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mercoledì 29 ottobre 2014

Il Sud ad un bivio...o lo tsunami demografico ed il deserto annunciato dallo Svimez o una ripartenza da Sud dell'intero paese

Il rapporto SVIMEZ 2014 è una fotografia impietosa ma cruda e realistica della crisi dell'intero paese e del Mezzogiorno in particolare.
Certo è impressionante leggere negli ultimi anni del calo, al netto degli immigrati,  e dell'invecchiamento della popolazione del Mezzogiorno, con la ripresa dell'emigrazione, soprattutto giovanile, e l'aumento della disoccupazione e tragica diffusione della povertà, come già citato anche nel recente articolo del nostro Presidente Natale Cuccurese sul blog nazionale.

Come detto anche dall'amico Gigi Di Fiore, sul suo ottimo articolo sul Blog del Mattino online, ancora oggi sembrano attuali le poche voci dei meridionalisti del passato, come Nitti ad esempio ad inizio del 1900, quando protestavano contro le politiche nord-centriche del Regno d'Italia che tanto contribuirono ad allargare la forbice tra il nostro Sud e il Centro-Nord del paese. Oramai anche gli studi di Malanima e Daniele del CNR sull'andamento del PIL pro-capite per il Sud e per il Centro-Nord e gli studi della Banca d'Italia (fonte che credo non sia sospettabile di simpatie neoborboniche o revisioniste....) sugli indici di industrializzazione relativa e sul valore aggiunto industriale, dimostrano che il divario nacque dopo la "malaunità" del 1861 e non esisteva prima o almeno fu davvero minimo fino alla fine del secolo XIX quando il PIL pro-capite del Sud è stimato intorno al 93% di quello del resto del paese, ancora un paese povero e fondamentalmente agricolo ed arretrato. 
Poi il Regno sabaudo fece di tutto per allargare il divario, il gap inizia a formarsi tra il 1891 ed il 1913 quando ci fu l'industrializzazione del Nord a scapito del Sud arrivando all'80%, per aggravarsi durante il periodo fascista e raggiungere il suo picco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1951 il PIL del Sud era diventato quasi la metà, esattamente il 47% di quello del Centro-Nord! Quindi ci fu l'unico periodo in cui il gap diminuì tra il 1951 ed il 1973, periodo che coincide con il boom economico dell'Italia dopo il Piano Marshall (sebbene anche quei fondi destinati soprattutto al Nord...) ed il primo illuminato periodo della Cassa del Mezzogiorno...cresce il Sud e cresce l'intero paese anche se noi "terroni" paghiamo a carissimo prezzo questa crescita con il periodo di più forte emigrazione sud-nord, negli anni '60 si stimano ca. 300.000 persone all'anno, alla fine però il PIL pro-capite del Sud diventa il 66% di quello del resto del paese. Infine l'ultimo periodo esaminato da Malanima e Daniele, dagli anni '70 ai primi anni del nuovo secolo, iniziato con la crisi petrolifera e la seconda fase della Cassa del Mezzogiorno, quella in cui si passò dagli investimenti ai sussidi (spesso preda delle aziende del Nord che vennero al Sud...) la situazione peggiorò per l'intero paese e per il Sud in particolare ed il gap tornò ad allargarsi...poi negli ultimi anni specie i governi Berlusconi-Tremonti, oramai dichiaratamente "leghisti", hanno ulteriormente aggravato la situazione con i ben noti scippi dei fondi FAS ai danni del Mezzogiorno. 

Le risposte del governo Renzi finora sono largamente insufficienti ed insoddisfacenti, abbastanza patetiche poi le risposte di Del Rio sulle difficoltà di territorio al Sud per giustificare le briciole al Sud per gli investimenti ferroviari (il 2% del totale!!!). Oggi, come ci insegna anche la storia e la ricostruzione sui vari periodi di Daniele e Malanima, servirebbe un nuovo "Piano Marshall" per il Sud e poi si deve essere molto più coraggiosi con lo sforamento dei parametri europei. Infine, soprattutto con le limitate risorse comunque a disposizione, bisogna  privilegiare investimenti al Sud con priorità su infrastrutture, turismo e protezione beni ambientali e culturali, artigianato ed eno-gastronomia di qualità, quindi sviluppo sostenibile ed incentivi per sviluppo hi-tech se non si vuole l'annientamento totale di un popolo ed il deserto, non solo industriale ma anche civile, entro qualche decina di anni.

Non basta più indignarsi e protestare, oppure pensare a cose velleitarie ed irraggiungibili come ritorni ad antichi confini, bisogna organizzare un movimento meridionalista di massa che faccia sentire la sua voce forte nello scenario politico italiano e lì dove si decide...noi del Partito del Sud lavoriamo su questo e sulle nostre proposte al di là della protesta, continueremo a farlo, insieme alle migliori espressioni politiche meridionali, come De Magistris o Emiliano ad esempio, che hanno dimostrato di non aver nulla da imparare in quanto ad onestà ed efficienza amministrativa dai loro colleghi del Centro-Nord travolti da decine di scandali e di inefficienze. Dalle persone migliori il Sud riparte e l'Italia sarà quello che il Sud sarà...un Sud autonomo e forte, di nuovo al centro del Mediterraneo e di nuovo faro di civiltà dell'intero continente europeo.


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud 


venerdì 14 marzo 2014

Napoli sabato 15 Marzo - Conferenza Stampa congiunta Michele Emiliano, Partito del Sud. “Il ruolo del Sud quale volano di sviluppo per l’Europa"



Invito Stampa


Sabato 15 marzo alle ore 11,30 presso l’ Hotel Palazzo Alabardieri, in via Alabardieri, 38 a Napoli si terrà la conferenza stampa dal titolo: “Il ruolo del Sud quale volano di sviluppo per l’Europa "

Alla Conferenza stampa parteciperanno il Sindaco di Bari Michele Emiliano , capolista alle Europee per la circoscrizione Meridionale del Partito Democratico, e il Presidente Nazionale del Partito del Sud, Natale Cuccurese

Durante la conferenza stampa sarà spiegato come si potrà dare nuovo slancio e un ruolo importante a tutte le regioni del Sud Italia in Europa e come, lo stesso Meridione, potrà svolgere un ruolo strategico e trainante nel Mediterraneo utile all'Italia e a tutto il Vecchio Continente per uscire dall’attuale crisi.

Sarà illustrato inoltre come questa attività vedrà svilupparsi, all'interno del fronte progressista, una forte sinergia e collaborazione tra il Partito del Sud e Michele Emiliano, Sindaco tra i più amati d’Italia, grande sostenitore della legalità, convinto meridionalista.
In conferenza stampa dopo gli interventi  del Sindaco di Bari Michele Emiliano e del Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, i colleghi della stampa, se lo riterranno, potranno rivolgere ai convenuti delle domande.


Sarà consegnata Cartella Stampa con relativo comunicato stampa.

E’ gradita la presenza.

Per ulteriori info e logistica telefonare a :
Emiddio de Franciscis di Casanova:  cell 335 6667952 
(Coordinatore Regionale Campania Partito del Sud)

Andrea Balìa: cell 335 437136 
(Vice Presidente Nazionale Partito del Sud)

mercoledì 20 novembre 2013

Sud e Innovazione: il 28 novembre a Napoli con Luigi De Magistris e Michele Emiliano


Roundtable: Il ruolo delle città e delle istituzioni, quale spazio al sud per giovani e imprese innovative, quale ruolo in Europa e nel Mediterraneo Se ne parlerà con Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, Michele Emiliano, Sindaco di Bari e con esperti e attori dell’innovazione.
Sud e Innovazione: con Luigi De Magistris e Michele Emiliano


 Dove
Stazione Marittima - Napoli
 Quando
28/11/2013
dalle 11:00 alle 12:00
Il rilancio del nostro Paese, a detta di tutti i principali economisti e studiosi, passa dal rilancio del Sud mettendo al centro dell’attenzione dei governi locali e centrali, le grandi potenzialità di crescita che esso ha.
Un ruolo importante in questo percorso di rilancio lo avranno le grandi città del Sud con la loro capacità di diventare sempre più città intelligenti e di fare dell’innovazione tecnologica e dell’innovazione sostenibile un vero e proprio obiettivo primario.
L’innovazione al Sud significa anche giovani, creatività e imprese innovative.
Il prossimo 28 novembre alle 10,30 presso la Stazione Marittima di Napoli, TechnologyBiz e l’associazioneSud Project Camp hanno organizzato un incontro - dibattito per provare a capire con due sindaci di due grandi città del Sud quale sia la strada percorsa fino ad oggi e quale ancora da percorrere per portare il Sudad essere protagonista della ripresa dell’Italia e di un suo ruolo fondamentale in Europa e nel Mediterraneo.

Intervengono:
Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli
Michele Emiliano, Sindaco di Bari
Michele Dell'Edera, Sud Project Camp
Antonio Savarese, TechnologyBIZ
Vincenzo Moretti, sociologo
    Armano Di Nardo, HUB S.p.A., Co-Fondatore
      Modera:
      Gigi Di Fiore, giornalista e scrittore
      Short Link a questa pagina: http://tbiz.it/sud_innovazione

      lunedì 4 novembre 2013

      MODENA 3 Novembre 2013: CORTEO DI PROTESTA CONTRO IL BIOCIDIO AL SUD





      "PER IL LAVORO EMIGRIAMO MA NON DIMENTICHIAMO LA TERRA CHE AMIAMO"

      Ieri a Modena per il corteo di protesta contro il biocidio nella Terra dei Fuochi. Dopo Napoli sabato scorso oggi in Emilia.

      Il Partito del Sud ancora presente con donne e uomini delle sue sezioni al nord insieme ad altre Associazioni, Movimenti e singoli cittadini. Presenti fra gli altri il Presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese e la Coord. Segreteria Organizzativa Nazionale Rosanna Gadaleta.

      Il corteo si è snodato per le strade del centro di Modena, durante il percorso sono stati distribuiti volanti ai passanti, ricevendo condivisione e solidarietà da parte dei cittadini modenesi. Al termine del corteo rilasciati nel cielo palloncini bianchi a rappresentare le anime innocenti dei bambini morti per malattia nella Terra dei Fuochi.Ancora una volta dimostrato nei fatti l'attaccamento alla propria terra d'origine dei tanti cittadini meridionali emigrati per lavoro al nord.

      Ringraziamo i Coord. territoriali Comitati Fuochi di Modena e Bologna.

      Altre foto della manifestazione a questo link : 
      https://www.facebook.com/partito.delsud/media_set?set=a.661755897191014.1073741844.100000698291299&type=1

      lunedì 21 ottobre 2013

      Il Sud non è un “peso” ma una ”occasione” per il futuro dell'Italia e dell’Europa (da "Tirreno news")


      Un interessante articolo che evidenzia il ruolo sempre più importante del Partito del Sud in terra calabrese, non solo sul fronte della protesta ma anche e soprattutto sul versante della proposta meridionalista....

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      E’ questo il senso profondo dell’incontro svoltosi sabato 19 ottobre in Longobardi, la cittadina del Tirreno cosentino che sembra diventato il fulcro della leva per aprire cervello e cuore di un “mezzogiorno” che è troppo avvolto nel suo antico e dominante bozzolo dal quale non riesce a liberarsi per volare (foto a fianco, Di Fiore e Cuccurese si preparano all’incontro).
      Un incontro al quale erano presenti Giacinto Mannarino, Sindaco di Longobardi , Orlandino Greco, Presidente del Consiglio provinciale di Cosenza, Franco Gaudio, già sindaco di Longobardi, ora delegato regionale del Partito del Sud, Giuseppe Spadafora, Presidente regionale del partito del Sud e Natale Cuccurese, Presidente nazionale del partito del sud, e che si è avvalso della relazione introduttiva e della acuta moderazione di Gigi Di Fiore, il brillante giornalista e scrittore, tra l’altro, autore della “Controstoria dell’Unità d’Italia”, della “Controstoria della liberazione” e de “Gli Ultimi giorni di Gaeta”, opere che intendono offrirsi agli Italiani ed al mondo come documenti rappresentativi di quella verità sull’Italia che non solo non viene detta ma che è stata finora nascosta.( foto media da sx Franco Gaudio, Natale Cuccurese, Gigi Di Fiore, Giacinto Mannarino, Orlandino Greco, Giuseppe Spadafora)
      Sono mancati all'appuntamento il sindaco di Aiello Calabro, Francesco Iacucci, e l’ex Deputato Franco Laratta , entrambi sottratti all’incontro dalle problematici “piddine” connesse alla difficile elezione del segretario provinciale.

      In incontro di alto spessore politico ma soprattutto culturale, sociale ed economico, durante il quale si è trattato della situazione del Sud d’Italia, ancora più Sud dell’Europa e dei suoi antichi e recenti malgoverni che hanno portato tutti i parametri vitali di una macro-regione verso il baratro, mentre intelligenze e cuori di questa “terra”, altrove, sono “vincenti”, indici della grande possibilità di “quel” riscatto che da solo può sovvertire una negativa storia attuale, se, solo, l’orgoglio di “uomini del sud”, che hanno contribuito a scrivere la storia dell’Italia, dell’Europa e del Mondo, comincerà ad essere fruito per superare le ingerenze pluriarchiche delle politiche, dei partiti e dei poteri, ostative dello sviluppo sociale e dell’uso delle intelligenze verso la costruzione del “nuovo Sud”, autarchico e libero da condizionamenti e sfruttamenti, interni ed esterni.

      Un incontro che è servito per poggiare il piede di quella costruzione lenta ma inarrestabile del superamento della politica nullificatrice della stessa libertà necessaria ad un popolo per essere ancora tale, riscoprendo , o scoprendo, nella storia e dalla storia, antichi e mai domi valori e coscienze, elementi di unificazione e non di divisione.


      Fonte: Tirreno news

      lunedì 2 settembre 2013

      "Ci risiamo" di A. Rosato

      Ci risiamo.
      Ancora una volta, e ci si smarrisce nei calcoli con leggi che penalizzano costantemente le tasche dei meridionali. Ancora una volta un provvedimento che penalizza il meridione, i suoi cittadini, le imprese e la già fragile e precaria micro economia che a stento tenta di tenere salda quella dignità che di fatto è messa a dura prova.
      Ci riferiamo all’ICI, quella tassa già odiosa di per se per mille e un motivo. Fosse altro per quanto già incamerato tra progetti, bolli, permessi, iva sui materiali di costruzione e sui compensi per il lavoro svolto da imbianchini, elettricisti, imprese edili, idrauilici e a seguire tutti quanti hanno prestato la loro opera, e lo stato ha incassato già migliaia di euro dal proprietario per la costruzione dell’immobile. Tra tasse dirette e tasse indirette il committente versa nelle casse dello stato una percentuale che va ben oltre la metà della spesa totale. Spesso poi lo si fa per i figli, si fanno sacrifici enormi. Rinunce alle quali spesso è impossibile poi rimediare. Tutto ciò per vedere poi quel figlio essere costretto ad abbandonare il meridione, i suoi affetti, i suoi progetti, i suoi sogni. Alle ortiche gli studi fatti per svolgere poi di fatto lavori molto più umili, per emigrare a latitudini nordiche. 
      Topograficamente a certi paralleli serve comunque una casa, lo sappiamo, in affitto o indebitandosi per tutta la vita con le banche (nessuna è meridionale ricordiamolo) o finanziarie le quali poi di fatto sono le vere proprietarie dell’immobile tra le altre cose. Quella casa, in una città lontana, più fredda dove il riscaldamento serve davvero per mesi l’anno (e giù con le accise derivate ancora nel granaio), dove non ci sono gli affetti lasciati molto più a sud etc etc, risulta come prima casa solo perché abituale dimora. Quanti meridionali dunque hanno lasciato al paesello la casetta o il rudere ereditato dai genitori. Milioni e milioni di meridionali che si troveranno a pagare l’IMU come seconda casa per quel rudere adesso. Una abitazione vuota, spesso ereditata appunto, che non da reddito materiale se non quello che serve per completare il modello F24 per la riscossione dei tributi. Ma non solo, oltre al danno anche la beffa, poiché questo governo mascherato da colori politici di cui onestamente si fa a capire il confine dell’uno e dell’altro, anzi spesso si manifesta per quello che forse è davvero da sempre, cosa ha pensato di fare. Ha pensato bene di trovare le mancanze dei proventi IMU con una nuova tassa. Una tassa ancora da capire bene nei dettagli, ma della quale si conoscono almeno un paio di cose. La prima che sarà corposa perché mette assieme IMU e altre imposte. Si andrà verso a una service-tax, cosi la chiamano per renderla meno cruda, un’imposta omni-comprensiva concentrata sui valori degli immobili, sui servizi che vengono erogati alle abitazioni e sul valore dei territori dove sorge la casa. Ma a pagarla sarà l’inquilino stavolta, quindi ancora soldi succhiati a quei milioni di meridionali che costretti ad emigrare lasceranno al nord altri milioni di euro che impoveriranno loro e arricchiranno ancora una volta le casse tosco-padane. Non ci saranno di conseguenza risorse familiari per quell'imbianchino, per quell'idraulico, per quell'elettricista che dal Sud sarà costretto a chiudere ed emigrare anche lui probabilmente, arrecando danno su danno. E a pagare di più come diceva Antonio De Curtis, è sempre pantalone.
      Il Partito del Sud dice basta a questo continuo atto di vampirismo che succhia sempre il sangue del meridione e dei meridionali. Questo stato sanguisuga deve la deve smettere con l’opera di desertificazione economica, culturale, industriale e quell'esodo forzato che ha oramai caratteristiche bibliche. Si, proprio come quell'esodo che porto gli ebrei a cercare rifugio nel deserto. Esodo che ebbe poi  come risultato, la schiavitù del popolo ebraico.


      Antonio Rosato
      Coord. Partito del Sud - Lazio 

      venerdì 30 agosto 2013

      Fare rete, una delle chiavi di successo per il Sud di M. Dell'Edera


      Ricevo e posto dall'amico Michele Dell'Edera, Coordinatore per la Puglia del PdSUD ed ideatore del progetto Sud Project Camp....

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      DSCF5475Dopo solo qualche tappa del Sud Project Camp e degli eventi che abbiamo sostenuto (Bologna, Longobardi in provincia di Cosenza, Torremaggiore in provincia di Foggia – evento realizzato dall’associazione Sacco & Vanzetti), uno dei dati che ci pare possano saltare agli occhi è che da noi, al Sud, si comincia a capire che fare rete sia una delle chiavi più importanti del successo e della rinascita di un territorio che, nel 1860, era il primo in Italia per dati economici, sviluppo, possibilità di crescita e altro ancora.
      Mettere insieme, mettere in rete, aziende, associazioni, giovani, innovatori, movimenti che si occupano dei territori, startup, incubatori d’impresa, formazione, idee e progetti, programmi politici, è quanto abbiamo immaginato quando abbiamo messo su il Sud Project Camp.
      Non ci eravamo sbagliati, ogni giorno di più, attorno a questo progetto si catalizzano interessi e richieste di DSCF5634adesione o di informazioni.
      Tutti possono aderire, se però si crede nella possibilità di un Sud che può ripartire rifondando un tessuto produttivo e sociale che abbia le sue radici al SUD. Se si crede che questo Sud possa avere le sue radici in Europa proiettandosi nel Mediterraneo ed essendo protagonista in quest’area.
      Ecco perché abbiamo deciso di rappresentare il Sud Project Camp come un albero con radici e foglie. Se il tronco è la nostra terra, le foglie sono ciascuna delle componenti e delle ricchezze del sud, le radicisono la voglia di ripartire da noi, dalle nostre forze, dalla nostra terra, dalla capacità, una volta per tutte, di dire che: il Sud, se fa sistema vince.
      Il Sud Project Camp, ha questa visione, forse questa presunzione, vuole far tornare il sud ad essere vincente e competitivo, non in alternativa o in guerra con altre aree del Paese,ma in competizione sapendo di poter competere e chiedendo di poter competere.
      DSCF5574Stiamo mettendo insieme le migliori energie del Sud e ogni giorno se ne aggiungono di nuove. Stiamo preparando eventi da soli o in collaborazione con altre iniziative che ci aiuteranno a ritrovare forza ed unità.
      Creare un sistema sud è un obiettivo non più rimandabile. Il momento giusto è ora, è adesso !
      Per info: 

      giovedì 27 giugno 2013

      Gabriella e la triste storia delle assicurazioni auto al Sud


      Ricevo e posto quest'interessante articolo sul caro assicurazioni al sud che abbiamo già trattato più volte, oramai è diventata la battaglia di molti meridionalisti e molte associazioni, non possiamo non aderire a questo fronte di protesta meridionalista...

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      many cars on road
      L’avevamo detto anche noi un po’ di tempo fa, se l’Italia vuole tenere fede veramente all’articolo 3 della Costituzione nel quale, bontà dei padri costituenti, si prevede l’uguaglianza tra tutti i cittadini senza alcuna differenza di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, allora molto probabilmente questa stessa Italia deve porre fine alle diseguaglianze e ingiustizie legate al mondo delle assicurazioni e in particolare alle assicurazioni auto. Si perché, se le assicurazioni auto sono obbligatorie, allora il libero mercato non centra più, centra il diritto di tutti i cittadini di pagare nelle stesse condizioni e posizioni contrattuali le stesse cifre su tutto il territorio nazionale. Oggi non è così  tanto è vero che, secondo uno studio portato avanti dall’associazione “Mobast” di Napoli, i cittadini del capoluogo campano pagano dal 130% al  338% in più rispetto ai cittadini di Milano. Ma allora i padri costituenti hanno dimenticato di scrivere nella Costituzione “senza nessuna differenza di territorio” ? E si perché se siamo uguali immaginiamo che un cittadino onesto e un cittadino che non fa incidenti di Napoli sia esattamente uguale a un cittadino di Milano nelle stesse condizioni, o no ?

      Non si è mai visto in nessun paese civile che le responsabilità personali di alcuni individui debbano essere “condivise territorialmente” con gli altri cittadini che queste responsabilità non hanno. Tra l’altro da qualche hanno i dati ISVAP dicono anche che i teoremi delle assicurazioni sulle incidenze territoriali dei costi sono errati. Ma, ammettiamo pure per un attimo che siano veri, allora chi sbaglia o, peggio, chi froda è lui a doversene accollare l’onere non tutti i cittadini, o peggio un singolo territorio.
      Le agenzie qualche giorno fa hanno battuto la notizia che di questa questione, molto probabilmente, se ne occuperà la Commissione Europea che potrebbe avviare un’indagine sui prezzi RcAuto in Italia. 
      Il tutto grazie a una petizione promossa a livello europeo dall’Associazione “Mobast”, fondata dalla napoletana Gabriella Gambardella esperta del ramo assicurazioni  e impegnata da anni in questa battaglia relativa al caro assicurazioni al Sud e sostenuta da alcuni parlamentari europei.
      All’audizione che si è tenuta a Bruxelles, oltre all’eurodeputata Erminia Mazzoni ha partecipato anche la Gabardella che alla fine della riunione e forte del buon risultato raggiunto ha dichiarato: ”Le compagnie assicurative sono obbligate alla trasparenza nel rapporto con il proprio assicurato, ma il meccanismo di determinazione delle tariffe non e’ affatto trasparente. La mancanza di concorrenza e trasparenza hanno portato l’Italia ad avere primati negativi in Europa relativamente a maggiori tariffe e maggiore evasione assicurativa”.


      Fonte: Sud24.it

      mercoledì 15 maggio 2013

      Fabrizio Barca e le sue proposte per il Sud e per un nuovo modo di pensare i "partiti"

      Ieri alla storica sede della Villetta alla Garbatella, sede oggi di SEL del popolare quartiere romano, c'è stato un interessante dibattito con il Professor Barca, ex Ministro della Coesione Territoriale.
      Con molta curiosità ci sono andato ed ho capito subito, non ci vuole molto a percepirlo, che la sinistra italiana (ed il suo popolo...) aspetta nuovi leader con maggior chiarezza e determinazione nelle scelte, specie dopo le disastrose vicende del PD prima nei tentativi di formare un nuovo governo e poi nella scelta del Presidente della Repubblica....come ha detto lo stesso Fabrizio Barca si tratta di "ricostruire il campo della sinistra" in questo paese, in modo nuovo e avvincente, scrollandosi di dosso i settarismi velleitari da un lato e i compromessi da vecchia DC dall'altro, bisogna dire chiaramente cosa si vuole fare e come per spazzare via l'orribile centro-destra italiano di oggi e il suo principale deus ex machina, le cui vicende giudiziarie e le penose scusanti della "persecuzione giudiziaria" ci hanno già ammorbato per 20 anni ed è arrivato il giorno di voltare definitivamente pagina e di abbandonare per sempre questo ventennio berlusconiano che ci ha impoveriti e resi tutti più insicuri.

      Ho trovato molto interessante alcuni passaggi del suo discorso sul come ripensare la politica, agli antipodi del populismo grillino che riduce tutta la politica ad un'eliminazione del finanziamento pubblico. A proposito del finanziamento pubblico, sono assolutamente d'accordo con lui quando dice che va ridotto e ripensato sicuramente ma non eliminato perché questo significherebbe che solo i ricchi o i volti già famosi potrebbero impegnarsi in politica....prova ne è il fallimento finora di tutti i movimenti di vera democrazia partecipata senza un megafono famoso come Grillo, al di là delle chimere della rete che "abbatte gli ostacoli". Del resto il finanziamento pubblico esiste in tutti i paesi europei, con modalità diverse e ovviamente con somme ridotte...ma perché in questo caso in cui è benefica non dobbiamo seguire la lezione europea? Certo ci vuole coraggio per dirlo adesso, in questo periodo di populismo quando alla gente piace sentire solo la litania "sono tutti ladri...non devono avere un euro" (spesso poi è la stessa gente che non partecipa per niente alla vita democratica del paese né e' molto incline a seguire le regole minime di convivenza civile...) ma prima o poi usciremo da questa fase buia di retorica e populismo e capiremo che la politica va finanziata pubblicamente per il bene di tutti, certo specie in tempi di crisi con pochi soldi e soprattutto con controlli rigorosi certo ma va fatto per evitare di andare "al tutto peggio tanto meglio".

      Altro spunto interessante è che i partiti, che sono fondamentali nella vita democratica di un paese anche qui contro tutte i populismi demagogici che vorrebbero eliminarli, devono rigenerarsi e separarsi dall'amministrazione dello Stato, superando l'attuale e deleteria fase dei partiti "Stato-centrici" come descritto anche dal documento diffuso in rete dal Professor Barca. Questo documento è un'ottima base di partenza e di discussione anche per noi meridionalisti, insieme secondo me alla proposta di una nuova legge sui partiti che definisce le regole minime di registrazione, costituzione e funzionamento democratico degli stessi...non è più possibile non averle e lasciare tutto in balia del kapò di turno, che si chiami Grillo o Berlusconi o Bersani....questa sarebbe vera democrazia e non la fuffa dei "non-Statuti" o le designazioni dall'alto della classe dirigente di un movimento.

      Tutto questo insieme a spunti interessanti del Professor Barca su come spendere i fondi europei (oggi non riusciamo a spenderli in Italia e soprattutto al Sud!!!) e su come amministrare con un buon governo sia a livello nazionale che a livello locale, condito da un sano e rigoroso meridionalismo come può portarlo il nostro movimento in crescita sui vari territori, può essere davvero la ricetta giusta per una svolta meridionalista progressista e riformista che apra una nuova stagione per il nostro Sud.


      Enzo Riccio
      Vice-Presidente Partito del Sud

      giovedì 9 maggio 2013

      Luigi de Magistris a difesa delle aziende del Sud...



      Ricevo e posto con condivisione questo messaggio che i nostri amici della sezione di Napoli del PdSUD hanno ricevuto dall'Ufficio Comunicazione di Luigi de Magistris:


      Il sindaco di Napoli de Magistris, insieme all'assessore al lavoro Panini, ha incontrato oggi, presso Palazzo San Giacomo, le lavoratrici e i lavoratori della Selex. Al centro dell'incontro, la denuncia della volontà di Finmeccanica di spostare la dipendenza delle attività di ingegneria della logistica fra Genova e altre città del Nord, impoverendo così la capacità produttiva della sede di Giugliano. Il sindaco si è impegnato a porre la questione al dicastero competente, ovvero il ministero allo Sviluppo economico, con l'intenzione di chiedere una rivisitazione del piano industriale orientato, politicamente, verso un depotenziamento della capacità innovativa del territorio campano e una progressiva riduzione dell'occupazione. L'obiettivo è infatti quello di assegnare allo stabilimento di Giugliano la direzione generale della logistica come effetto dell'inversione di rotta richiesta. Il sindaco ha infatti ricordato di avere contestato, soprattutto nel recente passato, la tendenza dell'azienda a spostare investimenti e attività di eccellenza verso il centro-nord, determinando conseguenze negative sul tessuto produttivo -occupazionale locale. Lo rende noto l'ufficio stampa del sindaco.

      Marzia Bonacci
      portavoce Luigi de Magistris

      venerdì 30 novembre 2012

      Il dramma di Taranto e le scelte sbagliate del Sud e della sinistra

      Il dramma dell'ILVA di Taranto e del bivio tragico al quale siamo arrivati della scelta tra lavoro e salute, nonostante molte dichiarazioni di circostanza che si sentono dal governo e anche dalla sinistra come necessità di coniugare entrambe, è un chiaro segnale che le scelte strategiche di questo paese, anche e soprattutto al Sud, sono state errate e mi sembra strano che qualcuno ancora non abbia posto il problema in questi termini.

      Massimo rispetto per i lavoratori dell'ILVA e per la loro dignitosa lotta per il posto di lavoro, ma qualcuno deve dire che il futuro del Sud non può essere queste mostruosità, questi mega-impianti che saranno destinati a sparire non solo dall'Italia ma dall'intera Europa.

      E' un po' lo stesso errore che si fece con Bagnoli negli anni '60-'70, un errore fatale per lo sviluppo della zona flegrea che la sinistra difese ostinatamente all'epoca contro tutto e tutti non solo per salvaguardare (giustamente) il posto di lavoro degli operai ma anche per salvaguardare un suo bacino elettorale. Alla fine poi Bagnoli chiuse. Oggi si dice che ILVA guadagna...ma per quanto tempo? A quali costi per il territorio?
      Gli ultimi padroni dell'ILVA, la famiglia Riva, sono i classici imprenditori settentrionali che privatizzano i profitti e rendono pubbliche le perdite, la loro storia è un pò un classico dell'imprenditoria padana, simile a quella dei "capitani coraggiosi" come Colaninno e Gnutti, "cavalieri" alla Berlusconi...sempre pronti ad approfittare dei favori della politica, spacciandosi anche per "patrioti" come nella vergognosa vicenda della cordata per Alitalia dove ci sono tutti insieme.appassionatamente, infatti i Gavio e i Benetton oltre alla famiglia Riva sono i soci principali di CAI che detiene il 75% delle azioni di Alitalia per un po' e poi li venderà ad AirFrance, un vero capolavoro di business criminale pianificato dal governo Berlusconi.
      Per non parlare della solita assenza della stessa politica, nazionale e locale...ma se i Riva finanziano destra e sinistra e se il governo Monti si appresta a varare una legge salva-ILVA che renderà Taranto sito di "interesse strategico" cioè zona franca (dalle leggi di tutela ambientale) come Acerra e altre discariche del Sud, il quadro criminale è completo.
      Visto che siamo in tema di slogan...io sono con i magistrati di Taranto senza se e sena ma, questo non significa non essere solidali coi lavoratori e sarei per applicare pene severissime alla proprietà ILVA come ha provocatoriamente detto Pino Aprile pochi giorni fa. 

      Se pensiamo ad un arco temporale medio-lungo poi, non credo che l'industria pesante abbia possibilità di sopravvivenza non solo a Taranto ma in tutto il Sud, in Italia e oserei dire nell'intera Europa. Non voglio dire che dobbiamo pensare a smantellare subito le (poche) industrie rimaste ma bisogna iniziare a pensare ad un grande processo di riconversione, un processo che traghetti il paese in un'era post-industriale dove conteranno più le idee che le merci. E se questo non si capisce in Italia, e non mi pare che si stia capendo, anche ascoltando le frasi fatte su Taranto dei Bersani e dei Renzi e perfino di Vendola che tra i pretendenti alle primarie del centro-sinistra mi sembrava di gran lunga il migliore, dobbiamo essere noi meridionalisti a pensarlo per il Sud. Un pensiero autonomo che dovrà decidere autonomamente il destino ed il futuro della nostra terra, mai più ILVA e mai più Sulcis che inquinano e sono a serio rischio competitivo con analoghi impianti in Oriente, tra l'altro pagando le tasse non dove inquinano ma dove hanno la loro sede legale che è quasi sempre al Centro-Nord, sempre più centri di ricerca e fabbriche di idee.



      Enzo Riccio
      Segr. Org. Nazionale
      Partito del Sud

      sabato 17 novembre 2012

      "Treni, il binario morto lo tengono nella testa" di Lino Patruno



      di Lino PatrunoIl Sud è sempre stato terra di emigrazione. Quanti ne ha portati nelle nebbie il mitico espresso Lecce-Zurigo via Milano. E quanti il Bari-Torino. Ora l’emigrazione è intellettuale, dopo le valigie di cartone vanno i nostri ragazzi laureati col trolley e il computer. Ma vanno e vengono anche i pendolari. Vanno e vengono gli imprenditori e gli uomini d’affari. Vanno e vengono le merci. E vanno e vengono anche i turisti, soprattutto vengono sempre più nelle terre del sole. 

      Non ci fossero i treni, le strade, le autostrade, gli aerei, il Sud resterebbe ancor più la periferia d’Europa che è: bisogna raggiungerlo di proposito, non ci si passa per andare altrove in questa lunga Italia che il buon Dio ha disegnato così con un po’ di distrazione. Perciò se qualcuno decidesse di far male al Sud, il sistema sarebbe rapido: isolarlo. Farlo diventare, ad esempio, un binario morto, come dice un dolente cartellone affisso in Puglia con la foto delle coppole che partivano sùbito dopo la guerra, e le mamme con i figli al collo. Detto e fatto. Dopo due anni e due governi, la missione è compiuta. 

      Per restare alla Puglia, le indiscrezioni sui nuovi orari invernali la danno collegata solo con tre Freccia Argento per Roma. Ma nella capitale non si potrà arrivare prima delle 11,30, quando già stanno pensando alla pausa pranzo. E dalla capitale non si potrà rientrare più tardi delle 18, lasciando nel mezzo non solo il binario morto ma ore morte nelle quali si potrà concludere meno che niente. Neanche a pensarci alle ore piccole: niente notturni giornalieri con la capitale, niente Taranto-Milano (e a Taranto c’è una cosina come l’Ilva per la quale qualche viaggio su e giù s’immagina sia necessario). 

      Ma come, proprio i treni notturni che fanno risparmiare tempo e riducono i costi per il Sud? Mah, rispondono da Trenitalia, ormai ci sono i voli low cost, a basso prezzo, che li hanno soppiantati ovunque in Europa. Ma il Mezzogiorno non è un caso particolare in Europa? Cosa vuole che ci interessi, noi siamo una società privata e dobbiamo fare utili. Quindi meno treni perché ci sarebbero meno passeggeri. 

      Ma non è che ci sono meno passeggeri perché ci sono meno treni? Sembra la storiella del comico Petrolini. Il quale, a uno spettatore che disturbava dalla galleria del teatro disse di non avercela con lui, ma con i suoi vicini che non lo buttavano giù. Non dovremmo avercela con Trenitalia, ma con un governo disinteressato a farle capire che il trasporto non è un’eventualità come un gelato dopo pranzo, ma un diritto fondamentale protetto dalla Costituzione. La quale non dice che ci si può muovere di più o di meno a seconda di dove si è nati. Ma questo è il Paese che in 150 anni si è guardato bene dal collegare il Sud dal Tirreno all’Adriatico, tipo Bari-Napoli, dovesse mettersi in testa di essere più unito per far valere le proprie ragioni. 

      Si è guardato bene dal collegare decentemente le città meridionali fra loro, dovessero concludere affari in comune. Si è guardato bene dal far arrivare un treno a Matera, dovesse la città lucana perdere il suo primato nazionale di noncuranza. E ora si guarda bene dal dare al Sud l’alta velocità ferroviaria come al Nord. Forse perché il Sud è l’eterno posto in cui si prenderebbe tempo e si perderebbe tempo, quindi a bassa velocità? Guardi, sviluppiamo l’alta velocità dove più alto è lo sviluppo economico. Appunto, Paese a due velocità. Che pensa allo sviluppo di chi è già sviluppato e se ne infischia di chi è meno sviluppato. 

      Paese in cui se va la locomotiva del Nord, il Sud può ringraziare di essere il bagaglio appresso. E Paese che anche per questo non solo non cresce più da oltre vent’anni, ma ora va indietro pur avendo in casa un tesoro considerato invece una vergogna da tenere nascosta. Così si spiega l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da cinquant’anni. Così si spiega una statale ionica che divide Puglia, Basilicata e Calabria invece di unirle. Ma del resto, il ministro dell’economia, Grilli, parla a un giornale tedesco e dice che il modello di crescita del Sud è fallito. Signor ministro, questo è più o meno evidente. Si vorrebbe sapere piuttosto se intende rimediare togliendo al Sud i treni invece di darglieli, così come terapia d’urto. E si vorrebbe sapere se la conclusione è far morire il malato, anche se ci hanno provveduto prima di lei. 

      (Ultime notizie. Per almeno metà dei politici italiani il Sud non esiste. Questa sconveniente parola non è stata mai pronunciata, se non di sfuggita da Bersani, durante il dibattito televisivo fra i candidati alle elezioni primarie del centro sinistra. L’intervistatore non lo ha chiesto, ma nessuno impediva agli intervistati di parlarne. Quindi il Sud non è il principale problema d’Italia e non è la principale soluzione ai problemi d’Italia. Evviva).

      Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

      giovedì 25 ottobre 2012

      "Movimento meridionalista, dopo Bari arriva Napoli, il 24 novembre" di Zeroventiquattro.it



      Lo scorso settembre si erano trovati in trecento a Bari (mille iscritti), provenienti da tutta Italia, presso la sala del consiglio comunale del capoluogo pugliese, per chiedere a Pino Aprile di porsi alla guida di un movimento unitario che mettesse assieme tutte le anime del meridionalismo e tutti i movimenti che ad esso si rifanno. Pino Aprile, in quella circostanza, si è detto disponibile a lavorare per il sud con l’arma a lui più consona e quindi annunciò di stare lavorando alla nascita di un quotidiano nazionale che possa raccontare il sud e l’Italia da Sud.
      Il progetto del quotidiano, per quello che ci risulta, sta andando avanti. Ma come sta andando con il movimento meridionalista nascente ?
      Anche quello, a quanto pare, procede, tanto è vero che il prossimo 24 novembre presso la stazione marittima di Napoli si terrà l’assemblea costituente del movimento pensato a Bari. Per partecipare basta iscriversi on line.
      Chi i leader del movimento, quale il suo nome, quali i suoi obiettivi ?  Tutto si deciderà il 24 novembre e tutti coloro che vogliono partecipare a questa impresa, perché di impresa di tratta, lo potranno fare proponendo, nome, candidature al direttivo, proposte per lo statuto, proposte sui principi, tutto on line. Unmovimento a democrazia 2.0 che prova a partire quindi dal basso senza leader e brand precostituiti, ma con una sola attenzione il SUD, l’apertura al Mediterraneo e a tutti i popoli che lo abitano. L’idea quindi non è un movimento di chiusura ed egoistico, ma un movimento che punti alla rinascita del sud partendo dal suo habitat naturale: il Mar Mediterraneo. Un operazione e un’esperimento interessante per il panorama politico italiano che è vero che vede in Grillo il primo ad aver utilizzato il web in maniera massiccia partendo però da un punto di forza e cioè dalla sua notorietà televisiva.
      Qui tutto nasce dai sentimenti delle persone verso la propria terra e dalla volontà di cambiare le cose. Due ingredienti forti, è vero, ma nei quali non in molti avevano creduto fino ad oggi.
      Le premesse ci sono. Staremo a vedere.

      lunedì 1 ottobre 2012

      Dopo gli scandali della sanità lombarda, il Laziogate....a quando altri esempi di civiltà per il il Sud?





      Dopo aver assistito ai tanti scandali della sanità lombarda, poi le vergognose vicende della Regione Lazio, le notizie riportano di indagini della Guardia di Finanza sia in Campania ma anche in Piemonte ed Emilia-Romagna. Davvero lunga la lista degli scandali regionali, un elenco si può ritrovare su un altro blog di un amico meridionalista.

      Non ho letto della stessa indignazione di Rizzo e Stella come quando si parlava dei forestali siciliani o dei falsi invalidi al Sud....è ovvio che la corruzione e' diffusa ovunque ma e' anche abbastanza ovvio che l' "epicentro" del malaffare è al Centro-Nord, del resto la prima Tangentopoli esplose a Milano (chi ricorda il famoso Albergo Pio Trivulzio...) così come Vallettopoli ad Arcore coi suoi Corona e Lele Mora tipici personaggi della "Milano da bere" degli ultimi anni oppure Calciopoli a Torino. La cosa poi pare abbastanza ovvia visto che la maggior parte dei fondi pubblici viene spesa a Roma o a Milano ma anche su questo c'e' sempre un pò di (padano? padan-romano?) pudore per dirlo a chiare lettere. Questo fatto così evidente, inoltre, stranamente non è mai sottolineato dai commentatori dei principali TG nazionali, mai discusso nei principali talk show e mai evidenziato in chiave geografica come succede per altri fatti di criminalità organizzata o altri mali "endemici" che, si dice sempre sui media nazional-padani, sono caratteristiche peculiari del Sud.

      Fin quando non ci sarà un movimento politico meridionalista forte, affiancato da un vero giornale che sia voce del Sud, possiamo essere certi che la censura continuerà. Per questo il recente evento a Bari con il suo duplice risultato, quello politico e l'annuncio del giornale del Sud di Pino Aprile, è stato un successo ed è una speranza fortissima per molti meridionali, speranza che abbiamo il dovere di non deludere.

      Sul fronte delle proposte da portare nell'aggregazione meridionalista, queste vicende impongono altre riflessioni. Il fallimento della riforma del titolo V della Costituzione fatta dal governo di centro-sinistra e le misure di devolution e federalismo fiscale varate dal governo di centro-destra per porre fine agli sprechi (chi non ricorda "la famosa siringa che al Sud costa il doppio"?) sono naufragate tra scandali e scene vergognose come i leghisti imboccati con i rigatoni alla pajata...scene davvero emblematiche degli ultimi anni (speriamo!) della seconda Repubblica.


      In questa serie di scandali si sono alternati sia governi di centro-destra che di centro-sinistra (ricordiamo il caso Penati), ma non è difficile notare oggettivamente che in quelli di centro-destra con i suoi festini, con le nipoti di Mubarak ad Arcore o er Batman che già da solo dà l'idea del magna magna ed i party con le antiche romane nella Capitale, c'è qualcosa di più vergognoso, c'è davvero tutta la volgarità, tutta la decadenza italiana ed i segnali della fine di un'epoca come ai giorni del crollo dell'impero romano. Davvero emblematica e profetica la foto della Polverini, in alto, proprio quella già citata con Renata la "moralizzatrice" che imbocca i rigatoni alla pajata a Bossi!



      Assodato che noi meridionali non abbiamo bisogno di lezioni di buona amministrazione, di etica e moralità da Lusi o da Belsito, da personaggi come er Batman o il Trota, da Roma o da Milano, dobbiamo prepararci a presentare le nostre proposte per uscire da questo sfacelo. Per prima cosa dobbiamo perfezionare un'idea di riorganizzazione federale dello Stato, superando il nefasto regionalismo che tanti danni ha prodotto anche al Sud. Ed è arrivato il momento che noi meridionali dobbiamo pretendere la nostra autonomia, cacciando la classe dirigente attuale ascara e servile degli interessi del centro-nord garantiti dai partiti tradizionali, e dobbiamo pretendere di gestire da soli i fondi europei, senza l'intermediazione del governo centrale che può dirottare i soldi sui traghetti del Lago di Garda come ha fatto Tremonti o per altre priorità di rigor di bilancio come sta facendo il governo Monti. Per ottenere ciò, bisogna proporre una macroregione del Sud continentale, una regione autonoma federata con la Sicilia e con il resto d'Italia, rispettando le storiche identità e non le varie confuse "azzeccagarbugliate", fatte dal Regno d'Italia prima e dal ventennio fascista dopo, che hanno artificiosamente cambiato gli antichi e storici confini di alcune provincie. A proposito di sprechi poi, una macroregione al posto di 6 regioni sarebbe un bel risparmio, unitamente alla soppressione ed accorpamento dei comuni sotto i 1000 abitanti ed il riordino delle Province già avviati che forse sono tra i pochi "fatti" del governo Monti, anche se specie per le Province andrebbero rivisti in alcuni criteri, infine dovrebbe essere rilanciato il ruolo dei comuni e delle municipalità storicamente artefici dei migliori risultati ed un rinnovamento radicale sia della politica che della sua classe dirigente (e finalmente abbiamo al Sud esempi virtuosi di buona amministrazione e di impegno civile, superando gli interessi di partito e solamente al servizio dei cittadini) tutto ciò sarebbe davvero il segnale di rivoluzione che parte da Sud e non subita, come accade da più di 150 anni, dalla nostra martoriata terra.



      Enzo Riccio
      Segr. Org. Nazionale
      Partito del Sud

      martedì 25 settembre 2012

      Napoli e il Sud non si facciano offendere da Lotito! Tra lui e Cellino…di A. Forgione


      Dalla rete ricevo e posto con condivisione quest'articolo di Angelo Forgione
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      Claudio Lotito commenta la vicenda dello stadio di Quartu Sant’Elena e offende, come troppi, la storia di Napoli con quel solito aggettivo di stampo post-risorgimentale che i vocabolari continuano a riportare. Per il presidente della Lazio i nuovi stadi in Italia non si faranno per colpa de “l’atteggiamento borbonico della burocrazia italiana che lascia a persone singole di decidere di una norma al Senato”.
      Vicenda grottesca che coinvolge due tra i presidenti più discutibili della Serie A. Lotito offende Napoli e il Sud e contesta lo Stato da posizione di condannato nell’ambito del processo di “calciopoli” per illeciti commessi nel suo primo anno di gestione, nonchè per aggiotaggio e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza sui titoli in borsa del suo club, ma anche inibito per violazione del regolamento FIGC agenti calciatori. Giudizi espressi circa l’azione a tutti gli effetti sovversiva del presidente del Cagliari Cellino che scavalca la decisione di un Prefetto, organo monocratico dello Stato, e incita migliaia di persone a infrangere la legge per poi difendersi affermando che in ventun anni con il Cagliari non è mai stato deferito per vicende legate ai passaporti, al doping, agli arbitri, a evasioni fiscali o falsi in bilancio. Peccato che i falsi in bilancio li abbia commessi nella sua attività imprenditoriale, cosa per la quale è stato condannato a 1 anno e 3 mesi di reclusione, per poi patteggiare la condanna nell’ambito di una truffa all’Unione Europea (dichiarate quantità di grano inferiori a quelle esistenti nei suoi silos). Cellino, tra l’altro, per 7 anni non ha pagato l’affitto del “Sant’Elia” e nemmeno ha speso un soldo di manutenzione che ricadeva sul Comune di Cagliari mentre lui intascava gli incassi. Poi è stato eletto il sindaco Zedda che ha messo fine a questo vergognoso vassallaggio in tempo di crisi economica, Cellino ha sloggiato smontando i tubi innocenti delle tribune costruite all’interno dello stadio “rimodernato” nel 1990 e ha sbattuto la porta rimontandole a Quartu Sant’Elena. Tanto per dirla breve, il Tribunale di Milano ha disposto il pignoramento di 1,7 milioni di euro del Cagliari derivanti dai contributi Sky/Lega Calcio per risarcire almeno in parte il Comune di Cagliari, riconosciuto parte lesa.
      Se le alluvioni colpiscono il Nord per un comico di Genova è colpa del Sud. Se la Giustizia non funziona per un giudice di Treviso è colpa del Sud. Se gli stadi in Italia non si fanno per un imprenditore romano è colpa del Sud. È sempre colpa del Sud se si tira in ballo quel termine che ha utilizzato anche Claudio Lotito, il quale dovrebbe imparare (non è il primo e non sarà l’ultimo cui lo insegniamo) che l’inefficienza e la macchinosità della pubblica amministrazione attribuita ai Borbone di Napoli non sono altro che un falso storico. Anzi, in realtà l’aggettivo attribuisce ai napoletani un difetto dell’amministrazione piemontese e il Cavalier Vittorio Sacchi, amico di Cavour, direttore delle contribuzioni e del catasto del Regno di Sardegna, fu inviato a Napoli per capire come erano ordinati i tributi e le finanze delle Due Sicilie. Da Napoli, Sacchi spedì una lunga lettera a Torino annotando che era partito per la grande metropoli con forti pregiudizi, smentiti da ciò che aveva visto con gli occhi e toccato con mano. Una lunga serie di apprezzamenti coi quali consigliò di applicare la burocrazia napoletana al nuovo Regno d’Italia in luogo di quella piemontese. “Nei diversi rami dell’amministrazione delle finanze napoletane si trovavano tali capacità di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo”. Questo fu il sunto di quanto riportò minuziosamente il Sacchi. Non lo presero in considerazione, e pare che non gli consentirono di proseguire più i suoi incarichi. Finì in disgrazia, come Napoli cui bastarono 62 giorni di dittatura garibaldina per distruggere le floride finanze e l’economia del Sud.
      Francesco Saverio Nitti demolì la leggenda del “burocratismo” meridionale con un’analisi puntuale, dimostrando come gli uffici dello Stato fossero prevalentemente concentrati al Nord (scuole, magistratura, esercito, polizia, uffici amministrativi ecc.). Il solo Piemonte ebbe, fino al 1898, 41 ministri contro 47 dell’intero Sud e la situazione era la stessa per tutti gli alti gradi dello Stato.
      Il “Sole 24 Ore”, nel Marzo del 2011, ha attribuito al Piemonte il parto del debito pubblico. La causa? La burocrazia esasperata finalizzata alla sparizione di soldi pubblici, da cui derivò una sfrenata “creatività” tributaria e la necessità di unirsi, avete letto bene, con chi aveva i conti in ordine. Per giustificarla bisognava inventarsi una propaganda per legittimare un’aggressione contro le Due Sicilie creando attorno ai Napolitani delle “leggende nere” che ancora infestano tanti manuali scolastici e il lessico popolare figlio dei vocabolari. L’efficienza borbonica è riscontrabile in molti campi, ma di sentire inesattezze non si finisce mai. In Italia, e soltanto in Italia, “borbonico” dice male; non in Spagna, non in Francia, dove non c’è stato un Risorgimento.