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martedì 8 ottobre 2013

I video del 4 Ottobre 2013 dell'evento organizzato dal PdSUD al PAN di Napoli


Qui a seguire i video di un'intervista e dell'intervento di Luigi de Magistris al Convegno "Mezzogiorno tra crisi e sviluppo" promosso dal Partito del Sud col Patrocinio del Comune di Napoli, tenutosi venerdì 4 Ottobre 2013 nella prestigiosa sede del PAN (Palazzo delle Arti moderne di Napoli).
Parole di stima e considerazione nei nostri confronti da parte del Sindaco che continua a dimostrare attenzione alle nostre tematiche, considerazione per le nostre persone e per il ruolo e l'importanza del Partito del Sud e a manifestare la sua disponibilità a collaborazioni in essere e future.

Un grazie sentito a Luigi de Magistris dai dirigenti e da tutti gli iscritti del Partito del Sud.





Ecco gli interventi di Andrea Balia, Giovanni Cutolo e Michele Dell'Edera del PDSUD che spiegano al meglio il meridionalismo del Partito del Sud e il progetto del Sud Project Camp.



 https://www.youtube.com/watch?v=PV4BSJ9G5_0&list=UUNuVLXogfJdyINZ7U4zDbEA


http://www.youtube.com/watch?v=60ayRVG6uQc


Ecco infine un servizio di Julie News:

http://www.julienews.it/filmato/mezzogiorno-tra-crisi-e-sviluppo--video/3_316848.html#player 


mercoledì 3 ottobre 2012

Lettera aperta di Giovanni Cutolo

LETTERA APERTA AI DIMISSIONARI DEL PARTITO DEL SUD
e a tutti coloro che hanno vissuto la edificante esperienza dell'8 Settembre 2012 a Bari

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Ho riflettuto molto e trovo veramente incomprensibile che la militanza in una formazione politica possa essere interrotta per delle ragioni che nulla hanno a che vedere con la politica. In tutte le mail che ho letto, che gli attuali dimissionari e i loro portavoce hanno scritto, anche in quelle maggiormente critiche nei confronti dell'operato del CDN, non ho trovato la più pallida traccia di dissenso politico, ma solo contestazioni generiche e personalistiche prevalentemente facenti riferimento a presunte irregolarità procedurali e a richieste di maggior informazione.

Francamente mi sembra poco, troppo poco per giustificare l'abbandono della casa comune. Quella casa che stiamo lavorando per ingrandire e fondere con altre vicine, perché siamo coscienti che la unione fa la forza. Nessuno di noi è immortale e tanto meno lo sono i CDN. Lo Statuto del nostro Partito offre le regole condivise per esprimere il dissenso. Si tratta delle regole che ci siamo dati e che abbiamo accettato di rispettare al momento della iscrizione, sono le regole dentro le quali dobbiamo incanalare il nostro lavoro di militanti. L'accettazione del criterio di maggioranza e l'esercizio del voto consentono di definire le divergenze, senza per questo escludere la continua ricerca di compromessi virtuosi e di intelligenti sintesi dialettiche.

Quando poi si intende portare avanti con urgenza le proprie istanze di dissenso, senza attendere le scadenze previste dal calendario partitico, con il numero di firme che lo Statuto richiede, si possono costringere anche i dirigenti più riottosi a sottoporsi al confronto e a scendere dal piedistallo sul quale si fossero eventualmente inerpicati. A me i miei colleghi  sono apparsi sempre con i piedi ben piantati per terra. E quando li ho guardati negli occhi non sono mai stato abbagliato dalla loro aureola, semplicemente perché non l'avevano.

In un momento come questo, un presente che tutti abbiamo contribuito a creare e nel quale, per la prima volta da molto tempo prende forma la speranza di vedere riconosciuto e riscritto il nostro passato e si intravede contemporaneamente la possibilità di poter almeno collaborare a scrivere il nostro futuro, in un momento come questo, dicevo, chi lavora per dividere invece di lavorare per unire si assume una pesante responsabilità, storica e politica, una responsabilità che va molto al di là delle modeste dimensioni del Partito del Sud. Lavorare per disunirsi è in questo momento un gesto anti-meridionalista! Dobbiamo invece unirci e lavorare insieme.

