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venerdì 22 novembre 2013
lunedì 23 aprile 2012
Parla il Giudice Nicola Gratteri: "Finta Unità d'Italia...perché ha procreato la mafia"
Dichiarazioni coraggiose del Giudice Gratteri, esperto di lotta alla 'ndrangheta calabrese, che parla dell'origine delle mafie e precisa che non c'entra niente con il cosiddetto "brigantaggio", inoltre è molto critico sulla "malaunità" del 1861 cioè su come è avvenuta l'unità d'Italia ad opera dei piemontesi...insomma parla da vero meridionalista!!!
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Trascriviamo alcune parti dell'Intervento del Giudice Nicola Gratteri Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Al termine della trascrizione il video dell'intervento del Giudice Gratteri tratto da youtube
"... l'Unità d'Italia non è stata discussa, è stata imposta... Le violenze, gli omicidi, gli stupri fatti in Basilicata in Calabria, in Puglia... le fosse Ardeatine non sono nulla. Quando venivano ammazzati 10 romani per ogni tedesco ucciso nelle fosse Ardeatine, quando è stato ucciso un piemontese, erano uccisi 100 calabresi, per ogni piemontese ucciso... io ancora non ho sentito la storia dell'Unità d'Italia perchè la storia resta scritta dai vincenti... Chi ha imposto l'Unità d'Italia ha tradito quelle popolazioni che sono diventate sempre più povere e sempre più emarginate. Non sono qui a fare del vittimismo, ho letto documenti... non quelli che vanno di moda. Mi sono documentato, sono andato agli Archivi di Stato, ho letto documenti dell'epoca. L'unità d'Italia è stata imposta in cambio della modifica dei patti agrari... Lì è proliferato il bribantaggio che è cosa diversa dalla picciotteria. Attenzione non confondere. Perchè dei caproni ignoranti che non leggono e che non hanno studiato e che insegnano nelle università e vanno ai convegni antimafia non sono in grado di distinguere le origini della picciotteria col brigantaggio. Chiusa parentesi. Per quanto riguarda quello di cui ha parlato da elettore di sinistra (il giudice si rivolge ad una persona tra il pubblico che evidentementee aveva fatto prima una domanda ndr) lei sa bene che oggi il parlamento, che è stato nominato da sei - sette persone non di più, noi non siamo in democrazia, non possiamo scegliere (lunghi applausi ndr) perchè le rivoluzioni non si fanno solo con cultura, le rivoluzioni si fanno, lei ha visto nel Nord Africa, le rivoluzioni si fanno con la pace e noi non ancora non abbiamo la fame del Nord Africa per fare la rivoluzione... "
sabato 24 marzo 2012
"Lombroso è morto ma non il razzismo" intervista a Renato Curcio di Lino Patruno
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno, propongo e pubblico quest'interessante intervista di Lino Patruno a Renato Curcio, da notare soprattutto le risposte sul razzismo antimeridionale al Nord, nato con le teorie lombrosiane nell'800 e che continua oggi con le tesi leghiste...
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Intervista con Renato Curcio di Lino Patruno

Renato Curcio ha oggi 70 anni, vive in un casolare a Carrù (Cuneo), si è risposato, ha una figlia, è direttore editoriale della casa editrice «Sensibili alle foglie» per la quale ha pubblicato il libro "Razzismo e indifferenza" che presenta in questi giorni in Puglia. È tra i fondatori delle Brigate Rosse. Nel libro, così si definisce: «montanaro, valdese, cristiano, comunista, anarchico, cittadino, sessantottino, brigatista, carcerario». Per la sua lotta armata, ha scontato più di 20 anni di carcere. Alla domanda su cosa sia oggi, risponde: «Uno che fa il suo lavoro cercando di capire cosa succede attorno a lui e dentro di lui». E aggiunge di voler parlare solo di razzismo, cioè del libro.
Ma nel libro parla anche di un mondo del lavoro «sferzato dalla precarietà» che colpisce ciò che si ottenne con le lotte degli anní’60 e’70. Cosa pensa allora della riforma dell’art. 18?
«Penso che si stia mettendo a dura prova una conquista che ritengo essenziale per garantire diritto e dignità del lavoro».
Don Andrea Gallo, nella prefazione, parla di avanzare In Italia di «un lento e strisciante colpo di Stato» e auspica
una «democrazia insorgente»: è d’accordo?
una «democrazia insorgente»: è d’accordo?
«Mah, quella di don Andrea è una metafora. Io mi limito al recupero di alcune mappe culturali che dal 1861 a oggi sono rimaste sotto pelle in Italia».
A proposito di 1861, lei (figlio di una madre di Orsara di Puglia emigrata) parla di una sottomissione del Sud e di un razzismo verso i meridionali che cominciò allora. Continua ancora oggi?
«Certo. È uno schema culturale inventato dagli studiosi alla Lombroso e utilizzato dai Savoia. Disastroso per l’Italia. E che il razzismo verso il Sud persista, lo si vede al Nord grazie alla Lega xenofoba e antimeridionale».
Il Sud ha sempre dovuto emigrare. E ancora oggi 80 mila giovani meridionali vanno via ogni anno.
«Andar via è anche una forma di resistenza e di lotta. Quando non c’è sopravvivenza e si parte, si critica il Paese che costringe a farlo, è uno stigma delle politiche finora adottate nei confronti del Sud».
Ha citato Lombroso. A Torino c’è un museo a lui dedicato che si vorrebbe far chiudere.
«Sì, so bene, una cosa orrenda. Quegli esseri umani i cui teschi sono lì dovrebbero avere una volta per tutte la degna sepoltura che gli spetta».
C’è stato l’attentato di Tolosa. Ritiene che l’antisemitismo sia un pericolo ancora grave in Europa?
«Assolutamente sì. Ovunque si riproducono logiche razzistiche, grazie anche a una crisi che crea insicurezza e paura, sulle quali c’è chi specula e fomenta».
Lei parla di «affare del razzismo». E cita chi si arricchisce sui Cie (Centri identificazione ed espulsione). Qual è questo affare?
«C’è una industria che ha vari stadi con un vero e proprio interesse affaristico, per dire, nel mantenimento dei Cie. Uno scandalo che andrebbe rivelato. Anche per questo si trattengono lì persone che non hanno commesso alcun reato e che solo la stupidità e la malvagità tratta da pericolo e non da fonte di cultura e di ricchezza».
Qual è la forma più pericolosa di razzismo oggi?
«E quella che non si vede, è la non reazione di chi fa finta di non esserci, di chi giralo sguardo».
Lei anche per questo parla di odierne «folle fredde» rispetto alle «folle calde» del passato. Come ritiene che si possa tornare alla partecipazione?
«Credo che bisogna tornare ad aver fiducia nella parola, nella narrazione, raccontare e ascoltare. Essere cittadini che incontrano gli altri cittadini, rifuggendo dal Web senza territorio né storia, nel quale ognuno va all’appuntamento portando la sua solitudine».
Lei nel libro dice che una delle tecniche del potere è dimenticare per aver mano libera. Si riferisce in Italia anche al terrorismo?
«Sicuramente. Quella stagione è stata una stagione importante per questo Paese. Ma ora è come se nulla fosse, non la si ripercorre per parlarne. Ma non per parlare solo di una parte, ma di ciò che hanno fatto tutti coloro i quali allora c’erano».
Come evitare che si ripeta?
«Bisognerebbe capire cosa avvenne. Ma il silenzio delle istituzioni lo impedisce».
Renato Curcio non si è mai pentito né dissociato. E però non cessa il sordo dolore di chi dice che, se nessuno deve toccare Caino, il carnefice, nessuno si preoccupa anche di Abele, la vittima.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 23 marzo 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
Ladispoli, il 14 gennaio un convegno di "controstoria" sull'Unità d'Italia
Il
14 gennaio alle 16, presso l'aula consiliare del comune si terrà un
convegno dal titolo "L'altra faccia del risorgimento – Gli sconfitti
raccontano la storia". All'iniziativa interverranno il sindaco Crescenzo Paliotta, lo scrittore e giornalista Pino Aprile, gli scrittori Antonio Ciano e Renato Rinaldi e lo storico Edmondo Montali.
A coordinare e moderare l'incontro sarà Caterina Luisa De Caro,
docente di Storia. Scopo degli organizzatori del convegno è quello di
fare luce sui crimini di guerra compiuti dai Savoia nelle aree del sud
della penisola.
Fonte: TRC Giornale
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Il Risorgimento raccontato dagli sconfitti
LADISPOLI
– Sabato 14 gennaio, alle ore 16 presso l’Aula Consigliare della Città
di Ladispoli, si svolgerà il convegno “Gli sconfitti raccontano la
Storia – L’altra faccia del Risorgimento” voluto dal Sindaco Crescenzo
Paliotta, curato ed organizzato della professoressa Caterina Luisa De
Caro. Interverranno noti relatori quali Pino Aprile, Renato Rinaldi,
Antonio Ciano ed Edmondo Montali ad esporre i fatti realmente accaduti
durante il Risorgimento che la Storia ufficiale ha tuttavia cancellato,
“fornendo alle masse – spiega la Prof.ssa De Caro illustrando i
contenuti del convegno – una visione idilliaca e pubblicitaria del Nord
sceso a liberare il Sud povero e tiranneggiato da un monarca straniero”.
Il primo relatore, Pino Aprile è un noto giornalista televisivo, ha
lavorato al Tg 1, a Tv 7 ed è stato vicedirettore di Oggi e direttore di
Gente. Il suo libro “Terroni” è il libro più venduto di saggistica
degli ultimi anni. “In esso – prosegue la Prof.ssa De Caro -non solo ha
smantellato i luoghi comuni riguardo il Centro e il Sud Italia
perpetuato da anni dai secessionisti del nord ma ha dato voce a
moltissimi fatti ed eroi cancellati volutamente dalla storiografia dei
vincitori per infangare la memoria dei vinti”.Altro relatore di notevole fama è Antonio Ciano il cui libro “I Savoia e il massacro del Sud”, edito ormai in più di 150.000 copie, ha avuto il merito di introdurre allo studio della questione meridionale numerosi scrittori tra cui il più famoso Giordano Bruno Guerri da cui ha tratto spunto per il suo “Sangue del Sud”.
“E’ un onore per la nostra città ospitare conferenzieri di così chiara fama – sottolinea la De Caro -considerato il fatto che questi autori sono invitati a relazionare in tutto il mondo. Lo stesso pensiero vale anche per lo storico dell’università di Teramo e della Fondazione ‘Di Vittorio’ professor Edmondo Montali e per il professor Renato Rinaldi, storico e scrittore dei fatti avvenuti a Pontelandolfo nel 1861. Va detto a loro merito che i conferenzieri prestano a titolo gratuito la loro opera al solo fine di diffondere la conoscenza e la verità su tanti fatti sconosciuti ai più”.
“Questo convegno – conclude – nasce necessità di far sapere al maggior numero di persone la storia dell’Unità d’Italia, della sua economia, di quanto finora taciuto dalla storiografia ufficiale sugli eccidi compiuti, durante la cosi detta lotta al brigantaggio, sugli squilibri tra nord e sud su cui si basava la nascente economia del nuovo Regno d’Italia. Tutto al fine di ristabilire una pacificazione tra le varie parti che hanno portato alla nascita di questa giovane nazione che ancor oggi fatica nel trovare i suoi equilibri nel formare un’unità di popolo”.
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lunedì 12 dicembre 2011
Tutti a Savoia di Lucania per cambiare il nome!!!
Ricevo e posto con condivisione....
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A Savoia di Lucania è nato un comitato per cambiare il nome della città e tornare all'antico nome di Salvia, eliminando quel nome tanto nefasto per la Lucania ed il Sud intero.
Invitiamo a visitare il sito sull'anarchico Giovanni Passannante, sulla vera storia del cuoco lucano che attentò alla vita del re savoiardo (purtroppo fallì...) e per ritorsione il suo paese dovette cambiare nome da Salvia a Savoia di Lucania:
Firmiamo anche la relativa petizione sul sito dell'attore Ulderico Pesce:
venerdì 18 marzo 2011
Roma 17 marzo 2011: cronaca di un giorno da uomini liberi...o quasi...

Ieri abbiamo fatto la nostra manifestazione organizzata dal Partito del Sud di Roma ed, anche se la Questura di Roma ci ha negato l'accesso alla Piazza del Pantheon e la possibilità di manifestare civilmente il nostro dissenso contro il vergognoso omaggio al re macellaio, grazie soprattutto all'iniziativa di un amico siciliano, siamo riusciti per qualche minuto ad esporre un cartello che dimostra la nostra pacifica protesta meridionale contro questa festa assurda. Infatti mentre la polizia bloccava la maggior parte dei "briganti" partiti da Piazza Venezia vero le 9-9.30 e che voleva passare per il Pantheon, non per fermarsi a manifestare ma almeno a distribuire volantini o facendo leggere cartelli che indossavamo, qualcuno di noi si e' staccato dal gruppo ed ha raggiunto il Pantheon giusto in tempo per fotografare il cartellone esposto dall'amico Gaetano da un balcone che affacciava sulla piazza. cartellone che si vede nella foto sopra ed e' stato ripreso anche da alcuni giornali e testate on line.
Il cartellone è stato bruscamente ritirato da agenti di polizia (motivi di ordine pubblico???) e l'amico Gaetano Siciliano è stato minacciato di denuncia (di quale reato???)...noi del Partito del Sud siamo pronti ad accollarci le spese legali nel caso che la minaccia diventi realtà. Inoltre Enzo Riccio e Natale Cuccurese, sentiti gli altri esponenti del Direttivo Nazionale, hanno deciso per la tessera onoraria a Gaetano...Siciliano di nome e di fatto! E' lo stesso Gaetano che spiega in una sua nota su FB che sta benissimo, che non ha subito nessuna violenza e per ora nessuna denuncia ma solo minacce...ringrazia noi e tutti gli altri movimenti meridionalisti e sicilianisti che gli hanno dimostrato solidarietà.
Ci vorrebbero tanti come lui, uomini del Sud coraggiosi, sinceri e e moderati...così diversi dai tanti rivoluzionari da tastiera che girano in rete, i duri e puri di "indipendenza o niente" (che però spesso rimangano sulle loro poltrone o seduti davanti ai loro PC e continuano a vivere in un loro mondo virtuale), quelli che hanno sempre una precisazione da fare ed una critica per chi fa qualcosa che per loro e' sempre troppo poco...la stragrande maggioranza di questi leoni della rete non li vediamo mai nella realtà, ne' nelle strade e nelle piazze ne' altrove.
Sotto una pioggia incessante, siamo arrivati a Piazza Farnese intorno alle 10 dove c'era il raduno e l'autorizzazione a manifestare...avevamo distribuito i nostri cartelloni con le nostre frasi di protesta contro il 17 marzo, contro i Savoia e contro le bugie risorgimentali. Ci hanno raggiunti altre delegazioni, tra cui quella di Insorgenza Civile e di un gruppo veneto che si è unito alla nostra protesta...inoltre altri amici del Partito del Sud ci hanno raggiunto da Napoli, dalla Toscana, dalla Calabria ed anche dal Nord, in tutto nella Piazza eravamo una cinquantina di persone. Molti dei passanti non capivano e c'era pure qualcuno che leggendo il nostro volantino o i nostri cartelloni ci accusava di essere "contro l'Italia unita"...ancora una volta dovevamo spiegare che noi eravamo contro il COME si era arrivati all'Italia unita e cosa questo ha significato per il Sud. Tante bandiere del regno delle Due Sicilie, simbolo della nostra identità e di una storia negata da quasi 150 anni...e foto finale davanti a Palazzo Farnese, dimora romana di Francesco II nel suo esilio romano e che quindi sembrava un nostro appuntamento con i ricordi e con un destino. Anche qui abbiamo spiegato a tantissimi che il nostro era un omaggio alla nostra storia ed alla nostra identità, una storia ancora negata da 150 anni e continuamente oltraggiata con le bugie risorgimentali, non nostalgia o velleità di tornare ad antiche monarchie.
Verso le 12.30-13 tutti belli zuppi, ci siamo salutati ed abbiamo lasciato la piazza...alcuni di noi si sono concessi una sosta pranzo ed altri ci hanno salutato per tornare a casa....una bella giornata, mentre ovunque nelle vie ed anche in TV avanzava la stantia retorica "risorgimentale", noi l'abbiamo vissuta da uomini liberi con la nostra protesta civile e pacifica e da meridionali a testa alta.
Sarebbe stato bello contare sulla partecipazione di decine di briganti in più ed avere avuto la possibilità di essere in piazza al passaggio del Presidente Napolitano...ma abbiamo la coscienza a posto per aver fatto il massimo di quello che si poteva fare e siamo pronti alle prossime battaglie.
Ringrazio tutti i partecipanti, sia del PdSud che gli altri e spero che tutti, a parte la pioggia, hanno avuto le mie stesse piacevoli sensazioni...e concludo con la bella frase scelta da Gaetano:
IO NON FESTEGGIO GENOCIDI...LA VITA E' BELLA
Enzo Riccio
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lunedì 14 marzo 2011
venerdì 4 marzo 2011
Noi meridionalisti vi spieghiamo perchè non festeggiamo il 17 marzo...

Spesso ci chiedono il motivo per il quale noi meridionalisti del Partito del Sud non festeggeremo il 17 marzo, ed ecco che ci arrivano le solite domande o le consuete osservazioni del tipo "ma allora volete la separazione come la Lega Nord" , "ma mica rimpiangete il Regno delle Due Sicilie", "non si può mettere in discussione l'Unità d'Italia e voi esprimendo la vostra contrarietà al 17 marzo vi fate strumentalizzare", "ma sono passati tanti anni ed ancora voi meridionali vi lamentate che e' tutta colpa dei Savoia" etc etc...
Cerchiamo di mettere le cose a posto e di spiegare per bene, una volta per tutte, perchè non festeggeremo questa giornata e perchè manifesteremo il nostro dissenso verso questa giornata di "festa" e l'omaggio del Presidente Napolitano al Re Vittorio Emanuele II, e soprattutto perchè questo lo riteniamo importantissimo per una riscossa del Sud.
Il 17 marzo 1861 ci fu la proclamazione del "Regno d'Italia" che di fatto fu l'annessione di alcuni territori al Regno di Sardegna, da notare bene che mancava ancora Roma e il Veneto che sarebbero stati annessi ca. una decina di anni più tardi, e, soprattutto, non ci fu una nuova entità statale nata con il consenso del popolo ma un semplice cambio di denominazione dello Stato sabaudo che annetteva diversi territori (con campagne di guerra non dichiarata e con plebisciti truffa...) e si autoproclamava "Regno d'Italia". Prova ne fu che Vittorio Emanuele II re di Sardegna continuò a chiamarsi Vittorio Emaniele II re d'Italia (perchè non Vittorio Emanuele I re d'Italia?)e che il primo parlamento italiano fu l'ottavo parlamento di Torino, inoltre furono estese le leggi piemontesi al resto della penisola (come mai non ci fu allora una soluzione federalista che teneva conto delle differenze tra i vari territori? Forse perchè allora il Sud non era più povero del resto del paese come e' oggi dopo 150 anni di colonizzazione?).
Cosa ha portato al Sud questa proclamazione?
Dieci anni di guerra civile con centinaia di migliaia di morti nella guerra civile tra il 1861 ed il 1870 detta "guerra al brigantaggio" ("lo stato piemontese e' stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti" - Antonio Gramsci), le disastrose avventure coloniali, il fascismo e altre tragedie come le guerre mondiali con perdite umane immani...cosa dovremmo festeggiare?
E dal punto di vista economico?
Una spoliazione di ricchezze, una distruzione del nascente tessuto produttivo ed industriale borbonico per favorire l'affermazione dell'industria al Nord, un inasprimento feroce delle tasse (che erano molto piu' basse nel periodo precedente) e soprattutto la convinzione lombrosiana che "altro che Italia! Questa e' Africa! I beduini al confronto di questi cafoni sono latte e miele!" "i meridionali sono africani, da far diventare forzatamente italiani a colpi di baionetta!"...si leggano le dichiarazioni dei generali macellai e criminali di guerra come Cialdini o governatori illuminati come Farini inviati da Torino.
Non si capisce perchè una Repubblica nata nel 1946 debba festeggiare una monarchia così nefasta, dimenticandosi perfino che un re Savoia firmò le leggi sulla discrimanazione della razza.
Insomma il Sud dal 1861 fu ridotto a colonia e conobbe per la prima volta nella sua storia secolare la tragedia di un'emigrazione bibblica, una diaspora che nemmeno gli ebrei hanno conosciuto...in 150 anni più di 20 milioni di meridionali hanno abbandonato le loro case, i loro affetti e le loro radici per andare al centro-nord o all'estero, tale diaspora continua ancora ai giorni nostri con caratteristiche e modalità diverse.
Sarebbe stato un onore far parte di un'unica nazione una, "di lingua, di armi e di cor", aver versato da "fratelli d'Italia" il nostro sangue sul Piave per "liberare" lontanissime città come Gorizia....ma sinceramente non credevamo di avere come ringraziamento i cartelli "non si fitta ai meridionali" o gli striscioni negli stadi del Centro-Nord del tipo "Forza Vesuvio! Forza Etna! Terremotati! Colerosi!".
Non vogliamo il ritorno ad antiche monarchie ma e' paradossale, in un paese con ministri che hanno dichiarato di pulirsi le loro parti meno nobili col tricolore, pensare che siamo noi a minacciare "l'unità d'Italia", noi non vogliamo nessuna guerra contro il resto del paese e nessuna separazione...ancora più paradossale che tutto ciò che e' "borbonico" viene ancora visto come il male assoluto e qualcosa di oscurantista, retrogrado e minaccioso...mentre si finge di non vedere le bandiere della Padania (Stato che non e' mai esistito nella realtà storica) o di non ascoltare gli slogan razzisti dei raduni leghisti e tutto ciò non indigna, non e' "minaccioso dell'unità e della coesione nazionale".
Ieri la Questura di Roma ci nega una manifestazione il 17 al Pantheon, dove abbiamo espressamente affermato che volevamo organizzare una protesta ed un dissenso civile, pacifico e democratico ed assolutamente nel pieno rispetto delle leggi e del Presidente di questa Repubblica...ancora una volta, senza voler fare il "solito vittimismo meridionale", siamo figli di un Dio Minore? Siamo italiani di serie B?
Siamo stanchi di subire ed abbiamo il diritto e dovere di esprimere il nostro dissenso, ce lo dice l'articolo 21 della nostra Costituzione e quindi insisteremo con la Questura...e giovedì 17 marzo tutti al Pantheon con noi, ad esprimere civilmente e pacificamente, in maniera gandhiana direi, il nostro dissenso!!!
In questo paese con scarsa memoria si devono finalmente abbandonare i falsi miti risorgimentali, prima la verità...se si vuole parlare di unità e non le bugie e le favolette alla De Amicis.
Oltre la verità storica, per avere un paese davvero unito ci vuole una politica che crei le stesse possibilità al Nord ed al Sud, in una parola una politica di giustizia e di riequilibrio economico per diminuire le differenze invece che accentuarle, ciò che ha fatto la Germania alla caduta del muro di Berlino per riavvicinare il tenore (e la qualità) di vita dei tedeschi dell'Est a quelli dell'Ovest...abbiamo qualche "leggerissimo sospetto" che questo non sia l'obiettivo ne' della destra lumbard di Berlusconi e Bossi ne' della sinistra emiliana di Bersani....infatti il gap negli ultimi 16 anni e' aumentato.
Quando finalmente un giovane laureato a Napoli o a Palermo avrà, a parità di merito, le stesse possibilità di lavoro di un suo collega a Milano...quando per andare in treno da Napoli a Reggio C. ci si impiegherà lo stesso tempo che per andare da Roma a Milano...quando un imprenditore al Sud avrà le stesse possibilità di un suo collega al Nord, le banche gli concederanno prestiti alle stesse condizioni, le infrastrutture ed i servizi, oltre alla criminalità, non lo ostacoleranno...allora sì che possiamo parlare di "unità", fino a quel momento per favore risparmiateci le vostre favolette e le bugie risorgimentali da "fratelli d'Italia".
CHI CONTROLLA IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO (G. Orwell)
Enzo Riccio
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domenica 12 dicembre 2010
Stati Uniti d'Italia...dal blog di Beppe Grillo

Nello sfascio generale politico ed economico è scomparso dall'agenda il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia del 2011. Nessuno ne parla più, sembra un evento dello scorso anno, una rivista vecchia dimenticata dal barbiere. La ricorrenza non è ancora stata celebrata, eppure sembra già trapassata. Può essere che le Istituzioni si vergognino e sperino che la nascita dello Stato unitario passi in silenzio, scivoli via dal calendario. Gli italiani del resto se pensano alle Istituzioni hanno un conato di vomito e una voglia irrefrenabile di emigrare. Vederle identificate con l'Italia è una provocazione, un'istigazione alla secessione.
Il 2011 è invece un'opportunità, un'occasione unica per fare la Storia d'Italia, non quella del trio Cavour-Garibaldi-Vittorio Emanuele II con la ruota di scorta di Mazzini e dei plebisciti fasulli che legittimavano i Savoia, ma la Storia degli eccidi nel Sud, delle occupazioni nel Nord, dei cannoni dei regnanti contro i contadini inermi che protestavano per la tassa sul macinato, delle emigrazioni forzate di milioni di veneti e di meridionali per le Americhe, unica possibilità rimasta per non morire di fame. Il 2011 può essere dedicato alla Storia dell'annessione dei popoli italici da parte dei Savoia, della predazione delle casse degli Stati occupati, dal Regno dei Borbone allo Stato Pontificio. Capitali necessari al Regno di Sardegna, notoriamente con le pezze al culo, per non dichiarare bancarotta, alle centinaia di migliaia di patrioti chiamati "briganti" fucilati da Cialdini con le loro teste mozzate fotografate ed esibite sui giornali dell'epoca. Persino l'Unione Sovietica ai tempi di Krusciov è riuscita a mettere in discussione le menzogne dello stalinismo, in Italia ci si culla ancora nell'idea del Risorgimento e del grido di dolore accolto da Vittorio Emanuele II.
Le mafie sono un frutto dell'occupazione del Sud, prima erano un fenomeno fisiologico, con i Savoia sono diventate uno strumento di gestione del potere. Garibaldi disse "Qui si fa l'Italia o si muore", per fare veramente l'Italia bisogna ripartire dalle sue radici e quindi "Qui si disfa l'Italia o si muore".
Le piazze d'Italia sono piene di lapidi celebrative delle tre guerre d'indipendenza, di quelle mondiali, alcune anche di quelle coloniali e di quella civile del 1945/46. Da 150 anni siamo in guerra, anche con noi stessi, per affermare un'identità che non abbiamo. Siamo come l'isola che non c'è di Peter Pan: "E a pensarci, che pazzia/è una favola, è solo fantasia/e chi è saggio, chi è maturo lo sa/ non può esistere nella realtà!", uno Stato che non c'è, visto come greppia o tenuto a distanza con diffidenza. Un'espressione geografica che ospita le tre più potenti organizzazioni criminali del pianeta, indifferente a quarant'anni di stragi in cui lo Stato era complice o assente, con centinaia di morti tra giudici, giornalisti, politici, amministratori pubblici. Un luogo che sta cadendo a pezzi in cui molte Regioni non vedono l'ora di un liberatorio "Sciogliete le fila" e ritornare ad essereRepubblica di Venezia con i suoi mille anni di Storia, la Repubblica di Genova, lo Stato delle Due Sicilie, Stato legittimo invaso con le armi, o annessi alla Francia da parte dellaValle d'Aosta o all'Austria del Sud Tirolo. Non sono ipotesi, ma la cruda realtà. E' necessario rivedere il nostro passato e dimenticare il "glorioso" Risorgimento per rimanere insieme in una federazione di Stati, simili a quelli pre unitari, ognuno con la sua Storia e la sua autonomia.
venerdì 8 ottobre 2010
A GAETA DA SABATO 6 NOVEMBRE INIZIANO LE "CONTROMANIFESTAZIONI" PER L'UNITA' D'ITALIA!
Mentre altri si perdono in chiacchiere, Antonio Ciano ed il Partito del Sud come al solito preferiscono i fatti....ecco la dichiarazione del nostro brigante Antonio:
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Antonio Ciano, Assessore del Partito del Sud al Comune di Gaeta (LT):
"Io non festeggio!!!
Il 6 Novembre inaugureremo, davanti alla Porta Carlo III, insieme ai rappresentanti di 40 Comuni del Sud "eccidiati" (dai Savoia e dal "risorgimento" piemontese), un monumento in ricordo dei nostri caduti!!!"
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