cosa dobbiamo perfezionare un'idea di riorganizzazione federale dello Stato, superando il nefasto regionalismo che tanti danni ha prodotto anche al Sud. Ed è arrivato il momento che noi meridionali dobbiamo pretendere la nostra autonomia, cacciando la classe dirigente attuale ascara e servile degli interessi del centro-nord garantiti dai partiti tradizionali, e dobbiamo pretendere di gestire da soli i fondi europei, senza l'intermediazione del governo centrale che può dirottare i soldi sui traghetti del Lago di Garda come ha fatto Tremonti o per altre priorità di rigor di bilancio come sta facendo il governo Monti. Per ottenere ciò, bisogna proporre una macroregione del Sud continentale, una regione autonoma federata con la Sicilia e con il resto d'Italia, rispettando le storiche identità e non le varie confuse "azzeccagarbugliate", fatte dal Regno d'Italia prima e dal ventennio fascista dopo, che hanno artificiosamente cambiato gli antichi e storici confini di alcune provincie. A proposito di sprechi poi, una macroregione al posto di 6 regioni sarebbe un bel risparmio, unitamente alla soppressione ed accorpamento dei comuni sotto i 1000 abitanti ed il riordino delle Province già avviati che forse sono tra i pochi "fatti" del governo Monti, anche se specie per le Province andrebbero rivisti in alcuni criteri, infine dovrebbe essere rilanciato il ruolo dei comuni e delle municipalità storicamente artefici dei migliori risultati ed un rinnovamento radicale sia della politica che della sua classe dirigente (e finalmente abbiamo al Sud esempi virtuosi di buona amministrazione e di impegno civile, superando gli interessi di partito e solamente al servizio dei cittadini) tutto ciò sarebbe davvero il segnale di rivoluzione che parte da Sud e non subita, come accade da più di 150 anni, dalla nostra martoriata terra.



Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

lunedì 24 ottobre 2011

Il federalismo come non lo avete mai sentito - L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito: "Separiamoci consensualmente"!


sud

Il federalismo come
non lo avete mai sentito

L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito: "Separiamoci consensualmente".

Se ognuno pensa per sè, l’Italia, come una famiglia patriarcale, si dissolve. Il federalismo visto dal costituzionalista Massimo Villone è una distribuzione equa delle risorse, a prescindere da dove si producono. Invece la spinta federalista in Italia è nata proprio sul concetto opposto: le tasse devono restare nei territori dove si producono. Non a caso con il governo di centro destra è stato istituito addirittura un ministero delle Riforme per il federalismo, il ministro è Umberto Bossi, della Lega Nord, ma nella delega ricevuta per svolgere le funzioni c’è scritto che può essere sostituito da Calderoli. E viceversa, Bossi può sostituire Calderoli.
Ma chi è il ministro per il federalismo, Bossi o Calderoli?
Il vero ministro del federalismo è Calderoli, a Bossi è rimasto solo il titolo del ministero. Nella Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, sono stati auditi i seguenti ministri: Calderoli 3 volte, Fitto due volte, Tremonti 1 volta, Bossi mai. I componenti dicono che si è visto 2 volte, in occasioni importanti solo per stringere le mani dei presenti. Cosa fa allora Bossi? Si occupa della parte costituzionale delle riforme, dice Calderoli, per esempio della “sussidiarietà orizzontale”, che è la proposta di riformare l’articolo 41 della costituzione. Questo articolo, si legge nella relazione del disegno di legge, “emerge da un retroterra culturale scettico, allora, nei confronti del sistema di libero mercato” e quindi alla frase: “l’iniziativa economica privata è libera”, si propone di aggiungere, “E’ permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”. Questa proposta è firmata però da 8 ministri, ed anche su questa Bossi non ha mai preso la parola. In parlamento e in commissione affari costituzionali il disegno di legge è stato illustrato dall’on. Bruno. Torniamo al federalismo, dal 2014 i comuni dovranno prendere le risorse dall’Imu, Imposta Municipale Unificata, che comprende l’Ici su tutto ciò che non è prima casa e l’Irpef sui redditi fondiari non locati. Poi hanno una compartecipazione all’Iva regionale. Con queste risorse i comuni dovranno coprire i costi standard calcolati dallo Stato. Una volta stabilito che le funzioni di un comune costano 100, se dalle entrate proprie arriva 80, i restanti 20 sono coperti dal fondo perequativo. Se il comune invece ha bisogno di più soldi dovrà aumentare le tasse. Il sindaco sarà obbligato a pubblicare il bilancio, così i cittadini saranno in grado di giudicare se è stato bravo o sprecone. Il federalismo fiscale viene sintetizzato con lo slogan Vedo Pago Voto, io cittadino Vedo come vengono spesi i soldi, Pago le tasse, e con il Voto premio il bravo amministratore, un automatismo tutto da verificare alla prova dei fatti. Vale per i sindaci ma non ancora per i ministri almeno fino a che non cambia la legge elettorale.
Vedo, pago, voto e Porcellum
Il ministro Tremonti nella prima relazione al parlamento sull’attuazione del federalismo fiscale, il 30 giugno del 2010, nell’illustrare le prospettive di razionalizzazione della spesa dei costi standard fa l’esempio della siringa che viene acquistata a 0,03 euro negli ospedali della Toscana e a 0,05 euro in quelli siciliani. Con il principio dei costi standard questi sprechi saranno impossibili. Con questo esempio tutti si sono convinti che i costi standard saranno applicati anche alla sanità. Infatti il quotidiano Libero il 23 agosto di quest’anno titolava in prima pagina: “ Consigli antistangata, anticipiamo i costi standard della sanità” evidenziando proprio l’esempio della siringa siciliana. Invece i costi standard nella sanità non sono previsti. Si prenderà come riferimento la spesa globale delle regioni considerate virtuose, con un buon rapporto tra costi e efficienza, e si ricaverà la spesa consentita alle altre regioni in base alla popolazione. La popolazione sarà pesata in base all’anzianità cioè un anziano di 65 anni costa come 4 persone di 35 anni. Da questo parametro è stato esclusa la povertà. Gli anziani si ammalano più dei giovani, ma un anziano povero è più a rischio.
Calderoli: prima ai residenti
L’assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito nel suo libro “ Federalismo avvelenato” capovolge il concetto della Lega sulla distribuzione delle risorse in base alla ricchezza del territorio. Il titolo quinto della costituzione assicura ai territori con minore capacità fiscale un fondo perequativo, e lo Stato deve provvedere con fondi speciali a promuovere lo sviluppo, la coesione e la solidarietà sociale per rimuovere gli squilibri economici e sociali. La sacrosanta protesta per gli sprechi del Sud che non si può trasformare in egoismo.
Bernardo Iovene


mercoledì 6 aprile 2011

ENERGIA SOLARE AL SUD ....di P. Tronca


Ricevo e posto con piacere questa nota che mi arriva da un amico del Partito del Sud, che mi scrive dalla bella terra abruzzese, con la quale vengono spiegati alcuni aspetti dell'energia solare fotovoltaica e di come possa rappresentare un'opportunità per il riscatto del Sud...


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PREMESSA

Sono convinto che l’attuale dibattito sul fotovoltaico a terra in zona agricola sia condizionato, fra l’altro, dalla poca conoscenza sia di come esso possa essere realizzato, sia dell’uso che si farà del terreno per 20 anni, sia della sua reversibilità, sia della possibilità di trovare eventuali margini di mitigabilità dell’impatto sul paesaggio (che in determinate aree devono essere nulli), solo superati i quali ne va impedita la realizzazione. Per questo motivo mi permetto di fare circolare questa mia sintetica nota come modesto contributo all’argomento, sperando che anche altri colgano il danno di una discussione priva di conoscenza di come e perché possa essere costruito in modo sostenibile un impianto fotovoltaico a terra in zona agricola.
In fondo alla nota ho inserito alcune considerazioni sulla potenzialità del fotovoltaico a terra, che vanno enunciate, anche solo teoricamente, per sfatare il luogo comune della inadeguatezza quantitativa della sua possibilità di contribuire al fabbisogno energetico nazionale.


L’IMPATTO QUANTITATIVO DEL FOTOVOLTAICO A TERRA RISPETTO ALLE AREE AGRICOLE

- L’incidenza del fotovoltaico a terra rispetto alla superficie totale delle aree agricole italiane non ha impatto devastante, come invece in questo periodo si cerca di far credere: infatti, anche se tutti gli 8 GW che saranno probabilmente raggiunti in Italia entro metà 2011 fossero stati realizzati in zona agricola, essi avrebbero occupato circa 6.000 ettari, a fronte di 13,2 milioni di ettari agricoli (6.000 ettari = pari allo 0,045%).
- Realizzare impianti a terra in zona agricola è invece indispensabile, perché solo tramite la loro realizzazione sarà possibile onorare gli impegni energetici internazionali sottoscritti dal nostro Paese.
- La destinazione d’uso del terreno su cui viene installato l’impianto fotovoltaico non determina sottrazione di superficie agricola, perché agricola rimane la sua destinazione con una progettazione sostenibile e corretta.


L’IMPIANTO FOTOVOLTAICO A TERRA SOSTENIBILE

L’aspetto costruttivo

- I pannelli, di dimensioni medie di poco meno di 1 metro per 1, 60, sono disposti in file fissate su correnti metallici ancorati ogni 2 metri circa a pali metallici infissi in terra a secco, in profilato NP100 non trattato, che, con l’ossidazione degli agenti atmosferici, assumeranno presto una coloritura simile a quella del terreno; la distanza fra le file di pali infissi a terra è mediamente di 5,20 metri. Le modalità costruttive sopra descritte garantiscono la totale reversibilità di tutti i componenti dell’impianto.


L’uso agricolo del suolo e l’interferenza con esso


- I terreni degli impianti saranno governati a pascolo in regime sodivo (magari prevedendo di fare semine di leguminose da foraggio con sarchiature leggere) e i fenomeni di ombreggiamento saranno nella maggior parte dei casi non totali – ovvero la gran parte delle superfici saranno ombreggiate parzialmente consentendo comunque la crescita di un soprassuolo prativo. Il prato sarà quindi governato con pascolo ovino che consentirà la concimazione delle superfici e l’arricchimento della componente ad humus dei suoli.
- La permeabilità del suolo interessato dall’impianto avrà caratteristiche analoghe a quelle originarie, con la differenza che esse saranno mantenute in regime sodivo piuttosto che in regime arativo. Ad oggi sono numerose le evidenze scientifiche e tecniche che indicano il continuo ricorso ad arature come una sorgente di erosione, riduzione e danneggiamento della qualità dei suoli. Il regime arativo produce alterazioni delle linee di ruscellamento, perdita di materiali verso valle, riduzione della profondità dei suoli, perdita di fertilità.
- Il fatto che superfici agricole siano sottratte al regime arativo e quindi governate a pascolo ovino, è di per sé una rotazione di lungo periodo che non fa che riproporre una pratica antica, estesa sui molti anni (20 anni) piuttosto che con cicli di rotazione ridotti (5 anni). E’ bene sottolineare che il quasi abbandono delle tecniche di rotazione (cereali, leguminose da foraggio e pascolo) è un acquisto recente delle tecnologie applicate all’agricoltura moderna e meccanizzata.
- Il paesaggio agricolo attuale è determinato dalla disponibilità di concimi di sintesi, di biocidi ad elevata efficacia utilizzati per diserbi ed altre pratiche di lotta chimica agli organismi concorrenti/commensali/parassiti, di macchinari di elevata potenza alimentati con idrocarburi fossili. Tutte queste pratiche stanno danneggiando ed hanno già danneggiato – drammaticamente – la qualità dei suoli ed i processi pedogenetici che potevano attuarsi nei suoli governati con le tecniche precedenti alla “rivoluzione verde”.
- i terreni in regime arativo, provocano anche loro un effetto albedo di riscaldamento; gli effetti di riscaldamento vanno valutati considerando che tra i pannelli c’è erba e che i suoli non vengono arati: questo è positivo rispetto ad effetti di riscaldamento locale; i suoli in regime arativo hanno un effetto climatico negativo, determinano sbalzi di temperature maggiori.
- l’ombra in se non determina la cessazione dei processi pedogenetici. I suoli migliori sono quelli di foresta che si sviluppano in ombra. I suoli migliori d’Italia si sono sviluppati all’ombra di alberi ed oggi li stiamo distruggendo con le tecniche di una agricoltura meccanizzata petrolio-dipendente.
- i processi pedogenetici non si interrompono neanche sotto un viadotto; sotto i pannelli ci potranno essere strisce di vegetazione ridotta o assente al centro dell’ombra di alcuni pannelli, ma, se l’acqua arriva sotto i pannelli, le piante si sviluppano anche in assenza di irraggiamento diretto – vanno sperimentati mmiscugli erbacei diversi per ottenere la piena copertura – questa attività di monitoraggio “attivo” sarà praticata.
- le superfici potranno essere mantenute a leguminose da foraggio, “aggiornando” periodicamente gli impianti (ogni 3-5 anni) con risemine su sarchiature leggere e superfciali e quindi potranno pascolarci sopra le pecore – necessario prevedere un sistema “chiudende” – per consentire lavorazioni e risemine, e zone di pascoli differenziate. Le siepi, che si prevede di mantenere e implementare, suddividono le aree interne all’impianto in settori, magari corrispondenti alle chiudende per il governo delle greggi.


Zone di rispetto venatorio – rifugio e ripopolamento di selvaggina


- E’ possibile un molteplice utilizzo dell’area dell’impianto. Con la collaborazione degli abitanti e con le associazioni venatorie locali, possono essere create delle “zone di rispetto venatorio”.
- All’interno dell’impianto sono previste aree dotate di piccoli recinti di “ambientamento o d'involo”, siti di foraggiamento e abbeveratoi, fondamentali strumenti per il sostentamento e la riproduzione nei periodi climatici avversi e per favorire la reintroduzione in ambiti agricoli delle specie di interesse venatorio sempre più rare.
- Grazie a questa nuova modalità di immissione può essere realizzato un rilascio di selvaggina più graduale con recinto di immissione, garantendo la presenza di specie faunistiche continuativa e prolungata intorno ai confini delle Zone di Rispetto Venatorio.


Il rapporto dell’impianto fotovoltaico a terra con il paesaggio

- Presupposto di base per la realizzazione del fotovoltaico a terra è che vengano individuate le aree di valore paesaggistico, culturale, storico e di particolare pregio agricolo su cui non deve essere possibile realizzarlo; nelle aree agricole non inibite alla installazione va poi consentita una analisi che permetta di individuare l’eventuale esistenza di un equilibrio fra la conservazione delle valenze paesaggistiche e il grado della loro detrazione generata dalla introduzione dell’impianto fotovoltaico.
- Nell’area su cui intervenire va fatta una valutazione diacronica del paesaggio, sul quale può avere inciso, negli ultimi 60-70 anni, un parziale fenomeno di abbandono delle aree più marginali e di modifica delle colture: è un paesaggio in movimento, nel quale il "passaggio" del fotovoltaico è solo un breve momento, in un territorio che subisce continue modifiche, non temporanee come quella appunto del fotovoltaico, ma permanenti.
- Il paesaggio del XV-XVI secolo non era quello del XVIII secolo, a sua volta differente da quello del XIX - metà XX secolo, diverso anche da quello di oggi. Nella tutela e nel restauro del paesaggio va certamente approfondito il tema della scelta del periodo di riferimento che nei vari casi è giusto tutelare o restaurare; in assenza di tale dibattito e delle scelte ad esso conseguenti, è possibile solo salvaguardare il paesaggio esistente garantendone comunque la conservazione.
- La realizzazione di un impianto fotovoltaico con i giusti criteri di sostenibilità e reversibilità, garantisce con certezza che l’area su cui esso sarà realizzato verrà restituita dopo 20 anni uguale a come essa era prima. Altrettanta certezza non esiste per le altre aree.
- L’impianto fotovoltaico sarà un detrattore paesaggistico a tempo determinato, di 20 anni; con il sistema costruttivo adottato e gli interventi previsti sull’area per 20 anni, l’area verrà restituita completamente integra e perfettamente conservata, con un paesaggio non modificato e mantenuto integro.
- L’impianto fotovoltaico sarà costituito da file di pannelli a tratti interrotte da siepi o da piccole aree libere, che determineranno un segno visivo estraneo al contesto paesaggistico per colori e sagome, ma che può essere non in contrasto con esso rispetto alla configurazione fisica e orografica, sia per effetto di una disposizione adeguata alla tessitura territoriale e ai segni di paesaggio lineari e puntuali, sia per effetto di mitigazioni integrate a questi segni, alle preesistenze o sopravvivenze e di ripristino di esse.


