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venerdì 25 gennaio 2013

I Candidati del Partito del Sud in lista con Rivoluzione Civile nel nord Italia





Come da nostro comunicato stampa del 22 gennaio 2013 che recita testualmente che il Partito del Sud
"Inoltre ha deciso, dopo consultazioni, colloqui, confronti e richieste in tal senso da parte della lista “Rivoluzione Civile - Ingroia Presidente”, di presentare in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto alcuni candidati di bandiera al fine di sostenere lo sforzo della lista nel poter dare all’ Italia una speranza di legalità ed acquisire al nostro Partito maggiore visibilità e contatti sui territori," alcuni rappresentanti del nostro Partito sono candidati in tre circoscrizioni del nord Italia perché  "con la nostra presenza s’intende affermare e dare visibilità ad una presenza meridionalista identitaria e progressista. Si intende inoltre ribadire i nostri valori e i nostri programmi, in antitesi al falso meridionalismo, ascaro e servile, di chi oggi dice di voler difendere il Sud, ma è stato ed è ancora alleato di Berlusconi, Tremonti e della Lega."

I candidati del Partito del Sud nella Lista “Rivoluzione Civile - Ingroia Presidente” sono :

Camera Emilia Romagna: Natale Cuccurese n.28 

Camera Lombardia 1 : Giovanni Cutolo n.21 

Camera Veneto 1 : Filippo Romeo n.23 


Dalle sezioni del nord Italia del Partito del Sud giunge anche la candidatura al Senato Lazio della brigantessa Rosamaria Pelliccia, residente a Milano, che con piacere e onore ha raccolto l'invito giunto dal Lazio di rappresentare tutte le sezioni del nord Italia nella lista autonoma del Partito del Sud presente al Senato - Circ. Lazio per le prossime elezioni politiche, lista capitanata da Antonio Ciano.

Siamo certi che sapranno rappresentare degnamente, come sempre hanno fatto, il nostro Partito anche in questo importante frangente.

 A tutti loro giunga il nostro incoraggiamento, sostegno e un grande in bocca al lupo!!!

sabato 17 novembre 2012

"Treni, il binario morto lo tengono nella testa" di Lino Patruno



di Lino PatrunoIl Sud è sempre stato terra di emigrazione. Quanti ne ha portati nelle nebbie il mitico espresso Lecce-Zurigo via Milano. E quanti il Bari-Torino. Ora l’emigrazione è intellettuale, dopo le valigie di cartone vanno i nostri ragazzi laureati col trolley e il computer. Ma vanno e vengono anche i pendolari. Vanno e vengono gli imprenditori e gli uomini d’affari. Vanno e vengono le merci. E vanno e vengono anche i turisti, soprattutto vengono sempre più nelle terre del sole. 

Non ci fossero i treni, le strade, le autostrade, gli aerei, il Sud resterebbe ancor più la periferia d’Europa che è: bisogna raggiungerlo di proposito, non ci si passa per andare altrove in questa lunga Italia che il buon Dio ha disegnato così con un po’ di distrazione. Perciò se qualcuno decidesse di far male al Sud, il sistema sarebbe rapido: isolarlo. Farlo diventare, ad esempio, un binario morto, come dice un dolente cartellone affisso in Puglia con la foto delle coppole che partivano sùbito dopo la guerra, e le mamme con i figli al collo. Detto e fatto. Dopo due anni e due governi, la missione è compiuta. 

Per restare alla Puglia, le indiscrezioni sui nuovi orari invernali la danno collegata solo con tre Freccia Argento per Roma. Ma nella capitale non si potrà arrivare prima delle 11,30, quando già stanno pensando alla pausa pranzo. E dalla capitale non si potrà rientrare più tardi delle 18, lasciando nel mezzo non solo il binario morto ma ore morte nelle quali si potrà concludere meno che niente. Neanche a pensarci alle ore piccole: niente notturni giornalieri con la capitale, niente Taranto-Milano (e a Taranto c’è una cosina come l’Ilva per la quale qualche viaggio su e giù s’immagina sia necessario). 

Ma come, proprio i treni notturni che fanno risparmiare tempo e riducono i costi per il Sud? Mah, rispondono da Trenitalia, ormai ci sono i voli low cost, a basso prezzo, che li hanno soppiantati ovunque in Europa. Ma il Mezzogiorno non è un caso particolare in Europa? Cosa vuole che ci interessi, noi siamo una società privata e dobbiamo fare utili. Quindi meno treni perché ci sarebbero meno passeggeri. 

Ma non è che ci sono meno passeggeri perché ci sono meno treni? Sembra la storiella del comico Petrolini. Il quale, a uno spettatore che disturbava dalla galleria del teatro disse di non avercela con lui, ma con i suoi vicini che non lo buttavano giù. Non dovremmo avercela con Trenitalia, ma con un governo disinteressato a farle capire che il trasporto non è un’eventualità come un gelato dopo pranzo, ma un diritto fondamentale protetto dalla Costituzione. La quale non dice che ci si può muovere di più o di meno a seconda di dove si è nati. Ma questo è il Paese che in 150 anni si è guardato bene dal collegare il Sud dal Tirreno all’Adriatico, tipo Bari-Napoli, dovesse mettersi in testa di essere più unito per far valere le proprie ragioni. 

Si è guardato bene dal collegare decentemente le città meridionali fra loro, dovessero concludere affari in comune. Si è guardato bene dal far arrivare un treno a Matera, dovesse la città lucana perdere il suo primato nazionale di noncuranza. E ora si guarda bene dal dare al Sud l’alta velocità ferroviaria come al Nord. Forse perché il Sud è l’eterno posto in cui si prenderebbe tempo e si perderebbe tempo, quindi a bassa velocità? Guardi, sviluppiamo l’alta velocità dove più alto è lo sviluppo economico. Appunto, Paese a due velocità. Che pensa allo sviluppo di chi è già sviluppato e se ne infischia di chi è meno sviluppato. 

Paese in cui se va la locomotiva del Nord, il Sud può ringraziare di essere il bagaglio appresso. E Paese che anche per questo non solo non cresce più da oltre vent’anni, ma ora va indietro pur avendo in casa un tesoro considerato invece una vergogna da tenere nascosta. Così si spiega l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da cinquant’anni. Così si spiega una statale ionica che divide Puglia, Basilicata e Calabria invece di unirle. Ma del resto, il ministro dell’economia, Grilli, parla a un giornale tedesco e dice che il modello di crescita del Sud è fallito. Signor ministro, questo è più o meno evidente. Si vorrebbe sapere piuttosto se intende rimediare togliendo al Sud i treni invece di darglieli, così come terapia d’urto. E si vorrebbe sapere se la conclusione è far morire il malato, anche se ci hanno provveduto prima di lei. 

(Ultime notizie. Per almeno metà dei politici italiani il Sud non esiste. Questa sconveniente parola non è stata mai pronunciata, se non di sfuggita da Bersani, durante il dibattito televisivo fra i candidati alle elezioni primarie del centro sinistra. L’intervistatore non lo ha chiesto, ma nessuno impediva agli intervistati di parlarne. Quindi il Sud non è il principale problema d’Italia e non è la principale soluzione ai problemi d’Italia. Evviva).

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

martedì 12 giugno 2012

Svimez: al Sud si pagano piu' tasse che al nord!


(AGI) - Roma, 12 giugno - I cittadini del Sud "continuano a pagare piu' tasse sia di quelli del Nord che di quelli del Centro, non in cifra fissa ma in termini di peso sul PIL". E' quanto emerge dal rapporto Svimez 2011 sulla finanza dei comuni.

Le entrate correnti, spiega l'indagine, negli ultimi venti anni nei comuni del centro-nord sono passate da 1.075 euro pro capite del 1991a 987 del 2010 con una riduzione dell'8,2%. Al sud nello stesso periodo le entrate correnti sono invece salite da 774 euro del '91 a 790 euro del 2010. Le entrate tributarie sono schizzate in venti anni del 151% al sud e dell'82% al centro-nord: cio' spiega l'aumento delle entrate correnti nel Mezzogiorno. 
In termini pro capite negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del centro-nord passando da 224 euro nel 1991 a 408 nel 2010 ma nel Sud sono addirittura triplicate: i 121 euro del 91 sono lievitati fino a 303 euro del 2010. La quasi totalita' delle entrate tributarie circa l'81% nel 2010 nella media nazionale deriva da addizionale Irpef, Ici, Tarsu. In particolare queste imposte hanno pesato al centro-nord nel 2010 per l'80%, al sud per l'86%. 

Fonte: AGI 

sabato 26 maggio 2012

La corruzione viene da lontano di M. d'Ambrosio


Ricevo e posto con condivisione questo stupendo articolo, ironico e sagace, di una nuova amica della sezione napoletana del PdSUD, sui furti di libri in quel vero e proprio gioiello che e' la Biblioteca dei Gerolamini a Napoli...e scopriamo chi e' il ladro... il "solito meridionale"??? 
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di Margherita d’Ambrosio
Quando in Italia si parla di corruzione, viene immediato a tutti pensare alle “tangenti” ed al giro di appalti e di speculazioni di cui le pagine della cronaca italiana trasudano ogni giorno. Viene da pensare ad affari loschi, all’universo dei politici prezzolati ed entrati in politica per perseguire il proprio tornaconto. Alle cosche mafiose, ai camorristi, alla ‘Ndrangheta ed alla Sacra Corona Unita, tristemente assurta agli onori delle cronache di questi ultimi giorni. Viene da pensare alle inefficienze della pubblica amministrazione, agli enormi sprechi di denaro pubblico, alle opere faraoniche incompiute ed a quelle che mai si faranno, come il Ponte sullo Stretto e che comporteranno altro sperpero di denaro pubblico ed altri oneri a carico dei contribuenti per le clausole risolutive dei contratti. Viene da pensare ai faccendieri, agli immobiliaristi, agli intermediari, ai consulenti, ai banchieri, alla pletora di portaborse, segretari, buffoni, giullari di corte e ballerine ed a quanti a vario titolo sono al seguito del potente di turno e beneficiano di privilegi acquisiti non per proprio merito, ma per una più o meno millantata “conoscenza” con l’uomo del momento. Viene da pensare alle nomine dei primari negli ospedali, quasi mai per merito e sempre più spesso dovute alla militanza in un partito. Viene da pensare ai fannulloni del Ministro Brunetta, all’universo dei dipendenti pubblici sfaticati, indolenti, sempre pronti a frodare lo Stato ed a rubare lo stipendio. E così via.
Ed invece no. Non c’è solo questo tipo di corruzione.
In Italia, il nostro Paese, la nostra Patria, il “giardin de lo imperio” di dantesca memoria, il fenomeno della corruzione assume miriadi di sfaccettature e talvolta si connota semplicemente con la nomina di “dirigenti”, di uomini risolutivi, di deus ex-machina individuati per i loro curricola ed inviati sul territorio nella salvifica missione di rimetter a posto gli scempi prodotti da intere schiere di lavoratori totalmente inadeguati. Regola che vale ancor più per un Meridione martoriato, sprecone e lavativo che contribuisce in bassa percentuale alla formazione del Pil del Paese e produce un aggravio di tasse per i cittadini del Nord.
L’antica biblioteca dei Girolamini in via Duomo, nel centro antico di Napoli.
Accadde così che un giorno, nell’intento di riparare l’ennesimo malfatto nel Meridione, venne nominato il Dott. Marino Massimo De Caro quale direttore del Complesso Monumentale della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, che verteva in stato di degrado ed abbandono dagli anni '80.
La Biblioteca dei Girolamini fu aperta al pubblico nel 1586 e custodisce circa 160.000 testi antichi, tra cui incunaboli, cinquecentine, manoscritti rarissimi, l’intera collezione privata di Giuseppe Valletta, il Fondo Agostino Gervasio, il Fondo Filippino e le opere di Giambattista Vico, donate dal grande filoso ai Padri Oratoriani. Una collezione antica rarissima, di valore inestimabile e totalmente abbandonata ed incustodita, al punto da non poter identificare con certezza a quanto ammonti il patrimonio di libri sottratti negli anni e negli ultimi mesi, dalla nomina di cotanto genio.

Quello che è certo è che pochi giorni fa, in un deposito di proprietà dell’esimio Dott. De Caro, nei pressi di Verona, sono stati ritrovati scatoloni con migliaia di libri, di cui 279 provenienti senza ombra di dubbio dalla Biblioteca dei Girolamini di Napoli.
Oggi si scopre che i millantati titoli del Dott. De Caro non esistono, non sono mai esistiti e pare sia sì insignito di una laurea, ma ottenuta in Sudamerica dall’Universidad Abierta Interamericana, ma dopo donazione di alcune opere di Galileo Galilei e di un presunto pezzo di meteorite del deserto. Anche questi doni trafugati, vien da chiedersi?
Ma chi è il Dott. Marino Massimo De Caro, oggi arrestato dalla Procura di Napoli con l’accusa di furto di intere collezioni di libri e suppellettili dell’antico oratorio partenopeo?
Il Dottore senza titoli è un amico intimo dell’Onorevole Dell’Utri, già nominato consulente esperto dal Ministro Galan per le tematiche più varie. Il suo immenso sapere spazia dalla cultura all’editoria, dall’esperienza consolare alla costruzione di impianti di produzione di energia dalle fonti rinnovabili.
Un genio incontrastato, insomma, un asso, un jolly nella manica, l’uomo chiave per la risoluzione di problemi difficili. L’uomo chiave invischiato in precedenti accuse di ricettazione, che avevano impedito la sua nomina a Console Onorario del Congo e riconfermato per la sua insostituibile competenza dal Ministro Ornaghi.
Un illuminato, piombato nella Terronia ed in quel di Napoli, città emblema del degrado e della corruzione dilagante, nonché dell’incompetenza con il preciso intento di dilapidare un patrimonio librario inestimabile e che solo per un soffio non è approdato a far bella mostra di sé nelle librerie private dei collezionisti di mezzo mondo. Città in cui è presente un’Università degli Studi Filosofici delle più antiche e prestigiose d’Italia, nota in tutto il mondo e nella quale sicuramente non era possibile reperire risorse umane locali più che qualificate ed in grado di poter riqualificare tale tesoro e riportarlo agli splendori ed ai fasti dei tempi che furono.
Si è preferito scegliere un uomo la cui intenzione era quella di scavare le povere ossa di Giambattista Vico. Voleva vendere all’Estero anche quelle come preziosa reliquia?
Ai posteri l’ardua sentenza.

giovedì 24 maggio 2012

AL NORD PROVE DI CAMBIAMENTO, AL SUD RITORNO AL PASSATO di A. Orofino



Ricevo e posto quest'interessante articolo del nuovo amico della sezione romana del PdSUD Alessandro Orofino di cui condividiamo soprattutto la delusione per il risultato di Palermo, dove Orlando torna a fare il sindaco (per la 4 volta!!!) e secondo noi rappresenta la vecchia politica, con i partiti tradizionali e soprattutto PdL e Lega Nord oramai alla deriva....su Grillo e sul suo boom al Nord vedremo se dopo la vittoria del voto di protesta ci sarà anche la buona amministrazione, nel Sud oltre il caso Palermo ci sono già alcuni casi di buona amministrazione e comunque con la crisi della vecchia politica il Partito del Sud ha un notevole potenziale!
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di Alessandro Orofino

La Parma dei grillini non è il solo ombelico d’Italia. Anche il Sud ha la sua piazza sussultante, il suo paradigma dove sepolcri imbiancati vagolano con una politica che non si fa mai nuova, ma che tutt’al più si dà una incipriata. La città è Palermo. La sede è il Palazzo delle Aquile. A sedere sulla poltrona del Primo Cittadino è Leoluca Orlando che, forte di una vittoria bulgara, ritorna per la QUARTA volta a guidare il capoluogo siciliano. Lui, che il Sindaco lo sa fare. Che a furor di popolo riprende le redini del governo nella città che oggi ricorda quel Giovanni Falcone con il quale il neo sindaco entrò in aperto conflitto.
Nel porto hanno attraccato le navi della Legalità. Un tripudio di giovani sciamerà lungo le vie di Palermo per gridare “NO” alla Mafia, a tutte le mafie. Perché il Sud ha bisogno di cambiare, di voltare pagina. 
Ma in maniera radicale, liberandosi dai tentacoli della criminalità organizzata. E questo può avvenire solo con una politica nuova, non con un restyling della vecchia. Con volti freschi, puliti, che parlino un linguaggio diverso rispetto a quello del passato. E invece. La politica che ha vinto a Palermo è una politica del già visto, che difficilmente ingaggerà rivoluzioni. Una politica stantia, che puzza di vecchio. Quella politica del freno a mano tirato che si afferma in tanti territori del Mezzogiorno. E che lo avvita ancora di più ai suoi mali antichi. Anche a questo occorre dire basta. Bisogna fare in modo che al Sud non ci si vada solo per commemorare i morti di Mafia, o ribadire che la via della giustizia è preferibile a quella dell’illegalità. Che nessun sindaco giri per le strade mostrando una rivoltella spocchiosamente attaccata alla cintola. Nessuna Stalingrado e nessuna Berlino. La Terza Repubblica comincerà davvero quando il Meridione avrà piena coscienza di sé e delle sue potenzialità. Quando al servilismo e al leccaculismo verso il Nord, verrà anteposta una cultura morale, sociale, culturale ed economica rivolta alla scoperta e alla valorizzazione delle proprie risorse. Alla Politica, quella giovane e spumeggiante, questo compito.

martedì 15 maggio 2012

Luoghi comuni: Il sud sperpera denaro in consulenze esterne



Ringraziamo la nostra amica Maria Carannante, statistica, per aver condiviso la sua elaborazione grafica relativa alle consulenze e alle collaborazioni esterne delle amministrazioni locali, suddivise per ripartizione geografica.L’anno di riferimento è il 2010, in quanto non sono ancora disponibili i dati definitivi per l’anno 2011.
I dati sono espressi in numeri indici, cacolati come numero medio di consulenze e ammontare medio dei compensi di ogni singola amministrazione della ripartizione in rapporto alla media italiana. Il riferimento per il calcolo dei valori medi è il numero di amministrazioni che hanno presentato la dichiarazione all’anagrafe delle prestazioni, in modo da evitare distorisioni legate ad una diversa proporzione di non dichiaranti all’interno delle diverse aree.Ciò che emerge è un numero medio e un costo maggiore per gli interventi esterni per le amministrazioni del Nord e del Centro rispetto alla media italiana. Al contrario, il Sud e le Isole mostrano un valore medio in entrambi i casi inferiore alla media. In particolare, il picco di numero di incarichi esterni è registrato nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, con un valore dell’indice rispettivamente di 201,65 e 531,92, mentre risultano essere più onerosi gli incarichi in Valle D’Aosta (251,43) e della Provincia Autonoma di Bolzano (855,53). I valori più bassi per quanto riguarda il numero medio di incarichi sono rilevati in Piemonte (62,61) e in Abruzzo (63,63), mentre i compensi medi più bassi sono stati erogati in Abruzzo (41,26) e Campania (55,42).

Riferimenti: [1] Dipartimento della Funzione Pubblica, “Operazione Trasparenza. Anno 2010.”, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma, 7 Ottobre 2011.

martedì 24 aprile 2012

SVIMEZ: il Sud paga lo 0,38% di PIL in più per le tasse

Uno studio dello SVIMEZ dimostra che al contrario da quanto affermato in modo strumentale dai leghisti, e purtroppo ripetuto come una litania dai principali giornali e "opinionisti" del belpaese in TV, il Sud rispetto al suo reddito paga più tasse del centronord.
Ecco il link:

giovedì 19 aprile 2012

Leghisti senza vergogna quando parlano di Sud "sprecone"...

Da un articolo su "Il Mattino", ecco un altro scandalo leghista e soprattutto che i soloni che parlano di "esempi di onestà e di buona amministrazione del nord" sono solo dei cialtroni e imbroglioni. Una società Buonitalia in liquidazione per debiti, che era una roccaforte "leghista" ed una delle trovate di Zaia, ex ministro leghista alle Politiche agricole, che doveva sponsorizzare l'agroalimentare "italiano", in realtà non ha mai promosso niente originario sotto la linea gotica ma solo prodotti del Nord. Questa società ha avuto, secondo l'articolo su "Il Mattino", 50 milioni di Euro, soldi pubblici (quindi pagati anche sotto la linea gotica di cui sopra), nonostante ciò è sommersa di debiti e va in liquidazione.
Alla faccia dell'onestà padana!!! Alla faccia della buona amministrazione!!!