Visualizzazione post con etichetta Camorra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Camorra. Mostra tutti i post

lunedì 18 febbraio 2013

Risposta da vero brigante alle solite offese a Napoli dopo la rapina ad Hamsik...di Rosario Dello Iacovo

‎"Napoli città da vomito": Twitta così Dagospia, dopo la rapina subita da Hamsik nei pressi del San Paolo. Lo fa perché quando si parla di Napoli anche la società civile si sente in diritto di sfondare il muro della civiltà e sfociare nell'insulto sprezzante e generalizzato. A far vomitare è Napoli, ognuno di quelli nati o cresciuti qua, che hanno il nostro accento, non i tre in sella allo scooter che hanno portato via il rolex allo slovacco, dileguandosi poi in direzione del Rione Traiano.  

Torino non è una città di merda quando rapinano Vucinic. Non lo è Milano quando a essere rapinato è Muntari. E nemmeno Parigi quando svuotano la casa a Lavezzi. Ma si sa, a Napoli un reato è più reato che altrove, e dopo gli insulti l'occasionale commentatore solitamente parte con la ramanzina savianoide alla città che deve reagire. Nulla di tutto questo succede ai milanesi, ai torinesi o ai parigini, perché lì il reato è considerato una semplice questione criminale che riguarda il singolo individuo che lo commette. Qui, invece, si parte sempre dal presupposto che in fondo siamo conniventi, perché - diciamolo - tutti almeno mezzi camorristi. 

Io sono napoletano. Mio padre è napoletano. Anche mio nonno e suo padre lo erano, rispettivamente dei Ponti Rossi e del Parco Margherita. Pare che il nonno di mio nonno venisse da Montesarchio, in provincia di Benevento, dove vive più o meno la metà del centinaio di famiglie Dello Iacovo d'Italia. Sono sufficientemente napoletano, quindi, per essere un mezzo camorrista anche io. Eppure, io la camorra la schifo.

Schifo la camorra perché la considero l'altra faccia della medaglia di una politica coloniale che viene esercitata contro la mia terra e contro la mia gente da 152 anni. Si chiama sottosviluppo imposto, mancanze di infrastrutture, emigrazione, povertà, disagio sociale, disoccupazione. Una politica coloniale della quale la camorra e la borghesia locale sono storicamente gendarmi, complici e garanti. Del resto, fu lo Stato italiano unitario a entrare a braccetto con Tore 'e Criscienzo a Napoli, elevando i guappi a forza di polizia. Mica io. E nemmeno mio padre, mio nonno e il padre di mio nonno. 

Noi la camorra la schifiamo, anche se i camorristi e i Liborio Romano di oggi parlano col nostro stesso accento. Ma allo stesso modo io schifo pure questa cosiddetta società civile alla Dagospia, che non si indigna quando un bambino è costretto a crescere senza speranze, senza prospettive e senza futuro. Come accade a tanti in questa città, nei quartieri più popolari. Perché la questione è tutta lì: raccogli quello che hai seminato a suo tempo.

Perciò, non venite a chiederci di ribellarci, a noi che ogni giorno già ci ribelliamo alla loro vessazione e a quella di uno Stato patrigno per il quale siamo italiani di seconda categoria: Non dovete chiedercelo, perché quella mano che impugna la pistola e minaccia Hamsik è roba vostra. Roba di Italia Spa, con noi napoletani non c'entra proprio niente. 

[Rosario Dello Iacovo]

venerdì 20 luglio 2012

Aiutiamo Luigi Orsino!



Ricevo dalla rete e posto quest'appello, mi dicono che e' stato verificato veritiero...invito tutti voi ad aiutare  questa persona perseguitata dalla Camorra inviando una mail sindaco indicato come abbiamo fatto noi...


----------------------------------------------------------------


Cari amici,
devo ancora rivolgermi a voi per chiedervi aiuto. Da quanto sono stato sfrattato dalla mia casa di San Sebastiano al Vesuvio (NA), venduta all’asta ed acquistata, tramite delle teste di legno, dallo stesso clan camorristico che mi perseguita da anni. Le cose non sono affatto migliorate., anzi. Ora abito in Alta Irpinia a 120 km da Napoli e la mia situazione non è migliorata dal punto di vista della sicurezza visto che i malavitosi mi hanno rintracciato sin qui e qui sono venuti a minacciarmi. Dal punto di vista economico mi è venuto a mancare l’aiuto alimentare che ricevevo dalla Caritas ed i piccoli interventi economici che il Sindaco di San Sebastiano, saltuariamente, disponeva a mio favore. Da febbraio ad oggi abbiamo, io e la mia famiglia, vissuto centellinando quei 10.000 Euro che furono stanziati da Provincia e Comune perché noi si potesse trovare una casa in fitto e liberare l’immobile pignorato. Non vi era altra possibilità che accettare, l’Ufficiale Giudiziario ci avrebbe messo in strada comunque usando la forza. Quei fondi li abbiamo usati per pagare le spese di trasloco e pagare la pigione fino ad oggi, per il resto abbiamo vissuto di stenti.
Io non voglio fare “del chiedere” una professione, sono stufo di dovermi sempre umiliare, sono stanco delle tante, troppe porte chiuse in faccia. Vorrei potermi riappropriare di almeno una piccola parte della mia dignità, vorrei potermi rendere indipendente economicamente e non dover più elemosinare. Il comune di Castel Baronia (AV) pur essendo piccolo, o forse proprio per questo, potrebbe aiutarmi a dare questa svolta alla mia vita. Il Sindaco è una persona corretta e la comunità ci ha accettato di buon grado. Oggi ho bisogno che il Sindaco si faccia promotore delle mie istanze nelle sedi appropriate. Vi prego, con gentilezza ma anche con decisione di voler sollecitare il Sindaco in tal senso inviandogli una mail o telefonandogli. La mia storia la conoscete, la trovate comunque su Google o sul mio gruppo “La disperazione di Luigi Orsino, un cittadino abbandonato dallo Stato”.
Il Sindaco si chiama Carmine Famiglietti, il comune è: Castel Baronia (AV)
La mail, da inviarsi all’attenzione del sindaco è: sindaco@comunecastelbaronia.it
Tel.: 0827 92008

Bastano poche righe con l’invito ad occuparsi compiutamente del mio caso
Grazie
Luigi Orsino

mercoledì 16 maggio 2012

Camorra: le occasioni perse dal sindaco di Bologna di I. Esposito



Ricevo e posto con condivisione quest'articolo di Ivan Esposito della sezione napoletana sulle farneticanti dichiarazioni di Merola e sull'ottima risposta di De Magistris...condivido soprattutto che le proteste contro Equitalia non devono degenerare in atti di violenza nè giustificare in alcun modo l'evasione e che non si capisce perché quelle di Napoli devono avere una connotazione maggiormente negativa rispetto a quelle simili che stanno avvenendo in tutt'Italia...
—————————————————————————————-
Secondo il sindaco di Bologna, Virginio Merola, a Napoli “contro Equitalia sono scesi in piazza cittadini e camorra”
Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris gli risponde: “Manifestare insieme alla camorra non è abitudine delle cittadine e dei cittadini di Napoli.
—————————————————————————————-

Il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, (foto: “La Repubblica”-Bologna)
Ora, senza fare del campanilismo permaloso, possiamo subito dire che la camorra prova a infilarsi in ogni rivolta o disagio sociale, con un duplice scopo. Il primo è quello di radicare il proprio consenso presso i portatori di bisogni. Il secondo è quello di indurre i decisori pubblici a misure e a politiche utili agli interessi camorristici.
Detto questo, non si capisce perché la protesta sociale napoletana debba esaurirsi in questo unico aspetto, della possibile, e comunque parziale, corruzione camorristica. Le dinamiche di Equitalia sono un problema in territori ben più ricchi, perché non dovrebbero esserlo a Napoli?
Merola però vuol dire – giustamente – non approfittiamo degli abusi di Equitalia per legittimare l’evasione. Legittimazione che in questi ultimi anni è arrivata da fonti istituzionali molto autorevoli e da contesti imprenditoriali molto attivi, ma entrambi ben lontani da Napoli.
D’altra parte l’efficienza di Equitalia – il fine che ne giustifica i discutibilissimi mezzi – è un mito. Ad esempio, gli oneri per le notifiche delle cartelle pazze – cioè emesse per tributi non dovuti o già pagati – rappresentano un incremento delle entrate per Equitalia e per lo Stato, ma non hanno niente a che vedere con un sistema equo e progressivo di tassazione che dovrebbe esistere in un Paese civile.
Il nostro Merola – diventato sindaco a seguito delle dimissioni del predecessore Delbono (PD), accusato di pagarsi le vacanze con la fidanzata coi soldi della Regione Emilia Romagna di cui era vice presidente – ha perso un occasione per dire qualcosa di non scontato su Equitalia.
Se poi il Nostro volesse, in omaggio magari al fatto di essere nato in Campania, occuparsi di lotta alla camorra, avrebbe un bel da fare sul suo territorio, senza avventarsi in proiezioni imprecise a centinaia di km di distanza. Potrebbe ad esempio sostenere esperienze giornalistiche come quelle di Giovanni Tizian. Potrebbe seguire l’appello che il Procuratore Capo di Bologna, Roberto Alfonso, ha fatto anche ai Comuni dell’Emilia Romagna invitandoli a darsi una svegliata in tema di infiltrazioni camorristiche che taglieggiano l’economia della regione. Potrebbe soprattutto spiegare qualcosa di più su Hera la società partecipata del Comune di Bologna, rispondendo all’invito ufficiale che Giovanni Favia ha formalizzato in un ordine del giorno proposto al Consiglio comunale di Bologna e che riporto qui sotto:
Il Consiglio Comunale di Bologna
Premesso
Che HERA S.p.A è una “public utility” controllata, attraverso un patto di sindacato, da numerosi enti locali Emiliano Romagnoli tra cui il comune di Bologna


Che il Comune di Bologna è il maggiore azionista di Hera S.p.A. con una quota di azioni pari al 14,76 %
Che HERA S.p.A detiene il 100% di HERA COMM, la quale si occupa di vendita di gas ed energia elettrica
Che HERA COMM detiene il 50,01% di HERA COMM MEDITERRANEA la quale si occupa di produzione, acquisto, trasporto e vendita di energia.
Che il restante 49,99% di HERA COMM MEDITERRANEA è detenuto dalla società S.C.R. s.r.l. con capitale coperto da segreto fiduciario e scelta senza gara ad evidenza pubblica, in netto contrasto con le norme antimafia e del codice dei contratti pubblici
Che all’interno del C.d.A di HERA COMM MEDITERRANEA siede, come rappresentante della S.C.R. l’imprenditore Giovanni Cosentino
Considerato Che HERA SPA grazie ad HERA COMM MEDITERRANEA vede entrare all’interno delle sue casse decine di milioni di Euro.
Che HERA SPA si è dotata di un codice etico che le proibisce comportamenti opportunistici contrari dell’organizzazione o all’etica sociale
Che nel 1997 la prefettura di Caserta ha negato la certificazione antimafia alle società all’interno delle quali sedeva Giovanni Cosentino
Che la famiglia Cosentino è accusata da diversi pentiti di avere legami con la criminalità organizzata, specie con il clan dei Casalesi
Invita
Il Sindaco, di concerto con gli altri soci all’interno del patto di sindacato, ad adoperarsi affinchè persone delle quali non può essere garantita l’onestà e l’estraneità al mondo della camorra, non siedano all’interno di società partecipate dal comune di Bologna
firmato Giovanni Favia
——————————————————————————————————
La risposta del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, alla dichiarazione di Merola
“Manifestare insieme alla camorra non è abitudine delle cittadine e dei cittadini di Napoli. Mi auguro che il pensiero del sindaco di Bologna Merola sia stato travisato. Lo dico perchè il momento nazionale è già profondamente delicato ed il clima particolarmente esasperato. Sostengo, invece, la condanna che in queste ore si sta alzando verso ogni forma di violenza. Anche il sano conflitto sociale, che non va criminalizzato, deve sempre esercitarsi nell’orizzonte della democrazia e della non violenza”. Lo afferma in una nota il sindaco di Napoli Luigi de Magistris il 15 maggio 2012 (fonte: Ufficio Stampa del Consiglio Comunale di Napoli)

lunedì 19 marzo 2012

Auguri a tutti i Giuseppe...ricordando Don Peppino Diana!


 


Oltre agli auguri a tutti i Giuseppe, ricordiamo oggi Don Peppino Diana, ucciso dalla camorra proprio nel giorno del suo onomastico il 19 marzo del 1994. E' stato ucciso perchè ha avuto il coraggio di far sentire sempre la sua voce contro proprio nella terra del clan dei casalesi, una condanna a tutte le mafie e a tutte le ingiustizie senza se e senza ma, commovente soprattutto nella sua bellissima lettera:
"Per amore del mio popolo non tacerò".