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mercoledì 4 luglio 2012

Da " Il Sole 24 ore" : Gli eurobond che fecero l'unità d'Italia quando il Regno di Napoli era come la Germania



Interessante articolo su "Il Sole 24 Ore" che evidenzia come quando unificarono i debiti degli Stati pre-unitari il Regno delle Due Sicilie poteva avere il ruolo della Germania...
 


Il vertice europeo di fine giugno ha cancellato gli eurobond dall'agenda. Almeno per ora. Angela Merkel è stata drastica: «Mai finchè sarò viva» aveva detto in pubblico qualche giorno prima. Chissà se la cancelliera tedesca aveva avuto il tempo di leggere lo studio di Stéphanie Collet, storica della finanza della Université Libre de Bruxelles che è andata a spulciare negli archivi delle Borse di Parigi e Anversa per studiare l'unico precedente assimilabile agli Eurobond: l'unificazione del debito sovrano dei sette stati che 150 anni orsono, su iniziativa del Piemonte e sotto tutela di Francia e Inghilterra, costituirono il Regno d'Italia. 
Nella storia dello stato moderno è l'esperienza storicamente più vicina al faticosissimo tentativo di dare maggiore consistenza politica all'Unione europea, anche attraverso l'integrazione delle politiche economiche e fiscali, compresi debiti sovrani dei 17 paesi dell'euro. Un precedente prezioso, secondo la Collet, per cercare di capire – mutatis mutandis - come potrebbero comportarsi i mercati finanziari di fronte all' ...continua a leggere su http://24o.it/ybCzo 

di Giuseppe Chiellino

Fonte: Il Sole 24 Ore -

lunedì 23 aprile 2012

Parla il Giudice Nicola Gratteri: "Finta Unità d'Italia...perché ha procreato la mafia"



Dichiarazioni coraggiose del Giudice Gratteri, esperto di lotta alla 'ndrangheta calabrese, che parla dell'origine delle mafie e precisa che non c'entra niente con il cosiddetto "brigantaggio", inoltre è molto critico sulla "malaunità" del 1861 cioè su come è avvenuta l'unità d'Italia ad opera dei piemontesi...insomma parla da vero meridionalista!!!
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nicola gratteri copia
Trascriviamo alcune parti dell'Intervento del Giudice Nicola Gratteri Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Al termine della trascrizione il video dell'intervento del Giudice Gratteri tratto da youtube
"... l'Unità d'Italia non è stata discussa, è stata imposta... Le violenze, gli omicidi, gli stupri fatti in Basilicata in Calabria, in Puglia... le fosse Ardeatine non sono nulla. Quando venivano ammazzati 10 romani per ogni tedesco ucciso nelle fosse Ardeatine, quando è stato ucciso un piemontese, erano uccisi 100 calabresi, per ogni piemontese ucciso... io ancora non ho sentito la storia dell'Unità d'Italia perchè la storia resta scritta dai vincenti... Chi ha imposto l'Unità d'Italia ha tradito quelle popolazioni che sono diventate sempre più povere e sempre più emarginate. Non sono qui a fare del vittimismo, ho letto documenti... non quelli che vanno di moda. Mi sono documentato, sono andato agli Archivi di Stato, ho letto documenti dell'epoca. L'unità d'Italia è stata imposta in cambio della modifica dei patti agrari... Lì è proliferato il bribantaggio che è cosa diversa dalla picciotteria. Attenzione non confondere. Perchè dei caproni ignoranti che non leggono e che non hanno studiato e che insegnano nelle università e vanno ai convegni antimafia non sono in grado di distinguere le origini della picciotteria col brigantaggio. Chiusa parentesi. Per quanto riguarda quello di cui ha parlato da elettore di sinistra (il giudice si rivolge ad una persona tra il pubblico che evidentementee aveva fatto prima una domanda ndr) lei sa bene che oggi il parlamento, che è stato nominato da sei - sette persone non di più, noi non siamo in democrazia, non possiamo scegliere (lunghi applausi ndr) perchè le rivoluzioni non si fanno solo con cultura, le rivoluzioni si fanno, lei ha visto nel Nord Africa, le rivoluzioni si fanno con la pace e noi non ancora non abbiamo la fame del Nord Africa per fare la rivoluzione... "

FonteJ' accuse...!

sabato 17 marzo 2012

Io non festeggio - 17 marzo 2012


 
Io non festeggio una data che ricorda un'invasione militare e l'inizio di una colonizzazione per una parte del paese, condizione che continua ancora oggi, con altri mezzi e metodi.
Io non festeggio una falsa "Unità", fino a quando le possibilità di trovare un lavoro dignitoso saranno molto più scarse al Sud, fino a quando si spenderà di meno al Sud per infrastrutture e tutto il resto, fino a quando le banche e le assicurazioni faranno pagare di più il Sud rispetto al più ricco centro-Nord, non ci sarà vera unità.
Io non festeggio una dinastia nefasta come i Savoia ed un Regno sabaudo che ha trattato i meridionali come "briganti", e ne ha ucciso centinaia di migliaia, ha deportato ed ha imprigionato altre decine di migliaia, ha distrutto ed incendiato decine di paesi, ha massacrato la nostra economia e la nostra agricoltura meridionale per favorire la nascita dell'industria al Nord e ci ha trascinato nelle disastrose guerre coloniali, e poi verso le tragedie del XX secolo come le due guerre mondiali ed il fascismo.
Io non festeggio le bugie ma amo la verità e la giustizia, continuerò con tutte le mie forze a combattere per cambiare le cose, in modo democratico e pacifico, senza offendere nessuno e senza avere la presunzione che la mia cultura e la mia storia sia migliore di altre, ma di sicuro con la dignità, l'onestà e la forza di pretendere che non sia considerata inferiore e che nessun Borghezio o Calderoli o Buonanno si permetta più di offenderci.
E non continuerò solo con i proclami, come questo che sto scrivendo, mi organizzerò con altre persone che non vogliono alzare steccati o ridisegnare confini, o peggio ancora continuano a fare guerre e rivoluzioni solo su Facebook, ma con chi vuole costruire qualcosa di concreto nella vita reale e che sia proponibile per il XXI secolo, che si possa vederne passo dopo passo la crescita...allora il nostro sogno potrà diventare realtà..."mai è durato lungamente l'opera dell'iniquità, né sono eterne le usurpazioni"*.


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Immagine da gruppo Facebook Briganti

*Dal proclama di Francesco II a Gaeta, 8 dicembre 1860

mercoledì 14 marzo 2012

"Unità d'Italia, la festa cominci dal Sud" di Gigi Di Fiore



Interessante articolo del nostro amico di Gigi Di Fiore in prima pagina su "il Mattino" di Napoli del 10 Marzo 2012...pur non condividendo la scelta della festa del governo di istituzionalizzare la festa del 17 marzo, non si può non condividere quanto detto da Gigi Di Fiore ed i toni del suo articolo... 

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Istituita la data del 17 Marzo: ora Monti scenda sotto la linea gotica

di Gigi Di Fiore

Alla fine, il governo Monti, è riuscito a partorire anche la <>. Dove altri hanno fallito tra le polemiche, è riuscito in sordina il governo dei tecnici. Il 17 Marzo, data in cui nel 1861 Vittorio Emanuele II fu nominato per decreto primo re d'Italia ogni anno saranno organizzate iniziative, convegni, dibattiti, confronti. Tutto bene, se si lascerà fuori la porta la retorica e il già detto. Soprattutto al Sud, dove qualche aspirazione a saperne di più su come diventammo una sola nazione ha molto fondamento. A un anno dal fiume di parole e bacchettate sul valore dell'unità, si è assistito alla scomparsa per consunzione del termine Mezzogiorno dalle agende politiche. Lo stesso governo Monti, preso dalla necessità di uniformare strette e tassazioni al nord, come al sud e al centro, non ha mai annunciato programmi di sviluppo per la parte più debole del paese in crisi. Forse, un segnale potrebbe darlo un viaggio ufficiale, anche breve del capo del governo tecnico a sud di Roma. Lo fecero tanti primi ministri, in momenti difficili: Giuseppe Zanardelli in Basilicata a inizio Novecento; Ferruccio Parri a Napoli nell'immediato dopoguerra. Vedere Monti nelle regioni meridionali, sentirlo parlare di unità e di storia risorgimentale in questo momento potrebbe essere importante. Sarebbe un segnale: tutte le rinascite partono da valori condivisi e sembra davvero fuori luogo, in un momento in cui si fa fatica a mettere insieme politiche anti-crisi in Europa, qulsiasi ipotesi secessionista. Nei dibattiti, sarebbe ormai miope non parlare di brigantaggio o di divari economici provocati da un'unificazione che 151 anni fa privilegiò lo sviluppo del nord. Anche i modi diversi in cui avvenne la liberazione tra il 1943 e il 1945 nelle due parti d'Italia in quegli anni di nuovo divisa, furono causa di squilibri. E' la nostra storia a raccontarlo: le Am-lire alimentarono più inflazione sotto Roma; le industrie meridionali furono distrutte al 65 per cento dalle bombe mentre quelle del nord rimasero intatte. Chi avrà il coraggio di organizzare dibattiti equilibrati, affrontare argomenti tabù senza urlare? Sempre che una settimana di tempo sia sufficiente. Basta discutere e analizzare, senza timore di poter mettere in forse il valore dell'unità. Solo conoscendo i diversi modi in cui siamo diventati nazione, si possono ritrovare le ragioni dello stare insieme al nord e al sud. Ma è a Roma che si dovrebbe pensare, anche per il futuro, a come rivitalizzare un'identità italiana comune, rileggendo la storia, raccontando i fatti senza chiudersi gli occhi, riconoscere il valore e l'importanza che il Mezzogiorno ha avuto per lo sviluppo del Paese 151 anni fa come nella ricostruzione del dopoguerra. Sarebbe un piccolo risarcimento storico, sul piano politico-culturale. Servirebbe a unire. E non sarebbe male se l'esempio partisse proprio da Monti.

Gigi Di Fiore

Fonte : Il Mattino del 10/03/2012

sabato 10 marzo 2012

Le opere del Prof. Gennaro Pisco in mostra a Gaeta (Hotel Serapo) Sabato 10 Marzo 2012 dalle ore 15,30: "Unità senza Verità. Insorgenze visive"




"BRIGANTI a CAMPO di GIOVE"

Un artista irriverente

Verità storiche forse sgradite, imbarazzanti. Scomode ma ricche di problematiche attuali, soprattutto ora che si celebra il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Le rivela Gennaro Pisco con la parola e con il segno, per la sua capacità di rigoroso e sistematico ricercatore di storia meridionale e di colto artista. La parola scritta va di pari passo con l’immagine, in un rapporto nuziale, affabile. Non è solo la scrittura un inesauribile campo di analisi e di esperienze. Anche il segno si offre come elemento di conoscenza, perché efficace nel delineare descrittivamente, pur con variazioni e sottili incroci di elementi fantastici, i confini di un accadimento, di vicende individuali o collettive. Vicende riguardanti i Borbone che Pisco intende, almeno in parte, “riabilitare”, prendendo le distanze dalla denigratoria propaganda post-risorgimentale e dall’iconografia ufficiale.
Il ricercatore-artista napoletano più che avanzare ipotesi, ama ricostruire fatti realmente accaduti. Diventa irriverente nei confronti della maggior parte della storiografia protocollare, celebrativa, antiborbonica, nel segnalare episodi che si caratterizzano per aspetti umani, eroici, non privi di garbata ironia che sa di giocosa benevolenza.
Il lavoro di “revisione” che lo studioso napoletano conduce da una ventina d’anni tende a ricostruire e a raccontare cose su cui altri hanno taciuto, rivendicando l’autenticità di “pagine” di una storia diversa che, in ogni caso, occorrerebbe giudicare con rispetto. Pagine che si sostanziano, in questa occasione espositiva, soprattutto del segno che, come evidenza strutturale dell’immagine, dà certezza di figurazione, per sostenere una maggiore conoscenza dei fatti. Il segno, che nutre l’acquaforte e acquatinta, ma anche la xilografia, si fa recupero storico, individuando e mantenendo vivo il reale tessuto delle vicende passate, e evidenziando la coscienza di un impegno di ricerca storica, anche corale, che Pisco porta avanti con scrupolosità di attento studioso per un coerente senso di verità.
La lunga consuetudine con il segno, capace di determinare presenze di eccezionale nitidezza, consente all’artista una folgorante corrispondenza tra l’idea e il suo incarnarsi nell’immagine che assume una sua distinta fisionomia nel rappresentare una nuova proposta di civiltà e nell’affermare la cultura della libertà di ricerca che, in questo caso, fa luce su episodi sconosciuti del Risorgimento visti attraverso la “storia dei vinti”.

E al segno, come pratica d’arte mai decaduta a semplice esercizio estetico, viene affidato, per sua natura diretta, il compito di presa immediata sul dato di verità. Una sorta di riconoscimento critico può essere, quindi, attribuito al disegno che è fondamento di tutta l’esperienza estetica ed umana dell’autore. Per formazione e per vocazione. Infatti Gennaro Pisco (Napoli 1945) è docente, da molti anni, di arte della grafica pubblicitaria all’Istituto d’Arte “Adolfo Venturi” di Modena. Fondamentale la lezione di Nicola Gambedotti, dal quale ha appreso presso l’Istituto d’Arte “F. Palazzi” di Napoli la tecnica della xilografia; ma anche l’insegnamento della pittura di Armando De Stefano, docente di pittura all’Accademia di Belle Arti del capoluogo campano. Il suo debutto sulla scena espositiva nel 1986 avviene come xilografo, con la mostra “L’alchimia come rimorso. La scienza tradita” presso il Centro Studi Muratori di Modena. Seguono partecipazioni ad altre rassegne al Castello dei Pio di Carpi che privilegiano la xilografia.
Il disegno, come evidenza immediata di anatomia analitica, sarà sostanza delle 120 caricature che Pisco fa dei suoi colleghi, docenti all’Istituto Venturi, nella mostra “Se la memoria non m’inganna”, nel 2009, presso lo “Spazio Venturi” di Modena. L’attuale esposizione, costituita da incisioni, presso il Centro Museale “Casa Quaranta”, (sec. XIV), al Campo di Giove (L’Aquila) legittima ancora una volta il valore autonomo dell’esperienza disegnativa.
Con la mostra a Campo di Giove l’artista pare interrogare i luoghi, i personaggi ai quali conferisce possibilità narrative in un segno forte nel risultato, nelle luci, nel racconto realista e fantasioso, proprio di un disegnatore puntiglioso, caldo interprete di tematiche imbarazzanti su cui molti hanno preferito e preferiscono tacere. E l’opera punta a restare testimonianza in modo definitivo di un tempo “oscuro” in cui il segno di Pisco riesce ad aprire porte di comunicazione e di illuminazione, per accedere ai segreti più reconditi.
Si delinea un percorso entro varie problematiche storiche che una mostra non può esaurire. Per questo l’artista concepisce il suo lavoro come “work in progress”. Nel senso che alle opere presentate in questa esposizione si aggiungeranno, nel tempo e nelle prossime rassegne, altre incisioni di vigile controllo mentale per una più efficace adesione ad un realtà viva, passata per molti decenni, deliberatamente, sotto silenzio. Anche il linguaggio grafico, come la ricerca “trasgressiva” del cultore di storia, passa attraverso un processo di rottura della sfera convenzionale, rinunciando alla rigidità di rappresentazione e sostenendo un criterio di selezione dell’immagine per un rilevamento dentro una rete ampia di punti di osservazione, di rapporti, di vita pulsante, di nuovi orizzonti. In questo Pisco riconosce la propria vera identità di artista, un’arte come desiderio e speranza di verità.
Michele Fuoco

mercoledì 7 marzo 2012

GAETA 9,10 e 11 MARZO 2012: Dai primati alla recessione. Viaggio nei destini del Sud.





VENERDI’ 9 MARZO ore 15 

Santuario Montagna Spaccata, visita guidata ai luoghi dell’assedio; cena con menù storici nel centro di Gaeta.



SABATO 10 MARZO 

ore 11, Teatro Ariston
“Terroni” spettacolo di Roberto D’Alessandro 

ORE 15.30 presso l’Hotel Serapo,
Mostra del Maestro Gennaro Pisco “Unità senza verità” 

Ore 16.o0 Hotel Serapo
Presentazione spettacolo "Fora Savoia" con Mimmo Cavallo

Ore 16.30 Hotel Serapo
Saluti di Antonio Raimondi (Sindaco di Gaeta),

Enzo Zottola (Camera Commercio Latina),
Franco Ciufo (Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio),
Sevi Scafetta (organizzatore-evento),

Ore 16,30 Convegno.
modera Marina Campanile (Fondazione Vanvitelli)

Con Giuseppe Catenacci (Ass. Ex Allievi Nunziatella) con PINO APRILE (La “restanza e i nuovi giovani), LORENZO DEL BOCA (La mancata unità),GENNARO DE CRESCENZO (Movimento Neoborbonico, Dai primati alle questioni); CLAUDIO ROMANO (Uff. Storico Marina, La Marineria Napoletana);ALDO PACE (Fondazione Banco Napoli, Banco e sviluppo del Sud).
Ore 21
Menù storici e musiche del tempo nel centro antico di Gaeta


DOMENICA 11 MARZO

Ore 10.00
Santuario Santissima Annunziata: Messa Solenne per i caduti dell'assedio 1860/61

Ore 12.00
Montagna Spaccata: Cerimonia lancio della corona in onore ai caduti, rievocazione storica cerimonia alzabandiera.



Alberghi convenzionati:
Serapo (0771 450037); Flamingo (0771 740438); Gajeta (0771 4508237); Mirasole (0771 464194)

venerdì 10 febbraio 2012

E' gusto ricordare le vittime delle foibe...ma quelle meridionali del 1860-1870?


Mi hanno colpito le parole del Presidente Napolitano a proposito della giornata della memoria  per le foibe:



importante coltivare la memoria e ristabilire la verità storica per mettere fine a «ogni residua congiura del silenzio».

Sono esattamente le parole che mi piacerebbe sentire per le centinaia di migliaia di morti meridionali tra il 1860 ed il 1870 in una guerra civile dimenticata e chiamata "brigantaggio", una guerra che ha originato una vera e propria colonizzazione del Sud, prima conquistato "manu militari" senza una dichiarazione di guerra, poi diventato terra di origine di una diaspora biblica di 20 milioni (emigrazione che in forme diverse dura ancora oggi...) ed ala fine trasformato in colonia di consumatori di merci del Nord.


E' giusto ricordare le vittime delle foibe, come le vittime di tutte le guerre, di tutti gli eccidi ed i massacri senza "negazionismi" e senza adattamenti "politici", perché non esistono morti di serie A e di serie B e nemmeno vale la pena di parlare solo di conteggio o fare macabre classifiche ma, caro Presidente, se questo paese vuole essere davvero unito, non può che partire dalla verità storica su come e' stato "unificato" male e con quali vizi, imbrogli e difetti di fondo....tutti i difetti che si vedono ancora oggi.


Enzo Riccio





mercoledì 11 gennaio 2012

Ladispoli, il 14 gennaio un convegno di "controstoria" sull'Unità d'Italia


Il 14 gennaio alle 16, presso l'aula consiliare del comune si terrà un convegno dal titolo "L'altra faccia del risorgimento – Gli sconfitti raccontano la storia". All'iniziativa interverranno il sindaco Crescenzo Paliotta, lo scrittore e giornalista Pino Aprile, gli scrittori Antonio Ciano e Renato Rinaldi e lo storico Edmondo Montali.
A coordinare e moderare l'incontro sarà Caterina Luisa De Caro, docente di Storia. Scopo degli organizzatori del convegno è quello di fare luce sui crimini di guerra compiuti dai Savoia nelle aree del sud della penisola.


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Il Risorgimento raccontato dagli sconfitti


risorgimentoLADISPOLI – Sabato 14 gennaio, alle ore 16 presso l’Aula Consigliare della Città di Ladispoli, si svolgerà il convegno “Gli sconfitti raccontano la Storia – L’altra faccia del Risorgimento” voluto dal Sindaco Crescenzo Paliotta, curato ed organizzato della professoressa Caterina Luisa De Caro. Interverranno noti relatori quali Pino Aprile, Renato Rinaldi, Antonio Ciano ed Edmondo Montali ad esporre i fatti realmente accaduti durante il Risorgimento che la Storia ufficiale ha tuttavia cancellato, “fornendo alle masse – spiega la Prof.ssa De Caro illustrando i contenuti del convegno – una visione idilliaca e pubblicitaria del Nord sceso a liberare il Sud povero e tiranneggiato da un monarca straniero”. Il primo relatore, Pino Aprile è un noto giornalista televisivo, ha lavorato al Tg 1, a Tv 7 ed è stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente. Il suo libro “Terroni” è il libro più venduto di saggistica degli ultimi anni. “In esso – prosegue la Prof.ssa De Caro -non solo ha smantellato i luoghi comuni riguardo il Centro e il Sud Italia perpetuato da anni dai secessionisti del nord ma ha dato voce a moltissimi fatti ed eroi cancellati volutamente dalla storiografia dei vincitori per infangare la memoria dei vinti”.
Altro relatore di notevole fama è Antonio Ciano il cui libro “I Savoia e il massacro del Sud”, edito ormai in più di 150.000 copie, ha avuto il merito di introdurre allo studio della questione meridionale numerosi scrittori tra cui il più famoso Giordano Bruno Guerri da cui ha tratto spunto per il suo “Sangue del Sud”.
“E’ un onore per la nostra città ospitare conferenzieri di così chiara fama – sottolinea la De Caro -considerato il fatto che questi autori sono invitati a relazionare in tutto il mondo. Lo stesso pensiero vale anche per lo storico dell’università di Teramo e della Fondazione ‘Di Vittorio’ professor Edmondo Montali e per il professor Renato Rinaldi, storico e scrittore dei fatti avvenuti a Pontelandolfo nel 1861. Va detto a loro merito che i conferenzieri prestano a titolo gratuito la loro opera al solo fine di diffondere la conoscenza e la verità su tanti fatti sconosciuti ai più”.
“Questo convegno – conclude – nasce necessità di far sapere al maggior numero di persone la storia dell’Unità d’Italia, della sua economia, di quanto finora taciuto dalla storiografia ufficiale sugli eccidi compiuti, durante la cosi detta lotta al brigantaggio, sugli squilibri tra nord e sud su cui si basava la nascente economia del nuovo Regno d’Italia. Tutto al fine di ristabilire una pacificazione tra le varie parti che hanno portato alla nascita di questa giovane nazione che ancor oggi fatica nel trovare i suoi equilibri nel formare un’unità di popolo”.

martedì 3 gennaio 2012

ANTONIO CIANO RACCONTA COME HA SCOPERTO L'ASSASSINIO DELLA PICCOLA ANGELINA ROMANO FUCILATA DALLA FECCIA PIEMONTESE!


Fucilata il 3 Gennaio 1862 a 8 anni e 2 mesi !


"......Ebbene, quella ragazzina di otto anni e due mesi, fu fucilata a Castellammare del Golfo, si chiamava Angelina Romano, stava giocando a Crì Crì quando fu presa dai bersaglieri. Aveva fame, era quasi l'una di pomeriggio, e i soldati del regio esercito italiano, comandati dal generale Quintini, le riempirono la pancia di piombo. Il Regio Esercito Italiano, è scritto in latino sul libro dei defunti della chiesa madre di Castellammare: " Romano Angela filia Petri et Joanna Pollina consortis. Etatis sua an.9 circ. Hdie hor.15 circ in C.S.M.E Animam Deo redditit absque sacramentis in villa sic dicta della Falconera quia interfecta fuit at MILITIBUS REGIS ITALIE. Eius corpus sepultum est in campo sancto novo." Questa trascrizione venne fatta a posteriori dal parroco della chiesa madre perchè i piemontesi ordinarono di non far trascrivere i morti per quattro giorni. La gente non doveva sapere ciò che stava accadendo a Castellammare del Golfo. I bersaglieri di Quintini stavano massacrando i contadini repubblicani che protestavano contro i savoia, avanzavano con la bandiera rossa repubblicana (quella di Mazzini) e gridavano " Viva la repubblica" Probabilmente Angelina fu fucilata perchè forse, era parente di qualche renitente alla leva. Ci tengo a dire che quell'esercito non era italiano, era solo savoiardo e piemontese. La ricerca mi è stata possibile grazie alla Signora Linda Cottone che mi ha accompagnato a Castellammare dallo storico locale Francesco Bianco, che ha avuto accesso agli archivi della chiesa madre....."


Fonte: Antonio Ciano


Antonio Ciano, Presidente Onorario del Partito del Sud, nella sua veste di Assessore al Demanio e Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Gaeta, ha fatto intitolare una strada della sua città ad Angelina Romano!

giovedì 17 novembre 2011

Un articolo su Antonio Ciano, Pino Aprile ed "Operazione Terronia" sul giornale italo-canadese!




L’altra verità storica dietro l’Unità d’Italia

«La questione meridionale ha radici storiche e lo Stato non è riuscito in questi anni ad affrontarla e risolverla»

Di CATERINA ROTUNNO
TORONTO - «Ci sono cose che nessuno ti dirà …sei nato nel Paese delle mezze verità». Così recita una canzone di successo di un cantautore italiano molto famoso tra i giovani. Quante volte la verità su fatti dolorosi, stragi, massacri, attentati è stata nascosta dalla logica del “segreto di Stato” che - come si legge dalla sua definizione - si tratta di un veto posto per “non danneggiare gravemente gli interessi di un Paese”. A volte anche l’analisi storica, a distanza di tanti anni, fa fatica a rivelare e a far conoscere certe verità perché contrastanti con i miti e con un credo storico ormai diffuso che compiace e soddisfa le masse popolari, dando versioni ricche di eroi buoni e di gesta indimenticabili. I segreti e le verità non dette hanno radici lontane per l’Italia e proprio i fatti relativi all’Unità del Paese del 1861 ne sono uno dei tanti esempi.
Questo è stato il tema del Convegno dal titolo “Operazione Terronia” che si è svolto a Toronto, la scorsa domenica 13 novembre presso Villa Colombo. Protagonisti di questo incontro il giornalista Pino Aprile e l’assessore al Comune di Gaeta, Antonio Ciano venuti direttamente dall’Italia, affiancati dall’avvocato Rocco Galati di Toronto che ha svolto un’interessante disamina dei fatti storici italiani di 150 anni fa alla luce degli attuali istituti della moderna giurisprudenza utilizzati per giudicare atti criminali avvenuti durante i conflitti di guerra. Moderatore del convegno e dell’acceso dibattito tenutosi nel pomeriggio tra i relatori e il pubblico presente, il giornalista e scrittore Antonio Nicaso.


venerdì 21 ottobre 2011

...e adesso Antonio Ciano diventa un fumetto per raccontare la storia negata...



La rivista "Mamma" presenterà nei prossimi giorni a Lucca Comix un numero speciale dedicato al tema della controstoria.

Fra i fumetti presentati, tutti improntati sul tema del revisionismo e approfondimento storico, ucronia e satira, spicca uno splendido fumetto di Giuseppe Lo Bocchiaro basato sul viaggio di Carlo Gubitosa a Gaeta per incontrare Antonio Ciano.
Dall'incontro è nata una bellissima storia a fumetti dove Antonio Ciano racconta la storia del risorgimento da un diverso punto di vista rispetto alla solita retorica risorgimentale.

Siamo stati autorizzati dalla gentile redazione di "Mamma" a diffondere le prime due pagine della storia a fumetti "Mannaggia a Garibaldi".

Reputiamo importante e condivisibile l'iniziativa della rivista "Mamma" a cui va tutto il nostro plauso per aver avuto l'idea di portare, con indubbia maestria artistica, le tematiche revisioniste all'attenzione di un vasto pubblico soprattutto di area giovanile.

Ricordiamo a tutti che la rivista "Mamma" è acquistabile in abbonamento.




Per ingrandire fare click sull'immagine

mercoledì 13 aprile 2011

Via il segreto di Stato dai documenti tra il 1860 ed il 1870!



Importante passo avanti verso la verità storica dell’Unità di Italia, per anni coperta dal segreto di Stato.
Il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno per far rimuovere quello che, a tutti gli effetti, resta un ‘Segreto di Stato’ su 150.000 documenti relativi al Mezzogiorno d’ Italia, nel periodo fra il 1860 e il 1870. La Giunta regionale si è impegnata a fare da tramite presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Parlamento affinchè si chiarisca, una volta per tutte, cosa effettivamente sia successo in quel periodo su cui esistono contrastanti ricostruzioni storiche. Lo ha annunciato Anita Sala, consigliere regionale campano dell’Italia dei Valori e promotrice dell’ordine del giorno.
”A 150 anni dall’Unita’ d’Italia, il Sud ritiene che non possa più reggere l’ impossibilita’ di conoscere quei fatti avvenuti fra gli anni 1860 e 1870. Ancora oggi in diverse realtà del Mezzogiorno e anche della Regione Campania, è aperta una discussione culturale tesa ad una rilettura più puntuale del processo di unificazione nazionale che in particolare ha interessato il meridione. Su tale problematica appare però che non esista ancora la voglia di fare opportuna chiarezza. Pertanto, nonostante interrogazioni parlamentari e solleciti, 150.000 pagine della nostra storia rimangono ancora prive di visibilità. Al Sud si nega dunque l’occasione – conclude Sala – di poter accedere a quelle pagine che potrebbero raccontare la vera storia”.
Quante pagine come quella dell’eccidio di Pontelandolfo restano ancora secretate? Più volte abbiamo scritto su Il Sud della necessità di rivedere l’Unità, anche per restituire dignità alle migliaia di persone trucidate dalle truppe garibaldine o piemontesi. Sarebbero opportune azioni anche dal “basso”, dal popolo per chiedere che l’indegno segreto di Stato che ha condizionato la storia degli ultimi 150 anni venga rimosso. Ma a chi interessa? Vuoi vedere che i meridionali non sono così terroni come li hanno descritti?

Fonte: Il Sud.eu

giovedì 24 marzo 2011

Feste, luci, canti e suoni …Manifestazioni per l'unità d'Italia - di O. Albarano


Ricevo e posto questo lungo articolo dell'amico Oreste Albarano...quasi uno sfogo per la retorica risorgimentale alla quale siamo stati spesso costretti ad assistere in questi giorni, per i tanti soldi sprecati per tutta questa paccottiglia e per queste "pacchianate" delle manifestazioni per i 150 anni dell'unità dItalia, mentre i nostri tesori artistici e monumentali al Sud spesso vanno in rovina...non possiamo che essere d'accordo con l'amico Oreste!

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Era prevedibile che la grande kermesse per i 150 anni della unità della nostra patria diventassero come avrebbe detto senz'altro Ferdinando IV, il re "lazzarone e nasone", "na’ pacchianata", sì perché miei cari amici e sostenitori delle istanze e dei giusti diritti del Nostro amato SUD, io sui giornali su tutte le tv e in tutto ciò che può essere considerato comunicazione, ho visto un Presidente della Repubblica Italiana stanco per saltellare da un punto all'altro della città, per rendere omaggio ai simulacri della Monarchia Sabauda.

Centinaia e centinaia di migliaia di euro spesi per illuminare monumenti di tutta Italia con i colori del nostro, comunque anche per noi amato, Tricolore, edifici storici trattati, passatemi la volgarità, come puttane, senza nulla togliere a quelle signore che poi sono migliori di quello che si vedono in tv, nella politica e nei salotti mondani…a questo punto mi sembra doveroso uscire un po' fuori tema e ricordare una frase famosa di un grande intellettuale, Carmelo Bene, anch’egli uomo del profondo Sud, il quale diceva a proposito delle attrici, che per motivi morali o di etica professionale non accettavano le sue scritture di scena con annessi quadri teatrali dove qualche volta il maestro inseriva dei nudi femminili, "ci si spoglia meno in scena di quanto non si faccia dietro le quinte". Dicevo monumenti, Beni Culturali trattati come fondali, come schermi, addobbati in modo neanche elegante e poco dignitoso con bandiere, coccarde, striscioni tutti inneggianti al re "galantuomo" Vittorio Emanuele II. A proposito del re “galantuomo”, non dimentichiamoci che tale re galantuomo nel 1849 diede ordine ad un altro degno “eroe” del Risorgimento, il generale La Marmora di bombardare e saccheggiare Genova, la grande Repubblica marinara che annessa al regno di Sardegna, in virtù della sua grande tradizione storica, chiedeva ai monarchi savoiardi, di origine gabellieri, giusti diritti ed autonomia. La risposta del re galantuomo, forse l'appellativo era più indicato per le sue doti erotiche (la bella Rosina, chiattona docet insieme ad altre le pastorelle, contadinelle e cameriere, insomma un re tutto sesso, amore e pastorizia…degno predecessore di altri pascià dei giorni nostri….), la risposta del re dicevo fu il saccheggio, con donne violentate, 4000 morti civili e altri delitti consumati dai grandi bersaglieri del generale La Marmora
La Marmora fu il padre putativo di un altro grande “eroe”, il generale, più francese che italiano, Cialdini, il quale ha sulla coscienza i morti di Gaeta, centinaia e centinaia di partigiani. Nel film, spesso trascurato ed oscurato, "E li chiamarono briganti” di Pasquale Squitieri, vengono mostrati questi briganti trucidati e si parla dei tanti eccidi dei piemontesi e dei garibaldini, basta citare Bronte per Nino Bixio o le distruzioni e stragi di Casalduni e Pontelandolfo per Cialdini…spesso i generali piemontesi erano bravissimi a sparare su folle inermi e poi codardi al cospetto di un nemico ben armato, organizzato e di pari numero, di fronte al quale abbiamo rimediato tante disfatte e brutte figure da Custoza e Lissa a Caporetto.

Tornando al tour di Napolitano e relativo seguito di ministri, presidenti di Camera e Senato, sotto-segretari, vice sotto-segretari, capi di gabinetto, portaborse e chi ne ha più ne metta…ho assistito e ho sentito cose aberranti, da uno studio televisivo organizzato all'interno del vittoriano, uno dei “monumenti”, se così può definirsi, o meglio uno degli edifici tra i più brutti di Roma, non a caso costruito in onore di Vittorio Emanuele II, ho sentito “pseudo-storici” importanti, intellettuali o presunti tali, sull'onda dell'orgiastico festeggiamento, si sono lasciati scappare frasi allucinanti.
Ad esempio a proposito del fenomeno del “brigantaggio”, brigante viene da un termine francese che tradisce un'accezione negativa del termine, quelli erano contadini e partigiani che difendevano la nostra terra, che non volevano arruolarsi nell'esercito “italiano” ed erano abituati ad una leva borbonica molto meno dura, che risparmiava dall’obbligo i siciliani o i figli unici, spesso era fatta da professionisti ben pagati. I “briganti” erano in gran parte contadini meridionali, gente che con le le braccia e con il sudore della fronte avevano lavorato quella terra del sud, arida e brulla. Ebbene questo signore a proposito di questa gente, laddove sono documentati tutti i fatti accaduti, li sdogana e li liquida come “quattro bande di assassini e ribelli”!
Per uno storico serio quest'affermazione gravissima, non ha giustificazione…e del resto se erano quattro assassini…come mai ci vollero dieci anni di guerra, leggi speciali come la famigerata Legge Pica, centinaia di migliaia di morti e più di 100.000 soldati per piegare questa resistenza? Poi basta nominare e citare alcuni di loro Carmine Rocco, Ninco Nanco, il Sergente Romano o Borjes, l’hidalgo che venne dalla Spagna per riorganizzare la resistenza borbonica, per capire quanta superficialità c’era in quelle dichiarazioni.
Altra affermazione buttata lì da questa “intellighenzia”, anche questo spesso presunta tale, chiamata a spiegare agli italiani, ancora una volta, una storia falsa e travisata, ad esenoui quando si parla del Regno delle due Sicilie e delle sue attività fiorenti, nel campo delle industrie, delle attività manifatturiere, del Banco di Napoli con un capitale immenso…ebbene anche qui il nostro “storico” sminuisce il tutto faziosamente…parlando di “quattro piccole aziende, operai e contadini sfruttati, di gente alla mercé dei Borbone”….perché continuare con le falsità e la faziosità ad ogni costo?
Mi chiedo per tutto questo apparato che si è messo in moto, con un finale ormai trito e ritrito rifilatoci dall'oramai onnipresente, e con il dono dell’ubiquità, maestro Muti…ma tutto questo quanto è costato?

E nel frattempo, venerdì 18 marzo, la città di Portici si è svegliata con l'ennesimo crollo-choc, una delle tante bellissime ville vesuviane, villa Lancellotti, edificio settecentesco e residenza anch'essa dei Borbone, si è letteralmente sbriciolata, sotterrando per intero una macchina…ma la fortuna ha voluto che non vi fossero passanti in quel momento del crollo, altrimenti oltre al danno storico ed artistico, vi sarebbe stato anche il lutto.
Pompei ha grossi problemi e i suoi edifici sono a rischio, la reggia di Carditello versa in un vergognoso stato di abbandono e ci sono addirittura voci che la vogliono mettere all’asta…insomma l'Italia in generale ed in particolare il Sud dei monumenti crolla, teatro e cinema subiscono tagli spaventosi, e spesso subiscono anche disastri alcune volte evitabili. Qualcuno ha detto che la colpa è dei funzionari del Ministero per i Beni Culturali, o del personale tecnico di altri enti pubblici preposto alla tutela e valorizzazione del patrimonio nazionale, intanto ci dovrebbero spiegare perché a volte una persona deve fare il lavoro di tre, vedi direttori di istituti e sovrintendenze che a interim ne hanno fino a tre, laddove architetti di provata esperienza, storici dell'arte e archeologi anch'essi esperti potrebbero quantomeno, anche se non vincitori di concorso, avere una delega come una volta era rappresentata dalla figura del vicario. Alla luce di tutto questo, vorrei che il nostro agguerrito segretario, preparatissimo sotto il profilo storico e politico, chiedesse a nome di tutto il Partito del Sud quanto è stato speso per i cosiddetti “festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia” per capire quanto si potrebbe dirottare in prossime occasioni per la tutela del nostro patrimonio artistico in rovina.

Sempre parlando di soldi spesi, e qui parlo anche da Architetto del Ministero per i Beni Culturali, ben sette mostre sono state, o saranno presto, inaugurate per festeggiare l'unità d'Italia, da quella “nazional-popolare” al Vittoriano a quella sulla regina Margherita a Palazzo reale a Napoli ed altre ancora.
Nessuno si è ricordato, tranne noi del Partito del Sud che abbiamo dovuto organizzare delle manifestazioni sporadiche fatte con pochi o con i nostri mezzi personali e spesso non autorizzate dove avremmo voluto farle, dell'ultima regina dei Borbone, Maria Sofia, che a differenza di quella della pizza, rimase fino alla fine a Gaeta sul forte sotto i bombardamenti, a curare i soldati e a dare loro conforto in mezzo a feriti, malati infettati da epidemie e spesso rischiando la morte sotto le bombe di Cialdini. Nessuno ha pensato ad eliminare dalla toponomastica invece alcune strade intitolate a razzisti, assassini e criminali di guerra, ad esempio a Roma nella zona della stazione Termini c'è via Cialdini e poi c’e’ perfino una strada dedicata al medico veronese razzista Cesare Lombroso che misurava i crani dei “briganti” per trovare le cause dell’inferiorità e dell’atavica propensione a delinquere dei meridionali.
Sarebbe giusto non da ”neo-borbonici”, perché noi del Partito del Sud crediamo in un'Italia unita e federale e non abbiamo nostalgie monarchiche, ma da meridionali che vi fossero strade intitolate anche ai soldati e partigiani borbonici e, perché no, ai membri della dinastia dei Borbone, ramo spagnolo-napoletano, che tra luci ed ombre comunque ha fatto tanto per Napoli e per il Sud, e di certo si è dimostrata molto migliore dei Savoia.
E’ di qualche giorno fa la polemica che riguarda un preside di una scuola di Scafati che ha intitolato la scuola a Ferdinando II, il re "bomba" per la repressione dei moti a Messina, mentre il re “galantuomo”, come abbiamo già detto, lo ha fatto a Genova senza per questo passare per “feroce reazionario”.
Polemiche e lettere a Napolitano, e intanto ahimè…quante strade, piazze, scuole, monumenti ed edifici sono o rimangono intitolati a Vittorio Emanuele II, bombarolo più di Ferdinando II….

Chiudo questo mio intervento dicendo che è tornato in auge l'inno di Mameli ed una festa grandiosa e costosa che, fino agli anni passati e fino al 1961, 100 anni d'Italia unita, l'Italia del post fascismo e l'Italia dell’internazionale comunista, non aveva mai enfatizzato tutto ciò in questo modo. Mameli aveva scritto una piccola “marcetta”, non è vero che era morto in battaglia da eroe ed era invece morto nel suo letto per un’infezione provocatagli dalla baionetta di un commilitone distratto, dicevo “marcetta” perché anche nel testo e nella partitura musicale non è nulla di che (l'inno borbonico di Paisiello è artisticamente tutta un'altra cosa…), quest’inno, che fino a poco tempo fa ci si vergognava di cantare, quest’inno che con la sua esegesi Benigni dal palco del festival di Sanremo (sarebbe ora di far ritornare il festival di Napoli alla sua antica vera gloria) ha trasformato in una sorta di poema dantesco, tutto e teatrante qual è il toscanaccio ne ha reso un'opera d'arte, e che veniva cantato solo ai mondiali di calcio laddove tutti i calciatori prima di ogni partita, in modo stonato peraltro, lo cantavano e lo cantano ancora solo con la prima strofa perché le altre non le conosce nessuno, mentre il nostro caro maestro Muti gira il mondo intascando assegni con il vero inno italiano che è il Nabucco di Verdi.

Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani, dura molto dura, basta pensare a Napoli, la città che nessuno sa governare, l'assolutismo neo monarchico del comandante Lauro, gli anni bui dei sindaci democristiani, la piccola parentesi vera del sindaco Valenzi, l'illusione del Rinascimento falso di facciata della gestione mafioso-clientelare di Antonio Bassolino fino alle pulcinellate della lieve Iervolino, passando attraverso il mondezzaio Bertolaso e alla farsa del primo Consiglio dei Ministri dell'attuale governo Berlusconi svoltosi a Napoli, con altri soldi buttati, dicevamo bisogna fare gli italiani. Forse io sono ottimista perché credo in questo nostro partito, credo nel nostro segretario politico nazionale De Santis, ho sempre ammirato il brigante Ciano che oggi è il nostro Presidente Onorario, ma soprattutto credo in tutti coloro aderiscono a questo progetto di questo grande Partito del Sud, a ragione il nostro segretario quando dice che è arrivata l'ora, che questo è il momento giusto per abbattere il “berlusconismo” alleato con la Padania ed eliminare i “finti sudisti” che sono servi di Berlusconi.

Cari amici e compagni di partito, lavoro nell'ambito della cultura, sto pensando di scrivere una sorta di organizzazione nuova del Ministero per i Beni Culturali, credendo che solo chi come me, che gira tutta l'Italia e quindi conosce le realtà delle sovrintendenze, lo stato di disagio di come bisogna far fronte quotidianamente a fatti che sono sempre in emergenza, presenterò al Segretario ed al Direttivo nazionale del partito questa bozza di piano programma per la salvaguardia e per la tutela e la conservazione del patrimonio storico artistico, il nuovo codice dei beni culturali poco aggiunge a una legge che, seppur fatta nel 1939, la 1089, ha permesso in tutti questi anni di tenere con i mezzi e con i funzionari a disposizione, di controllare ed evitare al massimo abusi e mortificazioni per il nostro paesaggio e patrimonio monumentale.
Spesso per eventi naturali abbiamo lavorato in emergenza nei terremoti di Campania, Umbria, Marche e ultimo quello in Abruzzo, ma ripeto al di là di catastrofi nelle sovrintendenze è sempre emergenza.
Ogni ministro che arriva, ogni nuovo direttore generale che viene nominato, ha sempre con sé la ricetta pronta, lo stesso Galan, che da voci insistenti dovrebbe essere il nuovo ministro al posto di Bondi, non ancora avuta la nomina ha già dato la sua versione per la risoluzione di tutti problemi che riguardano il patrimonio storico ed artistico d’Italia.

Spero che chi leggerà questo testo capisca che per me è come una sorta di sfogo per quello che ho visto tra il 16 e il 17 marzo; come sempre noi festeggeremo il 2 giugno, la festa della Repubblica, perché credo in quest'ottica che il partito si debba sempre muovere tra decentramento, leggi adatte ad ogni singola realtà, nord, centro e sud ma con l'Italia unita, unita davvero a parti dignità, nelle sue diversità, tradizioni e peculiarità. Deve finire questa storia del napoletano, del pugliese, del siciliano, dei “terroni” tutti termini intesi in termine dispregiativo, sappiamo benissimo ed oramai anche i dati ci dicono che non abbiamo avuto tutta la valanga di soldi di cui parlano e quelli che sono arrivati al Sud, sempre di meno di quelli annunciati, prendevano spesso un'altra strada e servivano per salvare aziende del Nord (quante volte abbiamo pagato il risanamento della FIAT…) o foraggiavano camorre, ‘ndganghete e mafie….lasciamo stare perché poi è troppo lunga la storia, cito solo una cosa la Cassa per il mezzogiorno, eterno argomento dei padani e che spesso e’ servita per finanziare aziende del nord che venivano al Sud solo per prendere finanziamenti.

Un saluto un abbraccio a tutti e spero che questo mio intervento sia comunque un piccolo contributo, una piccola tessera per costruire il grande mosaico del Partito del Sud.

Viva il Sud!

Oreste ALBARANO

domenica 20 marzo 2011

Lettera al Presidente della Repubblica di una giovane meridionale emigrata


G.ssimo Sig. Presidente,
il mio nome è Rullo Emanuela e sono nativa di quella meravigliosa terra che si chiama Irpinia. Mentre le scrivo percorro la A1 in direzione Roma dove da ben ormai otto anni ho dovuto per motivi di lavoro stabilire la mia dimora, emigrata come la quasi totalità dei miei coetanei, saluto dopo un fine settimana le mie montagne e la mia famiglia.
Quest’anno Sig. Presidente mi si chiede di festeggiare la ricorrenza dell’unificazione di questo paese, dell’unità d’Italia.
Premetto che non sono monarchica e non auspico il ritorno di alcun sovrano, premessa quanto mai dovuta poichè purtroppo troppo spesso la voce dissenziente del mio popolo viene messa a tacere e sminuita con l’appellativo di nostalgica o monarchica, quando essa in verità, non esprime né l’uno né l’altro sentimento.
Il recupero della verità storica che a 150 anni dovrebbe essere niente più che un atto di civiltà e democrazia e che non dovrebbe spaventare un paese unito, è un atto che viene richiesto unicamente per restituire dignità ed orgoglio ad un popolo e ad una terra e non per nostalgia. Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla scriveva Seneca.
Ebbene, a quale futuro sig. Presidente, questo paese si sta preparando se a distanza di 150 anni ancora teme la propria storia? Se a distanza di 150 anni ancora la stessa è intrisa di menzogna e camuffata e nascosta ed oltraggiata?
Eppur dobbiamo festeggiare! Festeggiare senza ricordare i morti, senza ricordare i corpi esposti, i saccheggi, le bombe, le violenze, e festeggiare passando sopra gli insulti.
Studi accreditati che si sono susseguiti in questi 150 anni hanno dimostrato come in questo paese il divario non esistesse al momento dell’unificazione se non in misura minima e come esso invece sia andato formandosi proprio nel corso di questi 150 anni per effetto dello sviluppo di una economia di tipo dualistico. Devo citarLe Nitti, ancora oggi attualissimo? Devo citarLe i recenti studi pubblicati dalla Banca D’Italia, devo farle l’esempio della Germania che in dieci anni ha unito un paese che era diviso? E’ talmente evidente sig. Presidente come il mio popolo (che dovrebbe essere anche il suo) sia annichilito dal peso di questa mancata verità manipolata e trasformata in una colpa, in un peccato originale incancellabile, giustificativo perenne e risolutivo di un sottosviluppo che ha ben altre origini.
Devo festeggiare sig. Presidente gli insulti dei ministri di questo paese? Devo festeggiare la monnezza, e non mi riferisco ai rifiuti urbani quanto bensì, ai rifiuti tossici industriali e nucleari che avvelenano la mia terra e ne uccidono il futuro? Devo festeggiare i giovani meridionali che hanno lasciato la propria terra per trasferirsi nelle regioni del nord del paese, o devo festeggiare la disoccupazione e la criminalità organizzata che collusa con la politica crea catene che nessuno manifesta intenzione a spezzare? E ancora Sig. Presidente devo festeggiare che Matera nell’anno 2011 ancora non ha una stazione e l’alta velocità arriva solo fino a Napoli e che dopo Napoli si viaggia con il binario unico dove i moscerini vanno più veloci dei treni? E allora mi toccherà festeggiare anche che i soldi per l’ammodernamento e la messa in sicurezza del raccordo autostradale AV-SA sono scomparsi in corrispondenza della firma del protocollo di intesa fra Italia e Slovenia ove sono riapparsi per la progettazione della tratta ferroviaria tra Trieste e Lubiana, o che i fondi FAS che dovevano servire a favorire processi di sviluppo di zone sempre più povere e abbandonate a se stesse sono andati alla copertura delle multe sulle quote latte o alla realizzazione di interventi di ammodernamento della flotta di traghetti turistici per il lago di Como, non proprio una regione sottosviluppata o per la Agenzia alimentare a Parma?
E ancora Sig. Presidente mi toccherà pure festeggiare che in occasione di questo anniversario ben 145 milioni di euro sono stati spesi per un museo che offende il mio popolo quale il Museo Lombroso e questo mentre Pompei crolla e la Reggia di Carditello viene messa all’asta.
Non Le sto imputando colpe Sig. Presidente, il suo è un ruolo istituzionale, ma non potevo non manifestarLe la mia indignazione e illustrarLe i motivi per i quali mi spiace ma Io non ho proprio nulla da festeggiare, festeggiare qualcosa che per me non ha mai avuto luogo, perché unità non v’è mai stata e ancora tarda a venire.
Grazie
R.E.

venerdì 18 marzo 2011

Roma 17 marzo 2011: cronaca di un giorno da uomini liberi...o quasi...



Ieri abbiamo fatto la nostra manifestazione organizzata dal Partito del Sud di Roma ed, anche se la Questura di Roma ci ha negato l'accesso alla Piazza del Pantheon e la possibilità di manifestare civilmente il nostro dissenso contro il vergognoso omaggio al re macellaio, grazie soprattutto all'iniziativa di un amico siciliano, siamo riusciti per qualche minuto ad esporre un cartello che dimostra la nostra pacifica protesta meridionale contro questa festa assurda. Infatti mentre la polizia bloccava la maggior parte dei "briganti" partiti da Piazza Venezia vero le 9-9.30 e che voleva passare per il Pantheon, non per fermarsi a manifestare ma almeno a distribuire volantini o facendo leggere cartelli che indossavamo, qualcuno di noi si e' staccato dal gruppo ed ha raggiunto il Pantheon giusto in tempo per fotografare il cartellone esposto dall'amico Gaetano da un balcone che affacciava sulla piazza. cartellone che si vede nella foto sopra ed e' stato ripreso anche da alcuni giornali e testate on line.
Il cartellone è stato bruscamente ritirato da agenti di polizia (motivi di ordine pubblico???) e l'amico Gaetano Siciliano è stato minacciato di denuncia (di quale reato???)...noi del Partito del Sud siamo pronti ad accollarci le spese legali nel caso che la minaccia diventi realtà. Inoltre Enzo Riccio e Natale Cuccurese, sentiti gli altri esponenti del Direttivo Nazionale, hanno deciso per la tessera onoraria a Gaetano...Siciliano di nome e di fatto! E' lo stesso Gaetano che spiega in una sua nota su FB che sta benissimo, che non ha subito nessuna violenza e per ora nessuna denuncia ma solo minacce...ringrazia noi e tutti gli altri movimenti meridionalisti e sicilianisti che gli hanno dimostrato solidarietà.
Ci vorrebbero tanti come lui, uomini del Sud coraggiosi, sinceri e e moderati...così diversi dai tanti rivoluzionari da tastiera che girano in rete, i duri e puri di "indipendenza o niente" (che però spesso rimangano sulle loro poltrone o seduti davanti ai loro PC e continuano a vivere in un loro mondo virtuale), quelli che hanno sempre una precisazione da fare ed una critica per chi fa qualcosa che per loro e' sempre troppo poco...la stragrande maggioranza di questi leoni della rete non li vediamo mai nella realtà, ne' nelle strade e nelle piazze ne' altrove.
Sotto una pioggia incessante, siamo arrivati a Piazza Farnese intorno alle 10 dove c'era il raduno e l'autorizzazione a manifestare...avevamo distribuito i nostri cartelloni con le nostre frasi di protesta contro il 17 marzo, contro i Savoia e contro le bugie risorgimentali. Ci hanno raggiunti altre delegazioni, tra cui quella di Insorgenza Civile e di un gruppo veneto che si è unito alla nostra protesta...inoltre altri amici del Partito del Sud ci hanno raggiunto da Napoli, dalla Toscana, dalla Calabria ed anche dal Nord, in tutto nella Piazza eravamo una cinquantina di persone. Molti dei passanti non capivano e c'era pure qualcuno che leggendo il nostro volantino o i nostri cartelloni ci accusava di essere "contro l'Italia unita"...ancora una volta dovevamo spiegare che noi eravamo contro il COME si era arrivati all'Italia unita e cosa questo ha significato per il Sud. Tante bandiere del regno delle Due Sicilie, simbolo della nostra identità e di una storia negata da quasi 150 anni...e foto finale davanti a Palazzo Farnese, dimora romana di Francesco II nel suo esilio romano e che quindi sembrava un nostro appuntamento con i ricordi e con un destino. Anche qui abbiamo spiegato a tantissimi che il nostro era un omaggio alla nostra storia ed alla nostra identità, una storia ancora negata da 150 anni e continuamente oltraggiata con le bugie risorgimentali, non nostalgia o velleità di tornare ad antiche monarchie.
Verso le 12.30-13 tutti belli zuppi, ci siamo salutati ed abbiamo lasciato la piazza...alcuni di noi si sono concessi una sosta pranzo ed altri ci hanno salutato per tornare a casa....una bella giornata, mentre ovunque nelle vie ed anche in TV avanzava la stantia retorica "risorgimentale", noi l'abbiamo vissuta da uomini liberi con la nostra protesta civile e pacifica e da meridionali a testa alta.
Sarebbe stato bello contare sulla partecipazione di decine di briganti in più ed avere avuto la possibilità di essere in piazza al passaggio del Presidente Napolitano...ma abbiamo la coscienza a posto per aver fatto il massimo di quello che si poteva fare e siamo pronti alle prossime battaglie.
Ringrazio tutti i partecipanti, sia del PdSud che gli altri e spero che tutti, a parte la pioggia, hanno avuto le mie stesse piacevoli sensazioni...e concludo con la bella frase scelta da Gaetano:
IO NON FESTEGGIO GENOCIDI...LA VITA E' BELLA

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD

lunedì 7 marzo 2011

Pino Aprile alla puntata de L'infedele del 7/03


Gad Lerner stasera parla del risorgimento, periodo mitico per lui e molti altri purtroppo, la novità e' che oltre alle polemiche (strumentali come al solito...) della Lega Nord ci sarà anche una voce meridionalista come Pino Aprile...

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Nuova appuntamento con 7L’Infedele stasera alle 21,10 su La7, come sempre condotto da Gad Lerner. Il tema di questa puntata è dedicato all’Italia e alle celebrazioni del prossimo 17 marzo. Ci sarà anche un’insolita presenza musicale: il coro dell’orchestra “Giuseppe Verdi” di Milano che eseguirà tre inni patriottici. Fra di questi non mancherà il “Va’ pensiero” composto da Verdi con esplicite allusioni irredentistiche e risorgimentali.

La domanda che viene posta è scontata. Come mai si mette in discussione l’unità del nostro paese e perché di conseguenza mettere in discussione la sua storia, lo stesso Risorgimento. Come se questo momento storico fosse solo dipeso da un interesse strategico di potenze straniere come la Francia, la Gran Bretagna e perfino gli Stati Uniti? E perché poi la Lega ha interesse a boicottare il 17 marzo contrapponendovi altri anniversari regionali da festeggiare separatamente? Magari un modo non ideale per arrivare a quel federalismo che in tanti auspicano. Parleranno di tutto questo lo storico Sergio Luzzatto che darà il suo contributo per rispondere a queste domande, partendo dal suo ultimo pamphlet polemico, “Il crocifisso di Stato” (Einaudi), nel quale indica la forzatura simbolica di natura pseudo-religiosa come un pericoloso surrogato della carente identità nazionale.

Fonte: L'Infedele

Gigi Di Fiore a Cosenza l'11 marzo



Venerdi 11 marzo 2011 a Cosenza alle ore 18, presso la libreria Ubik, si terrà un incontro:
"Dal centralismo al federalismo, l'unità 150 anni dopo".

All'evento sarà presente Gigi Di Fiore, giornalista, storico e autore di numerosi testi sull'unità d'Italia. Introdurrà il dibattito prof Ulderico Nisticò.
Tutti gli aderenti e simpatizzanti del PdSud in zona sono invitati.

venerdì 4 marzo 2011

Noi meridionalisti vi spieghiamo perchè non festeggiamo il 17 marzo...



Spesso ci chiedono il motivo per il quale noi meridionalisti del Partito del Sud non festeggeremo il 17 marzo, ed ecco che ci arrivano le solite domande o le consuete osservazioni del tipo "ma allora volete la separazione come la Lega Nord" , "ma mica rimpiangete il Regno delle Due Sicilie", "non si può mettere in discussione l'Unità d'Italia e voi esprimendo la vostra contrarietà al 17 marzo vi fate strumentalizzare", "ma sono passati tanti anni ed ancora voi meridionali vi lamentate che e' tutta colpa dei Savoia" etc etc...
Cerchiamo di mettere le cose a posto e di spiegare per bene, una volta per tutte, perchè non festeggeremo questa giornata e perchè manifesteremo il nostro dissenso verso questa giornata di "festa" e l'omaggio del Presidente Napolitano al Re Vittorio Emanuele II, e soprattutto perchè questo lo riteniamo importantissimo per una riscossa del Sud.
Il 17 marzo 1861 ci fu la proclamazione del "Regno d'Italia" che di fatto fu l'annessione di alcuni territori al Regno di Sardegna, da notare bene che mancava ancora Roma e il Veneto che sarebbero stati annessi ca. una decina di anni più tardi, e, soprattutto, non ci fu una nuova entità statale nata con il consenso del popolo ma un semplice cambio di denominazione dello Stato sabaudo che annetteva diversi territori (con campagne di guerra non dichiarata e con plebisciti truffa...) e si autoproclamava "Regno d'Italia". Prova ne fu che Vittorio Emanuele II re di Sardegna continuò a chiamarsi Vittorio Emaniele II re d'Italia (perchè non Vittorio Emanuele I re d'Italia?)e che il primo parlamento italiano fu l'ottavo parlamento di Torino, inoltre furono estese le leggi piemontesi al resto della penisola (come mai non ci fu allora una soluzione federalista che teneva conto delle differenze tra i vari territori? Forse perchè allora il Sud non era più povero del resto del paese come e' oggi dopo 150 anni di colonizzazione?).
Cosa ha portato al Sud questa proclamazione?
Dieci anni di guerra civile con centinaia di migliaia di morti nella guerra civile tra il 1861 ed il 1870 detta "guerra al brigantaggio" ("lo stato piemontese e' stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti" - Antonio Gramsci), le disastrose avventure coloniali, il fascismo e altre tragedie come le guerre mondiali con perdite umane immani...cosa dovremmo festeggiare?
E dal punto di vista economico?
Una spoliazione di ricchezze, una distruzione del nascente tessuto produttivo ed industriale borbonico per favorire l'affermazione dell'industria al Nord, un inasprimento feroce delle tasse (che erano molto piu' basse nel periodo precedente) e soprattutto la convinzione lombrosiana che "altro che Italia! Questa e' Africa! I beduini al confronto di questi cafoni sono latte e miele!" "i meridionali sono africani, da far diventare forzatamente italiani a colpi di baionetta!"...si leggano le dichiarazioni dei generali macellai e criminali di guerra come Cialdini o governatori illuminati come Farini inviati da Torino.
Non si capisce perchè una Repubblica nata nel 1946 debba festeggiare una monarchia così nefasta, dimenticandosi perfino che un re Savoia firmò le leggi sulla discrimanazione della razza.
Insomma il Sud dal 1861 fu ridotto a colonia e conobbe per la prima volta nella sua storia secolare la tragedia di un'emigrazione bibblica, una diaspora che nemmeno gli ebrei hanno conosciuto...in 150 anni più di 20 milioni di meridionali hanno abbandonato le loro case, i loro affetti e le loro radici per andare al centro-nord o all'estero, tale diaspora continua ancora ai giorni nostri con caratteristiche e modalità diverse.
Sarebbe stato un onore far parte di un'unica nazione una, "di lingua, di armi e di cor", aver versato da "fratelli d'Italia" il nostro sangue sul Piave per "liberare" lontanissime città come Gorizia....ma sinceramente non credevamo di avere come ringraziamento i cartelli "non si fitta ai meridionali" o gli striscioni negli stadi del Centro-Nord del tipo "Forza Vesuvio! Forza Etna! Terremotati! Colerosi!".
Non vogliamo il ritorno ad antiche monarchie ma e' paradossale, in un paese con ministri che hanno dichiarato di pulirsi le loro parti meno nobili col tricolore, pensare che siamo noi a minacciare "l'unità d'Italia", noi non vogliamo nessuna guerra contro il resto del paese e nessuna separazione...ancora più paradossale che tutto ciò che e' "borbonico" viene ancora visto come il male assoluto e qualcosa di oscurantista, retrogrado e minaccioso...mentre si finge di non vedere le bandiere della Padania (Stato che non e' mai esistito nella realtà storica) o di non ascoltare gli slogan razzisti dei raduni leghisti e tutto ciò non indigna, non e' "minaccioso dell'unità e della coesione nazionale".
Ieri la Questura di Roma ci nega una manifestazione il 17 al Pantheon, dove abbiamo espressamente affermato che volevamo organizzare una protesta ed un dissenso civile, pacifico e democratico ed assolutamente nel pieno rispetto delle leggi e del Presidente di questa Repubblica...ancora una volta, senza voler fare il "solito vittimismo meridionale", siamo figli di un Dio Minore? Siamo italiani di serie B?
Siamo stanchi di subire ed abbiamo il diritto e dovere di esprimere il nostro dissenso, ce lo dice l'articolo 21 della nostra Costituzione e quindi insisteremo con la Questura...e giovedì 17 marzo tutti al Pantheon con noi, ad esprimere civilmente e pacificamente, in maniera gandhiana direi, il nostro dissenso!!!
In questo paese con scarsa memoria si devono finalmente abbandonare i falsi miti risorgimentali, prima la verità...se si vuole parlare di unità e non le bugie e le favolette alla De Amicis.

Oltre la verità storica, per avere un paese davvero unito ci vuole una politica che crei le stesse possibilità al Nord ed al Sud, in una parola una politica di giustizia e di riequilibrio economico per diminuire le differenze invece che accentuarle, ciò che ha fatto la Germania alla caduta del muro di Berlino per riavvicinare il tenore (e la qualità) di vita dei tedeschi dell'Est a quelli dell'Ovest...abbiamo qualche "leggerissimo sospetto" che questo non sia l'obiettivo ne' della destra lumbard di Berlusconi e Bossi ne' della sinistra emiliana di Bersani....infatti il gap negli ultimi 16 anni e' aumentato.
Quando finalmente un giovane laureato a Napoli o a Palermo avrà, a parità di merito, le stesse possibilità di lavoro di un suo collega a Milano...quando per andare in treno da Napoli a Reggio C. ci si impiegherà lo stesso tempo che per andare da Roma a Milano...quando un imprenditore al Sud avrà le stesse possibilità di un suo collega al Nord, le banche gli concederanno prestiti alle stesse condizioni, le infrastrutture ed i servizi, oltre alla criminalità, non lo ostacoleranno...allora sì che possiamo parlare di "unità", fino a quel momento per favore risparmiateci le vostre favolette e le bugie risorgimentali da "fratelli d'Italia".
CHI CONTROLLA IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO (G. Orwell)


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD