Domani tra le 13 e le 14 sulla radio locale romana ElleRadio (FM 88.100 a Roma e dintorni ed è possibile ascoltarla ovunque tramite Internet in streaming all'indirizzo: www.elleradio.it) consiglio a tutti la trasmissione "Bloc Notes" nella quale si parlerà di Napoli, razzismo e dintorni...con alcuni interventi meridionalisti, tra cui quello di Enzo Riccio, Vice-Presidente nazionale del Partito del Sud
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giovedì 24 ottobre 2013
lunedì 22 ottobre 2012
Valanga di proteste per il servizio razzista del TGR Piemonte...
In occasione della partita Juventus - Napoli di Sabato 20/10/2012 il Tgr Piemonte ha mandato in onda un servizio di interviste e commenti fuori lo stadio dove il suo inviato, tale Amendola, si è esibito nei soliti giudizi di stampo razzista nei confronti dei napoletani, addirittura accennando alla "puzza" come metodo identificativo per riconoscerli...
Stendiamo un velo pietoso sul perpetrarsi di questi metodi e tipo di linguaggio ostile, irriguardoso, razzista e antiunitario che continua, tra l'altro, con i soliti triti e ritriti slogan antimeridionali urlati dagli spalti di gran parte degli stadi del Nord senza che la Federazione Gioco Calcio italiana intervenga una volta e per tutte.
Quest'ultimo episodio ha scatenato una valanga di e mail di proteste a cui la redazione Rai di Torino ha risposto con un modesto e morbido comunicato di scuse.
Come dice Marco Esposito "a noi le scuse non bastano", e, giustamente, si chiede l'allontanamento dal servizio di questo pseudo giornalista, come provvedimento esemplare...
Riportiamo, tra le tante, la e mail del nostro Segretario Organizzativo Nazionale Enzo Riccio :
Egregi Signori,
a seguito del servizio sulla partita Juventus-Napoli mandato in onda in data 20.10.2012 nell'edizione del TG Piemonte delle ore 19:30, vi manifesto il mio disgusto e la mia rabbia per l'offesa recata al popolo napoletano, da parte mia e di tutto il Partito del Sud di cui sono Segretario organizzativo nazionale.
Non ci bastano le scuse, esigiamo il licenziamento del vostro giornalista Amendola che col suo servizio poteva essere al servizio di Goebbels quando parlava degli ebrei.
Da tifoso del Napoli posso accettare la sconfitta sul campo ma non il razzismo contro i napoletani, specialmente da parte dei piemontesi già storicamente colpevoli di tanti crimini storici contro i napoletani e tutti i meridionali.
In un paese di "fratelli d'Italia" non ci sarebbero cori razzisti allo stadio di Torino come in tutti quelli del Nord, ma visto che fratelli non siamo e forse non lo saremo mai, chiediamo semplicemente il rispetto delle regole e del buon senso. In un qualsiasi paese civile, chi si occupa di informazione e sbaglia in modo così grossolano con un servizio che incita alla violenza e al razzismo, paga....e Amendola deve pagare ed essere un esempio ed un monito per quest'italietta intera.
Cordiali Saluti
Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito de Sud
Non ci bastano le scuse, esigiamo il licenziamento del vostro giornalista Amendola che col suo servizio poteva essere al servizio di Goebbels quando parlava degli ebrei.
Da tifoso del Napoli posso accettare la sconfitta sul campo ma non il razzismo contro i napoletani, specialmente da parte dei piemontesi già storicamente colpevoli di tanti crimini storici contro i napoletani e tutti i meridionali.In un paese di "fratelli d'Italia" non ci sarebbero cori razzisti allo stadio di Torino come in tutti quelli del Nord, ma visto che fratelli non siamo e forse non lo saremo mai, chiediamo semplicemente il rispetto delle regole e del buon senso. In un qualsiasi paese civile, chi si occupa di informazione e sbaglia in modo così grossolano con un servizio che incita alla violenza e al razzismo, paga....e Amendola deve pagare ed essere un esempio ed un monito per quest'italietta intera.
Cordiali Saluti
Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito de Sud
sabato 24 marzo 2012
"Lombroso è morto ma non il razzismo" intervista a Renato Curcio di Lino Patruno
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno, propongo e pubblico quest'interessante intervista di Lino Patruno a Renato Curcio, da notare soprattutto le risposte sul razzismo antimeridionale al Nord, nato con le teorie lombrosiane nell'800 e che continua oggi con le tesi leghiste...
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Intervista con Renato Curcio di Lino Patruno

Renato Curcio ha oggi 70 anni, vive in un casolare a Carrù (Cuneo), si è risposato, ha una figlia, è direttore editoriale della casa editrice «Sensibili alle foglie» per la quale ha pubblicato il libro "Razzismo e indifferenza" che presenta in questi giorni in Puglia. È tra i fondatori delle Brigate Rosse. Nel libro, così si definisce: «montanaro, valdese, cristiano, comunista, anarchico, cittadino, sessantottino, brigatista, carcerario». Per la sua lotta armata, ha scontato più di 20 anni di carcere. Alla domanda su cosa sia oggi, risponde: «Uno che fa il suo lavoro cercando di capire cosa succede attorno a lui e dentro di lui». E aggiunge di voler parlare solo di razzismo, cioè del libro.
Ma nel libro parla anche di un mondo del lavoro «sferzato dalla precarietà» che colpisce ciò che si ottenne con le lotte degli anní’60 e’70. Cosa pensa allora della riforma dell’art. 18?
«Penso che si stia mettendo a dura prova una conquista che ritengo essenziale per garantire diritto e dignità del lavoro».
Don Andrea Gallo, nella prefazione, parla di avanzare In Italia di «un lento e strisciante colpo di Stato» e auspica
una «democrazia insorgente»: è d’accordo?
una «democrazia insorgente»: è d’accordo?
«Mah, quella di don Andrea è una metafora. Io mi limito al recupero di alcune mappe culturali che dal 1861 a oggi sono rimaste sotto pelle in Italia».
A proposito di 1861, lei (figlio di una madre di Orsara di Puglia emigrata) parla di una sottomissione del Sud e di un razzismo verso i meridionali che cominciò allora. Continua ancora oggi?
«Certo. È uno schema culturale inventato dagli studiosi alla Lombroso e utilizzato dai Savoia. Disastroso per l’Italia. E che il razzismo verso il Sud persista, lo si vede al Nord grazie alla Lega xenofoba e antimeridionale».
Il Sud ha sempre dovuto emigrare. E ancora oggi 80 mila giovani meridionali vanno via ogni anno.
«Andar via è anche una forma di resistenza e di lotta. Quando non c’è sopravvivenza e si parte, si critica il Paese che costringe a farlo, è uno stigma delle politiche finora adottate nei confronti del Sud».
Ha citato Lombroso. A Torino c’è un museo a lui dedicato che si vorrebbe far chiudere.
«Sì, so bene, una cosa orrenda. Quegli esseri umani i cui teschi sono lì dovrebbero avere una volta per tutte la degna sepoltura che gli spetta».
C’è stato l’attentato di Tolosa. Ritiene che l’antisemitismo sia un pericolo ancora grave in Europa?
«Assolutamente sì. Ovunque si riproducono logiche razzistiche, grazie anche a una crisi che crea insicurezza e paura, sulle quali c’è chi specula e fomenta».
Lei parla di «affare del razzismo». E cita chi si arricchisce sui Cie (Centri identificazione ed espulsione). Qual è questo affare?
«C’è una industria che ha vari stadi con un vero e proprio interesse affaristico, per dire, nel mantenimento dei Cie. Uno scandalo che andrebbe rivelato. Anche per questo si trattengono lì persone che non hanno commesso alcun reato e che solo la stupidità e la malvagità tratta da pericolo e non da fonte di cultura e di ricchezza».
Qual è la forma più pericolosa di razzismo oggi?
«E quella che non si vede, è la non reazione di chi fa finta di non esserci, di chi giralo sguardo».
Lei anche per questo parla di odierne «folle fredde» rispetto alle «folle calde» del passato. Come ritiene che si possa tornare alla partecipazione?
«Credo che bisogna tornare ad aver fiducia nella parola, nella narrazione, raccontare e ascoltare. Essere cittadini che incontrano gli altri cittadini, rifuggendo dal Web senza territorio né storia, nel quale ognuno va all’appuntamento portando la sua solitudine».
Lei nel libro dice che una delle tecniche del potere è dimenticare per aver mano libera. Si riferisce in Italia anche al terrorismo?
«Sicuramente. Quella stagione è stata una stagione importante per questo Paese. Ma ora è come se nulla fosse, non la si ripercorre per parlarne. Ma non per parlare solo di una parte, ma di ciò che hanno fatto tutti coloro i quali allora c’erano».
Come evitare che si ripeta?
«Bisognerebbe capire cosa avvenne. Ma il silenzio delle istituzioni lo impedisce».
Renato Curcio non si è mai pentito né dissociato. E però non cessa il sordo dolore di chi dice che, se nessuno deve toccare Caino, il carnefice, nessuno si preoccupa anche di Abele, la vittima.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 23 marzo 2012
venerdì 27 gennaio 2012
"Il giorno della memoria ?...Io sono Calabrese mi ricordo tutto .....e aspetto." di G. Lipari
- Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
- Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
- Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
- La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
- Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
- Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
- Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
- A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
- Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
- Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
- Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
- Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
- E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
- Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
- Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
- Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
- Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
- Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
- Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
- Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
- Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
- Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
- L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
- Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
- Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
- Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
- E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
- I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
Giuseppe Lipari
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