Visualizzazione post con etichetta Gigi Di Fiore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gigi Di Fiore. Mostra tutti i post

mercoledì 29 ottobre 2014

Il Sud ad un bivio...o lo tsunami demografico ed il deserto annunciato dallo Svimez o una ripartenza da Sud dell'intero paese

Il rapporto SVIMEZ 2014 è una fotografia impietosa ma cruda e realistica della crisi dell'intero paese e del Mezzogiorno in particolare.
Certo è impressionante leggere negli ultimi anni del calo, al netto degli immigrati,  e dell'invecchiamento della popolazione del Mezzogiorno, con la ripresa dell'emigrazione, soprattutto giovanile, e l'aumento della disoccupazione e tragica diffusione della povertà, come già citato anche nel recente articolo del nostro Presidente Natale Cuccurese sul blog nazionale.

Come detto anche dall'amico Gigi Di Fiore, sul suo ottimo articolo sul Blog del Mattino online, ancora oggi sembrano attuali le poche voci dei meridionalisti del passato, come Nitti ad esempio ad inizio del 1900, quando protestavano contro le politiche nord-centriche del Regno d'Italia che tanto contribuirono ad allargare la forbice tra il nostro Sud e il Centro-Nord del paese. Oramai anche gli studi di Malanima e Daniele del CNR sull'andamento del PIL pro-capite per il Sud e per il Centro-Nord e gli studi della Banca d'Italia (fonte che credo non sia sospettabile di simpatie neoborboniche o revisioniste....) sugli indici di industrializzazione relativa e sul valore aggiunto industriale, dimostrano che il divario nacque dopo la "malaunità" del 1861 e non esisteva prima o almeno fu davvero minimo fino alla fine del secolo XIX quando il PIL pro-capite del Sud è stimato intorno al 93% di quello del resto del paese, ancora un paese povero e fondamentalmente agricolo ed arretrato. 
Poi il Regno sabaudo fece di tutto per allargare il divario, il gap inizia a formarsi tra il 1891 ed il 1913 quando ci fu l'industrializzazione del Nord a scapito del Sud arrivando all'80%, per aggravarsi durante il periodo fascista e raggiungere il suo picco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1951 il PIL del Sud era diventato quasi la metà, esattamente il 47% di quello del Centro-Nord! Quindi ci fu l'unico periodo in cui il gap diminuì tra il 1951 ed il 1973, periodo che coincide con il boom economico dell'Italia dopo il Piano Marshall (sebbene anche quei fondi destinati soprattutto al Nord...) ed il primo illuminato periodo della Cassa del Mezzogiorno...cresce il Sud e cresce l'intero paese anche se noi "terroni" paghiamo a carissimo prezzo questa crescita con il periodo di più forte emigrazione sud-nord, negli anni '60 si stimano ca. 300.000 persone all'anno, alla fine però il PIL pro-capite del Sud diventa il 66% di quello del resto del paese. Infine l'ultimo periodo esaminato da Malanima e Daniele, dagli anni '70 ai primi anni del nuovo secolo, iniziato con la crisi petrolifera e la seconda fase della Cassa del Mezzogiorno, quella in cui si passò dagli investimenti ai sussidi (spesso preda delle aziende del Nord che vennero al Sud...) la situazione peggiorò per l'intero paese e per il Sud in particolare ed il gap tornò ad allargarsi...poi negli ultimi anni specie i governi Berlusconi-Tremonti, oramai dichiaratamente "leghisti", hanno ulteriormente aggravato la situazione con i ben noti scippi dei fondi FAS ai danni del Mezzogiorno. 

Le risposte del governo Renzi finora sono largamente insufficienti ed insoddisfacenti, abbastanza patetiche poi le risposte di Del Rio sulle difficoltà di territorio al Sud per giustificare le briciole al Sud per gli investimenti ferroviari (il 2% del totale!!!). Oggi, come ci insegna anche la storia e la ricostruzione sui vari periodi di Daniele e Malanima, servirebbe un nuovo "Piano Marshall" per il Sud e poi si deve essere molto più coraggiosi con lo sforamento dei parametri europei. Infine, soprattutto con le limitate risorse comunque a disposizione, bisogna  privilegiare investimenti al Sud con priorità su infrastrutture, turismo e protezione beni ambientali e culturali, artigianato ed eno-gastronomia di qualità, quindi sviluppo sostenibile ed incentivi per sviluppo hi-tech se non si vuole l'annientamento totale di un popolo ed il deserto, non solo industriale ma anche civile, entro qualche decina di anni.

Non basta più indignarsi e protestare, oppure pensare a cose velleitarie ed irraggiungibili come ritorni ad antichi confini, bisogna organizzare un movimento meridionalista di massa che faccia sentire la sua voce forte nello scenario politico italiano e lì dove si decide...noi del Partito del Sud lavoriamo su questo e sulle nostre proposte al di là della protesta, continueremo a farlo, insieme alle migliori espressioni politiche meridionali, come De Magistris o Emiliano ad esempio, che hanno dimostrato di non aver nulla da imparare in quanto ad onestà ed efficienza amministrativa dai loro colleghi del Centro-Nord travolti da decine di scandali e di inefficienze. Dalle persone migliori il Sud riparte e l'Italia sarà quello che il Sud sarà...un Sud autonomo e forte, di nuovo al centro del Mediterraneo e di nuovo faro di civiltà dell'intero continente europeo.


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud 


lunedì 21 ottobre 2013

Il Sud non è un “peso” ma una ”occasione” per il futuro dell'Italia e dell’Europa (da "Tirreno news")


Un interessante articolo che evidenzia il ruolo sempre più importante del Partito del Sud in terra calabrese, non solo sul fronte della protesta ma anche e soprattutto sul versante della proposta meridionalista....

-----------------------------------------------------------------------------------------------

E’ questo il senso profondo dell’incontro svoltosi sabato 19 ottobre in Longobardi, la cittadina del Tirreno cosentino che sembra diventato il fulcro della leva per aprire cervello e cuore di un “mezzogiorno” che è troppo avvolto nel suo antico e dominante bozzolo dal quale non riesce a liberarsi per volare (foto a fianco, Di Fiore e Cuccurese si preparano all’incontro).
Un incontro al quale erano presenti Giacinto Mannarino, Sindaco di Longobardi , Orlandino Greco, Presidente del Consiglio provinciale di Cosenza, Franco Gaudio, già sindaco di Longobardi, ora delegato regionale del Partito del Sud, Giuseppe Spadafora, Presidente regionale del partito del Sud e Natale Cuccurese, Presidente nazionale del partito del sud, e che si è avvalso della relazione introduttiva e della acuta moderazione di Gigi Di Fiore, il brillante giornalista e scrittore, tra l’altro, autore della “Controstoria dell’Unità d’Italia”, della “Controstoria della liberazione” e de “Gli Ultimi giorni di Gaeta”, opere che intendono offrirsi agli Italiani ed al mondo come documenti rappresentativi di quella verità sull’Italia che non solo non viene detta ma che è stata finora nascosta.( foto media da sx Franco Gaudio, Natale Cuccurese, Gigi Di Fiore, Giacinto Mannarino, Orlandino Greco, Giuseppe Spadafora)
Sono mancati all'appuntamento il sindaco di Aiello Calabro, Francesco Iacucci, e l’ex Deputato Franco Laratta , entrambi sottratti all’incontro dalle problematici “piddine” connesse alla difficile elezione del segretario provinciale.

In incontro di alto spessore politico ma soprattutto culturale, sociale ed economico, durante il quale si è trattato della situazione del Sud d’Italia, ancora più Sud dell’Europa e dei suoi antichi e recenti malgoverni che hanno portato tutti i parametri vitali di una macro-regione verso il baratro, mentre intelligenze e cuori di questa “terra”, altrove, sono “vincenti”, indici della grande possibilità di “quel” riscatto che da solo può sovvertire una negativa storia attuale, se, solo, l’orgoglio di “uomini del sud”, che hanno contribuito a scrivere la storia dell’Italia, dell’Europa e del Mondo, comincerà ad essere fruito per superare le ingerenze pluriarchiche delle politiche, dei partiti e dei poteri, ostative dello sviluppo sociale e dell’uso delle intelligenze verso la costruzione del “nuovo Sud”, autarchico e libero da condizionamenti e sfruttamenti, interni ed esterni.

Un incontro che è servito per poggiare il piede di quella costruzione lenta ma inarrestabile del superamento della politica nullificatrice della stessa libertà necessaria ad un popolo per essere ancora tale, riscoprendo , o scoprendo, nella storia e dalla storia, antichi e mai domi valori e coscienze, elementi di unificazione e non di divisione.


Fonte: Tirreno news

mercoledì 16 ottobre 2013

FEDERALISMO O COLONIALISMO: Tavola Rotonda 19/10/13 Ore 18:00 - Teatro Comunale Longobardi (CS)



Sabato 19 ottobre a Longobardi (CS), al Teatro Comunale alle ore 18, si terrà un convegno dal titolo "L'economia del Sud Italia. Federalismo o Colonialismo?" 

Tavola Rotonda Pubblica sul tema: "L'Economia del Sud Italia. Federalismo o Colonialismo?"

Ne parliamo con:
Giacinto Mannarino, Sindaco di Longobardi;
Francesco Iacucci, Sindaco di Aiello Calabro;
Orlandino Greco, Presidente Consiglio Provinciale Cosenza;
Natale Cuccurese, Presidente Nazionale Partito del Sud;
Onorevole Fanco Laratta.
Relatore e Moderatore d'eccezione: GIGI DI FIORE giornalista e scrittore autore del bestseller "Controstoria dell'Unità d'Italia"

Evento organizzato dal Partito del Sud, Coordinamento Provincia Cosenza e da Comune di Longobardi. Patrocinio del comune di Longobardi e della Provincia di Cosenza


VIDEOPROMO



https://www.youtube.com/watch?v=Eo9loqqNN-w&feature=youtu.be





giovedì 10 ottobre 2013

In Edicola da domani con Focus Storia il lavoro di Gigi Di Fiore sulla strage del 1861 a Pontelandolfo e Casalduni


Condivido questa bella notizia, presa dalla bacheca Facebook dell'amico giornalista Gigi Di Fiore:

-------------------------------------------------------------------------------------------------

A 15 anni dalla prima edizione, ormai introvabile, viene ripubblicato “1861, Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato”. Sarà da domani in vendita nelle EDICOLE di tutt’Italia, per le edizioni di Focus storia. Potrà essere acquistato con la rivista o senza. Un libro, assai citato nelle bibliografie, tra i primi a raccontare nel dettaglio il primo eccidio, il 14 agosto 1861, nell’Italia unita, con taglio narrativo di romanzo. La prima edizione di Grimaldi & C. risale al 1998, l’affollata presentazione si tenne al Circolo della stampa di Napoli nel marzo 1999, con il regista Pasquale Squitieri e Riccardo Pazzaglia. Ora la nuova edizione di Focus storia, con copertina rivista e qualche lieve modifica nel testo. L’avevo promesso ai tanti che mi avevano scritto per poterlo leggere: eccolo, con prezzo accessibile davvero a tutti.