LE POTENZIALITA’ DEL FOTOVOLTAICO A TERRA IN ITALIA E GLI EQUILIBRI FRA REGIONI SETTENTRIONALI E REGIONI MERIDIONALI

- Sposando la tesi di Rifkin, gli obiettivi di ridurre i gas climalteranti e di decentrare e distribuire il più possibile sul territorio la produzione di energia elettrica, possono essere raggiunti solo attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il potenziamento capillare della rete elettrica.
- A complemento della possibilità di costruire impianti a terra in modo sostenibile, è necessario dare informazione, anche solo teorica (al di là del dibattito sugli impatti, mancherebbero ora le reti necessarie), sulla potenzialità del fotovoltaico a terra nel nostro Paese, per sfatare il diffusissimo luogo comune della sua impossibilità di contribuire al fabbisogno energetico nazionale.
- Un esempio chiaro è quello delle regioni del sud, dove la radiazione solare è più alta che in quelle del nord: un impianto fotovoltaico a Catanzaro produce circa l’11% in più che a Brescia.
- Le aree incolte e abbandonate delle regioni del centro-sud hanno una superficie di circa 20.000 kmq: su di esse potrebbero teoricamente essere installati circa 800.000 MWp di fotovoltaico, in grado di produrre quasi il quadruplo (262 Mtep) del fabbisogno energetico nazionale 2009 (circa 70 Mtep), che potrebbe essere soddisfatto utilizzando meno del 20% di esse (152.000 MWp su 3.800 kmq = 400.000 ha). Questi dati sono utili ad evidenziare la dimensione del potenziale energetico delle regioni meridionali, che, se fosse utilizzato anche solo in parte, non solo darebbe un contributo importante alla bilancia energetica nazionale, ma determinerebbe un cambiamento negli attuali equilibri economici fra regioni del nord e regioni del sud, soprattutto se si applicassero meccanismi di federalismo fiscale tali da trattenere a favore delle istituzioni locali una parte cospicua delle tasse pagate dai produttori sulla vendita dell’energia.

Ing. Pietro Tronca

Goriano Valli (AQ), 30.03.2011

lunedì 7 marzo 2011

Gigi Di Fiore a Cosenza l'11 marzo



Venerdi 11 marzo 2011 a Cosenza alle ore 18, presso la libreria Ubik, si terrà un incontro:
"Dal centralismo al federalismo, l'unità 150 anni dopo".

All'evento sarà presente Gigi Di Fiore, giornalista, storico e autore di numerosi testi sull'unità d'Italia. Introdurrà il dibattito prof Ulderico Nisticò.
Tutti gli aderenti e simpatizzanti del PdSud in zona sono invitati.

mercoledì 6 ottobre 2010

Proposta dal Molise: Federiamo le regioni del Sud




Interessante proposta che arriva dal Molise, sulla possibile federazione delle regioni del Sud. AL di là di alcune questioni da approfondire, se inserire o non inserire la Sicilia e la Sardegna, ricordiamo che il Partito del Sud pensa ad un Sud federale con Sicilia e Napolitania, federato con il resto d'Italia, così come detto anche nello Statuto nell'art. 6 ("Scopi del movimento"):
http://partitodelsud.eu/attachments/011_statuto.pdf

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CAMPOBASSO - Arriva dal Molise e più precisamente dal governatore Michele Iorio l'ultima idea per rilanciare il Mezzogiorno d'Italia: "Federiamo le regioni del Sud". L'obiettivo? "Mettere insieme sinergie per creare uno sviluppo sostenibile e duraturo dell'area". In un momento quanto mai delicato per il nostro Paese ed in particolare per le regioni meridionali, la proposta di Iorio appare coraggiosa ed innovativa innovativa. Soprattutto potrebbe, semmai dovvesse realizzarsi davvero, spingere le stesse regioni a colmare il gap che le separa da quelle del Nord e dal resto d'Europa. In ogni caso, affinchè ciò si realizzi, è necessario "un nuovo protagonismo della politica" (parole di Iorio) e soprattutto che la politica sia fatta da nuovi protagonisti.

Fonte: Net1News