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giovedì 17 marzo 2016

Il 17 marzo noi non festeggiamo!!!


Probabilmente non esisterebbe il Partito del Sud se non fosse stato per lo shock dovuto alla scoperta di cosa realmente è stato il cosiddetto “risorgimento” per il meridione d’Italia. Tant’è che anche nello statuto del Partito Del Sud è presente un punto che sottolinea la nostra linea identitaria, culturale e storica e non a caso a livello nazionale il Partito del Sud nacque proprio a Gaeta quasi 10 anni fa e non a caso il nostro movimento nacque proprio dopo iniziative locali nella stessa Gaeta del nostro Antonio Ciano che lì già da anni parlava di questi argomenti storici in ottica revisionista e fu il primo autore di un libro polemico e sanguigno come “I Savoia ed il massacro del Sud” che ha avuto parecchi lettori e molti di questi che si sono avvicinati, anche dopo questa lettura, alla causa meridionalista. E non è la prima volta che parliamo e protestiamo contro l'istituzione di una festa nazionale il 17 marzo....

In effetti parecchi di noi sono rimasti colpiti dalla scoperta di una verità a lungo nascosta dalla storiografia ufficiale e mai studiata a scuola, di sapere di stragi, di fucilazioni sommarie, la legge Pica, l’eccidio di Bronte, l’assedio di Gaeta, Casalduni e Pontelandolfo, Fenestrelle, etc etc, tutti episodi oramai ben noti e sui quali non ci interessa disquisire a lungo su numeri e sui fatti, una cosa in sintesi oramai è certa e nota a molte più persone di anni fa, la storia non è quella che ci hanno raccontato di “liberatori” venuti dal nord e che ci hanno portato “libertà” e “progresso”. Certo non vogliamo esagerare cifre, numeri e fatti e lasciamo agli storici il compito di continuare ad indagare, senza preconcetti o verità precostituite, non vogliamo nemmeno basarci su questi fatti per rivendicazioni nostalgiche o impossibili ritorni al passato, ma la nostra Storia è importante e va studiata, approfondita e compresa per bene, senza trascurare alcune fonti e accettarne solo altre e senza liquidare un periodo importante come quello del Regno delle Due Sicilie con le sue (molte) luci ed (alcune) ombre solo in base alla lettura del vincitore piemontese e garibaldino.
Se consideriamo la lista delle stragi post-unitarie, soprattutto quelle commesse nel nome della cosiddetta “guerra al brigantaggio”, questa è lunghissima, e non è per mancanza di rispetto che non citiamo altri luoghi martiri per la mano sanguinaria del “fratello d’Italia” giunto dal Piemonte con il fucile carico, e parlante una lingua sconosciuta, e che da fratello proprio non si è comportato….su questi argomenti oramai c’è una letteratura molto vasta, alla quale si sono aggiunti negli ultimi anni giornalisti e storici seri come il nostro amico Gigi Di Fiore e soprattutto persone semplici ma oneste e con la voglia di spulciare archivi e fonti d’epoca come il nostro Presidente Onorario Antonio Ciano, un antesignano del revisionismo meridionalista.
