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lunedì 2 settembre 2013

"Ci risiamo" di A. Rosato

Ci risiamo.
Ancora una volta, e ci si smarrisce nei calcoli con leggi che penalizzano costantemente le tasche dei meridionali. Ancora una volta un provvedimento che penalizza il meridione, i suoi cittadini, le imprese e la già fragile e precaria micro economia che a stento tenta di tenere salda quella dignità che di fatto è messa a dura prova.
Ci riferiamo all’ICI, quella tassa già odiosa di per se per mille e un motivo. Fosse altro per quanto già incamerato tra progetti, bolli, permessi, iva sui materiali di costruzione e sui compensi per il lavoro svolto da imbianchini, elettricisti, imprese edili, idrauilici e a seguire tutti quanti hanno prestato la loro opera, e lo stato ha incassato già migliaia di euro dal proprietario per la costruzione dell’immobile. Tra tasse dirette e tasse indirette il committente versa nelle casse dello stato una percentuale che va ben oltre la metà della spesa totale. Spesso poi lo si fa per i figli, si fanno sacrifici enormi. Rinunce alle quali spesso è impossibile poi rimediare. Tutto ciò per vedere poi quel figlio essere costretto ad abbandonare il meridione, i suoi affetti, i suoi progetti, i suoi sogni. Alle ortiche gli studi fatti per svolgere poi di fatto lavori molto più umili, per emigrare a latitudini nordiche. 
Topograficamente a certi paralleli serve comunque una casa, lo sappiamo, in affitto o indebitandosi per tutta la vita con le banche (nessuna è meridionale ricordiamolo) o finanziarie le quali poi di fatto sono le vere proprietarie dell’immobile tra le altre cose. Quella casa, in una città lontana, più fredda dove il riscaldamento serve davvero per mesi l’anno (e giù con le accise derivate ancora nel granaio), dove non ci sono gli affetti lasciati molto più a sud etc etc, risulta come prima casa solo perché abituale dimora. Quanti meridionali dunque hanno lasciato al paesello la casetta o il rudere ereditato dai genitori. Milioni e milioni di meridionali che si troveranno a pagare l’IMU come seconda casa per quel rudere adesso. Una abitazione vuota, spesso ereditata appunto, che non da reddito materiale se non quello che serve per completare il modello F24 per la riscossione dei tributi. Ma non solo, oltre al danno anche la beffa, poiché questo governo mascherato da colori politici di cui onestamente si fa a capire il confine dell’uno e dell’altro, anzi spesso si manifesta per quello che forse è davvero da sempre, cosa ha pensato di fare. Ha pensato bene di trovare le mancanze dei proventi IMU con una nuova tassa. Una tassa ancora da capire bene nei dettagli, ma della quale si conoscono almeno un paio di cose. La prima che sarà corposa perché mette assieme IMU e altre imposte. Si andrà verso a una service-tax, cosi la chiamano per renderla meno cruda, un’imposta omni-comprensiva concentrata sui valori degli immobili, sui servizi che vengono erogati alle abitazioni e sul valore dei territori dove sorge la casa. Ma a pagarla sarà l’inquilino stavolta, quindi ancora soldi succhiati a quei milioni di meridionali che costretti ad emigrare lasceranno al nord altri milioni di euro che impoveriranno loro e arricchiranno ancora una volta le casse tosco-padane. Non ci saranno di conseguenza risorse familiari per quell'imbianchino, per quell'idraulico, per quell'elettricista che dal Sud sarà costretto a chiudere ed emigrare anche lui probabilmente, arrecando danno su danno. E a pagare di più come diceva Antonio De Curtis, è sempre pantalone.
Il Partito del Sud dice basta a questo continuo atto di vampirismo che succhia sempre il sangue del meridione e dei meridionali. Questo stato sanguisuga deve la deve smettere con l’opera di desertificazione economica, culturale, industriale e quell'esodo forzato che ha oramai caratteristiche bibliche. Si, proprio come quell'esodo che porto gli ebrei a cercare rifugio nel deserto. Esodo che ebbe poi  come risultato, la schiavitù del popolo ebraico.


Antonio Rosato
Coord. Partito del Sud - Lazio 

martedì 12 giugno 2012

Svimez: al Sud si pagano piu' tasse che al nord!


(AGI) - Roma, 12 giugno - I cittadini del Sud "continuano a pagare piu' tasse sia di quelli del Nord che di quelli del Centro, non in cifra fissa ma in termini di peso sul PIL". E' quanto emerge dal rapporto Svimez 2011 sulla finanza dei comuni.

Le entrate correnti, spiega l'indagine, negli ultimi venti anni nei comuni del centro-nord sono passate da 1.075 euro pro capite del 1991a 987 del 2010 con una riduzione dell'8,2%. Al sud nello stesso periodo le entrate correnti sono invece salite da 774 euro del '91 a 790 euro del 2010. Le entrate tributarie sono schizzate in venti anni del 151% al sud e dell'82% al centro-nord: cio' spiega l'aumento delle entrate correnti nel Mezzogiorno. 
In termini pro capite negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del centro-nord passando da 224 euro nel 1991 a 408 nel 2010 ma nel Sud sono addirittura triplicate: i 121 euro del 91 sono lievitati fino a 303 euro del 2010. La quasi totalita' delle entrate tributarie circa l'81% nel 2010 nella media nazionale deriva da addizionale Irpef, Ici, Tarsu. In particolare queste imposte hanno pesato al centro-nord nel 2010 per l'80%, al sud per l'86%. 

Fonte: AGI 

martedì 24 aprile 2012

SVIMEZ: il Sud paga lo 0,38% di PIL in più per le tasse

Uno studio dello SVIMEZ dimostra che al contrario da quanto affermato in modo strumentale dai leghisti, e purtroppo ripetuto come una litania dai principali giornali e "opinionisti" del belpaese in TV, il Sud rispetto al suo reddito paga più tasse del centronord.
Ecco il link:

lunedì 2 aprile 2012

TASSE, SVIMEZ: IL SUD PAGA LO 0,38% DI PIL IN PIU’ DEL CENTRO-NORD



Triplicate in venti anni le entrate tributarie al Sud: da 119 a 298 euro La SVIMEZ: più poteri alle Regioni in materia tributarie e interventi perequativi a sostegno del Sud come prevede la Costituzione


Protagonisti di uno sforzo fiscale senza precedenti e penalizzati dall’abolizione dell’ICI, che non ha comportato né sembra comportare nell’attuale formulazione dell’IMU, meccanismi perequativi a sostegno delle aree deboli, come prevede invece la Costituzione.



È questa la fotografia impietosa dello stato dei Comuni meridionali che emerge dal primo Rapporto annuale SVIMEZ sulla finanza dei Comuni scaricabile dal sito www.svimez.it.Condotto sulla base di dati del Ministero dell’Economia e del Ministero dell’Interno, il volume, curato da Federico Pica e Salvatore Villani ed edito dalla SVIMEZ, prende in esame la finanza dei comuni delle Regioni a statuto ordinario degli ultimi vent’anni, dal 1991 al 2010.

Entrate correnti - Negli ultimi venti anni nei Comuni del Centro-Nord si è passati dai 1.063 euro pro capite del 1991 ai 976 del 2010, con una riduzione dell’8,2%, mentre nel Mezzogiorno nello stesso periodo le entrate correnti sono salite dai 765 euro del 1991 ai 780 euro nel 2010.

Trasferimenti - Negli ultimi venti anni i trasferimenti dallo Stato sono diminuiti considerevolmente sia al Centro-Nord che al Sud. I 555 euro pro capite trasferiti al Centro-Nord nel 1991 sono crollati a 292 euro nel 2010. Situazione leggermente migliore nel Mezzogiorno: qui i 555 euro del 1991 sono diventati nel 2010 331 euro a testa, circa 74 in più. L’erogazione dei trasferimenti ha comunque privilegiato i Comuni del Centro Italia rispetto al Sud, con 611 euro nel 1991 e 365 nel 2010, contro i 331 del Mezzogiorno.