È per unire che il CDN del quale mi onoro di fare parte si ê speso allo scopo di favorire la convergenza di altre forze meridionaliste. È per unire che ha contribuito alla ideazione e alla redazione dell'appello a Pino Aprile. È per unire che ha organizzato la riunione di Bari, riuscendo a coinvolgere persone della qualità e del calibro di Michele Emiliano e di Marco Esposito. È per unire che i componenti del CDN si sono detti unanimemente pronti a fare un passo indietro e, se necessario, a mettersi da parte per favorire la nascita di un nuovo soggetto politico. Una nuova aggregazione che possa e sappia portare avanti con maggiori possibilità di successo le istanze che stanno a cuore a tutti colore che, come noi, hanno nel cuore l'amore per il nostro paese, che è un unico grande Sud che ha la forma di uno stivale posto al centro di quella culla di civiltà che è il Mediterraneo.


Giovanni Cutolo


P. S. Ogni uomo definisce la propria singolarità di individuo costruendosi una sua propria identità, lavoro che molti non riescono a completare nemmeno nell'arco di una vita intera. Ma ogni singolo individuo è anche un animale sociale che esprime la sua socialità attraverso l'esercizio di appartenenza, a una famiglia, a uno o più gruppi, a uno o più movimenti.
Tanto l'identità quanto l'appartenenza attengono specificamente al singolo individuo. Pertanto, prescindendo da quanto preveda lo Statuto, trovo estremamente bizzarro che persone che hanno fatto la scelta, ovviamente individuale, di iscriversi al Partito del Sud, decidano poi di delegare ad altri le proprie dimissioni. Ancora più bizzarro poi che qualcuno si presti a fare da "porta-dimissioni". 
Napoletanamente mi fa pensare a quella signora che, rivolta alla vicina che sta urlando dal balcone per chiamare il figlio, le dice: " 'Onna Cuncé' visto ca' ve truvate cu 'a vocca aperta, chiammate peffavore pure ' o figlio mio".

mercoledì 29 febbraio 2012

Alla ricerca di una nuova economia “a misura d’uomo”- Silvio Gesell - di G. Cutolo - 2 parte


Alla ricerca di una nuova economia “a misura d’uomo” - Gesell - 2 parte

di Giovanni Cutolo

  
   Dopo aver sviluppato il suo concetto di riforma del denaro, attorno alla fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo Gesell cominciò a riflettere intorno ad una possibile riforma del diritto fondiario. Lo stimolo in questa direzione lo ricevette dalla lettura delle opere del riformatore agrario nordamericano Henry George (1839-1897), il cui pensiero venne diffuso in Germania da Michael Fluerscheim ( 1844-1912) e da Adolf Damaschke (1865-1935). Al contrario di quanto preconizzato da Damaschke che proponeva di tassare unicamente l’incremento di valore della terra a favore della collettività, senza però mettere in discussione la proprietà terriera, Gesell seguì la proposta di Fluerscheim che immaginava di trasferire il terreno nelle mani dello Stato contro un indennizzo dei proprietari privati per darlo poi in affitto al maggior offerente. Ciò nella convinione che, sino a quando il terreno fosse rimasto una merce privata passibile di speculazione, si sarebbe alterato il fondamentale e originario legame organico che gli uomini intrattengono con la terra.

    In quanto cittadino del mondo, Gesell considerava l’intera terra come un organismo appartenente ad ogni singolo uomo. Egli riteneva che ogni essere umano dovesse potersi spostare liberamente potendo risiedere dappertutto, indipendentemente dalla sua origine, dal colore della sua pelle e dalla sua religione. E riteneva che, analogamente alle superfici, anche le ricchezze del sottosuolo dovessero diventare proprietà comunitaria. Una istituzione internazionale avrebbe dovuto essere preposta alla loro gestione e avrebbe dovuto amministrare le ricchezze del suolo e del sottosuolo come proprietà dell’umanità, pur consentendo l’esercizio locale di taluni diritti, a fronte del congruo pagamento per il loro godimento.
  
    Inizialmente  Gesell, come altri riformatori terrieri, pensava che lo Stato, attraverso gli introiti provenienti dall’affitto del terreno sarebbe stato messo nella condizione di finanziare il suo funzionamento senza dover aumentare le tasse. Successivamente però, interrogandosi su a chi spettassero gli introiti degli affitti della terra comune, giunse alla conclusione che, l’ammontare degli introiti dipendendo dalla densità della popolazione, i veri beneficiari avrebbero dovuto essere le donne, dato che erano loro a mettere al mondo e ad allevare i bambini. Di qui la proposta che si dovessero trasferire mensilmente alle madri gli introiti degli affitti, a titolo di compenso per le loro prestazioni di allevatrici ed educatrici. Il pagamento sarebbe avvenuto proporzionalmente al numero di figli minorenni e ne avrebbero avuto diritto anche le madri di figli illegittimi e le straniere provenienti da altri paesi. Tutte le madri sarebbero state in tal modo liberate dalla dipendenza economica dai padri lavoratori. Il rapporto tra i sessi, in particolare quello coniugale, si sarebbe potuto cos¡ ri-fondare sulla base esclusiva dell’amore, un amore finalmente liberato dalle influenze del potere. 

    La teoria “Paese libero-denaro libero” viene sviluppata da Gesell come reazione al principio del “Laissez faire” propugnato dal liberismo classico, ma anche all’idee di economia pianificata sostenuta del Marxismo. Essa non non si propone come una terza via tra capitalismo e comunismo, vale a dire come un’economia di mercato capitalistica, ma comunque totalmente controllata dallo Stato, bensì come un’alternativa “al di là” dei sistemi economici fino ad allora conosciuti e attuati. Dal punto di vista dell’ordine político essa si caratterizza come una ”economia di mercato senza capitalismo”. Gesell amplia le riflessioni del riformatore sociale francese Pierre Joseph Proudhon (1809-1865), che già alla metà del diciannovesimo secolo aveva ritenuto l’acquisizione privata dei terreni e il potere del denaro continuamente accresciuto dagli interessi, i veri  responsabili del fatto che, dopo la fine dell’assolutismo feudale, non fosse nata una società veramente nuova e libera, liberate dal dominio dei padroni di qualunque ordine e tipo. Proudhon aveva condannato come una rapina la rendita fondiaria privata e aveva definito l’interesse del denaro una “usura tumorale”. Secondo lui furono proprio questi profitti, derivanti dai proventi del denaro e non già dal lavoro produttivo, che condussero alla nascita della Grande Borghesia. E fu questa la nuova classe dominante, costituita all’inizio da imprenditori del commercio e dell’industria trasformatisi poi in finanzieri e infine in politici, che riusci a piegare ai suoi obiettivi sia lo Stato che la Chiesa, trasformandoli negli strumenti per l’esercizio del proprio dominio sulla piccola borghesia e sui lavoratori dei singoli paesi. Questo potere si è poi successivamente esteso gradualmente, negli ultimi duecento anni, attraverso lo strumento del potere finanziario, fino a raggiungere il controllo economico di un mercato oramai globale. Ma manovrando per divenire il Grande Fratello in grado di consentiré il controllo politico di un un unico Paese Globale.

Il più stretto collaboratore di Gesell, Georg Blumenthal (1879–1929), collegò la riforma del diritto fondiario e del denaro all’idea di un “ordine naturale” della società. La stessa idea con la quale i fisiocrati al tempo dell’illuminismo francese si erano opposti all’assolutismo feudale. Nel 1909 fondò, con sedi a Berlino e Amburgo, l’Associazione Fisiocratica, come prima organizzazione di seguaci di Gesell, provenienti dalle fila dei riformatori sociali, degli anarchici individualisti e dai sindacalisti. Quando durante la prima Guerra Mondiale la rivista “Il Fisiocrate”, finanziata da Gesell per sostenere le sue ricerche e le sue idee, fu obbligata alla chiusura vittima della censura, Gesell si trasferì in Svizzera dove trovò seguaci nella cerchia dei riformatori agrari locali, dei pedagoghi riformisti e dei riformatori. Essi si unirono nella “Lega svizzera Paese libero-Denaro libero”. In due conferenze “Oro e pace?” e “Paese libero, la ferrea richiesta della pace” Gesell mise in evidenza il significato delle sue proposte di riforma come strada maestra per la giustizia sociale e la pace tra i popoli.
  
    Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale Gesell fu nominato delegato popolare (Ministro) per le finanze del primo Governo dei Consigli bavarese costituito il 1º Aprile 1919 da Gustav Landauer, appena tre mesi dopo la abortita Rivoluzione berlinese capeggiata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Alla subitanea caduta del tentativo rivoluzionario bavarese, Gesell venne inizialmente accusato di alto tradimento, ma poi finalmente prosciolto e lasciato in libertà. Si trasferì allora nelle vicinanze di Berlino, dove ebbe modo di studiare lo sviluppo della repubblica di Weimar. Infaticabilmente Gesell protestò contro il fatto che i governi germanici, che rapidamente si andavano succedendo, derubassero sistematicamente gli strati medi e bassi della popolazione attraverso una grande inflazione favorevole ai benestanti.

    La grande inflazione del primo dopo-guerra favorì un rapido aumento nel numero dei seguaci di Gesell, che superò le 15.000 persone che però si divisero nel 1924, dando vita alla Lega della Libera Economia, liberale e moderata, e alla Lega della Lotta Fisiocratica, radicale e anarchico-individualista. A questa divisione condusse una dura controversia che si era accesa su di una ipotetica deriva anarchica delle idee di Gesell tendenti verso una possibile “soppressione dello Stato”. Lotte di fazione interne indebolirono la cerchia dei seguaci. Gli esperimenti con il libero denaro della Lega di Lotta Fisiocratica suscitarono pubblico scalpore e vennero proibiti nel 1931 dal Ministero delle Finanze tedesco. Dopo la presa del potere da parte del Nazionalsocialismo una parte dei seguaci di Gesell assunse un ruolo di forte opposizione e dovette subire delle persecuzioni. Un’altra parte si affidò all’illusoria speranza che il nazismo potesse portare ad una “cessazione della servitù dell’interesse”. In Austria (fino al 1938) e in Svizzera continuarono ad esistere delle Leghe della Libera Economia. Dell’opera principale di Gesell furono pubblicate traduzioni inglesi, francesi e spagnole; opuscoli divulgativi apparvero inoltre in lingua olandese, portoghese, ceca, rumena e serbocroata e perfino in esperanto. Similmente si formarono associazioni e gruppi minori in Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Cecoslovacchia, Rumenia e Jugoslavia. E anche in America del Nord e del Sud, in Australia e Nuova Zelanda, tutti quasi sempre animati da emigranti tedeschi.

   Nella Germania divisa in due del secondo dopoguerra vennero costituite numerose leghe e organizzazioni di libera economia. Ma nella zona di occupazione sovietica queste vennero sciolte nel 1948; i nuovi padroni sovietici classificarono Gesell come un “apologeta della borghesia del monopolio”, oppure, come un “socialista piccolo borghese” i cui obiettivi erano inconciliabili con il cosiddetto ”socialismo scientifico”. Nella Germania Occidentale, la maggior parte dei seguaci di Gesell sopravvissuti al conflitto si decisero per un impegno politico, costituendo il Partito della Libertà Radicalsociale che nel 1949, durante le elezioni per la Camera tedesca, ricevette appena l’1% dei voti. In seguito il partito cambiò il nome in Unione della Libertà Sociale ma  ottenne ancora risultati di voto minimi. Come luogo di convegni continuò ad esistere però una “Casa Silvio Gesell” a Wuppertal e a Neviges.

Sebbene autorevoli economisti come Irving Fisher e John Maynard Keynes avessero pubblicamente riconosciuto il significato del lavoro di Silvio Gesell, i narcotici effetti del benessere derivante dal miracolo economico della Germania Occidentale degli anni ‘50 e ’60, inaridirono quasi completamente l’interesse pubblico per le sue proposte alternative al sistema politico ed economico vigente. Solo dalla fine degli anni ’70 la disoccupazione crescente, la distruzione dell’ambiente e la crisi debitoria internazionale hanno ricreato finalmente le condizioni favorevoli per una rinascita dell’interesse per il quasi dimenticato modello di Gesell per un’economia alternativa.
    In Svizzera, nell’Archivio economico di Basilea esiste una biblioteca della Libera Economia svizzera; in Germania, la Fondazione per la riforma dell’ordine fondiario e monetario ha costituito anch’essa nel 1988 una biblioteca dedicata alla libera economia. Come base per una ricerca scientifica sulle teorie di Silvio Gesell essa ha pubblicato, dal 1988 al 1997, l’opera omnia in 18 volumi delle sue opere. Oltre a una scelta delle opere di Karl Walker, allievo di Gesell, essa conserva una collana di quaderni dal titolo “ Studi sull’ordine economico naturale”, che offre un esaustivo panorama sui cento anni di storia del movimento per l’ordine economico naturale. La fondazione promuove anche la pubblicazione di altre opere sulla questione del diritto fondiario e dell’ordine monetario, e pubblica assieme alla Società di Scienze sociali una “Rivista di economia sociale”. Inoltre ha istituito dal 1988 al 1995 un “Premio Karl Walker” per lavori scientifici volti a investigare le possibilità che i mercati finanziari possano rendersi autonomi dall’economia reale, così come sulle possibili iniziative per superare la disoccupazione.

Margrit Kennedy, Helmut Creutz ed altri autori lavorano ad una attualizzazione dei concetti base di Gesell. Si tratta tra l’altro della questione del rapporto tra la crescita esponenziale del patrimonio monetario e dei debiti; degli effetti della crescita dell’economia reale che distrugge l’ambiente; del superamento della crescita coatta e del possibile collegamento della riforma fondiaria e moneteria  con un sistema tributario ecologico. Un bilancio parziale dell’attuale stato di sviluppo della teoria, lo offre il libro della Kennedy “Denaro giusto-mondo giusto”, che contiene i contributi del convegno organizzato nel 1991 a Costanza “100 anni di idee per un ordine economico naturale - Vie di uscita dalla crescita coatta e dalla catastrofe per debiti”.

   Nella competizione fra i sistemi, la caduta del socialismo statale nell’Europa Centrale e dell’Est ha portato a un temporaneo trionfo del capitalismo occidentale. Fintanto però che continuerano ad esistere i contrasti tra povertà e ricchezza e dovremo convivere con le crisi e le guerre; finchè l’ambiente continuerà a essere distrutto da una crescita economica esponenziale e finchè il Nord industrializzato continuerà a saccheggiare indiscriminatamente il Sud, sarà necessario cercare delle alternative ai sistemi economici tradizionali.


E’ in questo contesto che il modello di Silvio Gesell riassumibile nel motto  “Paese libero-denaro libero” potrebbe offrire una non nuova ma ancora originale prospettiva futura, consentendo una possibile via di uscita alla impasse attuale. Ed è per questo che guardiamo con grande interesse alla iniziativa promossa da Marco Esposito del Comune di Napoli che ha annunciato  la prossima messa in circolazione del NAPO, moneta a circolazione locale, figlia partenopea dell’originale e innovativo pensiero del grande Silvio Gesell.

martedì 28 febbraio 2012

"Alla ricerca di una nuova economia “a misura d’uomo” - Silvio Gesell" di G. Cutolo- 1 parte



1.    Alla ricerca di una nuova economia “a misura d’uomo” - SILVIO GESELL

di Giovanni Cutolo

   Silvio Gesell nasce nel 1862 a St. Vith bei Eupen/Malmedy, località appartenente all’epoca alla Germania mentre oggi è parte del Belgio e muore nel 1930 a Eden-Oranienburg in un insediamento abitativo consorziato alla riforma agraria.  Nel 1891 pubblicò a Buenos Aires “La riforma del sistema monetario come ponte verso lo stato sociale”. Questo primo opuscolo segna  l’inizio di un opera piu’ ampia durata per l’intera sua vita, tutta tesa e spesa a indagare le cause della questione sociale e a ricercare le strade per risolverla.  Nel 1916 pubblica a proprie spese “L’ordine economico naturale”, la sua opera maggiore. Nel 1897 emigra in Argentina dove si arricchisce e dove, soprattutto durante la crisi economica e finanziaria di quel paese, vive le esperienze pratiche che lo condussero a formulare la  sua visione nuova e originale dell’organizzazione dell’economia e della finanza. In contrapposizione a quanto proposto dal marxismo, Gesell matura la convinzione che lo sfruttamento del lavoro umano affondi le sue radici non già nella proprietà privata dei mezzi di produzione, bensì negli errori strutturali del sistema monetario. Come Aristotele egli individua il ruolo contraddittorio e duplice del denaro: mezzo di scambio al servizio del mercato, ma anche strumento al servizio del potere nella sua lotta per il dominio del mercato.

    Gesell capisce la grande importanza del fatto che il denaro può essere temporaneamente tolto dal mercato per ragioni speculative e che è tesaurizzabile a costo zero e con un vantaggio aggiuntivo costituito dagli interessi che il suo deposito procura. La forza lavoro invece non è tesaurizzabile cos¡ come non lo sono la maggior parte dei beni, che spesso sono deperibili e costosi da conservare, e dei servizi. Inoltre il denaro ha il vantaggio di essere molto più mobile delle merci e dei servizi. Esso è facilmente stoccabile, è conservabile e si può trasportare o trasferire con estrema facilità. Diversamente dalla maggior parte delle merci non si deteriora, non ha data di scadenza e non è soggetto alle mode. Come il jolly nel gioco delle carte il denaro può essere utilizzato in ogni luogo e in ogni momento. Queste caratteristiche consentono numerosi privilegi ai possessori di grandi quantità di denaro, ai grandi finanzieri, alle banche. Costoro accumulano un potere enorme, tale da esercitare un ricatto costante sull’economia mediante la minaccia di una improvvisa immobilizzazione speculativa o di investimenti finanziari imprevedibili e improvvisi. Manovre queste che possono interrompere il flusso naturale degli acquisti e delle vendite. Possono alterare l’equilibrio tra i risparmi e gli investimenti. Possono consentiré di esigere dai produttori, ma anche dai consumatori, un interesse. Ancora oggi, ed è proprio quello a cui stiamo assistendo, un numero assai ristretto di finanzieri può impunemente condizionare i mercati tesaurizando enorme Somme di denaro e manovrando per ridurre la regolare immissione di denaro nel circolo economico reale.

Il potere anomalo del denaro si manifesta nella pretesa di ricevere degli interessi quale “giusta” contropartita alla rinuncia alla tesaurizzazione. Il finanziere si impegna a non togliere liquidità al mercato, ma pretende in cambio una remunerazione in forma di interessi sulle somme non sottratte alla libera circolazione. La redditività riceve cos¡ la precedenza sulla economicità. La produzione viene orientata più dalle convenienze del denaro che dalle esigenze delle persone. Secondo Gesell, il denaro legato all’interesse e perciò stesso non neutro, provoca una ripartizione del reddito ingiusta, per non essere collegata alla effettiva capacità produttiva. Una ripartizione che a sua volta conduce a una concentrazione di capitale monetario e reale e con ciò a una monopolizzazione dell’economia. Dato che i possessori di denaro decidono della mobilità o dell’immobilità dello stesso, il denaro non può più circolare “naturalmente” attraverso l’organismo sociale, così come circola il sangue nel corpo umano. In queste condizioni il controllo sociale della circolazione del denaro e una giusta dosatura del denaro diventano impossibili. Le variazioni deflazionistiche e inflazionistiche del livello generale dei prezzi sono inevitabili. E se, nel saliscendi delle congiunture,  grandi somme di denaro vengono immobilizzate e sottratte al mercato magari a causa di una temporanea caduta degli interessi, ne deriveranno il ristagno delle vendite e la disoccupazione. Che probabilmente dureranno fino a quando gli investimenti non ritorneranno a essere redditizi per il capitalista tesaurizzatore.
  
    Come strada per togliere al denaro questo suo potere perverso, Gesell non pensò a un ritorno al divieto canonico degli interessi della scolastica medievale, ma immaginò piuttosto un cambiamento istituzionale della moneta. Immaginò che tenere in cassa il denaro potesse comportare dei costi, in maniera da neutralizzare i vantaggi della tesaurizzazione. Gesell riteneva che se si fosse applicata al denaro una tassa ogniqualvolta esso fosse sottratto al mercato e pertanto alla sua precipua funzione di strumento di scambio, esso avrebbe perduto il suo potere, ritornando a riempire solo la sua funzione di servizio, di mezzo di scambio. Non appena la sua circolazione non fosse piu’ disturbata da manovre speculative, diventerebbe possibile adeguare via via la quantità del denaro in circolazione al volume dei beni. Il potere d’acquisto della valuta diventerebbe in tal modo stabile nel tempo, esattamente come la sua quantità e il suo peso.

    Già nei suoi primi scritti Gesell parla di “banconote che si arrugginiscono” come mezzo per pervenire a una “organica riforma del denaro”. Attraverso di essa il denaro, che fino ad allora era un ”corpo morto estraneo” sia nell’organismo sociale che nell’intera natura, si sarebbe integrato nell’eterno morire e divenire di ogni vita. Sarebbe divenuto deperibile come ogni altra cosa in questo mondo e avrebbe perso la sua perversa caratteristica di moltiplicarsi all’infinito, cumulando l’interesse all’interesse dell’interesse. Una tale riforma del denaro consentirebbe una completa terapia di regolazione, capace di evitare gli arresti e i blocchi nel flusso del denaro, garantendo all’organismo sociale malato un aiuto per la sua progressiva autoguarigione dai diversi sintomi di crisi congiunturale e strutturale, così da stabilizzarsi nel suo equilibrio, ritornando a inserirsi armoniosamente nell’ordine generale.

   Gesell illustra esaurientemente come in una circolazione del denaro libera da disturbi, l’offerta e la domanda di capitale si equilibrano, così che il livello degli interessi può scendere riducendosi al solo premio di rischio e al costo dell’intermediazione bancaria. Le variazioni dei tassi d’interesse del mercato attorno a questo nuovo interesse in equilibrio, procurano una direzione decentralizzata dei risparmi verso investimenti adeguati al fabbisogno. Il “denaro libero”, in quanto moneta liberata dall’interesse, diventerebbe neutro nella distribuzione, esercitando una positiva influenza nei confronti di coloro che lo richiedono o lo offrono all’interno del ciclo della produzione e nel mercato. Il pieno profitto del lavoro metterebbe, secondo le aspettative di Gesell, vasti strati di popolazione in condizione di cessare i rapporti occupazionali come lavoratori dipendenti per rendersi autonomi, in forme di impresa privata e cooperativistica.

Nel tormentato dopoguerra tedesco che prelude alla triste pagina del nazismo, la rivolta spartakista guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht conosce un effimero esito a Berlino dal 1º al 15 Gennaio 1919 e viene però immediatamente stroncata nel sangue. Sempre nel 1919, dal 1º al 14 Aprile  per due sole settimane, Silvio Gesell diviene Ministro delle Finanze del Governo rivoluzionario della Repubblica Bavarese dei Consigli, guidato dall’anarchico Gustav Landauer. Diversamente da Landauer e da molti altri che vengono giustiziati dalle truppe inviate a ristabilire l’ordine, Gesell viene messo in prigione ma riesce a salvare la pelle, assolto da un tribunale che lo giudica innocente e lo libera. Malgrado il brevissimo tempo che il destino gli mette a disposizione, Gesell riesce a mettere in pratica il suo sogno dando corso all’esperimento del Freigeld, letteralmente denaro libero, definito anche come denaro che si squaglia. Un mezzo di scambio che non aumenta di valore anno dopo anno ma, al contrario, perde progressivamente di valore di tal maniera che chiunque ne sia in possesso non abbia altro interesse che scambiarlo di nuovo e al più presto.

Il lavoro di Gesell ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti, tra i quali vale la pena segnalare quello largamente elogiativo espresso da John Maynard Keynes, contenuto nel Capitolo 23, Libro VI della sua celebre “Teoria Generale del lavoro, moneta e interesse” pubblicata nel 1936. Scrive Keynes: “Credo che il futuro imparerà più dallo spirito di Gesell che da quello di Marx.”

Se il denaro di Gesell è effimero e si squaglia, non si può dire la stessa cosa dell’idea che ancora continua ad animarlo e a sostenerlo. Dalla sua prima sperimentazione nel 1919 molte altre ne sono seguite e ne seguono ancora. Da quella oramai lontana di Worgl nel Tirolo austriaco del 1932, a quella più recente di Chiem in Baviera datata 2003 e alle tante altre sostenute dal tenace lavoro teorico della geselliana Margrit Kennedy e di altri economisti iconoclasti in Germania, in Francia, in Svizzera, in Svezia. Avanza la moneta regionale a sostenere e difendere il diritto alla sopravvivenza di tutto ciò che è “locale” in contrapposizione alle macromonete come il Dollaro USA  e l’Euro, simboli monetari dell’apparentemente inarrestabile processo di omologazione e  globalizzazione economica e política. Un processo portatore di crisi cicliche e strutturali continue. Crisi che oggi, come le guerre in passato, riescono ad azzerare in pochi mesi equilibri sociali e geopolitici consolidati, ottenuti  attraverso anni e anni di lavoro e di confronti e scontri sociali anche aspri.

venerdì 17 febbraio 2012

Prestigioso incarico dell' Assessore all'Urbanistica De Falco del Comune di Napoli all'ADI per un progetto sulle piazze di Napoli del Partito del Sud!


Ricevo e posto questa bella notizia che mi arriva dagli amici della sezione di Napoli, un altro tangibile segnale della crescita di credibilità e di progettualità del nostro movimento....

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Incarico di grande prestigio (cui seguirà Protocollo d'Intesa) da parte del Comune di Napoli, tramite l'Assessore all'Urbanistica arch.tto Luigi De Falco a nostri iscritti tramite l'ADI (Associazione Disegno Industriale) per un progetto urbano sulle piazze di Napoli del Partito del Sud:
Progetto "Metà e Metà Parte/nopeo e Parte/Napoletano"

Team Progetto Partito del Sud: arch. Salvatore Cozzolino, prof. Giovanni Cutolo, arch. Mia Serra, Andrea Balìa



martedì 24 gennaio 2012

"AL SUD DI DOVE" DI G. CUTOLO



 Interessante articolo dell'amico Prof. Giovanni Cutolo sul nostro Sud, sui "Sud del mondo" e sul suo ruolo centrale di possibile sviluppo come "apertura "e non come "chiusura" alla leghista...
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Intendo sviluppare una riflessione senza pretese scientifiche, fondata su dati geografici e statistici noti e alla portata di tutti e su nozioni empiriche e di buon senso, per cercare di definire una condivisibile nozione di Sud. Riflessione lecita e forse doverosa per chiunque militi all’ombra degli ideali del Partito del Sud.
Tutti noi sappiamo che al Sud c’è molto sole e quindi, istintivamente, ho scritto che i nostri ideali sono protetti dalla tranquillizzante ombra di un partito politico nel quale ci riconosciamo. Un partito che fonda le sue ragioni, le sue rivendicazioni e i suoi programmi in quel nostro magnifico Sud così spesso inondato e scaldato da quel sole che sta alimentando e facendo crescere quel "Fuoco del Sud" raccontato da Lino Patruno.
In Italia siamo poco più di 60 milioni di persone, delle quali quasi 28 vivono al Nord mentre le altre quasi 33 vivono nel Centro-Sud. Nel Centro-Sud vivono anche alcune centinaia di migliaia – forse addirittura un milione – di persone proveniente dal Nord. Mentre invece nel Nord abitano e lavorano oltre 12 milioni di nativi del Sud che si sono trasferiti negli ultimi sessant’anni in cerca di lavoro. E con loro spesso vivono i loro figli e oramai, dopo tanti anni, anche i loro nipoti.
Orbene, se stimassimo, in maniera certamente approssimata per difetto, che solo 12 dei 28 milioni di italiani che abitano al Nord siano napoletani, abruzzesi, molisani, calabresi, pugliesi, lucani e siciliani, ne deriverebbe che il Nord è abitato da 16 milioni di persone native di quelle regioni.

Se così stanno le cose, ne risulta che l'Italia è abitata da 45 milioni di persone (quasi il 75%) che sono originarie del Sud, anche se il 30% circa non ci vive più per essersi trasferito al Nord in cerca di lavoro; e da 16 milioni (poco più' del 25%) che sono originarie del Nord, dove abitano e vivono. Insomma, gli abitanti del paese chiamato Italia sono per tre quarti gente del Sud. Il che conferma quello che ho sempre pensato e che, viaggiando per quasi cinquant’anni per il mondo, ho scoperto essere esattamente quello che gli stranieri, europei e non, pensano di noi. E cioè che l’Italia è Sud. L’Italia è un paese percepito come appartenente fondamentalmente al Sud.

D’altro canto l’Italia fa evidentemente parte del Sud dell’Europa, come la Catalogna, che pure è il Nord della Spagna, e come la Spagna tutta e il Portogallo e la Grecia; ma anche come la Catalogna francese e tutto il restante Sud della Francia. La verità è che senza il suo Sud non ci sarebbe Italia, ci sarebbe un moncone d'Italia e andrebbe a farsi benedire la comprensibile coincidenza fra l'Italia geografica e quella politica. E se pure trionfasse il più becero separatismo leghista e nascesse dal nulla una nuova nazione priva di storia chiamata Padania ubicata nel Nord del paese, ebbene nascerebbe con essa un nuovo paese, ma sarebbe comunque un paese del Sud! Innanzitutto perché pieno di gente del Sud con i loro figli e nipoti e poi perché condannato comunque a godere del privilegio geografico e geopolitico di appartenere al Sud. Pur non meritandoselo.

Ma alla fin fine al Sud di cosa? Dove comincia il Sud e dove finisce? Comincia forse dove stentano le betulle, lì dove cominciano a crescere gli olivi, come poeticamente suggerisce Fernand Braudel raccontando il Mediterraneo? No, io non credo che il Sud al quale pensiamo e del quale sto parlando sia una nozione geografica. Io credo che il Sud, nel cosiddetto immaginario collettivo così come nel mio personale, sia uno spazio culturale scaldato dal sole e dalla conoscenza al quale da sempre tendono, se già non hanno la fortuna di appartenervi, tutti gli uomini.


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Nel 1983, riflettendo su Napoli e sulla unità d’Italia, Fernand Braudel scrisse: “Ma l'errore dell'Unità (d'Italia) risiede probabilmente altrove: nella volontà di costruire ad ogni costo uno Stato centralizzato su un modello francese del quale noi francesi abbiamo tanta difficoltà a disfarci oggi, voltando le spalle a ciò che faceva la sua ricchezza, quella pluralità di città abituate a dominare e guardare lontano.”

Chiaro il riferimento all’Italia degli oltre mille campanili, delle centinaia di città, delle decine di capitali; quell’Italia ricca del patrimonio milionario di differenze geografiche, storiche, economiche, sociali, linguistiche, etniche; ricca di tutte quelle differenze che, tutte insieme, rappresentano quella che potremmo considerare come la nostra identità culturale. Banalizzando, penso al fatto che venti tedeschi insieme si presentano come un gruppo di venti persone mentre venti italiani insieme appaiono piuttosto come venti gruppi, ciascuno di una sola persona. Ma, per converso, i due gruppi sono comunque facilmente identificabili. Quello tedesco per il prevalere degli elementi di omogeneità, nei tratti somatici, negli abiti, nel comportamento. Quello italiano invece e all’opposto, per la disomogeneità evidente, per essere tutti i componenti del gruppo diversamente uguali.
Ma sono sicuro che i tedeschi come gli italiani e come la maggior parte delle genti condividono lo stesso desiderio di Sud, anche se frequentemente sono costretti per conservare o per cercare lavoro a restare o ad andare al Nord.


Giovanni Cutolo - Partito del Sud