Uno dei luoghi simbolo di questa tragedia nascosta è il Real Ponte Borbonico, gioiello di arte e di architettura, voluto da un grande Re come Ferdinando II col suo napoletanissimo “lassate fa ‘o uaglione”, dette l’incarico a Luigi Giura.  E’ per noi un luogo simbolo per tante cose,  innanzitutto dimostra una volontà ed una grande capacità tecnica e realizzativa che avevamo nel nostro ex Regno con il primo ponte sospeso in Italia e nell’Europa continentale, e paragonata alla povertà di strutture di oggi del nostro Sud questo ci dice tante cose, ma il Ponte è anche il luogo di un’ importante battaglia tra borbonici e piemontesi, con una strenua difesa dei “nostri” soldati rimasti fedele al loro Re e che parlavano napoletano o abruzzese o pugliese o calabrese. Questi nostri soldati che avevano prima respinto i garibaldini e poi inizialmente sul Garigliano avevano ben difeso le postazione e respinto i primi attacchi dei bersaglieri piemontesi, furono costretti a ritirarsi solo dopo l’abbandono della nave francese e l’arrivo delle navi piemontesi che iniziarono a cannoneggiare i borbonici che furono così stretti tra due fuochi; fu l’ultima battaglia prima poi di Mola e dell’assedio di Gaeta, quindi la battaglia sul Garigliano fu tra gli ultimi episodi della  resistenza all’invasore di un Regno all’epoca riconosciuto da tutti gli Stati e trattati internazionali.
Abbiamo saputo che proprio presso il “nostro” Real Ponte sul Garigliano, che ha resistito parecchi altri decenni e addirittura fino alla 2 guerra mondiale quando fu bombardato e solo recentemente ben restaurato, sarà nei prossimi giorni oggetto di un evento. Quest’evento fatto proprio di 17 marzo, data di proclamazione di quel Regno d’Italia che di fatto fu un estensione territoriale del Regno di Sardegna aggressore del Sud (non a caso Vittorio Emanuele II restò Vittorio Emanuele II e la prima legislatura del neonato Regno d’Itala fu l’VIII legislatura…) , fatta proprio lì sul Ponte e che vuole ricordare i 155 anni dell’unità d’Italia,  a nostro avviso manca di rispetto alle migliaia di meridionali e non che si sentono offesi da questa data utilizzata come ricorrenza.
Non per rinnegare un’unità oramai raggiunta, anche se ancora scarsamente praticata nei diritti fondamentali, ma noi ci sentiamo offesi dal festeggiare il 17 marzo, offesi da una festa che osanna un aggressore che ha stuprato donne e bambini fin sopra gli altari sacri delle chiese dove si erano rifugiati i nostri contadini, ha massacrato anche preti e vecchi,  donne e bambini che ha bruciato vivi nelle loro umili case. Erano i nostri avi, il nostro popolo. Una festa inopportuna, e inopportunamente voluta in uno dei luoghi simbolo di quello che a mezzogiorno ancora non è perdonato del tutto e ancora non è ben digerito, soprattutto se poi all’origine del colonialismo  del belpaese che ci ha visti sempre come “briganti o emigranti”. Un luogo oserei dire SACRO il nostro Real Ponte sul Garigliano, un po’ come lo è il fiume Sand Creek (per un episodio di strage avvenuta singolarmente negli stessi anni guarda caso…) per i nativi americani. E un po’ come festeggiare Hitler davanti al museo dell’olocausto di Tel Aviv o davanti ai cancelli di Auschwitz oppure festeggiare Ataturk nella strade di Armenia. Perlomeno inopportuno, se vogliamo essere buoni e un pugno nello stomaco bello e buono al meridione, alla sua storia e alla sua gente. Noi il 17 marzo non festeggiamo!
Ci meraviglia molto intanto, che tale iniziativa venga promossa proprio da chi della storia e dell’archeologia ne fa un mestiere. E il coinvolgimento delle scolaresche locali, per incidere ancora una volta su quella storia scritta dai vincitori che studiano a scuola e un altro pugno nello stomaco per chi come noi vorrebbe studiare la vera storia, e non quelle favolette eroiche deamicisiane che nulla hanno a che fare con la storia.

Per rispetto alla nostra storia e alla nostra identità, senza nessuna volontà nostalgica o separatista e nel pieno rispetto delle leggi del nostro paese, noi protestiamo contro questa festa irriverente che avrà luogo la mattina del 17 marzo e contro chiunque vuole festeggiare questa data e ricorrenza per noi nefasta ed anzi invitiamo pacificamente i nostri iscritti e simpatizzanti a manifestare con noi in loco contro questa festa, come già fatto in passato a Gaeta ed in altri luoghi. 
Il 17 marzo noi del Partito del Sud non festeggiamo!




Antonio Rosato & Enzo Riccio
Partito del Sud - Lazio

http://partitodelsud-roma.blogspot.com
www.partitodelsud.eu

mercoledì 12 marzo 2014

Il 17 marzo noi del Partito del Sud non festeggiamo...ed a teatro a Roma c'è Terroni di Roberto D'Alessandro!

Ancora una volta ci tocca sorbire la retorica risorgimentale ed una valanga di falsità e inesattezze sulla nostra vera storia con la "giornata dell'Unità (quale???) d'Italia" che ci vogliono far festeggiare il 17 marzo.
E ancora una volta noi del Partito del Sud ribadiamo che non festeggiamo e non festeggeremo mai tale data, che ricordiamo celebra un'annessione ed una conquista militare del Regno di Sardegna ai danni del Regno delle Due Sicilie ed il 17 marzo 1861 ci fu l' inizio dell'VIII legislatura (come mai fu mantenuta perfino la numerazione del parlamento sabaudo? E perché Vittorio Emanuele II non divenne Vittorio Emanuele I Re d'Italia?) che si definì "italiana" ma era in realtà piemontese in tutto e per tutto, ricordiamo infine che all'epoca in "Italia" non c'era Roma e neppure il Veneto....insomma una celebrazione davvero fuori luogo, tanto più che segna l'inizio di un periodo nefasto per il Sud con una guerra civile in corso e che diventò ancora più crudele, durò circa 10 anni e fu relegata dalla storiografia ufficiale a "guerra di repressione del brigantaggio". Fu invece molte cose, ma in sintesi rivolta sociale e legittima resistenza ad un'invasione militare che depredò la nostra terra e la relegò al ruolo di colonia interna.

Lontani da nostalgie reazionarie e separatiste, noi del Partito del Sud da sempre affermiamo la nostra identità meridionale, che deve essere fondata sulla verità storica e non sulla farsa risorgimentale, ancora oggi raccontata in modo deamicisiano. Su quest'identità dobbiamo costruire, o meglio ricostruire, la nostra natura di popolo con la voglia riscatto per terminare una colonizzazione che oramai dura da più di 150 anni. Noi possiamo e sappiamo farlo solo con il metodo democratico con la crescita di un forte movimento meridionalista, progressista e solidale per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo, solo così per noi si potrà realizzare la "rivoluzione meridionale" e non con i proclami e le rivoluzioni dietro un PC continuamente annunciate in rete, giornali e giornaletti, libri e libretti....tutte cose che possono essere contorno...ma non la portata principale di un impegno politico per un movimento di massa.

Proprio per scoprire la nostra "vera storia", invitiamo tutti allo spettacolo del nostro amico Roberto D'Alessandro, basato sul best-seller di Pino Aprile....sarà un raggio di luce e di verità in una giornata retorica e funesta. Tutti al Teatro dei Servi, in via del Mortaro al centro, alle ore 21 del 17 marzo per vedere Terroni!


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud



giovedì 14 marzo 2013

NON CI PUO' ESSERE UNITA' SE NON C'E' UGUAGLIANZA - IL 17 MARZO C'E' POCO DA FESTEGGIARE





Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza.
 Il 17 Marzo c’è poco da festeggiare

Ci accingiamo a festeggiare il 17 marzo l’Unità d’Italia e ancora una volta, purtroppo, il rischio (molto concreto) è che la retorica prenda il sopravvento sulla sostanza.

L’Unità d’Italia acquista valore se gli italiani sono messi in condizioni di unità davanti alle sfide del futuro e del presente.

Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza. E’ per questo motivo che il Partito del Sud invita istituzioni e cittadini a riflettere su quanto della sbandierata unità oggi è stato attuato a 152 anni dalla proclamazione (in francese) del Regno d’Italia.

Quello che oggi sappiamo è:
       Che la storia che viene raccontata e fatta studiare nelle scuole non è ciò che è veramente accaduto 152 anni fa.
       Che il Sud non era così arretrato così come lo si è voluto dipingere
       Che l’emigrazione dalle nostre terre  è iniziata dopo 1861
       Che la chiusura delle fabbriche, fiore all’occhiello del sud, si sono avute dopo l’Unità d’Italia
       Che il Brigantaggio non è stato un evento di delinquenza comune, ma è stato anche, e soprattutto, rivolta ai soprusi degli occupanti e dei signori subito passati con i vincitori.
       Che al Sud, ancora oggi, non ci sono ferrovie degne di questo nome
       Che al Sud, non ci sono investimenti infrastrutturali degni di questo nome
       Che al Sud, gli interessi bancari sono più elevati che al nord
       Che al Sud, le assicurazioni costano di più e che non è vero che al sud ci sono più truffe che in altre parti d’Italia (dati ISVAP)
       Che le assicurazioni auto sono obbligatorie e che quindi i cittadini del Sud onesti non possono essere discriminati rispetto a quelli del nord. (articolo 3 della Costituzione)
       Che l’agricoltura e l’agroalimentare sono l’ossatura portante della nostra economia e che invece vengono considerati come un elemento secondario del PIL.
       Che ciò che nei decenni è stato spacciato come intervento straordinario al sud da parte dello stato, si è rivelato in realtà un intervento sostituivo di quanto l’Italia doveva al Sud.
       Che non è vero che il Sud vive alle spalle del Nord.
       Che non è vero che il sistema universitario del Sud sia peggiore di quello del nord pur in presenza di investimenti minori, di forte discriminazione e di un’infima propaganda. 
       Che quasi la totalità degli interventi per favorire le imprese al Sud sono finiti alle imprese del nord che sono venute, hanno intercettato i finanziamenti e poi sono scappate via.
       Che il Sud è visto solo come un grande immenso mercato.
       Che il Sud non deve intraprendere.
       Che al Sud è concesso, per disperazione, di subire solo  il ricatto o lavoro o salute
       Che il Sud è visto, grazie a una connivenza vomitevole tra malavita, politica e imprese senza scrupoli (quasi sempre del nord), come una grande discarica.
       Che sulle scuole del Sud si investe molto meno (quasi nulla) rispetto alle scuole del nord
       Che le risorse del sud, petrolio, energie alternative, risorse varie del suolo e del sottosuolo, sono prelevate al sud per arricchire aziende del nord o del resto d’Europa per lasciare al sud solo l’inquinamento
       Che il Sud non merita una classe politica pronta a cedere tutto per un piatto di lenticchie
       Che tutti gli italiani hanno il diritto, con le preferenze, di votare gli uomini e le donne che li rappresentano.


Allora, se è vero tutto questo, chiediamo quanto meno di festeggiare la verità.

L’Unità si costruisce con i fatti e l’attenzione alle persone, ai cittadini,
non con la retorica.

Buon 17 Marzo !

sabato 17 marzo 2012

Io non festeggio - 17 marzo 2012


 
Io non festeggio una data che ricorda un'invasione militare e l'inizio di una colonizzazione per una parte del paese, condizione che continua ancora oggi, con altri mezzi e metodi.
Io non festeggio una falsa "Unità", fino a quando le possibilità di trovare un lavoro dignitoso saranno molto più scarse al Sud, fino a quando si spenderà di meno al Sud per infrastrutture e tutto il resto, fino a quando le banche e le assicurazioni faranno pagare di più il Sud rispetto al più ricco centro-Nord, non ci sarà vera unità.
Io non festeggio una dinastia nefasta come i Savoia ed un Regno sabaudo che ha trattato i meridionali come "briganti", e ne ha ucciso centinaia di migliaia, ha deportato ed ha imprigionato altre decine di migliaia, ha distrutto ed incendiato decine di paesi, ha massacrato la nostra economia e la nostra agricoltura meridionale per favorire la nascita dell'industria al Nord e ci ha trascinato nelle disastrose guerre coloniali, e poi verso le tragedie del XX secolo come le due guerre mondiali ed il fascismo.
Io non festeggio le bugie ma amo la verità e la giustizia, continuerò con tutte le mie forze a combattere per cambiare le cose, in modo democratico e pacifico, senza offendere nessuno e senza avere la presunzione che la mia cultura e la mia storia sia migliore di altre, ma di sicuro con la dignità, l'onestà e la forza di pretendere che non sia considerata inferiore e che nessun Borghezio o Calderoli o Buonanno si permetta più di offenderci.
E non continuerò solo con i proclami, come questo che sto scrivendo, mi organizzerò con altre persone che non vogliono alzare steccati o ridisegnare confini, o peggio ancora continuano a fare guerre e rivoluzioni solo su Facebook, ma con chi vuole costruire qualcosa di concreto nella vita reale e che sia proponibile per il XXI secolo, che si possa vederne passo dopo passo la crescita...allora il nostro sogno potrà diventare realtà..."mai è durato lungamente l'opera dell'iniquità, né sono eterne le usurpazioni"*.


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Immagine da gruppo Facebook Briganti

*Dal proclama di Francesco II a Gaeta, 8 dicembre 1860

mercoledì 14 marzo 2012

"Unità d'Italia, la festa cominci dal Sud" di Gigi Di Fiore



Interessante articolo del nostro amico di Gigi Di Fiore in prima pagina su "il Mattino" di Napoli del 10 Marzo 2012...pur non condividendo la scelta della festa del governo di istituzionalizzare la festa del 17 marzo, non si può non condividere quanto detto da Gigi Di Fiore ed i toni del suo articolo... 

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Istituita la data del 17 Marzo: ora Monti scenda sotto la linea gotica

di Gigi Di Fiore

Alla fine, il governo Monti, è riuscito a partorire anche la <>. Dove altri hanno fallito tra le polemiche, è riuscito in sordina il governo dei tecnici. Il 17 Marzo, data in cui nel 1861 Vittorio Emanuele II fu nominato per decreto primo re d'Italia ogni anno saranno organizzate iniziative, convegni, dibattiti, confronti. Tutto bene, se si lascerà fuori la porta la retorica e il già detto. Soprattutto al Sud, dove qualche aspirazione a saperne di più su come diventammo una sola nazione ha molto fondamento. A un anno dal fiume di parole e bacchettate sul valore dell'unità, si è assistito alla scomparsa per consunzione del termine Mezzogiorno dalle agende politiche. Lo stesso governo Monti, preso dalla necessità di uniformare strette e tassazioni al nord, come al sud e al centro, non ha mai annunciato programmi di sviluppo per la parte più debole del paese in crisi. Forse, un segnale potrebbe darlo un viaggio ufficiale, anche breve del capo del governo tecnico a sud di Roma. Lo fecero tanti primi ministri, in momenti difficili: Giuseppe Zanardelli in Basilicata a inizio Novecento; Ferruccio Parri a Napoli nell'immediato dopoguerra. Vedere Monti nelle regioni meridionali, sentirlo parlare di unità e di storia risorgimentale in questo momento potrebbe essere importante. Sarebbe un segnale: tutte le rinascite partono da valori condivisi e sembra davvero fuori luogo, in un momento in cui si fa fatica a mettere insieme politiche anti-crisi in Europa, qulsiasi ipotesi secessionista. Nei dibattiti, sarebbe ormai miope non parlare di brigantaggio o di divari economici provocati da un'unificazione che 151 anni fa privilegiò lo sviluppo del nord. Anche i modi diversi in cui avvenne la liberazione tra il 1943 e il 1945 nelle due parti d'Italia in quegli anni di nuovo divisa, furono causa di squilibri. E' la nostra storia a raccontarlo: le Am-lire alimentarono più inflazione sotto Roma; le industrie meridionali furono distrutte al 65 per cento dalle bombe mentre quelle del nord rimasero intatte. Chi avrà il coraggio di organizzare dibattiti equilibrati, affrontare argomenti tabù senza urlare? Sempre che una settimana di tempo sia sufficiente. Basta discutere e analizzare, senza timore di poter mettere in forse il valore dell'unità. Solo conoscendo i diversi modi in cui siamo diventati nazione, si possono ritrovare le ragioni dello stare insieme al nord e al sud. Ma è a Roma che si dovrebbe pensare, anche per il futuro, a come rivitalizzare un'identità italiana comune, rileggendo la storia, raccontando i fatti senza chiudersi gli occhi, riconoscere il valore e l'importanza che il Mezzogiorno ha avuto per lo sviluppo del Paese 151 anni fa come nella ricostruzione del dopoguerra. Sarebbe un piccolo risarcimento storico, sul piano politico-culturale. Servirebbe a unire. E non sarebbe male se l'esempio partisse proprio da Monti.

Gigi Di Fiore

Fonte : Il Mattino del 10/03/2012

venerdì 18 marzo 2011

Roma 17 marzo 2011: cronaca di un giorno da uomini liberi...o quasi...



Ieri abbiamo fatto la nostra manifestazione organizzata dal Partito del Sud di Roma ed, anche se la Questura di Roma ci ha negato l'accesso alla Piazza del Pantheon e la possibilità di manifestare civilmente il nostro dissenso contro il vergognoso omaggio al re macellaio, grazie soprattutto all'iniziativa di un amico siciliano, siamo riusciti per qualche minuto ad esporre un cartello che dimostra la nostra pacifica protesta meridionale contro questa festa assurda. Infatti mentre la polizia bloccava la maggior parte dei "briganti" partiti da Piazza Venezia vero le 9-9.30 e che voleva passare per il Pantheon, non per fermarsi a manifestare ma almeno a distribuire volantini o facendo leggere cartelli che indossavamo, qualcuno di noi si e' staccato dal gruppo ed ha raggiunto il Pantheon giusto in tempo per fotografare il cartellone esposto dall'amico Gaetano da un balcone che affacciava sulla piazza. cartellone che si vede nella foto sopra ed e' stato ripreso anche da alcuni giornali e testate on line.
Il cartellone è stato bruscamente ritirato da agenti di polizia (motivi di ordine pubblico???) e l'amico Gaetano Siciliano è stato minacciato di denuncia (di quale reato???)...noi del Partito del Sud siamo pronti ad accollarci le spese legali nel caso che la minaccia diventi realtà. Inoltre Enzo Riccio e Natale Cuccurese, sentiti gli altri esponenti del Direttivo Nazionale, hanno deciso per la tessera onoraria a Gaetano...Siciliano di nome e di fatto! E' lo stesso Gaetano che spiega in una sua nota su FB che sta benissimo, che non ha subito nessuna violenza e per ora nessuna denuncia ma solo minacce...ringrazia noi e tutti gli altri movimenti meridionalisti e sicilianisti che gli hanno dimostrato solidarietà.
Ci vorrebbero tanti come lui, uomini del Sud coraggiosi, sinceri e e moderati...così diversi dai tanti rivoluzionari da tastiera che girano in rete, i duri e puri di "indipendenza o niente" (che però spesso rimangano sulle loro poltrone o seduti davanti ai loro PC e continuano a vivere in un loro mondo virtuale), quelli che hanno sempre una precisazione da fare ed una critica per chi fa qualcosa che per loro e' sempre troppo poco...la stragrande maggioranza di questi leoni della rete non li vediamo mai nella realtà, ne' nelle strade e nelle piazze ne' altrove.
Sotto una pioggia incessante, siamo arrivati a Piazza Farnese intorno alle 10 dove c'era il raduno e l'autorizzazione a manifestare...avevamo distribuito i nostri cartelloni con le nostre frasi di protesta contro il 17 marzo, contro i Savoia e contro le bugie risorgimentali. Ci hanno raggiunti altre delegazioni, tra cui quella di Insorgenza Civile e di un gruppo veneto che si è unito alla nostra protesta...inoltre altri amici del Partito del Sud ci hanno raggiunto da Napoli, dalla Toscana, dalla Calabria ed anche dal Nord, in tutto nella Piazza eravamo una cinquantina di persone. Molti dei passanti non capivano e c'era pure qualcuno che leggendo il nostro volantino o i nostri cartelloni ci accusava di essere "contro l'Italia unita"...ancora una volta dovevamo spiegare che noi eravamo contro il COME si era arrivati all'Italia unita e cosa questo ha significato per il Sud. Tante bandiere del regno delle Due Sicilie, simbolo della nostra identità e di una storia negata da quasi 150 anni...e foto finale davanti a Palazzo Farnese, dimora romana di Francesco II nel suo esilio romano e che quindi sembrava un nostro appuntamento con i ricordi e con un destino. Anche qui abbiamo spiegato a tantissimi che il nostro era un omaggio alla nostra storia ed alla nostra identità, una storia ancora negata da 150 anni e continuamente oltraggiata con le bugie risorgimentali, non nostalgia o velleità di tornare ad antiche monarchie.
Verso le 12.30-13 tutti belli zuppi, ci siamo salutati ed abbiamo lasciato la piazza...alcuni di noi si sono concessi una sosta pranzo ed altri ci hanno salutato per tornare a casa....una bella giornata, mentre ovunque nelle vie ed anche in TV avanzava la stantia retorica "risorgimentale", noi l'abbiamo vissuta da uomini liberi con la nostra protesta civile e pacifica e da meridionali a testa alta.
Sarebbe stato bello contare sulla partecipazione di decine di briganti in più ed avere avuto la possibilità di essere in piazza al passaggio del Presidente Napolitano...ma abbiamo la coscienza a posto per aver fatto il massimo di quello che si poteva fare e siamo pronti alle prossime battaglie.
Ringrazio tutti i partecipanti, sia del PdSud che gli altri e spero che tutti, a parte la pioggia, hanno avuto le mie stesse piacevoli sensazioni...e concludo con la bella frase scelta da Gaetano:
IO NON FESTEGGIO GENOCIDI...LA VITA E' BELLA

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD

giovedì 3 marzo 2011

Antonio Ciano a Radio Hinterland venerdì 4 marzo ore 10.30



Venerdì 4 marzo 2011 dalle 10.30 nel programma "Facebook su Radio Hinterland" si parla della della festa del 17 marzo, i 150 anni e le relative polemiche.

Intervengono: Sergio Chiamparino (Sindaco di Torino), Attilio Fontana (Sindaco di Varese), Luigi Spagnolli (Sindaco di Bolzano), Flavio Tosi (Sindaco di Verona), Antonio Ciano (Assessore di Gaeta), Antonella Rinella (Comune di Bari), Gianmarco Centinaio (vicesindaco di Pavia), Graziano Delrio (Sindaco di Reggio Emilia), Rosario Olivo (Sindaco di Catanzaro), Davide Boni (Regione Lombardia).
Conduce: Gabriele Pugliese
inviati Facebook: Brandie Silva (Language Point), Omar Abdel Aziz
regia: Marco Bagatti e Riccardo Veneroni

Chi desidera porre delle domande può scriverle nella bacheca del gruppo "Facebook Radio Hiterland"

PER ASCOLTARE IN DIRETTA SUL WEB:
http://www.radiohinterland.com/?q=taxonomy/term/180

martedì 25 gennaio 2011

Il 17 marzo noi non festeggiamo anzi manifestiamo! Tutti i meridionali e meridionalisti al Pantheon!



A seguito della vergognosa notizia delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia previste per il 17 marzo con il festaggiamento di una data nefasta per i meridionali tutti, previsto addirittura l'omaggio di Napolitano al Pantheon a Vittorio Emanuele II...la sezione romana "Lucio Barone" del Partito del Sud annuncia che protesterà il 17 marzo con un sit in a Piazza della Rotonda.
Ovviamente chiameremo a raccolta tutti i nostri amici e simpatizzanti e vogliamo organizzare una protesta pacifica e gandhiana, senza insulti verso nessuno o grida separatiste, nel rispetto delle regole della nostra repubblica, delle nostre leggi e della nostra Costituzione, ma sottolineando che:
1) l'Italia e' una Repubblica e non si può omaggiare un Re...in particolare per i meridionali e' offensivo omaggiare Vittorio Emanuele II
2) Vittorio Emanuele II ed i Savoia sono stati una vergogna per l'Italia intera e sono gli artefici ed il simbolo di un Regno piemontese che ha depredato le ricchezze meridionali e massacrato il Sud con centinaia di migliaia di morti in una guerra civile tra il 1860 ed il 1870...il 17 marzo 1861 è stato l'inizio e l'origine della "questione meridionale", purtroppo non ancora risolta...
3) l'unità che si festeggia ancora oggi e' solo formale, perchè non siamo affatto un paese unito...e non lo saremo mai fin quando un giovane meridionale non avrà le stesse possibilità di trovare lavoro al Sud rispetto al centro-nord, fin quando non avremo le stesse cure mediche, le stesse infrastrutture, le stesse condizioni per i prestiti bancari...in una parola quando finirà, in un modo o nell'altro, questa colonizzazione del Sud che dura da 150 anni.

Daremo maggiori dettagli organizzativi nei prossimi giorni...chiunque interessato alla manifestazione per contributi o suggerimenti può scrivere all'indirizzo email.
partitodelsud.roma@gmail.com

Partito del Sud - sez. "Lucio Barone" Roma