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mercoledì 11 dicembre 2013

Storiacce padane....di R. Schena


Con il permesso dell'autore, pubblico il video di Roberto Schena, ex caporedattore del giornale della Lega Nord, che evidenzia le tante ruberie e falsità di chi per anni ha vomitato insulti ai meridionali, definendo il Sud "assistito", "palla al piede" etc etc....certo che di lezioni di onestà e buona amministrazione dalle camicie verdi ne sono arrivate tante e nel video c'è un ampia selezione....buon divertimento a tutti!



sabato 10 novembre 2012

L'inno di Mameli e il risorgimento: L'unità non si impone, si costruisce



Posto con condivisione quest'articolo molto interessante di Michele Dell'Edera, Coordinatore del PdSUD per la Puglia sull'ultima boutade dell'inno di Mameli obbligatorio a scuola....siamo contrari all'ipocrisia risorgimentale per motivi opposti a quelli della Lega Nord!
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Finita la sbornia retorica e falsa dei festeggiamenti dei 150 anni di Unità d’Italia pensavamo che fosse finita anche l’intenzione di imporre agli italiani una medicina, quella del tutti uniti appassionatamente, per legge.
Non perché si sia contro un’Unità d’Italia che c’è o contro un inno che c’è e che in fondo in tante occasioni sentiamo anche nostro, ma perché un Parlamento Italiano, incapace di legiferare su cose semplici come la legge elettorale per meri fini di interesse di bottega, si permette di dare lezioni di storia ed educazione civica ai cittadini dicendo che devono obbligatoriamente imparare l’inno a scuola, studiare il risorgimento e festeggiare il 17 marzo la proclamazione del regno d’Italia che fu, tra l’altro, scritta e letta in francese.
Obbligare i nostri figli e i nostri ragazzi, non a condividere le tradizioni e le ricchezze delle tante terre che compongono il nostro Paese e quindi apprezzarsi in quanto fratelli diversi e uguali perché accomunati da una storia condivisa, ma a imparare a memoria un inno, studiare una storia falsa di eroi falsi e di un popolo negletto e arretrato, quello del sud, è una vera e propria violenza da regime totalitario.
Nessuno mi ha obbligato, ma l’inno nazionale lo conosco, come lo conoscono tutti i ragazzi che conosco, il problema è che, quando si arriva in un momento di crisi nazionale, si vuole irregimentare tutti in recinti dai quali diventa impossibile dire la propria…
Se si voleva fare qualcosa di buono si doveva chiedere a chi di dovere di aggiornare i programmi di scuola, di raccontare con onestà a tutti i ragazzi d’Italia i pregi e i difetti di tutte le terre e gli stati pre-unitari, di riscrivere la storia di un’occupazione del sud e non sono del sud, di un sud economicamente ed industrialmente meglio messo del resto dell’Italia di allora. Imporci e imporre uno studio (come hanno fatto notare anche i presidi a livello nazionale) di un inno senza collegarlo ai valori di condivisione nazionale, che pure ci sono, è come obbligare qualcuno a fare l’amore.
Tutto ancora sbagliato purtroppo. Così, “checché” ne dica Mimmo Cavallo nelle sue canzoni, “non saremo mai fratelli uniti”. Ma perché lo vogliono loro non certo tutti i ragazzi italiani o gli uomini e le donne del Sud, che loro vogliono indottrinare.
Vogliamo una vera Unità d’Italia altro che chiacchiere… in pratica fondata su un sentimento di unità.

Fonte: Sud24.it

martedì 10 aprile 2012

L’effetto devastante della Lega Nord: la Questione Meridionale cancellata e sostituita dalla Questione Settentrionale, con la complicità dei media di V. Cesario



Ricevo questo articolo, contenente alcune interessanti considerazioni anche sugli obiettivi da porsi per il nostro Partito, da Vincenzo Cesario Coord. Provinciale del PdSUD di Verona e posto condividendolo in toto:

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Di Vincenzo Cesario
I recenti fatti di cronaca che hanno fatto emergere il profondo malaffare dentro la Lega Nord, meritano una ampia riflessione che interessa molto da vicino il destino dei Sud, e in particolare il nostro partito, affinchè mediti interventi e strategie politiche future, volte a stravolgere dalle fondamenta, una situazione estremamente sfavorevole per le nostre terre e i nostri popoli, a tutti i livelli: sociale, culturale, politico e economico.
E’ un compito immane, di cui il Partito del Sud deve acquisirne consapevolezza, essendo al momento l’unico movimento d’ispirazione meridionalista (scontata l’esclusione dei partiti falso-meridionalisti dei vari Miccichè, Iannaccone, Poli Bortone, Lombardo) a fare politica attiva con passione e volontà che non mancano, ma che non possono bastare.
Se torniamo ad analizzare gli scandali recenti della Lega Nord, pur non mancando l’interesse dei mass-media, si nota, da parte del mondo dell’informazione e della politica, una generale tendenza ad ammortizzarne la gravità, celebrando addirittura Bossi come uno statista che è incappato in un banale incidente di percorso (Bruno Vespa sic!).
Questo non tenendo minimamente da conto lo sconcertante curriculum del fondatore della Lega Nord, che già agli albori della sua carriera politica, intascava tangenti Enimont alla stessa stregua di democristiani e socialisti, e che, considerata la sua turpe storia ignorata dal grande pubblico, sarebbe stato più realistico accostare a Mamma Ebe e Vanna Marchi, piuttosto che a De Gasperi e Togliatti.
D’altro canto quanto scoperto di recente sulla Lega Nord, non rappresenta per nulla un fulmine a ciel sereno, in quanto già decine di esponenti leghisti risultano indagati o condannati a reati dei più vari: dal peculato al riciclaggio, dall’evasione fiscale al millantato credito, dalla concussione alla truffa, dallo sfruttamento della prostituzione allo stupro (tutto questo è ampiamente documentato); ma tutto ciò passa inspiegabilmente in second’ordine e la Lega Nord continua ad essere contrabbandata come il movimento che rappresenta, in positivo, la diversità.
Ciò nonostante l’evidenza che, dovunque governi, esercita il potere attraverso clientele e nepotismo tali da fare impallidire i partiti della prima repubblica; ma anche questo viene totalmente celato dall’informazione, esclusa qualche solita eccezione (es. Report in una recente trasmissione su Verona).
Il mondo dell’informazione dimostra un inspiegabile livello di tolleranza anche verso le posizioni palesemente razzistiche, in nome del bisogno di ordine e onestà della gente del Nord di cui la Lega si erge da estrema portavoce, così che i suoi rappresentanti imperversino in televisione, e pur esponendo argomentazioni da osteria, vengono riveriti dai conduttori e nessuno li contraddice.
Capita, in una importante trasmissione, che un rappresentante della Lega si lamenti del fatto che i controlli fiscali avvengano a Cortina d’Ampezzo e non allo Zen di Palermo, senza che uno straccio di politico o giornalista ne evidenzi la palese incongruenza di simile comparazione.
Oppure l’omnipresente Salvini che non perde occasione di ricordare che il Nord paga 60 (a volte diventano anche 70 o 80) miliardi di euro di tasse, senza che mai un politico o giornalista gli ricordi che su 72 miliardi di beni di consumo, spesi al Sud, ben 63 vanno al Nord e che non rappresenta una anomalia il fatto che a pagare più tasse siano coloro che maggiormente guadagnano e che, semmai l’anomalia riguarda il fatto che la parte del paese più ricca è tale perchè guadagna, in maniera sproporzionata, rispetto alla parte più povera.
Se poi succede che qualcuno osi mettere in discussione la purezza della Lega, come di recente è capitato a Roberto Saviano, che ipotizzava dei legami con la 'Ndrangheta, ecco che scatta la controinformazione-propaganda con Maroni a cui gli si concede, per oltre un mese, di andare in televisione a smentire e diffamare il povero scrittore, il cui tempo, galantuomo, gli ha dato ragione, senza che poi un cane di giornalista abbia denunciato l’onta e la figuraccia di Maroni che, candidandosi a nuovo leader, si dimostra nella migliore delle ipotesi un oggetto estraneo al suo movimento.
Non riveste poi alcuna meraviglia che, nell’informazione pubblica e privata, non ci sia anima viva che solamente accenni o si domandi sulle condizioni storiche che possano aver reso il Sud così povero e arretrato, sostenendo così direttamente o indirettamente le tesi leghiste sulle responsabilità oggettive e soggettive delle regioni meridionali e dei suoi abitanti: i grandi meridionalisti Nitti, Salvemini, Gramsci, Dorso, Sturzo, Fortunato sembra che non siano mai esistiti per l’informazione di regime e non.
Ma l’aspetto che colpisce di più si può trarre da un recente editoriale del Corriere della Sera, a firma P.G. Battista, che nel celebrare Bossi (anche lui, sic!), afferma che egli ha avuto il grande merito di far emergere la questione settentrionale.
Passano così in second’ordine tutte le buffonate, le volgarità, la propaganda, il populismo e le analisi grossolane messe in atto da autorevoli esponenti della lega, e persino il regalo più grande che recentemente hanno fatto alla nazione, cioè la condanna dell’Alta Corte di Strasburgo per violazione dei diritti umani per gli immigrati morti nel Canale di Sicilia; la Lega non si discute perché portatrice delle istanze del Nord.
Questo rappresenta il punto cruciale: la Lega nell’appropriarsi della questione settentrionale, è riuscita contestualmente a cancellare definitivamente dall’agenda politica la questione meridionale, e ciò risulta ancora più sconcertante se si tiene conto del fatto che oggi il Sud versa in condizioni peggiori rispetto a 30-40 anni fa, quando, seppur affrontandolo in modo insufficiente e sbagliato, il mondo politico almeno riconosceva i problemi del Sud.
Resta un paradosso tutto italiano il fatto che la questione meridionale, essendo stata affrontata male in passato, viene totalmente cancellata, invece di analizzarne gli errori e correggerne l’approccio.
Risulta per alcuni aspetti surreale che, per il mondo politico (compresi i parlamentari meridionali ahimè), il problema principale del paese sia che la parte che più ricca non lo sia a sufficienza per colpa della parte più povera.
Rispetto a quanto descritto finora si possono così individuare due aspetti cruciali:
-     la Lega Nord è un cancro infiltratosi nel mondo dell’informazione, della cultura e del potere, di cui la società si è assuefatta, e non ci si illuda che verrà intaccato significativamente dalle vicende politico-giudiziarie di questi giorni, in quanto ha già offerto prova di essere in grado di nascondere le parti peggiori, che non sono poche, con la connivenza dell’informazione e dei poteri forti.
-     La Lega Nord è il peggiore nemico del Sud, nonostante altri movimenti meridionalisti tendono a non riconoscerlo, appellandosi al fatto che il Nord è sempre stato contro il Sud a prescindere dalla Lega. Questo è vero solo in parte,  ma la Lega è riuscita a far cancellare totalmente la questione meridionale.
Semmai volessimo porre qualche speranza sul nuovo governo, non ci resta che piangere: in una recente intervista, il sempre presente, sottosegretario all’economia Polillo ha affermato che non è compito dello Stato intervenire sui destini economici dei vari territori, ma questo dipende soltanto dal mercato; dimenticando, o ignorando, che lo stato ha l’obbligo di creare le condizioni affinchè un territorio possa svilupparsi (vedi voce infrastrutture, e non solo), altrimenti Polillo dovrebbe spiegarci a cosa serve la politica.
A questo punto si può capire quale fardello e arduo compito si mette sulle spalle il Partito del Sud in una sfida durissima e con presupposti ampiamente sfavorevoli: siamo da soli, siamo in pochi, abbiamo scarsa visibilità, siamo senza risorse; abbiamo inoltre contro di noi il mondo economico, politico e informativo.
Quali obiettivo porsi dunque?

  1.          Crescere sia sul piano quantitativo che qualitativo
  2.     Acquisire un’identità politica esclusiva, riconoscibile, che non venga confusa con altri movimenti o partiti
  3.      Acquisire visibilità, senza la quale il Sud non ha voce
  4.     Proporre un progetto politico assolutamente peculiare ma semplice e innovativo e che offra soprattutto, le più ampie garanzie di trasparenza ai cittadini meridionali, a maggior ragione in un periodo di totale sfiducia verso i partiti tradizionali, marcando una totale discontinuità con il passato, ad esempio attraverso il ripudio di qualsiasi forma di clientelismo.
  5.     Creare convergenze con la società meridionale nel complesso (mondo produttivo, sindacale, giovani).
  6.      Contrapporsi senza compromessi alla Lega Nord, dimostrando e offrendo ampie garanzie di non rappresentare, neanche minimamente, una Lega Sud riveduta e corretta, marcandone la totale diversità tra noi e loro: non abbiamo bisogno di alcun artificio etnico-culturale (vedi invenzione della Padania) in quanto abbiamo un’identità culturale più che solida, non siamo razzisti, non siamo populisti, non siamo separatisti, non vogliamo alcuna elemosina, vogliamo soltanto un’unità nazionale più giusta e equilibrata e che il Sud possa essere messo in condizioni di poter avere un futuro.

A questo punto non posso che concludere appellandomi a Antonio Gramsci “ho il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”.

Vincenzo Cesario

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mercoledì 4 aprile 2012

La fine di Bossi...ed il tramonto definitivo del mito dell'onestà padana

Dopo i numerosi scandali a Milano con i tanti indagati alla Regione Lombardia compreso il leghista Boni, ecco che arriva la notizia bomba delle indagini sul tesoriere della Lega Nord che avrebbe utilizzato alcuni fondi provenienti dai rimborsi elettorali (soldi pubblici) per le esigenze della famiglia Bossi...in un'altra inchiesta addirittura si parla di strane triangolazioni e di connivenze con la 'ndrangheta.

E' chiaro che per le condanne civili e penali ci sarà tutto l'iter processuale e i giudizi finali spettano alla magistratura competente, ma un giudizio politico pesantissimo sulla Lega Nord e su Bossi e' inevitabile.
Il fatto che Berlusconi, dopo molti giorni di silenzio, si è affrettato a dichiarare la sua solidarietà a Bossi e la sua sicurezza sull'estraneità dell'amico Umberto, è ancora più inquietante....ma forse è un altro segnale dello scricchiolio dell'asse del Nord, quel duopolio imbroglione e razzista che ha proposto per anni un'immagine falsa del nord che lavora e paga le tasse per tutti mentre il resto del paese spreca e ruba...con che coraggio possono continuare a parlare di "Roma ladrona" o di "Sud assistito"?
Quale differenza c'e' tra gli indagati leghisti di oggi  ed i democristiani o socialisti indagati di ieri, all'epoca della prima tangentopoli, per i quali i leghisti portarono il cappio in parlamento?
Cade quindi anche il mito del nord della buona amministrazione e più onesto...per la verità noi meridionalisti del PdSUD lo diciamo da tempo che non esiste qualche gene del DNA sballato per i meridionali che li fa diventare geneticamente meno onesti, ma su questi stereotipi i leghisti hanno costruito gran parte delle loro fortune ma credo che da oggi in poi potranno ingannare molte meno persone, anche nelle loro roccaforti "padane".
Sicuramente dopo la fine poco gloriosa della parabola Berlusconiana, la fine della crescita leghista farà felice oltre me tanti altri meridionali che però dovranno organizzarsi politicamente e seriamente, senza commettere l'errore di scopiazzare le camicie verdi, il loro razzismo ed il loro linguaggio becero e violento.



Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

sabato 24 marzo 2012

"Lombroso è morto ma non il razzismo" intervista a Renato Curcio di Lino Patruno


Dalla Gazzetta del Mezzogiorno, propongo e pubblico quest'interessante intervista di Lino Patruno a Renato Curcio, da notare soprattutto le risposte sul razzismo antimeridionale al Nord, nato con le teorie lombrosiane nell'800 e che continua oggi con le tesi leghiste... 


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Intervista con Renato Curcio di Lino Patruno



Renato Curcio ha oggi 70 anni, vive in un casolare a Carrù (Cuneo), si è risposato, ha una figlia, è direttore editoriale della casa editrice «Sensibili alle foglie» per la quale ha pubblicato il libro "Razzismo e indifferenza" che presenta in questi giorni in Puglia. È tra i fondatori delle Brigate Rosse. Nel libro, così si definisce: «montanaro, valdese, cristiano, comunista, anarchico, cittadino, sessantottino, brigatista, carcerario». Per la sua lotta armata, ha scontato più di 20 anni di carcere.  Alla domanda su cosa sia oggi, risponde: «Uno che fa il suo lavoro cercando di capire cosa succede attorno a lui e dentro di lui». E aggiunge di voler parlare solo di razzismo, cioè del libro.

Ma nel libro parla anche di un mondo del lavoro «sferzato dalla precarietà» che colpisce ciò che si ottenne con le lotte degli anní’60 e’70. Cosa pensa allora della riforma dell’art. 18?
«Penso che si stia mettendo a dura prova una conquista che ritengo essenziale per garantire diritto e dignità del lavoro».
Don Andrea Gallo, nella prefazione, parla di avanzare In Italia di «un lento e strisciante colpo di Stato» e auspica una «democrazia insorgente»: è d’accordo?
«Mah, quella di don Andrea è una metafora. Io mi limito al recupero di alcune mappe culturali che dal 1861 a oggi sono rimaste sotto pelle in Italia».
A proposito di 1861, lei (figlio di una madre di Orsara di Puglia emigrata) parla di una sottomissione del Sud e di un razzismo verso i meridionali che cominciò allora. Continua ancora oggi?
«Certo. È uno schema culturale inventato dagli studiosi alla Lombroso e utilizzato dai Savoia. Disastroso per l’Italia. E che il razzismo verso il Sud persista, lo si vede al Nord grazie alla Lega xenofoba e antimeridionale».
Il Sud ha sempre dovuto emigrare. E ancora oggi 80 mila giovani meridionali vanno via ogni anno.
«Andar via è anche una forma di resistenza e di lotta. Quando non c’è sopravvivenza e si parte, si critica il Paese che costringe a farlo, è uno stigma delle politiche finora adottate nei confronti del Sud».
Ha citato Lombroso. A Torino c’è un museo a lui dedicato che si vorrebbe far chiudere.
«Sì, so bene, una cosa orrenda. Quegli esseri umani i cui teschi sono lì dovrebbero avere una volta per tutte la degna sepoltura che gli spetta».
C’è stato l’attentato di Tolosa. Ritiene che l’antisemitismo sia un pericolo ancora grave in Europa?
«Assolutamente sì. Ovunque si riproducono logiche razzistiche, grazie anche a una crisi che crea insicurezza e paura, sulle quali c’è chi specula e fomenta».
Lei parla di «affare del razzismo». E cita chi si arricchisce sui Cie (Centri identificazione ed  espulsione). Qual è questo affare?
«C’è una industria che ha vari stadi con un vero e proprio interesse affaristico, per dire, nel mantenimento dei Cie. Uno scandalo che andrebbe rivelato.  Anche per questo si trattengono lì persone che non hanno commesso alcun reato e che solo la stupidità e la malvagità tratta da pericolo e non da fonte di cultura e di ricchezza».
Qual è la forma più pericolosa di razzismo oggi?
«E quella che non si vede, è la non reazione di chi fa finta di non esserci, di chi giralo sguardo».
Lei anche per questo parla di odierne «folle fredde» rispetto alle «folle calde» del passato. Come ritiene che si possa tornare alla partecipazione?
«Credo che  bisogna tornare ad aver fiducia nella parola, nella narrazione, raccontare e ascoltare. Essere cittadini che incontrano gli altri cittadini,  rifuggendo dal Web senza territorio né storia, nel quale ognuno va all’appuntamento portando la sua solitudine».
Lei nel libro dice che una delle tecniche del potere è dimenticare per aver mano libera. Si riferisce in Italia anche al terrorismo?
«Sicuramente. Quella stagione è stata una stagione importante per questo Paese. Ma ora è come se nulla fosse, non la si ripercorre per parlarne. Ma non per parlare solo di una parte, ma di ciò che hanno fatto tutti coloro i quali allora c’erano».
Come evitare che si ripeta?
«Bisognerebbe capire cosa avvenne. Ma il silenzio delle istituzioni lo impedisce».
Renato Curcio non si è mai pentito né dissociato.  E però non cessa il sordo dolore di chi dice che,  se nessuno deve toccare Caino,  il carnefice,  nessuno si preoccupa anche di Abele,  la vittima.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 23 marzo 2012

sabato 10 marzo 2012

MA GUARDA DA QUALE NORD ARRIVA LA PREDICA di Lino Patruno



Letto in rete questo nuovo articolo dell'amico Lino Patruno e condividendolo pienamente, lo pubblico...

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di LINO PATRUNO

Ovviamente, gli arrestati e gli indagati sono alla Regione Lombardia ma la vera corruzione è al Sud. Ultimo episodio: il presidente del Consiglio regionale lombardo, Boni (Lega Nord), indagato per una mazzetta di un milione. Non meraviglia che a dirottarla sul solito Sud sia stato il presidente (anch’egli leghista) della Provincia di Varese. Galli. Meraviglia che vi si sia accodato un galantuomo come l’ex ministro Bondi.

Ma si sa, quando si tratta del Sud, una botta ci sta sempre bene. Per tenerlo sotto pressione. Anzi, dopo averle sputato addosso per una vita, Galli ha aggiunto che la magistratura lombarda è superiore a quella del Sud.
Invece le cifre dicono che, a vent’anni da Tangentopoli, tutti i maggiori scandali politico-finanziari d’Italia sono avvenuti al Nord. Diciamo Centro Nord perché un posto d’onore spetta a Roma.

Si può dire che è naturale, visto che lì ci sono i soldi. Si può dire che è strano, visto che se ci sono i soldi non dovrebbero cercarne altri.

Il fatto è che ora la corruzione ha avuto una evoluzione (o involuzione) della specie: non sistema dei partiti, ma roba da manovalanza dei partiti, singoli componenti che sempre più spesso, più che a finanziare il partito, pensano a comprarsi la villa al mare. Caso più clamoroso, il tesoriere dell’ex Margherita, Lusi: fa sparire 13 milioni (trattasi di 26 miliardi di lire) perché, dice, mi servivano e me li sono presi. Alé.

Chiedere a qualcuno di dimettersi, significa fare giustizialismo. Per ora e come sempre tutti si affannano a pontificare che ci vuole una legge anticorruzione, dopo aver avuto vent’anni per farla.

Anzi dopo che l’ultimo governo l’aveva preparata lasciandola però in un cassetto. Un errore, dice onestamente qualche suo componente di spicco. Un orrore che ci voglia una legge (ancòra eventuale) per impedire che si rubi, anche se non potrà impedire che troppo spesso ci si dia alla politica proprio per rubare. Insomma è tremendo dover affidare una etica nazionale alle (ancòra eventuali) sanzioni.

Così si hanno i sondaggi in base ai quali solo l’8 per cento della popolazione ha fiducia nella politica. Diciamolo senza santificare questa mitica società civile tutta piena di buoni sentimenti. E tutta pronta a dire che il problema in Italia è appunto questa classe politica, come se chi la esprime e chi la vota e chi molte volte la difende provenisse da Marte. I delinquenti non sono isolati, sono solo sfortunati in attesa di riciclaggio, questa la verità. Magari non in parlamento, ma un posto in un consiglio di amministrazione con gettone è sempre pronto. La condanna è sempre “quasi”, mai netta. A cominciare da quella morale.

Ora non facciamo i verginelli: la corruzione c’è in tutto il mondo. Che l’Italia sia fra i primi al mondo, è che siamo sempre i migliori di tutti. C’è soprattutto nei Paesi in cui le regole e le leggi sono più blande, diciamo tutte le repubbliche delle banane di questa Terra. E c’è dove, all’opposto, ci sono regimi autoritari, con la corruzione che si annida indisturbata sotto la dittatura che spadroneggia. Ma non c’è bisogno della dittatura. E’ sufficiente che ci sia Stato dappertutto.

Significa diverse cose. Uno: significa una pubblica amministrazione inefficiente e debordante che, invece di facilitare, impedisce. E più passaggi sono necessari per far andare avanti una pratica, più è probabile che i passaggi debbano essere oliati con qualche bustarella.

Due: significa un peso inaccettabile dell’economia nello Stato, come in Italia. Perché, per dirne una, servizi come i bus o la nettezza urbana devono essere gestiti da politici che poi vanno a caccia di soldi anche per farsi rivotare? O politici che abusano del potere per assumere il nipote, perché corruzione vuol dire anche clientelismo della raccomandazione più che giustizia del merito.

Tre: significa soldi pubblici a pioggia, e qui c’entra il Sud. Con inefficienza e sottosviluppo che permangono. il politico dice: votami e io faccio arrivare i soldi. E se poi i soldi non li fa arrivare (e non assume questa volta tuo nipote) o è incapace o è poco potente o inadempiente, quindi da non rieleggere. Purtroppo questo è stato quasi sempre il meccanismo di selezione della classe politica al Sud. Non i più bravi (o magari i più onesti) ma i più traffichini, nel senso di bravi a destreggiarsi nel traffico dei denari. Non sorprende che il Sud sia dov’è.

Vedremo ora l’evoluzione del caso Boni. Abbiamo fiducia nella magistratura, dicono tutti. Ma sfortunato il Paese che invece di decidere da sé di non peccare si affida al prete o alla magistratura. E poi, perché la politica non fa piazza pulita da sola invece di far fare alla magistratura gridando poi magari alla persecuzione giudiziaria? Perché un Paese al tramonto si vede anche da questo.


Da: La Gazzetta del Mezzogiorno” del 9 marzo 2012

mercoledì 7 marzo 2012

"Lega Ladrona? Tutta colpa dei giudici e della malasanità napoletana!" di R. Dello Iacovo


Immagine
 di Rosario Dello Iacovo

Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo, leghista di area maroniana, è indagato per corruzione. Una vicenda di mazzette e centri commerciali. Tangenti per un milione di euro al partito, secondo i pm. “Estranei”, invece per Il tesoriere del movimento, Francesco Belsito, che esclude qualsiasi coinvolgimento della Lega. Estraneo e disponibile a chiarire la sua posizione anche Boni che affida ai social network uno scarno comunicato che suona come difesa d’ufficio.
Il titolo più bello è quello del Fatto Quotidiano, “Ti ricordi mazzette verdi”. Repubblica sceglie un più neutrale “Lombardia, le tangenti della Lega. Indagato Boni, presidente del Pirellone”. Il Corriere, che è pur sempre di casa a Milano, apre con “Caso Tangenti, Bossi: vogliono sfasciarci”. Il Giornale sceglie invece un approccio insolitamente britannico: “Caos al Pirellone, indagato Davide Boni”. È il commento di Formigoni alla sinistra che chiede di andare a votare, “Abbaiano a vuoto, continuiamo a governare”, a riportare la testata berlusconiana su un terreno più congeniale. Ma fa di meglio la Padania, che in prima pagina censura la notizia, preferendo aprire con pensioni contrapposte ai mafiosi e in taglio basso un eloquente “Napoli, raffica di arresti: la solita malasanità che paghiamo noi”. Come dire: la Lega non ha nulla da temere, Monti ruba le pensioni al popolo padano, permettendo ai mafiosi di risiedere al nord, mentre gli sprechi del sud ricadono sulle tasche dei padani.
Nella Lega è un coro di “Al giudice! Al giudice!” che rimanda alle esternazioni dell’ex premier, segno che il processo di berlusconizzazione del partito è profondo e tocca in uguale misura vertici e dirigenti locali. Da Bossi padre a Salvini, passando per il capogruppo alla Camera, Giampaolo Dozzo e Matteo Salvini, la linea è comune e oscilla fra la vendetta politica e quella giudiziaria. In sostanza per i padani l’attacco è legato all’opposizione al governo Monti e all’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati presentato una settimana fa dal leghista Gianluca Pini. Solo il Trota tace e si aggira inquieto parlando al telefono più del solito, come riferisce Repubblica.
A grattare la scorza però s’intravede la questione delle due leghe, bossiani contro maroniani, che viene ripresa da Marco Cremonesi sul Corriere e troverebbe conferma nelle parole di un bossiano di ferro come il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo: “Se io fossi in lui mi dimetterei da presidente oggi stesso, anche per essere più libero nella difesa”. Lo stesso Cremonesi riporta una dichiarazione anonima che lascia poco spazio ai dubbi sull’esistenza di un sistema di potere collaudato: “L’essere indicati per certe posizioni, soprattutto di sottogoverno, prevede la gratitudine nei confronti di chi ha contribuito all’indicazione”.
Quali ripercussioni avrà la vicenda sul futuro della Lega? Per Bossi non ci sono dubbi: “Prenderà ancora più voti. Chissenefrega dei giudici”. Intanto sulla pagina facebook di Boni fioccano messaggi di solidarietà, con qualche crepa che fa riferimento a Penati e all’assimilazione del partito padano nel sistema. Ma il commento più significativo arriva sul profilo personale del presidente del Pirellone, da tale Andrea Incantalupo, ritratto in compagnia dello stesso Boni, che scrive: “Innocente o colpevole la mia amicizia non cambierà anzi aumenterà”. Il commento riceve tre “mi piace”,  i vertici della Lega possono dormire sonni tranquilli, soprattutto se continuerà a dare la colpa ai giudici e alla malasanità napoletana.

Fonte: Blogging around my soul

venerdì 3 febbraio 2012

Altro che Roma ladrona...i leghisti sì che chiagnon' 'e fottono!!!

Ricevo e posto questa segnalazione, che dire...altro che "Roma Ladrona", si dovrebbe urlare "Lega ladrona, il Sud non perdona!!!"....

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La Lega Nord guida la rivolta contro il taglio ai vitalizi dei parlamentari!!!

Altro che "Roma ladrona"... una volta seduti sugli scranni di Montecitorio ai deputati della Lega Nord i privilegi della casta romana sono piaciuti così tanto che non vogliono più abbandonarli. E così capita che sia proprio il partito di Bossi, quello che sferzava i costumi corrotti della "partitocrazia romana", a guidare oggettivamente la rivolta contro il taglio ai vitalizi per i parlamentari. Tra tanti tagli-burla, la piccola diminuzione della pensione col passaggio al sistema contributivo è forse l'unica vera diminutio nei tantissimi privilegi della Casta. In particolare il passaggio da vitalizio a pensione col ritardo di una decina d'anni sulla sua erogazione (fino a ora si prende già a cinquant'anni, un vero scandalo). 
L'unico vero taglio dicevamo e infatti l'unica misura su cui si sta scatenando la guerra dei ricorsi: alla fine sono diventate 26 le contestazioni formali su cui dovranno giudicare i tre deputati del consiglio di Giurisdizione di Montecitorio: Giuseppe Consolo (Fli), Ignazio Abrigani (Pdl) e Tino Iannuzzi (Pd).
Ebbene su ventisei ricorsi ben 15 sono di deputati o ex-deputati della Lega Nord!
Gli altri ricorrenti sono 7 del Pdl, 3 dell'Ulivo, uno del Prc...
Non manca nessuno, ma sono indiscutibilmente i gloriosi eredi di Alberto da Giussano a guidare la rivolta per difendere i privilegi "papalini" acquisiti nelle camere del potere.

venerdì 27 gennaio 2012

"Il giorno della memoria ?...Io sono Calabrese mi ricordo tutto .....e aspetto." di G. Lipari



  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

Giuseppe Lipari