Longobardi (CS) sabato 19 ottobre 2013: "L'economia del Sud Italia: Federalismo o colonialismo?"






martedì 1 ottobre 2013

Tutti a Napoli il 4 ottobre!


Il Partito del Sud invita tutti gli iscritti ed i simpatizzanti, e tutti i meridionalisti, all'evento organizzato dal Partito del Sud che si terrà a Napoli il 4 ottobre 2013 alle ore 16.30, con l'intervento del sindaco Luigi De Magistris e dello storico e giornalista Gigi Di Fiore, presso il PAN a Via dei Mille 60, il Palazzo delle Arti Napoli, museo nel settecentesco e bellissimo Palazzo Roccella nel cuore della città.
Si discuterà di Mezzogiorno tra crisi e opportunità di sviluppo, tra storia e futuro....un'occasione da non perdere per gli oratori prestigiosi e per l'opportunità di delineare scenari e progetti concreti per il futuro oltre la protesta.
Ecco un paio di foto esposte al PAN per comunicare l'evento.





martedì 30 luglio 2013

Dal blog "Controstorie" di Gigi Di Fiore sul Mattino online...La strage del viadotto

di Gigi Di Fiore

La strage del viadotto e le bare allineate in una palestra, come a San Giuliano di Puglia

 C'è sempre una palestra, nel dolore. Bare allineate. Tutte uguali e tutte diverse. Fiori, mamme, padri, fratelli, sorelle che si chiedono perché. Le tragedie, certe tragedie, posseggono un rito che si ripete. Il rito del dolore, del pianto, delle mille domande senza risposta.

La tragedia sull'autostrada A16, sul maledetto viadotto nel vallone di Acqualonga. Come la tragedia per il terremoto di quel 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una loro maestra morti per il crollo della scuola elementare del paese. Me le ricordo quelle piccole bare tutte bianche, mi ricordo quella palestra surreale. La morte allineava vite e speranze differenti. Le mamme invocavano un nome, si aggrappavano alla fede in mancanza di altro. C'era compostezza in quelle lacrime. C'era stupore. Chi poteva fare qualcosa, perché, come è successo? Le eterne risposte che incombono su una morte improvvisa.

Era l'angoscia che raccontò nel 1947 anche Dino Buzzati, in un articolo senza uguali sul Corriere della sera. Il 16 luglio di quell'anno, nel mare di Albenga era naufragata una motonave con una comitiva in gita scolastica. Morirono 44 bambini e 4 accompagnatrici. Bare allineate, lenzuola bianche. Il rituale dei volti sgomenti. "Ad Albenga si era concentrato tutto il dolore del mondo", scrisse Buzzati.

Quello stesso dolore si è concentrato oggi a Pozzuoli. L'Italia è in lutto, le tragedie collettive invocano spiegazioni, responsabilità: 38 morti pesano su quella strada maledetta in discesa.

Con il presidente Ciampi, nel giorno dei funerali a San Giuliano piangemmo tutti. Ascoltammo il lamento delle mamme, le richieste di giustizia. Non riuscimmo ad esercitare cinismo, a governare l'emozione che ci prese. Persino l'indimenticabile Peppe D'Avanzo, scorza dura di cronista mai abbastanza rimpianto, lacrimava.

E' duro raccontare il dolore, ma è dura la ripetitività di queste tragedie. Segnate da bare in fila, palestre in grado di raccoglierle, folla attonita.
Perché, ci si chiede anche ora, come è potuto accadere? Certe domande non sempre trovano risposte. E il dolore di una perdita cara, troppe volte, deve bastare a se stesso.

mercoledì 19 giugno 2013

Un esauriente articolo di Gigi Di Fiore sul suo Blog Controstorie de "Il Mattino" riguardo il 1799...

Ricevo e posto questo bell'articolo del nostro amico Gigi Di Fiore sul 1799, sulla Repubblica Partenopea e sulla reazione popolare sanfedista, contro gli eccessi e le storture della Repubblica partenopea voluta dai francesi e lontana dal popolo napoletano di quel periodo,  ma equilibrato e lontano dagli accenti "vandeani" di un certo meridionalismo reazionario...




di Gigi Di Fiore


Il 1799 e le polemiche sul web

Impazza in rete il dibattito su un libro, che ancora una volta racconta dell'avanzata dei sanfedisti del cardinale Ruffo nel 1799. E' la ripetuta narrazione delle violenze sulle popolazioni giacobine nel Molise. Nulla di nuovo, nessun documento sensazionale. Solo un replay, peraltro fuori anniversari dopo l'orgia di pubblicazioni, soprattutto su Eleonora Pimentel Fonseca, che ci travolse nel 1999, anno del bicentenario.
In rete, impazzano le valutazioni sulla Repubblica partenopea, che fu voluta dai francesi e protetta per i sei suoi mesi di vita dalle armi del generale Championnet. Su quelle vicende, pesa molto l'eredità e la lettura che ne fece Benedetto Croce. Il filosofo e storico, che partecipò anche alla fattura del famoso albo pubblicato in occasione del centenario nel 1899, considerò i patrioti della Repubblica, messi a morte dopo il ritorno a Napoli dei Borbone, gli antesignani del Risorgimento. Nel cercare una premessa meridionale all'unificazione, Croce si aggrappò al 1799 che avrebbe anticipato gli ideali unitari.
Peccato che testimoni dell'epoca, come Pietro Colletta e Vincenzo Cuoco, certamente non schierati ciecamente con i Borbone, raccontarono le contraddizioni, le caratteristiche "passive" di una rivoluzione che non fu rivoluzione, ma elitaria occupazione di potere in nome degli ideali francesi. 
Chi era quel popolo che i patrioti volevano emancipare, senza conoscerlo? Erano lazzari e gente povera che, per ben due giorni, si fecero massacrare dai cannoni francesi. Il generale Championnet non riuscì ad entrare agevolmente a Napoli, come gli avevano assicurato. Fu costretto a combattere: i lazzari difendevano la loro città, il loro re, i riferimenti ideali cui si rifacevano. Alla fine, fu lo stesso Championnet a lodarne il coraggio.
I martiri del '99 sono il condensato della nostra retorica storica, ma anche l'appiglio della cultura laica, contrapposta a quello che si definisce oscurantismo condito da ignoranza popolare. Fin quando la polemica è su questo piano, il dibattito non può che essere fertile. E' l'eterno discorrere sulla presenza e influenza nella città della Napoli plebea, su cui anche la Ortese ha lasciato pagine memorabili.
Poi, però, ci sono le manipolazioni storiche. Come le vicende della congiura dei fratelli Baccher, la fuga codarda dei Borbone (come se anche i Savoia, in quegli anni, non siano fuggiti in Sardegna all'arrivo dei francesi), le stragi dell'armata sanfedista. Quella di Ruffo fu una scommessa, partita con pochi suoi contadini e poi arrivata ad 80mila uomini. Tra questi, poche decine di albanesi, che vivevano già stabilmente in Calabria e non erano di certo mercenari stranieri.
Certo, l'avanzata non fu cammino da educande. Le violenze e le uccisioni furono la regola. Ma i sanguinari non si trovavano certo da una parte sola. Sanfedisti e giacobini si comportarono con la stessa spietatezza, con la stessa cecità. Gennaro De Crescenzo pubblicò anni fa un testo: "L'altro 1799: i fatti". In appendice, decine di documenti di sentenze giacobine di morte nei confronti di fedeli dei Borbone. A Mercogliano, Caserta, Ceglie, Carbonara, Bacoli, Benevento, Briano, Nola, Pomigliano, Pagani, tanto per citare qualche località, i giacobini, coperti dalle armi francesi, furono sanguinari e non certo teneri con i fedeli dei Borbone. Il popolo.
E allora, cos'è la storia? Narrazione di vicende, interpretazione di avvenimenti sulla base di sensibilità nuove e documenti. Senza dimenticare il contesto in cui i fatti si svolsero. E quello del 1799 era un contesto storico che, nonostante la Rivoluzione francese di dieci anni prima, era ancora dominato da sovrani di monarchie assolute. Dopo 15 anni, anche Napoleone fu sconfitto da quelle monarchie in armi. E l'Inghilterra, che tanto influenzò l'unità d'Italia, era contro i francesi in appoggio ai Borbone meridionali. Tanto che fu Nelson a volere, contro il parere di Ferdinando IV, l'uccisione dei patrioti che si erano arresi.
Ma tant'è. Non si tratta di rivalutare nessun passato, né dinastie superate. Si tratta solo di raccontare che le guerre travolgono tutti, la violenza non è mai da una parte sola. Se poi, oggi, si vuole affermare che la cultura laica, intesa come apertura e dialettica del confronto, è da preferire all'oscurantismo e all'assolutismo delle convinzioni (qualunque esse siano), non si può che essere d'accordo. Ma questo è altro discorso, su cui la lettura della storia, intesa come difesa di posizioni di potere, c'entra poco. 

lunedì 22 aprile 2013

La Toponomastica, Il Partito del Sud e Andrea Balìa nella rubrica di Gigi Di Fiore su "Il Mattino"


Gigi Di Fiore cita, nella sua rubrica Controstorie su "Il Mattino", il Partito del Sud e Andrea Balìa per il suo nuovo incarico nella Commissione Toponomastica conferitogli da Luigi de Magistris...



Mattino logo

di Gigi Di Fiore

Lungomare Liberato e via Caracciolo: vecchie e nuove scelte toponomastiche a Napoli


Intervistato dal Tg3 Campania, il sindaco Luigi De Magistris continuava a chiamare "Lungomare liberato" quella che, invece, correttamente l'intervistatrice Marialaura Massa definiva via Caracciolo. Futile questione di nomi, pura lana caprina, si dirà.

Eppure, la toponomastica in tutte le città non è materia irrilevante. Oltre a fare da bussole d'orientamento per spostarsi da un punto all'altro di qualsiasi luogo, i nomi di strade, piazze, corsi e vicoli dovrebbero testimoniare identità, radici, cultura, senso di appartenenza di una comunità.

Da pochi giorni, e la notizia è passata quasi in sordina, c'è un nuovo presidente della commissione toponomastica comunale: Andrea Balia, riferimento napoletano del Partito del sud che, tra le formazioni di " neo meridionalismo", ha appoggiato dalla prima ora De Magistris in campagna elettorale.

Non si sa, per ora, quali saranno gli interventi innovativi della commissione. Se muteranno alcuni nomi di strade e piazze, se ne verranno introdotti di nuovi. Il sindaco, senza attendere un provvedimento della commissione, ha già attuato la sua rivoluzione su via Caracciolo, anche nominativa. Dietro la denominazione nuova c'è un'idea culturale? Non si sa ancora. Dopo il 25 aprile, giornata di celebrazione della Liberazione, il lungomare resterà ancora "Liberato" per De Magistris, o tornerà al suo nome, formalmente corretto, di via Caracciolo?

Via Roma e via Toledo, Largo di Palazzo e Piazza Plebiscito, Corso Maria Teresa e Corso Vittorio Emanuele, piazza Aurelio Padovani e piazza Santa Maria degli Angeli: sono solo alcuni esempi, presi da epoche storiche diverse, di mutamenti di nomi in alcuni luoghi cittadini. Prevale il momento storico, la scelta politica. E' stato sempre così, i nomi racchiudono storie, la topografia è interpretazione identitaria-politica. 

C'è da chiedersi, ad esempio, cosa c'entrino i titoli di film poetici (Miracolo a Milano, Il posto delle fragole, Misteri di Parigi) per denominare alcune strade di Scampia, teatro di vicende sanguinose. Quale genio della toponomastica ha voluto unire bellezza e dolore? Aspettiamo gli orientamenti e le scelte della commissione dal nuovo presidente. Meglio decisioni formali che stravolgimenti striscianti. Insomma, per ora, viva via Caracciolo! 

Gigi Di Fiore


giovedì 14 febbraio 2013

"Gaeta 152 anni fa, la fine delle Due Sicilie e le 2 rievocazioni di associazioni e storici" di Gigi Di Fiore




Dal blog di Gigi Di Fiore su Il Mattino online, un bell'articolo su Gaeta e sull'importanza della memoria....

-----------------------------------------------------------------------

E' un luogo simbolico per la storia del Mezzogiorno. Ogni anno, a Gaeta, si riuniscono associazioni e cultori di storia, a ricordare che, in quella città (oggi nel Lazio, ma 152 anni nel regno delle Due Sicilie), la storia secolare del Sud autonomo divenne storia d'Italia.

L'assedio di Gaeta, tre mesi con oltre mille morti in divisa e centinaia di civili massacrati dalle bombe. Italiani contro italiani, due eserciti regolari contrapposti: quello piemontese del re Vittorio Emanuele II e quello delle Due Sicilie del re Francesco II cugino del primo. Oltre 55mila granate furono scaricate sulla piazzaforte, che rispose con 35250 colpi. Dodicimila irriducibili in divisa pensarono che il loro giuramento fosse a Francesco II di Borbone e che la loro vera patria fosse quella delle sei regioni peninsulari del sud più la Sicilia. Contro di loro, ad assediarli, trentamila militari dell'esercito ancora sardo-piemontese.

Alle 18,30 del 13 febbraio del 1861, fu firmata la capitolazione. Solo tre ore prima le ultime bombe piemontesi distrussero una batteria di cannoni a Gaeta, la Transilvania, uccidendo centinaia tra militari e civili. Morì anche un giovane alfiere diciassettenne, Carlo Giordano, uno di quegli adolescenti allievi della Nunziatella che abbandonarono la scuola militare di Pizzofalcone a Napoli per correre a difendere la loro patria. 

Storia e storie, quelle che si ricordano nel 22esimo Convegno nazionale a Gaeta, che comincerà domani e finirà domenica. Anche quest'anno, i convegni, in polemica tra loro, sono due. Il secondo si terrà il mese prossimo e conterrà, come sempre, una riflessione sull'attuale condizione del Mezzogiorno. Tante sigle insieme o divise, compresi quei famosi neoborbonici che videro tra i fondatori di 20 anni fa anche Riccardo Pazzaglia. O l'Associazione degli ex allievi della Nunziatella. Ci sarà anche Pino Aprile.

Nostalgie, revanchismo, ansie separatiste? C'è chi lo pensa, ironizzando. Ma la maggioranza dei partecipanti ai convegni annuali è invece a Gaeta, spinta solo dalla voglia di ricordare la storia poco raccontata del Sud e riflettere sull'attuale realtà del Mezzogiorno. Non è una bestemmia, la memoria: a Gettysburg, ogni anni gente in divisa grigia ricorda con gente in divisa blu la carneficina della guerra civile americana. Musei confederati affiancano musei unionisti. L'America fa sempre i conti con la sua storia, quella da esaltare e quella da nascondere, come dimostrano le riletture degli eccidi dei pellerossa o delle stragi in Vietnam.

Da noi, la storia nazionale fa paura ancora, divide. Eppure, si dovrebbe capire che, dalla conoscenza dei differenti percorsi storici delle varie aree del Paese, si possono ritrovare ancora le ragioni per stare insieme. Al nord, al centro e al sud. Non conoscere, ignorare, divide. Su Gaeta e la regina Maria Sofia scrissero Proust, D'Annunzio, Croce, Ferdinando Russo. A Gaeta, ogni anno il 14 febbraio arrivano sempre in tanti per ricordare. E non c'è da meravigliarsi, se nel Sud è ormai aumentata la voglia di conoscere la vera storia dell'unità d'Italia.

lunedì 11 febbraio 2013

Le elezioni, gli astensionisti, Giannini e quel discorso nei giorni di Carnevale di G. Di Fiore



Un articolo interessante da parte dell'amico Gigi Di Fiore sulla classica e storica apatia politica italiana che raramente propone qualcosa di nuovo ma critica tutto e tutti pescando a piene mani nella demagogia, una storia che ha radici antiche...
Gigi Di Fiore oltre ad essere un giornalista del Mattino esperto di cronaca sulla Camorra, è uno scrittore meridionalista di gran spessore con alcuni libri come "Controstorie dell'unità d'Italia" o "la Storia dei Vinti" o "Gli ultimi fuochi di Gaeta" 
che sono oramai un classico nella bibblioteca di ogni meridionalista, ha aperto da poco un interessante blog personale dal titolo "Controstorie" su "Il Mattino" edizione online...

------------------------------------------------------------------------


Sì, ho ascoltato anch'io il discorso che indigna tutti i politici presi da promesse, polemiche e partecipazioni televisive della campagna elettorale. Ormai, quel discorso lo ascolta e ripete di continuo una maggioranza silenziosa, temuta da tutti gli schieramenti politici: i non votanti, perché non si sentono rappresentati da alcuna lista.

C’è chi dice che saranno loro i vincitori dal responso delle urne che diserteranno. Di che discorso parlo? Ma come, non lo conoscete? E’ quello più applaudito in piazza e riempito di centinaia di “mi piace” su tutti i social network. E va be', ve ne riporto una parte:

“Non ci rompete più le scatole! Noi vogliamo vivere tranquilli: vogliamo andare a teatro, uscire la sera, andare in vacanza, fumare, ordinarci un vestito nuovo, salire in autobus, non fare la guerra, salutare chi ci pare, non salutare chi non ci pare…

Per questo, che ci importa dei vari uomini politici di professione, più o meno personalmente onesti e tutti ugualmente parassitari?..

Quello che chiediamo, noi maggioranza della società civile e dello Stato, è che nessuno ci rompa più i coglioni. Nient’altro. E’ tragico che, tra i tanti politici di professione che si proclamano interpreti della volontà popolare, nessuno dica, con parole chiare e precise, questa verità: basta con la rottura di coglioni…

Un Paese che non è costretto ad occuparsi del suo governo è un Paese felice, lasciando che i cittadini godano della massima libertà civile. Lo Stato etico, il governo più morale di altri, che pretende d’insegnare a pensare al cittadino quello che deve ritenere morale, giusto, bene, viola la libertà del cittadino…Fra Stato-padre e cittadino-figlio lo Stato non pensa che al suo interesse”.

Mamma mia! Che scarso senso politico e poco impegno civile! Ma chi è? Tranquilli, non è un candidato delle imminenti elezioni. Non è neanche un incubo, o uno scherzo di questi giorni di Carnevale. E già, perchè, ci crederete? Queste parole hanno 68 anni.

Sono di Guglielmo Giannini, inserite nel suo testo: “La folla”. Sì, proprio quel Giannini di Pozzuoli, commediografo, giornalista, scrittore, che fondò il movimento dell’Uomo qualunque. All’Assemblea costituente, nel 1946, si fece partito e ottenne 30 deputati. E pensare che oggi c’è chi s'indigna, se avverte disinteresse e nausea per la politica. Attenti, in Italia non si inventa mai nulla. Purtroppo, si è tutto già visto. E c’è poco da ridere, purtroppo.

lunedì 17 dicembre 2012

11 dicembre 2012, dibattito fra Alessandro Barbero e Gigi Di Fiore, moderatore Massimo Novelli, sul libro "Prigionieri dei Savoia"



Libreria La Torre di Abele, 11 dicembre 2012, dibattito fra Alessandro Barbero e Gigi Di Fiore, moderatore Massimo Novelli, sul libro "Prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle".

1


2


3



4



sabato 20 ottobre 2012

martedì 29 maggio 2012

A Cosenza il PdSUD ha presentato il nuovo libro di Gigi Di Fiore "Controstoria della Liberazione"


http://www.youtube.com/watch?v=9aCcVZSwcCs


Gigi Di Fiore, giornalista de "Il Mattino", alle prese con la "Controstoria della Liberazione", il suo nuovo volume presentato a Cosenza per iniziativa del Partito del Sud. Dopo aver esaminato in altri libri le origini dei guai del Mezzogiorno, che affondano le radici nell'unità, o meglio nell'annessione, da parte del Piemonte, Di Fiore analizza ciò che accadde alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E dimostra, documenti alla mano, che anche la Liberazione è stata diversa, tra Nord e Sud. E ha marcato ancora di più il divario tra le due "Italie".

lunedì 7 maggio 2012

"L’Italia libera ricomiciò da Sud eppure se lo dimenticò subito" di L. Patruno



di Lino Patruno

C’è un altro e misconosciuto periodo nero nel lungo calvario dei danni al Mezzogiorno italiano: lo sbarco in Sicilia e gli 800 giorni di occupazione anglo-americana dal 10 luglio 1943. Del tutto opportuno quindi che Gigi Di Fiore lo abbia ripercorso con la sua Controstoria della Liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del Sud (Rizzoli ed., pagg. 352, euro 19,00). Come un altro Risorgimento tradito, del resto per primo già ripercorso dallo scrittore e giornalista napoletano (inviato del «Mattino») con la sua fortunata Controstoria dell’Unità d’Italia. Un Paese a malapena unificato fu di nuovo spaccato non solo dall’armistizio dell’8 settembre fino alla pace, ma dalle sue conseguenze. Perché quella che poteva essere una resurrezione del Sud senza nazifascismo, fu anche una tragedia in più atti che segnò pure il futuro del Sud, non diversamente da ciò che avvenne dopo il 1861. 
Il primo atto furono le stragi di soldati italiani considerati tutt’altro che alleati nonostante la non belligeranza: anche peggio delle stragi e delle fucilazioni sommarie della lotta al brigantaggio. Poi i crimini contro la popolazione civile addirittura odiata e considerata non meno incivile e «affricana» (con due effe) di come la descrisse Nino Bixio dopo la risalita di Garibaldi. Poi i bombardamenti indiscriminati che distrussero il 64 per cento delle industrie. Poi un’inflazione selvaggia provocata dalla diffusione incontrollata delle Am-lire e la spaventosa miseria. Fra un atto e l’altro, una interessata collaborazione delle due potenze trasformò i boss di Cosa Nostra (a cominciare da Lucky Luciano) in galantuomini e addirittura sindaci, facendo crescere il potere della mafia come mai prima. Lo spudorato oltraggio alle donne violentate dai marocchini è rimasto una cicatrice e una vergogna mai cancellate. Il contrabbando, le malattie veneree, violenze di ogni genere martirizzarono soprattutto e ancòra una volta Napoli sempre meno ex-capitale. Altro che il mito soprattutto cinematografico degli «Hey, man» con le tavolette di cioccolata, le chewing gum e le sigarette per tutti di cui si è sempre detto che il Sud si fosse innamorato. 

Furono più conquistatori che liberatori (anche in questo ancòra una volta), padroni assoluti e arroganti, sospettosi e brutali in una torbida retrovia di bordelli e puttane prima di andare a morire a Cassino. Del resto il cinema se ne è anche occupato con lo struggente La ciociara del premio Oscar a Sophia Loren. E Napoli milionaria di Eduardo proprio partendo da quei giorni ci ha lasciato un quadro indimenticabile e universale della guerra e dei suoi orrori. Di Fiore non è autore che arrangi fonti e documenti. La sua impressionante precisione è figlia di una ricerca addirittura spasmodica, non c’è episodio in cui manchino una data e un nome. E così un periodo finora considerato solo controverso viene fuori con una luce ben più cupa. Soprattutto, è quel che conta, più cupa per il domani di un Sud che dalla guerra e dal dopoguerra uscì con le ossa molto più rotte del resto del Paese. E che pagò dopo non meno di prima. Davanti al boom della ricostruzione, nessuno tenne conto delle sue condizioni peggiori, meno che mai i governi nordisti figli della lotta partigiana al di là del Rubicone. 

Per l’ennesima volta il Sud era da rimuovere, forse colpevole di essere stato con Pescara, Brindisi e Salerno sede di un regno voltagabbana e vile. E quando gli americani, consci di ciò che avevano combinato, fecero arrivare i soldi del Piano Marshall soprattutto per il Sud, quei soldi andarono per il novanta per cento al Centro Nord. Una ennesima Questione Meridionale di cui il Sud non doveva lamentarsi. Tranne poi le pezze della Cassa per il Mezzogiorno per cercare di rimediare a ciò che era stato quasi irrimediabilmente compromesso. Di Fiore non usa toni partigiani di rivendicazione, ed è un altro dei pregi del suo racconto. Nel quale la Puglia compare non solo come vittima (vedi la vicenda oscura del generale Bellomo, la terra bruciata di Foggia, l’attacco al porto di Taranto) ma addirittura, con Bari, come faro della nuova Italia della speranza, della democrazia, della rinascita. Radio Bari, il congresso dei Comitati di Liberazione nazionale. L’Italia ricominciò da Sud, ma lo si dimenticò sùbito. 



Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

giovedì 26 aprile 2012

"A sud, bombe al Napalm e gas chimico" di Gigi Di Fiore


Di Gigi di Fiore

In ottobre, il bilancio delle azioni angloamericane raggiunse le 16.000 tonnellate di bombe sganciate. L’accanimento superò ogni limite, tanto che in quei raid vennero sperimentate miscele chimiche devastanti contenute in serbatoi da 110 galloni che sarebbero poi diventate protagoniste nella guerra del Vietnam vent’anni piu tardi: il famigerato Napalm. A Bari, la tragedia nella tragedia rivelò l’inquietante verità destinata a rimanere segreta. Era la notte tra il 1° e il 2 dicembre 1943, quando un raid tedesco di 105 aerei sul porto provocò l’affondamento di 17 navi alleate (cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane, due polacche), in gran parte della classe Liberty ships che trasportavano anche bombe, e un migliaio di vittime tra i civili. Molti di quei morti furono provocati dalla distruzione della nave statunitense John Harvey, che aveva attraccato quello stesso pomeriggio e trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica. Il gas era contenuto in 2000 bombe dal peso di 45,5 chili l’una e doveva servire a un’eventuale rappresaglia in caso di uso di armi chimiche da parte della Luftwaffe. La nave affondò con l’equipaggio non lontano dal porto barese, le bombe si aprirono e il gas contaminò le acque al largo della città (…)
I MARINAI che si gettavano in mare dalle altre navi colpite furono ben presto investiti e impregnati dalla micidiale sostanza. I vapori dell’iprite si sparsero in tutto il porto, bruciando la pelle e contaminando i polmoni dei sopravvissuti. Oltre ottocento militari furono ricoverati per ustioni o ferite. Tra questi, 617 risultarono intossicati dall’iprite. A Bari ne morirono 84, gli altri persero la vita in altri ospedali in Italia, in Nordafrica e negli Stati Uniti, dove erano stati trasferiti a causa della gravità delle loro condizioni. I civili morti per le stesse cause furono non meno di 250. L’ultima vittima si spense, fra atroci sofferenze, un mese dopo il bombardamento. Racconta Augusto Carbonara, un barese protagonista di quelle ore: “All’ospedale neozelandese installato nel non ancora finito Policlinico della città, cominciarono ad arrivare i primi feriti. Molti, piu che colpiti dalle esplosioni, erano provati dall’effetto del gas vescicante. Ma non si sapeva che fosse stato il gas a provocare tali effetti, perché, sul momento, nessuno lo intui. Chi non poté cambiarsi di sua iniziativa rimase con gli abiti zuppi d’iprite, che non solo agì sulla pelle, ma fu assunta attraverso le vie respiratorie. I primi inspiegabili collassi si ebbero dopo cinque o sei ore dalla contaminazione. Dopo, seguirono le prime morti, quasi improvvise, di gente che qualche minuto prima sembrava stesse per riprendersi. Tutti avevano la pelle piena di vesciche. Sulle ascelle, linguine e i genitali la pelle si staccava come per le ustioni piu gravi”. Gli angloamericani cercarono di coprire la verità, ma non potevano far finta di nulla: c’era chi sollecitava spiegazioni su quelle morti insolite. Così fu spedito a Bari un esperto per studiare una versione credibile sull’accaduto. A pochi giorni dal bombardamento, arrivò nel capoluogo pugliese il colonnello Stewart Alexander, già consulente medico per il settore della chimica di guerra nel quartier generale di Eisenhower. Presentò una prima relazione al quartier generale di Algeri il 27 dicembre 1943. Il rapporto, rigoroso pur senza approfondire le ragioni della presenza del gas sulla nave americana, fu approvato da Eisenhower che lo fece archiviare senza alcuna conseguenza.
WINSTON Churchill andò oltre nell’operazione di occultamento: pretese che dal testo venisse cancellata la parola “iprite” e che le ustioni fossero attribuite “ad azione nemica”. In ogni caso, il premier britannico si oppose sempre con decisione all’istituzione di una commissione d’inchiesta. Dopo tutte quelle pressioni politico-militari, la versione ufficiale di comodo fu infine che le ustioni sulle vittime si dovevano a semplici “dermatiti” provocate da cause “non ancora individuate”. Tutto ignoto, quindi con decessi avvenuti quasi per caso. Era la verità di comodo alleata, che metteva la sordina sulla presenza in una nave alleata di devastanti gas chimici vietati dalla Convenzione di Ginevra. (…) Di certo, tra il 1955 e il 2000 piu di duecento pescatori hanno presentato delle denunce per ustioni di varia entità attribuite al «gas mostarda». E quasi una mini Hiroshima italiana, nelle acque baresi. Un capitolo oscuro e silenzioso di cui gli Alleati ancora si vergognano. Solo nel 1993, in una pubblicazione ufficiale medica dell’esercito statunitense si ammise la presenza dell’iprite sulla John Harvey. In questo modo secco: “La nave statunitense John Harvey che trasportava munizioni di gas mostarda ancorata nel porto fu attaccata dai tedeschi e distrutta. La contaminazione dell’acqua e delle zone circostanti fece oltre 600 vittime”.

di Gigi Di Fiore, IFQ 
(tratto dal libro "Controstoria della Liberazione"  di  Gigi Di Fiore, Ed.   RIZZOLI - 360 PAGINE,    19 EURO).

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4

giovedì 19 aprile 2012

Napoli 24 Aprile 2012: Presentazione del nuovo libro di Gigi Di Fiore, "Controstoria della Liberazione”



Ricevo e posto dagli amici dalla sezione napoletana...
----------------------------------------------------------------------------------------


Siamo a segnalare la presentazione del nuovo libro di Gigi Di Fiore, "Controstoria della Liberazione”, che si terrà martedì 24 aprile 2012, alle ore 18,00, presso la libreria La Feltrinelli in Piazza dei Martiri, Napoli.


Gigi Di Fiore, membro della Commissione Cultura del Partito del Sud, è un giornalista de "Il Mattino" ed è l'autore di diversi saggi cari a tutto il movimento meridionalista, fra cui


--“Controstoria dell'unità d'Italia - Fatti e misfatti del Risorgimento”, BUR saggi Rizzoli 2010
--“I vinti del Risorgimento” (terza ristampa), Utet 2011
--“Gli ultimi giorni di Gaeta - L'assedio che condannò l'Italia all'unità”, BUR saggi Rizzoli 2012
Il nuovo libro dell’amico Gigi descrive quello che è successo nel nostro Sud durante la liberazione del territorio dalle truppe nazi-fasciste durante l’ultimo conflitto mondiale. Dalla quarta di copertina si legge:
“Siamo stati liberati, sì. Ma anche calpestati, uccisi, violentati. Dopo aver affrontato il mito del Risorgimento nel bestseller “Controstoria dell’Unità d’Italia”, Gigi Di Fiore riapre le ferite inflitte al nostro Paese dall’esercito di Liberazione. Scopre così il volto meno glorioso, dimenticato dai resoconti oleografici più o meno ufficiali, degli Alleati salvatori: collusioni con la mafia e la delinquenza, la corruzione, i regolamenti di conti, i colonnelli cinici che fecero i loro affari senza andare troppo per il sottile. Vicende scomode e a lungo taciute, che ci obbligano a ripensare squilibri e fallimenti dell’Italia di oggi: i diversi modi in cui nord e sud furono liberati dal nazifascismo alimentarono nuovi divari 83 anni dopo il Risorgimento tra le due aree del Paese.”


Il co-Segretario Nazionale del Partito del Sud, Andrea Balìa, e il Segretario Provinciale di Napoli del PdSud, Alessandro Citarella, v’invitano a partecipare numerosi martedì prossimo a questa importante presentazione.





24 aprile 2012, ore 18, La Feltrinelli,
Piazza dei Martiri, Napoli



Scheda
Titolo: Controstoria della Liberazione
Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del sud.
Autore: Gigi Di Fiore
Editore: Rizzoli
Pagine: 356
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo copertina: 19,00 €