martedì 28 febbraio 2012

"Alla ricerca di una nuova economia “a misura d’uomo” - Silvio Gesell" di G. Cutolo- 1 parte



1.    Alla ricerca di una nuova economia “a misura d’uomo” - SILVIO GESELL

di Giovanni Cutolo

   Silvio Gesell nasce nel 1862 a St. Vith bei Eupen/Malmedy, località appartenente all’epoca alla Germania mentre oggi è parte del Belgio e muore nel 1930 a Eden-Oranienburg in un insediamento abitativo consorziato alla riforma agraria.  Nel 1891 pubblicò a Buenos Aires “La riforma del sistema monetario come ponte verso lo stato sociale”. Questo primo opuscolo segna  l’inizio di un opera piu’ ampia durata per l’intera sua vita, tutta tesa e spesa a indagare le cause della questione sociale e a ricercare le strade per risolverla.  Nel 1916 pubblica a proprie spese “L’ordine economico naturale”, la sua opera maggiore. Nel 1897 emigra in Argentina dove si arricchisce e dove, soprattutto durante la crisi economica e finanziaria di quel paese, vive le esperienze pratiche che lo condussero a formulare la  sua visione nuova e originale dell’organizzazione dell’economia e della finanza. In contrapposizione a quanto proposto dal marxismo, Gesell matura la convinzione che lo sfruttamento del lavoro umano affondi le sue radici non già nella proprietà privata dei mezzi di produzione, bensì negli errori strutturali del sistema monetario. Come Aristotele egli individua il ruolo contraddittorio e duplice del denaro: mezzo di scambio al servizio del mercato, ma anche strumento al servizio del potere nella sua lotta per il dominio del mercato.

    Gesell capisce la grande importanza del fatto che il denaro può essere temporaneamente tolto dal mercato per ragioni speculative e che è tesaurizzabile a costo zero e con un vantaggio aggiuntivo costituito dagli interessi che il suo deposito procura. La forza lavoro invece non è tesaurizzabile cos¡ come non lo sono la maggior parte dei beni, che spesso sono deperibili e costosi da conservare, e dei servizi. Inoltre il denaro ha il vantaggio di essere molto più mobile delle merci e dei servizi. Esso è facilmente stoccabile, è conservabile e si può trasportare o trasferire con estrema facilità. Diversamente dalla maggior parte delle merci non si deteriora, non ha data di scadenza e non è soggetto alle mode. Come il jolly nel gioco delle carte il denaro può essere utilizzato in ogni luogo e in ogni momento. Queste caratteristiche consentono numerosi privilegi ai possessori di grandi quantità di denaro, ai grandi finanzieri, alle banche. Costoro accumulano un potere enorme, tale da esercitare un ricatto costante sull’economia mediante la minaccia di una improvvisa immobilizzazione speculativa o di investimenti finanziari imprevedibili e improvvisi. Manovre queste che possono interrompere il flusso naturale degli acquisti e delle vendite. Possono alterare l’equilibrio tra i risparmi e gli investimenti. Possono consentiré di esigere dai produttori, ma anche dai consumatori, un interesse. Ancora oggi, ed è proprio quello a cui stiamo assistendo, un numero assai ristretto di finanzieri può impunemente condizionare i mercati tesaurizando enorme Somme di denaro e manovrando per ridurre la regolare immissione di denaro nel circolo economico reale.

Il potere anomalo del denaro si manifesta nella pretesa di ricevere degli interessi quale “giusta” contropartita alla rinuncia alla tesaurizzazione. Il finanziere si impegna a non togliere liquidità al mercato, ma pretende in cambio una remunerazione in forma di interessi sulle somme non sottratte alla libera circolazione. La redditività riceve cos¡ la precedenza sulla economicità. La produzione viene orientata più dalle convenienze del denaro che dalle esigenze delle persone. Secondo Gesell, il denaro legato all’interesse e perciò stesso non neutro, provoca una ripartizione del reddito ingiusta, per non essere collegata alla effettiva capacità produttiva. Una ripartizione che a sua volta conduce a una concentrazione di capitale monetario e reale e con ciò a una monopolizzazione dell’economia. Dato che i possessori di denaro decidono della mobilità o dell’immobilità dello stesso, il denaro non può più circolare “naturalmente” attraverso l’organismo sociale, così come circola il sangue nel corpo umano. In queste condizioni il controllo sociale della circolazione del denaro e una giusta dosatura del denaro diventano impossibili. Le variazioni deflazionistiche e inflazionistiche del livello generale dei prezzi sono inevitabili. E se, nel saliscendi delle congiunture,  grandi somme di denaro vengono immobilizzate e sottratte al mercato magari a causa di una temporanea caduta degli interessi, ne deriveranno il ristagno delle vendite e la disoccupazione. Che probabilmente dureranno fino a quando gli investimenti non ritorneranno a essere redditizi per il capitalista tesaurizzatore.
  
    Come strada per togliere al denaro questo suo potere perverso, Gesell non pensò a un ritorno al divieto canonico degli interessi della scolastica medievale, ma immaginò piuttosto un cambiamento istituzionale della moneta. Immaginò che tenere in cassa il denaro potesse comportare dei costi, in maniera da neutralizzare i vantaggi della tesaurizzazione. Gesell riteneva che se si fosse applicata al denaro una tassa ogniqualvolta esso fosse sottratto al mercato e pertanto alla sua precipua funzione di strumento di scambio, esso avrebbe perduto il suo potere, ritornando a riempire solo la sua funzione di servizio, di mezzo di scambio. Non appena la sua circolazione non fosse piu’ disturbata da manovre speculative, diventerebbe possibile adeguare via via la quantità del denaro in circolazione al volume dei beni. Il potere d’acquisto della valuta diventerebbe in tal modo stabile nel tempo, esattamente come la sua quantità e il suo peso.

    Già nei suoi primi scritti Gesell parla di “banconote che si arrugginiscono” come mezzo per pervenire a una “organica riforma del denaro”. Attraverso di essa il denaro, che fino ad allora era un ”corpo morto estraneo” sia nell’organismo sociale che nell’intera natura, si sarebbe integrato nell’eterno morire e divenire di ogni vita. Sarebbe divenuto deperibile come ogni altra cosa in questo mondo e avrebbe perso la sua perversa caratteristica di moltiplicarsi all’infinito, cumulando l’interesse all’interesse dell’interesse. Una tale riforma del denaro consentirebbe una completa terapia di regolazione, capace di evitare gli arresti e i blocchi nel flusso del denaro, garantendo all’organismo sociale malato un aiuto per la sua progressiva autoguarigione dai diversi sintomi di crisi congiunturale e strutturale, così da stabilizzarsi nel suo equilibrio, ritornando a inserirsi armoniosamente nell’ordine generale.

   Gesell illustra esaurientemente come in una circolazione del denaro libera da disturbi, l’offerta e la domanda di capitale si equilibrano, così che il livello degli interessi può scendere riducendosi al solo premio di rischio e al costo dell’intermediazione bancaria. Le variazioni dei tassi d’interesse del mercato attorno a questo nuovo interesse in equilibrio, procurano una direzione decentralizzata dei risparmi verso investimenti adeguati al fabbisogno. Il “denaro libero”, in quanto moneta liberata dall’interesse, diventerebbe neutro nella distribuzione, esercitando una positiva influenza nei confronti di coloro che lo richiedono o lo offrono all’interno del ciclo della produzione e nel mercato. Il pieno profitto del lavoro metterebbe, secondo le aspettative di Gesell, vasti strati di popolazione in condizione di cessare i rapporti occupazionali come lavoratori dipendenti per rendersi autonomi, in forme di impresa privata e cooperativistica.

Nel tormentato dopoguerra tedesco che prelude alla triste pagina del nazismo, la rivolta spartakista guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht conosce un effimero esito a Berlino dal 1º al 15 Gennaio 1919 e viene però immediatamente stroncata nel sangue. Sempre nel 1919, dal 1º al 14 Aprile  per due sole settimane, Silvio Gesell diviene Ministro delle Finanze del Governo rivoluzionario della Repubblica Bavarese dei Consigli, guidato dall’anarchico Gustav Landauer. Diversamente da Landauer e da molti altri che vengono giustiziati dalle truppe inviate a ristabilire l’ordine, Gesell viene messo in prigione ma riesce a salvare la pelle, assolto da un tribunale che lo giudica innocente e lo libera. Malgrado il brevissimo tempo che il destino gli mette a disposizione, Gesell riesce a mettere in pratica il suo sogno dando corso all’esperimento del Freigeld, letteralmente denaro libero, definito anche come denaro che si squaglia. Un mezzo di scambio che non aumenta di valore anno dopo anno ma, al contrario, perde progressivamente di valore di tal maniera che chiunque ne sia in possesso non abbia altro interesse che scambiarlo di nuovo e al più presto.

Il lavoro di Gesell ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti, tra i quali vale la pena segnalare quello largamente elogiativo espresso da John Maynard Keynes, contenuto nel Capitolo 23, Libro VI della sua celebre “Teoria Generale del lavoro, moneta e interesse” pubblicata nel 1936. Scrive Keynes: “Credo che il futuro imparerà più dallo spirito di Gesell che da quello di Marx.”

Se il denaro di Gesell è effimero e si squaglia, non si può dire la stessa cosa dell’idea che ancora continua ad animarlo e a sostenerlo. Dalla sua prima sperimentazione nel 1919 molte altre ne sono seguite e ne seguono ancora. Da quella oramai lontana di Worgl nel Tirolo austriaco del 1932, a quella più recente di Chiem in Baviera datata 2003 e alle tante altre sostenute dal tenace lavoro teorico della geselliana Margrit Kennedy e di altri economisti iconoclasti in Germania, in Francia, in Svizzera, in Svezia. Avanza la moneta regionale a sostenere e difendere il diritto alla sopravvivenza di tutto ciò che è “locale” in contrapposizione alle macromonete come il Dollaro USA  e l’Euro, simboli monetari dell’apparentemente inarrestabile processo di omologazione e  globalizzazione economica e política. Un processo portatore di crisi cicliche e strutturali continue. Crisi che oggi, come le guerre in passato, riescono ad azzerare in pochi mesi equilibri sociali e geopolitici consolidati, ottenuti  attraverso anni e anni di lavoro e di confronti e scontri sociali anche aspri.

Nessun commento: