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mercoledì 29 ottobre 2014

Il Sud ad un bivio...o lo tsunami demografico ed il deserto annunciato dallo Svimez o una ripartenza da Sud dell'intero paese

Il rapporto SVIMEZ 2014 è una fotografia impietosa ma cruda e realistica della crisi dell'intero paese e del Mezzogiorno in particolare.
Certo è impressionante leggere negli ultimi anni del calo, al netto degli immigrati,  e dell'invecchiamento della popolazione del Mezzogiorno, con la ripresa dell'emigrazione, soprattutto giovanile, e l'aumento della disoccupazione e tragica diffusione della povertà, come già citato anche nel recente articolo del nostro Presidente Natale Cuccurese sul blog nazionale.

Come detto anche dall'amico Gigi Di Fiore, sul suo ottimo articolo sul Blog del Mattino online, ancora oggi sembrano attuali le poche voci dei meridionalisti del passato, come Nitti ad esempio ad inizio del 1900, quando protestavano contro le politiche nord-centriche del Regno d'Italia che tanto contribuirono ad allargare la forbice tra il nostro Sud e il Centro-Nord del paese. Oramai anche gli studi di Malanima e Daniele del CNR sull'andamento del PIL pro-capite per il Sud e per il Centro-Nord e gli studi della Banca d'Italia (fonte che credo non sia sospettabile di simpatie neoborboniche o revisioniste....) sugli indici di industrializzazione relativa e sul valore aggiunto industriale, dimostrano che il divario nacque dopo la "malaunità" del 1861 e non esisteva prima o almeno fu davvero minimo fino alla fine del secolo XIX quando il PIL pro-capite del Sud è stimato intorno al 93% di quello del resto del paese, ancora un paese povero e fondamentalmente agricolo ed arretrato. 
Poi il Regno sabaudo fece di tutto per allargare il divario, il gap inizia a formarsi tra il 1891 ed il 1913 quando ci fu l'industrializzazione del Nord a scapito del Sud arrivando all'80%, per aggravarsi durante il periodo fascista e raggiungere il suo picco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1951 il PIL del Sud era diventato quasi la metà, esattamente il 47% di quello del Centro-Nord! Quindi ci fu l'unico periodo in cui il gap diminuì tra il 1951 ed il 1973, periodo che coincide con il boom economico dell'Italia dopo il Piano Marshall (sebbene anche quei fondi destinati soprattutto al Nord...) ed il primo illuminato periodo della Cassa del Mezzogiorno...cresce il Sud e cresce l'intero paese anche se noi "terroni" paghiamo a carissimo prezzo questa crescita con il periodo di più forte emigrazione sud-nord, negli anni '60 si stimano ca. 300.000 persone all'anno, alla fine però il PIL pro-capite del Sud diventa il 66% di quello del resto del paese. Infine l'ultimo periodo esaminato da Malanima e Daniele, dagli anni '70 ai primi anni del nuovo secolo, iniziato con la crisi petrolifera e la seconda fase della Cassa del Mezzogiorno, quella in cui si passò dagli investimenti ai sussidi (spesso preda delle aziende del Nord che vennero al Sud...) la situazione peggiorò per l'intero paese e per il Sud in particolare ed il gap tornò ad allargarsi...poi negli ultimi anni specie i governi Berlusconi-Tremonti, oramai dichiaratamente "leghisti", hanno ulteriormente aggravato la situazione con i ben noti scippi dei fondi FAS ai danni del Mezzogiorno. 

Le risposte del governo Renzi finora sono largamente insufficienti ed insoddisfacenti, abbastanza patetiche poi le risposte di Del Rio sulle difficoltà di territorio al Sud per giustificare le briciole al Sud per gli investimenti ferroviari (il 2% del totale!!!). Oggi, come ci insegna anche la storia e la ricostruzione sui vari periodi di Daniele e Malanima, servirebbe un nuovo "Piano Marshall" per il Sud e poi si deve essere molto più coraggiosi con lo sforamento dei parametri europei. Infine, soprattutto con le limitate risorse comunque a disposizione, bisogna  privilegiare investimenti al Sud con priorità su infrastrutture, turismo e protezione beni ambientali e culturali, artigianato ed eno-gastronomia di qualità, quindi sviluppo sostenibile ed incentivi per sviluppo hi-tech se non si vuole l'annientamento totale di un popolo ed il deserto, non solo industriale ma anche civile, entro qualche decina di anni.

