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martedì 24 dicembre 2013

Cittadini, meridionalisti, progressisti...il nostro progetto di Sud

Ricevo e posto con condivisione questo bell'articolo, condivisibile al 100%, dell'amico Michele Dell'Edera, Coord. PdSUD per la Puglia....
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Da qualche tempo è tornata di moda, soprattutto per “merito” di un movimento politico, la parola cittadino, un po’ mutuata dalla terminologia della Rivoluzione Francese alla quale si possono ascrivere tantissimi meriti, ma a cui è possibile ascrivere anche un grande  difetto di fondo e cioè: pensare che possano esistere in uno stato “i cittadini” e “gli altri”, cioè in non cittadini, quasi che la categoria “cittadini” sia una specie di club o di élite in grado di governare e “gli altri” gli indegni…
Noi crediamo che il faro dell’agire politico siano i principi della nostra Carta Costituzionale nella quale tutti sono considerati cittadini, anzi, “tutti” sono considerati “uguali” senza alcuna distinzione. E’ da qui che partiamo come Partito del Sud, non per marcare una differenza, ma per pretendere un’uguaglianza che è sancita dalla nostra Costituzione, ma che mai, o quasi, si è realizzata nel corso di questi anni repubblicani e men che meno nel periodo oscuro sabaudo.
Ecco perché siamo meridionalisti. Lo siamo perché chiediamo politiche nazionali in grado di dare uguali possibilità, servizi ed assistenza a tutto il territorio nazionale. Chiediamo che i nostri ragazzi possano godere del diritto di partire per scelta e allo stesso tempo di restare per scelta. Chiediamo trasporti e infrastrutture adeguate, chiediamo il rispetto delle peculiarità di un popolo, chiediamo un federalismo vero e non solo finanziario e diseguale, chiediamo una lotta al malaffare e l’abolizione del segreto di stato da tutte le questioni che hanno visto i cittadini, tutti i cittadini, vittime di aberranti traffici e oscuri accordi distruttivi della salute e del futuro di intere generazioni. Crediamo nella grande capacità degli uomini e delle donne del Sud di essere protagonisti e di rendere protagonista la propria terra. Siamo meridionalisti innanzitutto perché amiamo questa nostra terra.
Siamo Progressisti, parola forse vecchia e passata di moda, può darsi, ma chiara. Siamo convinti che tutti gli uomini e le donne siano uguali e abbiano davanti alla legge uguali diritti e uguali doveri. Crediamo che si possa favorire l’impresa, le giovani imprese e garantire allo stesso tempo diritti veri ai lavoratori. Crediamo che qualsiasi discriminazione sia un crimine contro l’umanità. Crediamo nell’accoglienza e nella solidarietà e che l’incontro tra popoli e tradizioni diverse non sia un danno, ma un arricchimento per chi lo vive. Del resto il nostro sud fin dai tempi della Magna Grecia è stato un crogiolo di culture e religioni diverse… Proprio per questo il SUD è così bello, proprio per questo lo vogliamo difendere… anzi lo vogliamo proporre come traino dell’Italia del futuro.



lunedì 28 febbraio 2011

Un fiore per tutti nell'Italia unita di Lino Patruno



Bellissimo e condivisibile articolo di Lino Patruno, ancora una volta siamo sintonizzati con il bravo giornalista pugliese...

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Non si sa come andrà a finire, ma è avvenuto. Per la prima volta nella storia d’Italia, una popolare trasmissione televisiva come “Porta a porta” ha invitato a parteciparvi il Movimento neoborbonico. Che aveva chiesto il diritto di replica dopo la cavalcata patriottica di Benigni al festival di Sanremo. Poi la guerra civile libica ha fatto rinviare la puntata.

Ora, dire Neoborbonici non è dire una cosa qualsiasi. Forse è più facile che il diavolo in persona sia invitato in una chiesa, che il nome “neoborbonico” sia pronunciato: è più bestemmia questa. Se si vuole trovare un aggettivo sgradevole e unanimemente condannato, eccolo: borbonico. Per dire inetto. inefficiente, arretrato, cialtronesco. Leggi borboniche. Burocrazia borbonica. Comportamento borbonico. Per finire alla polizia borbonica o alle carceri borboniche. L’Impero del Male. Lasciamo stare l’inviato di Cavour che, sceso a Napoli come all’inferno, poi disse: ci conviene imitarla, questa amministrazione borbonica. E lasciamo stare tutto il corredo di “viva o’ rre”, di bandiere gigliate, di rievocazioni gloriose. Sia pure in un Paese in cui c’è una Lega Nord il cui statuto all’articolo uno dichiara: il nostro obiettivo è la secessione.

E cui si concede non solo di pulirsi il didietro col tricolore, ma di essere forza determinante al governo di un Paese che dichiaratamente vuole spaccare.

Ma “neoborbonico” non si può dire. Nostalgici, passatisti, patetici. Una vergogna da tenere chiusa in una stanza come nei film dell’orrore. E completamente cancellata dalla storia. Premettiamo: dei Borbone ci può interessare tanto quanto. Così come della polemica se da loro si stesse meglio o peggio, in un secolo in cui non è che abbondassero Stati campioni del benessere o personaggi campioni di democrazia. Lasciamo stare la polemica su chi fosse più ricco. E lasciamo stare la verità storica che i Borbone non è che avessero minacciato nessuno, anzi si videro i garibaldini in casa senza una dichiarazione di guerra e senza che avessero mai detto: no, l’Italia non la vogliamo. Anzi si trattava, e neanche segretamente, per farla insieme e federale. Ma mentre si trattava, qualcuno sparò. Diciamo che la storia si fa anche così. E che un’Italia disunita non avrebbe fatto grandi passi in avanti.

Lasciamo stare tutto. Ma la memoria è un’altra cosa. E non si può negare a nessuno. E nessun Paese che si voglia definire Paese, e unito per giunta, può permettersi di tener fuori una parte della sua storia. E non farne i conti. Negli Stati Uniti si è combattuta, e contemporaneamente al Risorgimento, la più atroce guerra civile del mondo occidentale a parte il genocidio dei nativi, gli “indiani” dei film western. Ma hanno riconosciuto le ragioni dei perdenti e la loro festa nazionale la festeggiano tutti insieme. Così la Francia con la sua Rivoluzione. E la Germania. E la Spagna. E l’Inghilterra dopo i Puritani di Cromwell. E la stessa federale Svizzera, nata da un massacro fra i Cantoni. Ma anche in Italia si comincia a riconoscere pari dignità ai morti di Salò, che stavano dalla parte sbagliata ma chi combatte va rispettato perché combatte e basta.

Non un ricordo, non una lapide, non un cenno sui libri di scuola, non un fiore per i meridionali che morirono per la loro terra. E non c’entrano neanche i briganti, che vennero dopo e sono altra cosa. Ci possono essere morti di serie A e morti di serie B? E’ vero che si cominciò a criticare il Risorgimento nel momento stesso in cui lo si faceva. Ma poi c’è anche un Risorgimento tradito che 150 anni dopo si legge ovunque nel Sud, e non solo nei numeri del divario.

Tutto questo anima i, pardon, Neoborbonici, e gli altri movimenti meridionali, le cui voglie di secessione non sono neanche lontanamente paragonabili a quelle della Lega Nord.

E che comunque buttare come polvere sotto il tappeto non serve a nessuno. Perché sono molti, e appassionati, e convinti fino alla commozione. Da capire più che demonizzare, perché rappresentano anch’essi un Sud tenuto sempre ai margini dal resto del Paese, fuori dall’Italia unita che va a festeggiare se stessa peraltro nella più grande disunità possibile.

Se questo è oscurantismo neoborbonico, si dica pure. Chissà se è neoborbonico chi si attende che, quando un capo del governo si alza al mattino, la prima cosa che faccia è guardare una cartina e vedere dove nel Sud manca un’autostrada o un binario. E agire.

Guardare la cartina e vedere dove i giovani non hanno lavoro e sono una generazione perduta. Guardare la cartina e vedere dove la criminalità è più forte dello Stato che non c’è. Tutti i capi dei governi, da 150 anni, avrebbero dovuto e, a conti fatti, non l’hanno fatto.

Obiezione: ma proprio ora dobbiamo parlarne, ora che dobbiamo invece riscoprire le ragioni dello stare insieme in questo Paese? Appunto, il problema è stare insieme, e come. E poi, se non ora, quando?

Lino Patruno - La Gazzetta del Mezzogiorno del 25 febbraio 2011

giovedì 18 novembre 2010

A proposito della trasmissione sui movimenti meridionalisti ieri su Exit - La7



Ieri e' andata in onda un'interessante puntata di "Exit" su La7 su due temi principali, il primo e' la Mafia al Nord e le polemiche dopo le dichiarazioni di Saviano, il secondo invece ci riguarda più da vicino e ha parlato delle contrapposizioni politiche tra Nord e Sud e tra leghismo padano e i tanti movimenti meridionalisti che spuntano come funghi...purtroppo in studio c'era un indegno (ovviamente per noi) protagonista di questa galassia che è l'On. Micciche'.

Ecco il link col video della puntata

Dopo la trasmissione si e' scatenato il dibattito in rete, allora secondo me e' necessario ristabilire i fatti al di là delle chiacchiere.

Per prima cosa diciamo che e' importantissimo che si inizi a parlare (finalmente!!!) su una rete nazionale del nostro Partito del Sud, molti movimenti meridionalisti ancora si affannano a trovare spazio su trafiletti di giornali locali e la citazione su "Il Corriere di Roccacannuccia"...con tutto il rispetto per Roccacannuccia!!!

Ovviamente dalla fotografia della "galassia" meridionalista ne viene fuori un quadro abbastanza complesso e variegato, visto dall'esterno e' una vera e propria "selva oscura", con una serie di moviemnti meridionalisti o finto-meridionalisti. Lo spazio a noi dedicato c'e' stato ma molto condensato e quindi le dichiarazioni lampo di Beppe De Santis e Antonio Ciano, hanno dato adito a interpretazioni, alcune sballate e strumentali.

Le cose chiare per tutti e da ribadire per il Partito del Sud sono due:
1) la strada intrapresa non e' quella dei "neoborbonici" da rinchiudere nel ghetto della nostalgia e del folklore, verità storica e critica al cosiddetto "risorgimento" assolutamente sì ma nostalgie monarchiche di antiche dinastie (tra l'altro anche gli eredi legittimi recentemente si sono dichiarati per l'Unità d'Italia come fatto "ineluttabile") o secessioniste no.
2) a differenza di altri movimenti finto-meridionalisti, noi non faremo mai accordi con il governo di centro-destra di Berlusconi e Bossi e nemmeno con i suoi ascari meridionali come "Noi Sud" di Scotti o "Forza del Sud" di Micciche'.

La delicata questione delle alleanze con altri partiti, e le relative ipotesi di cui Beppe De Santis ha accennato col cosiddetto "terzo polo" o con "Movimento 5 Stelle" di Grillo, è ancora in fase di studio e di analisi...NESSUNA IPOTESI LA POSSIAMO CONSIDERARE DEFINITIVA O COME UN ACCORDO GIA' CONCLUSO.

Speriamo di discuterne, sia all'interno che all'esterno con gli altri movimenti, in un clima sereno e non di caccia alle streghe. Comunque la crescita nei numeri del nostro movimento, con l'aumento dei tesserati e delle sezioni, ci sta dando ragione mentre le chiacchiere a vuoto, le polemiche inutili e faziose ed i proclami sterili li lasciamo ai vecchi e solitari soloni e tromboni del nostro mondo di cui non abbiamo più bisogno.

giovedì 11 novembre 2010

Programma "Stati Generali del Sud" a Palermo 13 e 14 novembre




Stati Generali del Sud, Palermo 13 e 14 novembre

Segreteria operativa: Francesco Calderone Cell. 337-961557

Invito a tutti i neomeridionalisti e sicilianisti, a tutte le associazioni e movimenti meridionalisti e siciliani.

Gli Stati Generali del Sud, promossi dal network “neo-meridionalista” e dal Partito del Sud di Ciano e De Santis, ed aperto a tutti i soggetti meridionalisti di buona volontà, si svolgeranno il 13 e 14 novembre 2010, a Palermo. Prevalentemente nelle sale del Teatro Stabile Biondo (Via Roma, n. 258),e, in modo succedaneo, nelle sale del Teatro Bellini (Piazza Bellini).

PROGRAMMA

Sabato 13 novembre, ore 9.30- 14.30 - Assemblea generale (Teatro Biondo)

- Inteventi del Partito del Sud con interventi iniziali del Presidente Nazionale e Segretario Politico Nazionale Beppe De Santis e del Presidente Onorario Antonio Ciano.
- Interventi del Consiglio Direttivo Nazionale (Andrea Balia, Enzo Riccio, Natale Cuccurese) e di altri esponenti e referenti territoriali del Partito del Sud (tra i quali Linda Cottone, Gen. Pappalardo, Gianfranco Pipitone, Costanza Castellano,…)
- Interventi degli ospiti, tra i quali:
o Pino Aprile (giornalista e storico, autore di “Terroni”)
o Prof. Leonardo Urbani (docente urbanistica Università Palermo),
o Prof. Ignazio Buttitta (docente antropologia Università Palermo),
o Esponenti del movimento autonomo degli agricoltori “Terra è Vita”
o On. Ciccio Aiello (esponente degli agricoltori dei “Comitati in Rete”)
o Dott. Massimo De Meo (Presidente di Iterlegis, esponente del movimento nazionale delle liste civiche).
o Gigi Di Fiore (giornalista de “Il Mattino” e scrittore)
o Antonella Colonna Vilasi (scrittrice)


Sabato 13 novembre, ore 16-19,30 – Commissioni, Consulte, Coordinamenti e Incontri tematici (sale del Teatro Biondo e del Teatro Bellini)

- Commissioni Operative: Programma strategico, Piattaforma elettorale, Cultura e Patrimonio culturale materiale e immateriale, Organizzazione e Comunicazione, Legalità e sicurezza, Programmazione e sviluppo locale
- Attivazione del Movimento giovanile neomeridionalista
- Assemblea sulla “ Crisi dell’agricoltura e commercializzazione”
- Convegno sulle politiche energetiche e idriche
- Coordinamento femminile neomeridionalista
- Movimento degli artisti meridionali
- Network “I meridionali nel mondo”

Domenica 14 novembre, ore 9,30-14,30 – Apertura assemblea ad ospiti esterni (Teatro Biondo)
Interventi degli ospiti esterni tra i quali:
- Presidente della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo
- Michele Emiliano (Sindaco di Bari)
- Presidente dell’Associazione Camelos, Dott. Pietro Genovese
- Presidenza della Libera Università Popolare della Politica di Palermo
- Dott. Antonio Piraino, di “Carta 9 gennaio”
- Movimento Indipendentista Siciliano
- Altre Associazioni e Movimenti meridionalisti e sicilianisti
- Rappresentanti di organizzazioni/movimenti sindacali e imprenditoriali
- Conclusioni di Beppe De Santis.

Domenica 14 novembre, ore 15,30-17,30 – Conclusioni e comunicazioni organizzative (Teatro Biondo)
- lettura, dibattito ed approvazione formale dei documenti degli Stati Generali del Sud
- approvazione del Piano di lavoro
- integrazioni organizzative, comunicazioni e saluti finali