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giovedì 10 ottobre 2013

In Edicola da domani con Focus Storia il lavoro di Gigi Di Fiore sulla strage del 1861 a Pontelandolfo e Casalduni


Condivido questa bella notizia, presa dalla bacheca Facebook dell'amico giornalista Gigi Di Fiore:

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A 15 anni dalla prima edizione, ormai introvabile, viene ripubblicato “1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato”. Sarà da domani in vendita nelle EDICOLE di tutt’Italia, per le edizioni di Focus storia. Potrà essere acquistato con la rivista o senza. Un libro, assai citato nelle bibliografie, tra i primi a raccontare nel dettaglio il primo eccidio, il 14 agosto 1861, nell’Italia unita, con taglio narrativo di romanzo. La prima edizione di Grimaldi & C. risale al 1998, l’affollata presentazione si tenne al Circolo della stampa di Napoli nel marzo 1999, con il regista Pasquale Squitieri e Riccardo Pazzaglia. Ora la nuova edizione di Focus storia, con copertina rivista e qualche lieve modifica nel testo. L’avevo promesso ai tanti che mi avevano scritto per poterlo leggere: eccolo, con prezzo accessibile davvero a tutti.



giovedì 9 maggio 2013

ELEZIONI COMUNALI 2013 DI VICENZA - FILIPPO ROMEO IN LISTA A SOSTEGNO DEL SINDACO VARIATI


Filippo Romeo. Coord. regionale del nostro Partito è nato a Reggio Calabria, sposato con una figlia vive a Vicenza dal 1999.
Dipendente di Poste Italiane è attivamente impegnato nel sindacato di categoria in difesa dei diritti dei lavoratori.
Meridionalista progressista, di scuola Gramsciana, è appassionato di revisionismo storico - risorgimentale e delle problematiche che hanno causato la cosiddetta Questione Meridionale.


E' in lista a sostegno del Sindaco di Vicenza Variati, con cui è iniziata da tempo un positivo confronto e condivisione di idee soprattutto dopo la visita storica del Sindaco di Vincenza a Pontelendolfo, in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell'unità, dove portò le scuse a nome della sua città per il terribile massacro.


Dopo lo scambio di messaggi fra Pino Aprile ed il Sindaco Variati in cui Pino Aprile chiudeva con le parole "Oggi, dopo un secolo e mezzo, gli italiani di Pontelandolfo e di Vicenza sono, per la prima volta, davvero uniti, dopo tanto sangue, tanta incomprensione, tanti risentimenti. Bastavano poche gocce di verità; e delle persone oneste. Come lei. Mi permetta di stringerle la mano", il nostro Partito ha deciso di sostenere concretamente la riconferma di Variati alla carica di Sindaco, schierandosi a suo favore con la candidatura di Filippo Romeo.






mercoledì 26 settembre 2012

Vicenza firma la pace. Centocinquant’anni dopo, il nome di Pontelandolfo verrà issato sulla targa di una strada a Borgo Berga, davanti al nuovo tribunale



Ricevo e posto questa bella notizia, bella nello spirito meridionalista identitario e pacifico del PdSUD, ringraziando per la segnalazione il nostro Coord. provinciale di Vicenza Filippo Romeo:
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Una via nell’area del nuovo tribunale sarà intitolata al Comune beneventano di Pontelandolfo.

Si chiude una delle più tragiche pagine dell’Unità con l’eccidio di 440 persone:guidava i bersaglieri il vicentino Pier Eleonoro Negri, che passò per eroe,

"Ho chiesto che venga scelto un largo vicino al nuovo tribunale a Borgo Berga"
ACHILLE VARIATI SINDACO DI VICENZA"

 di Gian Marco Mancassola

 Vicenza firma la pace.

Centocinquant’anni dopo, il nome di Pontelandolfo verrà issato sulla targa di una strada a Borgo Berga, davanti al nuovo tribunale.

Un risarcimento postumo per l’oblio e le omissioni che inflitte dal Risorgimento ai giorni nostri al Comune beneventano, duemila anime tra le gobbe dell’Apennino campano. Il sindaco Achille Variati l’aveva promesso un anno fa, quando prese parte alla cerimonia di riconciliazione celebrata da Giuliano Amato, all’epoca presidente del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità.

Portando a Pontelandolfo un messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Amato e Variati chiesero per la prima volta scusa a nome dell’Italia e di Vicenza, grande e piccola patria del colonnello Pier Eleonoro Negri, protagonista di una delle pagine più tragiche del Risorgimento, alla guida dei bersaglieri autori di una brutale rappresaglia tra la popolazione.

L’ECCIDIO. Il sangue versato quel 14 agosto 1861 è narrato in una canzone degli Stormy Six, rock band italiana che nel 1972 diedero alle stampe “L’Unità”, concept album che rilegge il processo di unificazione. «Arrivano all'alba i bersaglieri-cantano in “Pontelandolfo” - e le case sono tutte incendiate, le dispense saccheggiate, le donne violentate, le porte della chiesa strappate, bruciate».

Quel giorno, per vendicare l’uccisione di un ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri ordita da un manipolo di briganti, il generale del neonato regno d’Italia Enrico Cialdini ordinò una rappresaglia affidata al colonnello Pier Eleonoro Negri, rampollo di una famiglia patrizia vicentina. Negri si pose alla guida di cinquecento bersaglieri, che misero a ferro e fuoco il paese.
Fu un massacro. Le vittime furono 440 (o di più non esistendo fonti scritte certe in quanto gli archivi furono bruciati n.d.r.), dimenticate dalle pagine della storia di una nazione in fasce. «Pontelandolfo la campana suona per te - il ritornello degli Stormy Six- per tutta la tua gente, per i vivi e gli ammazzati, per le donne ed i soldati, per l'Italia e per il re».

LE SCUSE. A lungo amministratori e comitati beneventani si sono battuti per ottenere una corretta collocazione nella storiografia, dopo aver vestito gli scomodi panni del “paese dei briganti”. A Vicenza sono stati spesso rimproverati i simboli dedicati al colonnello Negri, medaglia d’oro al valor militare, a cui è dedicata una via nel quartiere dei Ferrovieri, una scuola elementare a Campedello e una lapide alle spalle della Procura. In città ha sostenuto con passione le tesi campane Luciano Disconzi, insegnante vicentino sposato con una beneventana. Il 14 agosto 2011, nel pieno delle celebrazioni collegate al centocinquantenario, lo Stato e Vicenza porsero per la prima volta le scuse a Pontelandolfo, in una commovente cerimonia della riconciliazione. Da quel palcoil sindaco Variati annunciò l’intenzione di intitolare una via a quel piccolo centro arroccato intorno a un’antica torre a una manciata di chilometri da Benevento.  

LA DECISIONE. Dello storico battesimo si è discusso ieri mattina in giunta. Alla pratica sta lavorando la commissione toponomastica presieduta dal vice sindaco Alessandra Moretti. Una prima ipotesi, che prospettava l’intitolazione nella zona di Polegge, è stata scartata da Variati, che preferisce che l’omaggio vada in scena in una zona come Borgo Berga, dove sta nascendo un imponente quartiere intorno al nuovo palazzo di giustizia.«Abbiamo individuato uno slargo all’ex Cotorossi-conferma Variati- ora la proposta sarà esaminata dalla commissione. È un gesto dall’alto valore simbolico, che chiude una volta per tutte questa vicenda. Lo avevo promesso un anno fa e credo che anche a Pontelandolfo nascerà una via intitolata a Vicenza». Più che di risarcimento, Variati preferisce parlare di mano tesa a una comunità vittima: «È una città martire del Risorgimento. Per molti anni ha subito un’enorme ingiustizia, spesso associata ai briganti. Un anno fa ci furono le scuse ufficiali, oggi si completa quel percorso di riconciliazione».




lunedì 8 novembre 2010

150esimo Unità d'Italia, inaugurato monumento ai Caduti dell'Assedio di Gaeta

Inaugurato a Gaeta il 6 novembre il monumento per i Caduti dell'assedio di Gaeta (novembre 1860 - febbraio 1861) alla presenza delle autorità civili, religiose e militari e di circa 10 sindaci provenienti da tutto il Sud Italia e dal comprensorio che 150 anni fa subirono le tragiche conseguenze delle rappresaglie delle truppe piemontesi.

La cerimonia è iniziata in aula consiliare con il saluto del vice sindaco di Gaeta Salvatore Di Ciaccio ai rappresentanti dei comuni presenti tra cui Pontelandolfo (BN), Tufo (AV) e Civitella del Tronto (TE). "Oggi - ha detto il vice sindaco - è una giornata importante per la nostra città che ha voluto commemorare i momenti drammatici dell'assedio alle cui vittime è dedicato il monumento vicino Porta Carlo III".

Nel suo intervento, il Sindaco Raimondi ha ricordato che l'obiettivo di questa manifestazione non è quello di "andare contro alle cerimonie ufficiali, ma di ristabilire la verità storica di quegli anni taciuta per troppo tempo". Riguardo alle polemiche sulla collocazione del monumento, secondo Raimondi si tratta di affermazioni che vanno "oltre il ridicolo - ha affermato Raimondi - Parlare di abuso edilizio per un ceppo commemorativo testimonia il basso livello a cui è giunta la politica".

Altro momento intenso vissuto in aula consiliare è stata la lettura della poesia, da parte del consigliere Mimmo Guerra, di Ferdinando Russo «'O surdato 'e Gaeta» che, attraverso il racconto di un militare borbonico, ripercorre i mesi dell'assedio e i primi momenti dello Stato unitario. Successivamente, i Sindaci si sono recati in corteo presso porta Carlo III dove è stato scoperto il monumento ai Caduti dell'Assedio di Gaeta.

"Questo monumento, nella sua semplicità, vuole ricordare le vittime civili e militari di quella battaglia ed anche tutti i morti che ci furono nel Meridione a cause dei saccheggi e degli eccidi delle truppe piemontesi. Fu una guerra fratricida e non dichiarata: l'assedio del 1860 non fu l'unico che subì Gaeta ma fu sicuramente il più terribile per violenza e disumanità - ha affermato il Sindaco di Gaeta - Non vogliamo portare avanti uno sterile revisionismo storico ma fare luce sugli eventi che portarono all'Unità nazionale per capire da dove nascono quelle fratture che sembrano dividere in maniera insanabile il nostro Paese. Capire come è avvenuta l'Unità d'Italia, senza mettere in discussione il suo valore, ci premetterebbe di capire di cosa ha veramente bisogno la nostra nazione".

"Viviamo in un'Italia libera e democratica grazie alla Resistenza, la vera guerra di liberazione dal nemico straniero, che vide protagonista il nostro territorio che si trovava nei pressi della linea Gustav: molti comuni del comprensorio del Golfo, infatti, furono decorati con le medaglie al valor civile - ha concluso Raimondi - L'Italia che vogliamo è quella repubblicana nata il 2 giugno 1946 i cui valori sono l'Unità, la Democrazia ed il rispetto dei diritti costituzionali".

Infine, come gesto simbolico, Porta Carlo III è stata chiusa dal Sindaco Raimondi e dagli altri sindaci presenti a ricordare come il 6 novembre 1860 il re Francesco II dichiarò lo stato di assedio e iniziò la resistenza dei sodati che durò fino al 13 febbraio del 1861. E proprio in quella data sarà riaperta la porta che conduceva alla fortezza di Gaeta.