Non basta più indignarsi e protestare, oppure pensare a cose velleitarie ed irraggiungibili come ritorni ad antichi confini, bisogna organizzare un movimento meridionalista di massa che faccia sentire la sua voce forte nello scenario politico italiano e lì dove si decide...noi del Partito del Sud lavoriamo su questo e sulle nostre proposte al di là della protesta, continueremo a farlo, insieme alle migliori espressioni politiche meridionali, come De Magistris o Emiliano ad esempio, che hanno dimostrato di non aver nulla da imparare in quanto ad onestà ed efficienza amministrativa dai loro colleghi del Centro-Nord travolti da decine di scandali e di inefficienze. Dalle persone migliori il Sud riparte e l'Italia sarà quello che il Sud sarà...un Sud autonomo e forte, di nuovo al centro del Mediterraneo e di nuovo faro di civiltà dell'intero continente europeo.


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud 


martedì 16 ottobre 2012

Il Mezzogiorno NON ha bisogno di D'Alema...

Dopo aver appreso dalla popolare trasmissione TV di Fabio Fazio che finalmente Veltroni non intende ricandidarsi (ma non doveva essere da qualche anno già in Africa per missioni umanitarie come annunciò alla stessa trasmissione un po' di tempo fa?) , ecco che ora il tourbillon mediatico dell'auto-rottamazione si sposta su D'Alema.

L'ineffabile baffetto che da più di 20 anni è uno dei protagonisti della politica italiana, con la sua solita vena ironica un po' polemica ed un po' arrogante, ha dichiarato che si candiderà "solo se lo chiede il PD".

A questo punto alcuni dei suoi estimatori, e soprattutto alcuni dei suoi "luogotenenti" al Sud, hanno iniziato a stracciarsi le vesti a tal punto che hanno acquistato una pagina su "L'Unità", con un appello che mi ha colpito specie per quel titolo "Parta dal Sud la sfida per il governo" e per alcune considerazioni, condivisibili, sui danni catastrofici causati al Sud dal ventennio padan-berlusconiano.

Sapete come la penso sul berlusconismo, per le sue disastrose politiche nord-centriche col duo Bossi-Tremonti e sui danni morali, culturali ed economici prodotti dal pensiero dominante del ventennio berlusconiano, quello del "ghe pensi mi"...però più di una domanda sorge spontanea.

Cos'ha fatto D'Alema, uno degli esponenti di spicco della sinistra italiana, per rilanciare l'economia del Mezzogiorno, sia quando era nella "stanza dei bottoni" (è stato nel primo governo Prodi del '96, primo ministro Da '98 al 2000, Ministro degli Affari Esteri nel 2° Governo Prodi dal 2006 al 2008) sia quando era uno dei protagonisti dell'opposizione?

Cosa ha fatto la sinistra italiana ed in particolare i suoi leaders che spesso hanno invece flirtato con la Lega Nord, per contrastare la visione leghista di Sud "palla al piede"?

Cosa facevano i leaders della sinistra quando si spostavano i soldi dei FAS da Sud a Nord ed aumentavano le ingiustizie sociali e gli squilibri tra le due aree del paese?

Onestamente si può rispondere a queste domande molto sinteticamente, poco o niente, nonostante alcune belle parole e alcune cose, più annunciate che realizzate, strillate sulla pagina de "L'Unità".

Considerate poi le origini meridionali di D'Alema, la cosa è ancora più grave, parafrasando Nanni Moretti verrebbe voglia di urlare "D'Alema dì qualcosa di sinistra...dìci qualcosa a favore del Sud!"

Quel Sud "cornuto e mazziato", umiliato da una colonizzazione che dura da più di 150 anni, non ha avuto né uno straccio di partito di sinistra né una sua corrente che lo ponesse al centro dell'agenda politica, nonostante la drammaticità della situazione fosse evidente anche prima degli ultimi rapporti dell'ISTAT o dello Svimez.

Visti i risultati non possiamo quindi rimpiangere queste possibili uscite di scena e, più che le "rottamazioni" di Renzi, dovremmo sperare in nuovi leader a sinistra che, proprio perché dovrebbe essere una battaglia di sinistra quella di mettere al primo posto il riequilibrio territoriale, possono essere in quel caso degli inerlocutori per un movimento meridionalista.


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud