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domenica 4 marzo 2012

Gli investimenti da fare al Nord nonostante i NO TAV e tanti altri dubbi sull'utilità e sul ritorno economico della Torino-Lione......

I No Tav tornano a manifestare pacificamente in Val SusaDavvero paradossale la situazione in Italia sul fronte dei trasporti con il movimento dei NO TAV che negli ultimi giorni è al centro delle polemiche e le sue manifestazioni aprono sempre tutti i TG, a dimostrazione che anche il governo Monti continua sulla scia del governo Berlusconi e Bossi, il peggior governo anti-meridionale dai tempi del Regno sabaudo, nelle scelte "nord-centriche", perfino a costo di andare contro la volontà della maggioranza della popolazione della Val di Susa, quest'opera s'ha da fare, ce lo chiede l'Europa ed è "strategica".
Non e' chiaro quanto costi la tratta italiana della Torino-Lione, si passa da stime di 8 a più di 16 Miliardi di Euro..e questo già qualche piccolo sospetto su possibili infiltrazioni lo fa nascere...l'unica cosa chiara è che ci costerà più del quadruplo di quanto costa al km ai francesi o agli spagnoli, come già dimostrato per le tratte della TAV già realizzate nel belpaese ed udite udite... la tratta più cara, dopo la Bologna-Firenze che è quasi tutta in galleria, non è la Roma-Napoli ma è la Novara-Milano che costa al km circa 8 volte una tratta francese! Alla faccia del Sud sprecone...

Quindi mentre la TAV si ferma a Salerno, considerando una parte di campani, i calabresi, i lucani ed i siciliani evidentemente "poco strategici", in Val di Susa molta gente si chiede perché si insiste con questo progetto visto che il traffico merci sulla linea già esistente è in calo e molti professori universitari, specialisti di Economia dei Trasporti, sostengono che l'opera sia un suicidio economico. A proposito poi di "corridoi europei" e di valore "strategico", non si capisce perché nelle priorità di governo non si parta dal Sud che soffre un deficit di infrastrutture storico e perché il "corridoio Lisbona-Kiev" è più strategico di quello "Palermo-Berlino".

Nello scenario assurdo di questi giorni con un PD che, oramai completamente sottomesso al governo Monti, balbetta ed è in evidente imbarazzo, cerca di difendere l'indifendibile, forse anche per il solito intreccio con le lobbies cooperative, un solo politico si è permesso di dubitare sull'utilità di risparmiare mezz'ora per andare a Lione da Torino piuttosto che collegare in modo decente Napoli a Bari o Taranto a Reggio Calabria...e' stato De Magistris ieri alla trasmissione "In onda" su La7.

Di progetti e di priorità per le infrastrutture al Sud l'Europa ne ha indicati e noi del Partito del Sud ne stiamo discutendo, quello che non vogliamo è che le priorità del Sud, come al solito, siano meno importanti ...con il solito copione già descritto da Pino Aprile sulle opere pubbliche al Sud, che se proprio si faranno e non saranno solo annunci, si faranno dopo, un po' meno e un po' peggio che nel resto del paese.  E' lo stesso triste film che abbiamo già visto per le autostrade e noi del Partito del Sud, nato per legittima difesa, abbiamo il dovere di provare a cambiare sia il copione che gli attori.


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud





sabato 25 febbraio 2012

"Lo sviluppo del Sud non è roba da scimmie" di Lino Patruno



di Lino Patruno

Il ministro del Sud, Barca, è venuto in Puglia e ha detto che occorre raddoppiare il numero delle industrie. Già è una notizia. C’è chi continua a sognare un Sud tutto sole e mare, più un buon piatto e un buon vino: fate turismo perché è la vostra vocazione. Non si è mai vista al mondo una economia che si sia sviluppata saltando l’anello dell’industria. Sarebbe come noi umani che, senza l’ultimo anello dell’evoluzione, saremmo ancòra scimmie. E c’è chi continua a farneticare di una Taranto senza l’Ilva, 26 mila famiglie che aprono B&B, un letto e una prima colazione.

Il ministro ha anche detto che per creare industrie è sbagliato invocare, come in passato, incentivi alle imprese. Si danno e poi non si sa che fine facciano. Ha ragione. Meglio migliorare le condizioni di accesso, cioè creare l’ambiente adatto.

Il che vuol dire infrastrutture: materiali (esempio strade), immateriali (esempio banche), sociali (esempio scuole). Barca è venuto in Puglia in aereo. Avesse scelto il treno, lo avremmo trovato imbufalito.

Come si fa ad avere condizioni di accesso se al Sud tagliano appunto i treni? E’ possibile che le Ferrovie non rispondano a nessuno e che continuino a pensare ai profitti infischiandosene della funzione sociale che svolgono? E’ possibile che Bari e Napoli siano lontane come la Luna fra loro, così come 150 anni fa? Allora si decise di lasciarle appunto lontane, nel caso si fossero messe in testa di creare un Sud unito e capace di difendersi dall’abbandono.

Ma condizioni di accesso significa anche altro, come il ministro per primo sa. Significa, ad esempio, giustizia civile meno lenta. Il primo motivo che tiene lontani gli investimenti stranieri dal Sud è proprio il tempo che ci si metterebbe a farsi pagare una cambiale in protesto o a risolvere una vertenza di lavoro: non si può stare cinque anni. E però questo è il Paese in cui, per stessa ammissione di Barca, una delibera Cipe (che riguarda, mettiamo, un’opera pubblica) ci mette otto mesi e 14 passaggi burocratici prima di cominciare a funzionare.

Ma è solo l’inizio della Via Crucis. Poi ci sono i tempi degli appalti e dei maledetti e puntuali ricorsi al Tar. Poi il progetto: preliminare, definitivo, esecutivo (quando non è necessario uno studio di fattibilità prima). Poi il cantiere, che cinque volte su dieci si ferma perché l’impresa non ce la fa (dopo aver fatto la furbata di assicurare un ribasso del 40 per cento sul costo base). Per una media opera, ci vogliono dieci anni. Con i cantieri aperti e mai chiusi, anzi dopo un po’ arrugginiti. Del resto, per aprire una pizzeria ci vogliono una trentina di autorizzazioni.

Insomma, tutto c’è tranne il disco verde o la corsia preferenziale. Ora si assicura un giorno per aprire un cantiere: visti i precedenti, non esageriamo. Perché è vero che, se Steve Job fosse stato da queste parti, al massimo avrebbe fatto l’elettricista. Incredibile Steve: nasce nella contea di Santa Clara, California. Per finanziare, insieme a un amico, l’idea della Apple Computer, lui vende un suo pulmino, l’amico una calcolatrice. La prima sede è un garage dei genitori. Vendono i primi computer sulla carta, solo in base all’idea. L’idea finisce a un industriale il quale, annusata aria di genio, gli dà subito 250 mila dollari. In poco tempo le prime vendite toccano il milione di dollari. In Italia li avrebbero sfrattati dal garage per violazione della licenza edilizia.

Per non parlare, scusate, del mitico articolo 18, quello che impedisce alle imprese con più di quindici dipendenti di licenziare se non c’è giusta causa. E sul quale il Belpaese si sta aggrovigliando da settimane. Senza che nessuno dica che riguarda solo il cinque per cento delle imprese. Senza che nessuno dica che si possono contare le imprese per le quali quell’articolo è un problema. Senza che nessuno dica che se un’impresa vuol crescere, si divide in due (evitando di superare i quindici dipendenti) e il problema è risolto all’italiana. Senza che nessuno dica che in rarissimi casi il licenziato è riassunto anche dopo la sentenza del giudice, perché passa tanto di quel tempo che il licenziato fa altro e l’impresa lo risarcisce. Senza che nessuno dica che l’art. 18 sarebbe il primo caso al mondo in cui per creare lavoro (come si sostiene) si licenzia.

Ma tant’è. La cosa più esaltante è che Barca è venuto in Puglia (diciamo in generale al Sud) e, nonostante tutto, è stato in tre aziende che gli avranno aperto il cuore. Una esporta nel mondo le sue scarpe da lavoro. La seconda disegna per tutto il mondo le mappe ricavate dai satelliti. La terza è di due trentenni che hanno inventato l’aereo superleggero più veloce del mondo: in fibra di carbonio (prima dell’aereo, avevano pensato di usarla per farne palazzi. Come, palazzi in fibra di carbonio? Sì, non lo sapevate?).

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

giovedì 22 dicembre 2011

Rapporto ISTAT sulle nuove tecnologie e divario Nord-Sud....riflessioni meridionaliste

Secondo l'ultimo rapporto ISTAT "Cittadini e nuove tecnologie", cresce molto lentamente la diffusione e penetrazione ICT nelle famiglie italiane.
Il Rapporto ISTAT evidenzia che, anche se leggermente in crescita rispetto all'anno precedente, per la diffusione di PC, Internet e banda larga in Italia siamo ancora in ritardo rispetto alla media europea con:
Solo il 58,8% di famiglie con il PC, quelle con l'accesso a Internet il 54,5% ed infine quella con una connessione a banda larga il 45,8%
Siamo al 22° posto in Europa con la Lituania, non solo dietro ai paesi europei tradizionalmente forti tecnologicamente come i paesi scandinavi, Regno Unito, Germania, Francia...ma anche dietro Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Ungheria...precediamo solo Portogallo, Cipro, Grecia, Romania e Bulgaria...un quadro davvero sconfortante per un paese che continua a pensare di essere una delle prime economie al mondo e che parla (spesso a vanvera...) di tessuto industriale solido. 
Oltre alle fosche previsioni economiche per il 2012, dai dati dell'alfabetizzazione informatica delle famiglie c'e' da dubitare che avremo un futuro radioso e che siamo un paese ancora tra quelli avanzati.





Per quanto riguarda il divario Nord-Sud: 


Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un accesso a Internet sono oltre il 56%, mentre circa il 49% dispone di una connessione a banda larga, a fronte di valori pari, rispettivamente, al 48,6% e al 37,5% nel Sud.


Insomma il divario c'è, ma è molto meno netto rispetto alle differenze di reddito tra le due parti del paese o ad altri gap nelle infrastrutture, quest'ultimi vere e proprie  discriminazioni del Sud di cui siamo tutti a conoscenza, se non in termini statistici per esperienza diretta sulla Salerno-Reggio Calabria o come ad esempio sulla rete autostradale considerando i km per 10.000 abitanti o sulla rete ferroviaria considerando i metri di ferrovia per abitante e soprattutto i metri di ferrovia a trazione elettrica per abitante col Sud indietro di una quindicina di punti in percentuale.


Insomma non e' il Sud ad essere arretrato, come nella comune litania dei media, ma è tutto il paese nel suo complesso ad essere tecnologicamente arretrato ed il Sud, considerando il minor reddito pro capite, è meno arretrato di quello che ci si potrebbe aspettare.


La mia opinione è che quella tecnologica è la dimensione sulla quale il Sud dovrebbe investire di più, perfino di più di quella delle infrastrutture tradizionali come strade, ferrovie ed aeroporti dove pur qualcosa si deve fare per riequilibrare il divario e per rendere "normale" una situazione che è scandalosamente anormale....magari abbandonando i progetti faraonici come il ponte sullo stretto,  spendendo una parte di quei soldi per incentivare la banda larga e la diffusione di PC collegati ad Internet nelle regioni meridionali, o con incentivi fiscali alle aziende come Google per investimenti al Sud dove non mancano i cervelli e dove potrebbero nascere le prossime aziende della new economy che, al contrario dell'industria tradizionale, non hanno bisogno di collegamenti ferroviari o autostradali comodi e veloci ma di autostrade informatiche, cervelli ed investitori. 
Forse è più facile pensare a far nascere o a sviluppare piccole Silicon Valley a Catania, Napoli, Bari...piuttosto che pensare alla sola difesa della fabbrica tradizionale o il miraggio di poter vivere di solo turismo, meglio puntare su Google e Facebook per il futuro piuttosto che su FIAT o ILVA, con tutto il rispetto per i lavoratori dell'industria tradizionale e con chi crede, o meglio per me si illude, che possiamo ancora avere un futuro da paese manifattturiero che io vedo onestamente molto limitato a nicchie artigianali di qualità.


Enzo Riccio
Segr.Org. Nazionale
Partito del Sud

lunedì 12 dicembre 2011

La secessione morbida di Trenitalia

Ancora una volta siamo costretti ad assistere all'ennesimo taglio ai danni del Sud, questa volta assistiamo sbigottiti alle notizie sui tagli dei treni a lunga percorrenza tra il Sud ed il resto del paese dei "fratelli d'Italia".
Ci arriva l'indignazione di tutto il nostro popolo costretto a viaggiare spesso per lavoro, o per raggiungere almeno per brevi periodi la famiglia e/o i parenti, sui treni delle ex Ferrovie dello Stato (del centro-nord) che oggi ha il modernissimo e lucente logo Trenitalia...tagliati i collegamenti notturni tra la Sicilia e il Nord, tagliati i collegamenti con la Puglia, la situazione della Calabria ancora più disastrosa...a Matera poi il treno non ci arriva proprio, è l'unico capoluogo di provincia del belpaese senza stazione ed infatti Trenitalia, aggiungendo al danno la beffa, ci girò uno spot pubblicitario!!!
Se qualcuno tempo fa scrisse nel suo splendido romanzo che Cristo si è fermato ad Eboli, oggi dopo più di 60 anni dobbiamo constatare amaramente che l'Alta Velocità si ferma ancora prima, precisamente a Salerno...e mentre ancora si discute spesso a vanvera sul mitico (???) Ponte sullo Stretto, si desertifica sempre di più l'infrastruttura ferroviaria intorno allo stesso Stretto e si rende ancora più difficile la situazione già disastrosa dei trasporti in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia dove in alcuni casi si viaggia su binario singolo e su carri bestiame a 30 Km /ora...tutto ciò perché si preferisce investire "altrove" dove c'e' più mercato (ma se non si investe mai al Sud quando si creeranno le condizioni per lo sviluppo del nostro mercato?), perché "al Sud si spreca" (ed al Nord no? Difficile dirlo visto che la TAV  è costata al km di più in alcune tratte del Nord rispetto a tratte equivalenti al Sud...basta pensare al paragone tra la tratta Milano-Bologna e quella tra Napoli e Roma...)...insomma si ripropone tutta la litania di una certa classe politica e di una certa stampa di regime italian-padano che vorrebbe una secessione morbida, di fatto, perché alla fine "il Sud non può essere la zavorra allo sviluppo del Nord".
Basta leggere le ultime idiozie di Belpietro che ripropone la solita litania delle tasse in aumento nell'ultima manovra per pagare "l'assistenzialismo al Sud" (dove? quando? Visto che nell'ultima manovra di Monti non c'e' traccia di provvedimenti a favore del Mezzogiorno che tutti, tranne i leghisti; Belpietro e Giorgio Bocca ovviamente, giudicano necessari per il rilancio de Sud), ecco che dopo il concerto di propaganda anti-meridionale a più voci con giornalisti come Belpietro, Feltri, Giannino, Bocca, Parenzo e Cruciani e compagnia....arrivano puntuali le notizie sui tagli effettuati da Trenitalia che poiché è un'azienda a capitale prevalente pubblico paghiamo anche noi meridionali con le nostre tasse e quello che non è riuscito a fare Bossi & Co. con il federalismo fiscale e le gabbie salariali, ci riesce Moretti con il suo federalismo delle rotaie. A queste notizie si aggiungono preoccupanti le altre notizie sui tagli ai finanziamenti statali (aggiuntivi ai fondi europei già stanziati) per i trasporti in Campania, con alcune opere già previste e coi cantieri già aperti come il proseguimento della Linea 1 (un vero gioiellino a partire dalle Stazioni dell'Arte...dimostrazione che quando si vogliono fare le cose e per bene le si fanno anche a Napoli) della Metropolitana collinare di Napoli fino alla Stazione Centrale, il potenziamento dei porti di Napoli e Salerno etc etc...e tutto questo deve essere fatto insieme al potenziamento della linea ferroviaria tra Napoli e Bari e non si può pensare alla follia che il collegamento decente tra le due città più importanti del Sud continentale vada fatto in sostituzione delle altre opere citate.
E' necessaria la giusta protesta dei sindaci interessati e dei sindacati ma ci vuole anche altro, una vera battaglia meridionalista che dovrà vedere il Partito del Sud in prima linea e che deve dimostrare giorno dopo giorno di non essere il solito movimento delle solite analisi e solo delle rivendicazioni storiche (seppur giuste), degli slogan un po' demagogici, delle sole dichiarazioni di principio e delle parole al vento, delle manifestazioni singole con la solita illusione dello scoop mediatico...ma crescendo giorno per giorno prima come capacità organizzativa e progettuale poi come rappresentanza politica, deve diventare il faro di quella rivoluzione meridionale di giustizia, autonomia e libertà per l'intero popolo meridionale.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud