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lunedì 23 gennaio 2012

"Fuoco del Sud? – Forconi, per ora!" di Lino Patruno


Fuoco del Sud? – Forconi, per ora!


di Lino Patruno

Come era naturale e inevitabile, il Fuoco del Sud sta esplodendo. Lo dicevo nel mio libro così intitolato per l’editore Rubbettino e uscito nel marzo scorso: c’è un fuoco tanto sofferto quanto ignorato, si annuncia una insurrezione non soltanto delle coscienze. Meno di un anno dopo, il infiamma la Sicilia.
Dopo i camionisti, gli agricoltori, i pescatori, gli edili, scendono in piazza le scuole, i centri sociali, alcuni sacerdoti. Si bruciano i tricolori. E su Facebook, la rivolta trova adepti, al momento solo in rete, in Calabria, Campania, Puglia.
Ovvio che si tema la strumentalizzazione politica, ovvio che ci si interroghi sulla presenza dell’estremadestra dietro la rivolta, ovvio che si lanci l’allarme su infiltrazioni della mafia, ovvio che incomba il vecchio “Boia chi molla”. Avviene ogni volta che il Sud alza la testa. Ma le ragioni del grido che si leva dalla Sicilia non risiedono né nei Vespri né nei Fasci né nella riottosità di un’isola sempre insofferente. Le ragioni sono tutte nelle condizioni di chi sia pure metaforicamente i forconi li impugna. Anche se i forconi non possono piacere a nessuno.
Il Sud non ce la fa più, e da tempo. Tradito da una politica che non ne ha mai rappresentato la sofferenza. Tradito da
 un’economia che gli ha sempre assegnato un ruolo di colonizzato. Col triplo della disoccupazione rispetto al resto del Paese, il quadruplo della disoccupazione giovanile, il doppio delle famiglie povere, decine di migliaia di giovani che ogni anno continuano a emigrare. E con le sue potenzialità di sviluppo sempre soffocate e ignorate da uno statalismo senza Stato. Sud sempre tacciato di voler essere assistito. Ma mai assecondato, nella sua voglia di fare da solo, da infrastrutture che non siano un’autostrada come la Salerno-Reggio Calabria in costruzione da cinquant’anni, o ferrovie che non siano ancora più lente di vent’anni fa.
Aggiungevo nel libro che sarebbe bastata una scintilla. Forconi, per ora.


Fonte : Lino Patruno

mercoledì 2 novembre 2011

BOLOGNA 29 OTTOBRE 2011 - CONVEGNO DIS-UNITA' D'ITALIA - L'INTERVENTO DI LINO PATRUNO

Pubblichiamo i video degli interventi di Lino Patruno al recente convegno a Bologna, organizzato da Fabrizio Bensai, Coord.Partito del Sud di Bologna e che ha visto la partecipazione di altri ospiti come Marco Esposito, Assessore al Comune di Napoli nella nuova giunta De Magistris ed autore del libro "Federalismo avvelenato".

Molto interessante il dibattito sul (finto) federalismo proposto dalla Lega Nord e sulle iniziative concrete con le quali il meridionalismo deve contrastarlo...la necessità di una rappresentanza politica e' evidente e noi del Partito del Sud stiamo provando questa strada del pragmatismo invece che quella già percorsa dei proclami e degli slogan...



http://www.youtube.com/watch?v=vIlDYQwUt94&feature=channel_video_title



http://www.youtube.com/watch?v=VcaxDWa_rAU&feature=channel_video_title


venerdì 28 ottobre 2011

COMUNICATO STAMPA PDSUD: BOLOGNA SABATO 29 OTTOBRE 2011 - DIBATTITO:PERCHE’ UN FEDERALISMO AVVELENATO ALIMENTA IL FUOCO DEL SUD


Comunicato Stampa PdSUD (inviato all'ANSA e principali testate)
Perché un federalismo avvelenato alimenta un fuoco del Sud - Bologna 29/10/2011

La Federazione di Bologna del Partito del Sud invita la stampa e i media a un
incontro che si terrà a Bologna il 29 ottobre 2011 alle ore 16,00 alla Sala
Civica Sandro Pertini in via Muratori 4/2 dal tema “Dis-unità d’Italia: perché
un federalismo avvelenato alimenta il fuoco del sud”.
Il sottotitolo dell’incontro prende il nome dalla combinazione dei titoli dei due
libri che saranno presentati durante l’evento: “Federalismo Avvelenato” di
Marco Esposito, Assessore allo sviluppo del Comune di Napoli, giornalista e
scrittore, e “Fuoco del Sud” di Lino Patruno, giornalista e saggista, direttore
per tredici anni della “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari.
Durante il convegno interverranno, oltre agli autori, anche Mauro Formaglini,
Segretario Provinciale del PSI, Coordinatore della lista “Laici socialisti
riformisti per Bologna”, Carlo Germi, Presidente onorario di “FICIESSE”,
Associazione “Finanzieri, Cittadini e solidarietà”, e Fabrizio Bensai,
Coordinatore provinciale di Bologna del Partito del Sud. 
Sarà presente in sala Natale Cuccurese, appena eletto co-presidente nazionale
del Partito del Sud, durante il Congresso Nazionale che si è svolto
a Napoli l’8 e 9 ottobre 2011.

Per altre informazioni si prega di prendere contatto con:

Fabrizio Bensai,
Coord. Provinciale di Bologna del PdSUD
Tel.:  3479250256

martedì 25 ottobre 2011

BOLOGNA SABATO 29 OTTOBRE 2011 - DIBATTITO "PERCHE’ UN FEDERALISMO AVVELENATO ALIMENTA IL FUOCO DEL SUD"




Per ingrandire fare click sull'immagine




PERCHE’ UN FEDERALISMO AVVELENATO ALIMENTA IL FUOCO DEL SUD

Presentazione dei libri:
- "Federalismo Avvelenato" di Marco Esposito
- "Fuoco del Sud" di Lino Patruno

Dibattito on gli autori:
Marco Esposito: Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli, giornalista, scrittore
Lino Patruno: Giornalista, saggista, direttore per 13 anni della “Gazzetta del Mezzogiorno”


Interverranno:
Mauro Formaglini: Segretario Provinciale del Psi , Coordinatore della Lista "Laici Socialisti

Riformisti per Bologna"
Carlo Germi: Presidente Onorario di “FICIESSE”, Associazione “ Finanzieri, Cittadini e

Solidarieta'”
Fabrizio Bensai: Coordinatore Provinciale Bologna del Partito del Sud

giovedì 13 ottobre 2011

PRESENTAZIONE "FUOCO DEL SUD" DI LINO PATRUNO A COSENZA

Ricevo e posto questo prossimo evento in Calabria, organizzato dal Coord. Regionale per la Calabria del PdSUD Giuseppe Spadafora per la presentazione del libro dell'amico Lino Patruno "Fuoco del Sud"....invitiamo tutti gli iscritti e simpatizzanti del PdSUD, e tutti i meridionalisti in Calabria, a questo interessante prossimo appuntamento del 21 ottobre all'Università della Calabria in località Rende (CS)...perchè il "Fuoco del Sud" , anche nella terra dei fratelli calabresi, diventi presto un incendio...

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venerdì 29 luglio 2011

I ladroni che danno lezioni al Sud di Lino Patruno


Stupendo articolo di Lino Patruno, un amico e grande giornalista meridionalista, autore di "Fuoco del Sud".
Articolo che trovo condivisibile al 100% e che riprende un tema spesso trattato dal Partito del Sud, bisogna scrollarsi di dosso la supposta "minorità meridionale", visto che dal Nord non arrivano altro che scandali ed episodi poco edificanti, questo è sicuramente il primo passo per una riscossa neo-meridionalista....

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Dunque per il ministro Calderoli, i ministeri dovrebbero essere distribuiti un po’ ovunque in Italia, anche al Sud oltre che nella sua farsesca Monza. Con le dovute eccezioni: per esempio a Napoli, ha specificato. non potrebbe mai andare il ministero del Lavoro perché non sanno cosa sia (il lavoro). Difficile dire se faccia più piangere o ridere un ministro della repubblica italiana che continua a fare il ragazzone mai cresciuto a parlare come se fosse il ministro solo di mezzo Paese. Ma tant’è. Bossi continua ad alzare il dito medio quando risuona l’inno nazionale. E radio Padania continua a vomitare intolleranza, odio, razzismo.
Sobillata dalla Lega, che insiste a seminare paura e rabbia per ricavarne voti, la società “rancorosa” del Nord ricco vive solo di risentimento e di egoismo. E vorrebbe circondarsi tutta di filo spinato e fuochi per evitare che non entri neanche una mosca, dovesse essere terrona o marocchina.
Mentre riprende a parlare di una secessione che non farà mai, per non diventare il Sud di un Nord europeo.Anche perché la secessione c’è già, e quella economica che conta: il Sud continua a comprargli il 60 per cento dei prodotti. E il Sud va lasciato così, dovesse venirgli in testa di mettersi a fare la concorrenza. E di passare da consumatore a produttore. Su questo mercato sicuro e garantito il Nord si è arricchito. Sulla condizione che il Sud non venisse messo in grado di fare da sé.
Questo vollero e vogliono i poteri forti, dalle grandi industrie alle grandi banche. E per mantenere il sistema bisogna dire che i napoletani non vogliono lavorare invece di dire che vorrebbero eccome ma non ce ne sono le possibilità. E vorrebbero lavorare a casa loro, eccome. anche i professori precari meridionali che abbandonano le graduatorie locali per cercare fortuna altrove. Benedetti ancorché compatiti quando i lorsignori di lassù a fare gli insegnanti morti di fame non ci pensavano neanche, e meno male che venivano i sudisti.
E’ un’incessante fuga di cervelli dopo i bastimenti per terre assai lontane, dopo le terre al sole africane, dopo le valigie di cartone. Ora vanno con trolley e computer: Per i terroni non c’è mai stato posto, devono sempre partire per sopravvivere. Devono essere emigranti nati per mantenere in piedi un Nord ricco e un Sud povero. E, ora neanche poi tanto, visto che la crisi morde anche i ricchi, che in onore all’Italia unita vorrebbero circondare di filo spinato anche le scuole. Con la rivolta dei romani che si sentono minacciati dopo aver lasciatole sedi vacanti perché mica fessi lavorare per 1200 euro al mese. E col solito Bossi che vuole regalare punteggio in graduatoria ai suoi perché in questo Paese ci deve essere sempre più diritto per il Nord.
E poi questo Sud malavitoso, sbottano che non se ne può più. Avvilito e prosciugato, per la verità, da una criminalità neanch’essa meridionalistica: rapina qui per andare a investire al Nord. Senza che nessuno colà se ne accorgesse in vent’anni. Assistevano al vorticare di soldi in un tempo in cui non c’è una lira, ma nessuno a fiatare perché, diciamoci la verità, fanno proprio comodo. Quando poi Vendola rinfaccia che la Lombardia è la regione più mafiosa d’Italia. apriti cielo. Mafiosa anche per il comportamento verso la mafia: non vedo, non sento, non parlo.
Ma poi, facciamola finita: quando questo Sud si sarà messo in testa che deve governarsi meglio, dicono ancóra, allora vedrà che la finirà di piangere. Sanno tutti che è sottosviluppato per colpa delle sue classi dirigenti. Dovrebbe anche in questo prendere esempio dal Nord, imparate da noi. Tangentopoli è roba del Nord, e nessuno che ricordi mai che i danni li ha avuti anche il Sud, perché se devi pagare tangenti, da qualche parte ti devi rifare: aumentando la spesa per le opere pubbliche (quindi soldi anche delle tasse del Sud) o alzando il prezzo dei prodotti (acquistati in gran parte al Sud).
E poi: l’ex assessore lombardo che si dimette dopo essere stato beccato con la busta dei soldi in mano pare che se la facesse in Lombardia. E anche l’ex presidente della Provincia di Milano. Penati, cui un imprenditore avrebbe dovuto versare per anni 20-30 milioni di lire al mese, pare che operasse in Lombardia. E la Cricca che si arricchiva di soldi di tutti (anche meridionali), dal terremoto dell’Abruzzo alla Maddalena in Sardegna, non pare che fosse sudista. E il signor Bisignani presunto spione per evitare il processo ad amici ladroni, era anche cosa loro. E l’on. Milanese delle Ferrari, delle barche e dei soggiorni superlusso a Montecarlo in cambio di nomine e di appalti, anche affare loro. E Pronzato dell’Enac, ancóra tangenti loro.
Epperò cosa volete, sono episodi. Il problema vero è il Sud furbetto, malandrino e malavitoso. Impari magari a governarsi dai Milanese e dai Penati, e capirà finalmente come si campa.


“La Gazzetta del Mezzogiorno” del 29 luglio 2011

martedì 19 aprile 2011

SIAMO TUTTI TERRONISTI!!!


Il recente libro di Marco Demarco, "Terronismo - perchè l'orgoglio (sudista) e il pregiudizio (nordista) stanno spaccando l'Italia in due", edizioni Rizzoli, merita una riflessione, da un lato dimostra fino a che punto di mistificazione e di ribaltamento della verità si può arrivare da parte del potere mediatico "padano" (anche se a "parlare" è un giornalista napoletano, ricordiamo che si tratta sempre e comunque di una voce della galassia RCS-Rizzoli-Corriere della Sera di proprietà Mediobanca-Agnelli etc etc...una tra i primi tre-quattro centri di potere mediatico del belpaese per diffusione e quindi per importanza) e dall'altro e' un segnale che la galassia meridionalista, il "fuoco del Sud" così brillantemente descritto da Lino Patruno nel suo ultimo libro, inizia a far paura e quindi si deve passare dall'ignorarla e deriderla, com'era fino a pochi anni fa, a combatterla ferocemente con sentenze secche di liquidazione del tipo: " ora ci mancavano solo quelli del Partito del Sud...". Mi viene in mente una citazione di un famoso filosofo:
"La verità attraversa sempre tre fasi. Dapprima viene ridicolizzata. Poi viene violentemente contestata. Infine viene accettata come una cosa ovvia" - A. Schopenhauer.

Davvero paradossale che per Demarco siamo noi meridionali e meridionalisti, in combutta coi leghisti padani, ad essere "pericolosi" per l'"Unità" del paese...ma quale "unità"? E quando la Lega scriveva il primo articolo del suo statuto lui dov'era? L'ha confrontato con lo Statuto ed i documenti di un movimento meridionalista serio come noi del Partito del Sud?
Ovviamente no, a Demarco tutto ciò non interessa...le esternazioni della Lega sono "folklore" così come lo sono le rivendicazioni storiche dei meridionalisti ed allora ecco che entrambi "spaccano" il paese, ecco quindi costruita la prima trappola e quindi che leghisti e meridionalisti sono due facce della stessa medaglia.

L'autore vuole poi dimostrare con una costruzione molto artificiosa, anche se ben congegnata, che questa ribellione meridionalista che inizia a trapelare, tra le maglie di Internet e sempre più numerose pubblicazioni, sia soprattutto di origine reazionaria, istintiva ed arcaica, quasi uno "sturm und drang" meridionale dalle caratteristiche romantiche, magiche ed un po' retro...definendo quindi i meridionali un po' come Pasolini definì i napoletani un po' di tempo fa:
"...i napoletani oggi sono una grande tribù che anziché vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg e i Beja, vive nel ventre di una grande città di mare. Questa tribù ha deciso – in quanto tale, senza rispondere delle proprie possibili mutazioni coatte – di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quella che chiamiamo la storia o altrimenti la modernità. È un rifiuto sorto dal cuore della collettività contro cui non c'è niente da fare. Finché i veri napoletani ci saranno, ci saranno, quando non ci saranno più, saranno altri. I napoletani hanno deciso di estinguersi, restando fino all'ultimo napoletani, cioè irripetibili, irriducibili ed incorruttibili." ...ma il grande poeta lo diceva in termini anche positivi e non del tutto negativi, essendo, come tutti sanno, un nemico dei vizi e delle degenerazioni della cosidetta "modernità".
Ovviamente qui invece l'autore lo fa in termini solo negativi, difendendosi poi subito dall'accusa di essere più "giacobino di Marotta" e affermando di non essere un "novantanovino» cioè un napoletano nostalgico dell’élite giacobina del 1799 ("excusatio non petita, accusatio manifesta" mi verrebbe da dire ma sorvoliamo che altrimenti l'autore mi mette pure in un elenco di "sanfedisti" oltre che di "terronisti"...)

Caro Demarco ma la vedi poi anche la differenza di linguaggio, di idee e di metodi tra noi e i leghisti, buzzurri e razzisti, abbiamo mai sentenziato un "fora da i ball" ai nuovi disperati che sbarcano a Lampedusa? Ovviamente anche per questo confronto, nessuna domanda e nessuna risposta, nessuna citazione.
Cosa ci sarebbe di male poi ad essere un movimento carico di passione, che fa leva su un orgoglio, per tanti anni sopito, senza per questo voler tornare indietro nella storia e senza aver mai detto che vogliamo costruire delle comunità di Amish?

Demarco invece continua nella sua analisi e vuole puntare il dito sempre contro i meridionali e sulla solita litania che noi vogliamo costruirci delle "scuse", "un orgoglio costruito sulle dicerie ed i falsi miti del passato"...tutto questo per non reagire ad una condizione di inferiorità di oggi (come si e' creata? Quando? Di chi è la colpa? Se e' colpa dei meridionali stessi, essa è dovuta a caratteristiche antropologiche e di "razza"? Tutte domande evitate ovviamente da Demarco...).

L'autore quindi costruire uno schema pericoloso e pernicioso dove alla fine se un meridionalista si lamenta di uno Stato che fa troppo poco (e male) per il Sud e cita dati di fatto, numeri e cifre, è il solito "piagnone" e non vale la pena di analizzare fatti e dati, come ad esempio quelli citati da Viesti sui dati macroeconomici italiani ripartiti per territorio, soprattutto quelli dell'ultimo decennio e non quelli di 150 anni fa ("Mezzogiorno a tradimento" - G. Viesti)...ma se lo fa Ricolfi nel suo delirante "Il sacco del Nord" con solo una parte dei dati e non altri, allora quelli sono tutti "dati di fatto" e non si può e non si deve parlare di "vittimismo".

Il libro poi continua accomunando nel suo schema meridionali e meridionalisti diversissimi, facendo una grande insalata mista dove accanto a meridionalisti veri e sinceri, dai grandi del passato come Nitti e Salvemini a quelli attuali come Pino Aprile o Gigi Di Fiore o Lino Patruno, si arriva a mettere insieme perfino artisti come Pino Daniele o un sociologo come De Masi o addirittura De Filippo e Saviano!
Così arriva a coniare il termine "terronista", ispirato sicuramente dal best-seller di Pino Aprile "Terroni", che sta vendendo centinaia di migliaia di copie e quindi è diventato pericoloso e destabilizzante, costituendo di fatto per l'autore il suo primo obiettivo e l'autore il primo nemico da sbugiardare e da smitizzare, con Pino Aprile il primo dei "terronisti".

Paradossalmente secondo me questo libro di Demarco sortirà invece l'effetto opposto, noi meridionalisti saremo ancora più convinti di proseguire sulla nostra strada che non e' fatta sola di rivendicazioni storiche, che, anche se importantissime, costituiscono solo un pilastro del neo-meridionalismo come lo intendiamo noi del Partito del Sud. Insieme al profilo storico-identitario infatti noi inseriamo proposte, progetti, sogni, idee....il tutto con una grande passione, quella sì c'e' davvero e non si trova nei partiti tradizionali italiani delle destre, centri e sinistre in decomposizione, e con l'abitudine di snocciolare fatti, vicende e dati parlando non solo "alla pancia ed al cuore" ma anche alla "testa" del nostro popolo.

Infine nel nostro progetto del Partito del Sud, così come nel libro di Pino Aprile che difenderemo sempre a spada tratta, non c'e' traccia di nostalgie monarchiche o reazionarie, di ritorno ad antiche monarchie che e' la prima trappola costruita per noi da Demarco e dai tanti che come lui ci stanno aspettando al varco, così come non c'e' una volontà separatista ma un moderno progetto federalista alternativo al federalismo razzista e divisionista della Lega Nord. Ma per essere davvero unito, questo paese deve ripartire da Sud ed arrivare a colmare i divari economici, sociali e culturali che 150 anni di colonizzazione padana hanno prima creato e poi rafforzato e che ora paradossalmente dovrebbero essere il "mea culpa" quotidiano di ogni meridionale che si deve sentire "palla al piede", "ostacolo allo sviluppo della parte più produttiva del paese specie in questo periodo di crisi economica globale". Va esattamente ribaltato il discorso e va spiegato il filo nero che c'e' dalla "malaunità del 1861" fino allo scippo dei fondi FAS di oggi ed alle prospettive nerissime che ci offre questo governo a chiara guida padana.

Meglio essere definiti "terronisti" che l'assurda conclusione di Demarco che "gli unici meridionali eroici sono quelli che emigrano" (ma ci fa o ci è? Quindi l'unica proposta e' quella di spopolare i nostri paesi e le nostre città del Sud ancor di più?) e la storiella finale, ancor più assurda, del rapporto tra Nord e Sud spiegato come il rapporto tra Robinson Crusoé e Venerdì...indovinate un po' chi è Robinson Crusoé e chi è Venerdì???

Per approfondire questi argomenti e la pericolosità di questo libro, da conoscere per combatterlo e smontarlo, rimando ed invito a scaricare il saggio critico del nostro valente segretario politico nazionale Beppe De Santis sul libro "Terronismo".

Saluti "terronisti" a tutti voi fratelli e sorelle meridionali!

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD

mercoledì 30 marzo 2011

PRESENTAZIONE "FUOCO DEL SUD" DI LINO PATRUNO SABATO 2 APRILE A PRATA DI PRINCIPATO ULTERIORE (AV)


E' finalmente in vendita il nuovo libro di Lino Patruno, "Fuoco del Sud", nel quale si parla anche del Partito del Sud e della "ribollente galassia dei movimenti meridionali" (Edizioni Rubettino, pp. 203, euro 14,00).
L’autore, dopo averlo presentato a Bari martedì 29 marzo, lo presenterà a Prata di Principato Ulteriore (AV), sabato 2 aprile ore 18 alla Chiesa S. Giuseppe, grazie agli amici di Nato Brigante.
Tutti gli amici e i simpatizzanti del PdSud sono invitati!


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150 anni di un'Italia disunita «Fuoco del Sud»: la foto di un brigante in ogni casa

di Lino Patruno

«Dottore, non è che è roba pericolosa?». La reazione allarmata è del custode di una sala per esposizioni alla vista delle foto di una mostra sul brigantaggio dopo l’unità d’Italia. Briganti fucilati e a bocca aperta verso il sole, teste di briganti infilate su pali o tenute sgocciolanti per i capelli, cadaveri nudi di briganti devastati dalle baionette, briganti appesi a un gancio nella pubblica piazza, corpi squartati di brigantesse a gambe aperte, resti di briganti ammucchiati e pronti alle fosse comuni o alla macerazione nella calce viva. Scattava nel custode la vivida intelligenza meridionale di chi capiva al volo che non era una mostra né un fatto qualsiasi, qualcosa stava per succedere: come nell’istinto di chi è abituato a difendersi. E scattava il paurismo, lo sconfittismo, il perditismo del meridionale che tante ne ha subìte nella storia da non volerne altre. E invece più si diffonde la verità, più si accende il «Fuoco del Sud».

E una dieci cento ce ne vogliono di quelle mostre. Che vanno sempre più in giro non solo sulla scia della leggenda dei briganti, ma sul sentimento di indignazione per l’orrido spettacolo, per l’esibizione trionfalistica dei protagonisti della mattanza, per lo sfregio all’umanità di quelle vite che cresce man mano che si racconta, si spiega, si coinvolge. E che magari alla fine prende anche il nostro custode. Perché ogni meridionale dovrebbe avere in casa la foto di un brigante vilipeso anche da morto: a simbolo del Sud vittima dello stesso trattamento. E perché al Sud servirebbero di nuovo i briganti, agguerrite bande a mano armata di megafono e non di moschetto, dell’ardimento della parola più che della proditorietà del gesto, briganti della comunicazione che diffondano la conoscenza, stimolino le coscienze, suscitino l’indignazione soprattutto in questo anniversario dei 150 anni di un’Italia unita mai così disunita.

Perché il «Fuoco del Sud» tutti l’hanno sempre ignorato. Anzi irriso, sbeffeggiato, umiliato. Un fuoco sempre soffocato da un lato sotto le ceneri del dolorismo, del rassegnismo, dell’inferiorismo dei meridionali, dall’altro sotto l’umiliazione di essere considerati la palla al piede del Paese, i parassiti che vivono sulle spalle del Nord, gli eterni piagnoni che si mettano una volta per tutte a lavorare e non stiano sempre a chiedere. Uno scandalo. Dopo la costruzione scientifica di una inferiorità partita molto prima dell’Unità. Dopo il disegno preordinato e sistematico di un Sud da mantenere arretrato. E prostrati a tal punto dal pregiudizio e dai luoghi comuni da non reagire. Anzi da considerare una vergogna le etichette messigli addosso. E fatta passare attraverso i più disonorevoli stadi.

Prima «Delinquenti nati» e quindi ancora tutti briganti, secondo un antropologo psicopatico come Cesare Lombroso. Poi «Incivili nati» come emblema del peggiorismo degli italiani cialtroni, infingardi, furbetti, inaffidabili, refrattari alle regole: sudisti tutti imbroglioni come il mediterraneo Ulisse, tuonava il professor Gianfranco Miglio, il teorico della Lega Nord. Infine «Sottosviluppati nati», come teorizzato da tal professor Richard Lynn, sociologo inglese dell’università di Dublino, giunto ad attribuire una asserita minore intelligenza al contagio dovuto alla vicinanza e ai rapporti storici con le popolazioni nordafricane e arabe, ovviamente di serie B. Si attende la definizione dei meridionali come sbaglio della natura. Come involuzione della specie. «Errore di Dio».

Il «Fuoco del Sud» sempre ignorato macina con la inquietudine sotterranea di un vulcano mai spento, una energia soffocata, la rabbia repressa di un torto subìto. E proprio la convinzione dello sfregio di una storia dell’Unità scritta ancora una volta dalla parte dei vincitori e mai dei vinti è la scintilla che attraversa un Sud sommerso e ribollente per quanto a lungo silente, frustrato, diviso, scoraggiato. È la Galassia. La Galassia della storia non contigua al potere dominante. La Galassia che si batte ancora contro tutto e contro tutti perché la storia sia finalmente riscritta. Intellettuali non accademici senza luci della ribalta, spesso trattati da deliranti mistificatori a caccia di una provinciale e un po’ cenciosa notorietà. E spesso costretti a troppo esacerbate passioni. Ma contestatori molesti di una storiografia ufficiale accusata addirittura di omertà, di aver monopolizzato le bibliografie e la pubblicistica sull’Unità, di aver avuto l’esclusiva dai più importanti editori. Quella storiografia dalla alterigia settaria che non si sarebbe mai concessa il beneficio del dubbio, anzi non l’avrebbe mai concesso. E che si è irradiata e continua a irradiarsi anche dai libri scolastici, quindi a raccontarla a generazioni di italiani ignari. Ma questa Galassia di storici o antistorici o controstorici è solo la mente, l’avanguardia combattiva dell’altra faccia della Galassia. L’altra faccia è quella formata da centinaia di movimenti culturali o politici, associazioni, organizzazioni, centri di ricerca, comitati locali. (…)

Così per le riviste e i periodici, un numero incontrollabile, anche in giro da più di cinquant’anni. E ci sono timidi partiti meridionalistici, che di tanto in tanto vediamo affiorare in elezioni non solo locali. E blog, e forum, e musei, e canzoni, e opere teatrali, e film, e radio e tv di protesta. E documentari. E raduni, manifestazioni, rievocazioni, messe, monumenti, targhe, pellegrinaggi sui luoghi sacri della «profanazione» del Sud. E proclami, e statuti, e mozioni, e raccolte di firme. E oltre mille convegni all’anno. Come centinaia sono i libri alternativi che se ne occupano, se non vogliamo considerare anche i briganti. (…)

Ma il problema è che non c’è Unità senza Sud. E che il Sud è entrato nella maniera peggiore in quell’Unità, come la voce della Galassia racconterà. Tanto da avere ancora oggi un Paese unito ma mai così disunito fra Nord e Sud in 150 anni. «Brandelli d’Italia». Principale argomento di chi mette in discussione quell’Unità. O almeno la mette in discussione dal 18 marzo 1861, «day after», giorno dopo la proclamazione del nuovo Regno d’Italia. Perché il «Fuoco del Sud» non si http://www.blogger.com/img/blank.gifincrudelisce soltanto di un passato negato ma allo stesso modo di un presente figlio di quel passato. Un presente ovviamente rinfacciato ancora una volta come una colpa per evitare di parlare di colpe altrui. (…)

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno