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lunedì 8 luglio 2013

I BRONZI di RIACE, abbandonati, in attesa dell’ennesima ristrutturazione...il Partito del Sud chiama alla mobilitazione! di A. Balìa



Se potessero arrossirebbero loro dalla vergogna e dalla mortificazione, se non fossero di bronzo! Già, di bronzo come la faccia dei politici italiani. “La cultura non da da mangiare…” è la dotta considerazione regalataci tempo fa, se la memoria non ci inganna, da quella gran mente di Giulio Tremonti! Ma a tutto c’è un limite. Un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera rifà la storia di questa ennesima vergogna, figlia dell’inedia del Ministero della Cultura e dei politici calabresi, cattiva espressione d’una meravigliosa terra del Sud dell’Italia. Furono ritrovati il 16 Agosto del 1972, vennero esposti a Firenze con ragguardevoli numero di visite e poi in Calabria, nella loro terra presso il Museo della Magna Grecia, dove per insufficiente gestione della comunicazione ebbero un numero ben più modesto di visitatori (almeno nell’ultimo triennio d’esposizione dal 2006 al 2009). Ebbene, dal 23 Dicembre del 2009, causa necessità di ristrutturare il Museo, giacciono supini in una sala di Palazzo Campanella sempre a Reggio Calabria. Sono stati stanziati dai Fondi europei ben 10 milioni di euro per questi lavori che, se malauguratamente s’arrivasse al 2015, non sarebbero più usufruibili. Diatribe d’ogni genere, tra il sindaco che oppone fantasiosi problemi di viabilità e le opposizioni ai lavori dell’associazione Amici del Museo che si preoccupa d’una necropoli sottostante al Museo che potrebbe ricevere danni dall’avanzamento dei lavori. Insomma la Salerno – Reggio Calabria fa da esempio sulla tempistica. Pochi sanno come individuare la sala che accoglie i  Bronzi, e questa è solo la prima delle difficoltà che la dice lunga sull’attenzione riservata a tutta la faccenda. 
Il Partito del Sud denuncia quanto sopra come stato delle cose insopportabile per la disattenzione ministeriale e la pervicace inettitudine e lassismo burocratico d’una classe politica locale di cui il Sud non ne regge più la presenza e ne avverte l’impellente necessità di ricambio. Stendiamo poi un velo pietoso sulla malsana e ventilata ipotesi di scippare i Bronzi al Sud per ricollocarli magari in un sito centro/nordico! Classico esempio di risoluzione a proprio uso e consumo. Ringraziamo ma I Bronzi di Riace sono esempio di grandezza e memoria d’un Sud aulico e della sua millenaria storia e cultura, e la loro casa risiede in Calabria. Il Sud va difeso con le unghie dai suoi figli e da chi ne ha cuore le sorti, non potendo, in primis, permettersi l’oblio sciatto e immemore su uno degli argomenti, come la cultura e la conservazione e valorizzazione dei suoi beni artistici e architettonici, che è rispetto della memoria e potenziale volano di sviluppo economico.


Andrea Balìa

Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud 



venerdì 30 novembre 2012

Il dramma di Taranto e le scelte sbagliate del Sud e della sinistra

Il dramma dell'ILVA di Taranto e del bivio tragico al quale siamo arrivati della scelta tra lavoro e salute, nonostante molte dichiarazioni di circostanza che si sentono dal governo e anche dalla sinistra come necessità di coniugare entrambe, è un chiaro segnale che le scelte strategiche di questo paese, anche e soprattutto al Sud, sono state errate e mi sembra strano che qualcuno ancora non abbia posto il problema in questi termini.

Massimo rispetto per i lavoratori dell'ILVA e per la loro dignitosa lotta per il posto di lavoro, ma qualcuno deve dire che il futuro del Sud non può essere queste mostruosità, questi mega-impianti che saranno destinati a sparire non solo dall'Italia ma dall'intera Europa.

E' un po' lo stesso errore che si fece con Bagnoli negli anni '60-'70, un errore fatale per lo sviluppo della zona flegrea che la sinistra difese ostinatamente all'epoca contro tutto e tutti non solo per salvaguardare (giustamente) il posto di lavoro degli operai ma anche per salvaguardare un suo bacino elettorale. Alla fine poi Bagnoli chiuse. Oggi si dice che ILVA guadagna...ma per quanto tempo? A quali costi per il territorio?
Gli ultimi padroni dell'ILVA, la famiglia Riva, sono i classici imprenditori settentrionali che privatizzano i profitti e rendono pubbliche le perdite, la loro storia è un pò un classico dell'imprenditoria padana, simile a quella dei "capitani coraggiosi" come Colaninno e Gnutti, "cavalieri" alla Berlusconi...sempre pronti ad approfittare dei favori della politica, spacciandosi anche per "patrioti" come nella vergognosa vicenda della cordata per Alitalia dove ci sono tutti insieme.appassionatamente, infatti i Gavio e i Benetton oltre alla famiglia Riva sono i soci principali di CAI che detiene il 75% delle azioni di Alitalia per un po' e poi li venderà ad AirFrance, un vero capolavoro di business criminale pianificato dal governo Berlusconi.
Per non parlare della solita assenza della stessa politica, nazionale e locale...ma se i Riva finanziano destra e sinistra e se il governo Monti si appresta a varare una legge salva-ILVA che renderà Taranto sito di "interesse strategico" cioè zona franca (dalle leggi di tutela ambientale) come Acerra e altre discariche del Sud, il quadro criminale è completo.
Visto che siamo in tema di slogan...io sono con i magistrati di Taranto senza se e sena ma, questo non significa non essere solidali coi lavoratori e sarei per applicare pene severissime alla proprietà ILVA come ha provocatoriamente detto Pino Aprile pochi giorni fa. 

Se pensiamo ad un arco temporale medio-lungo poi, non credo che l'industria pesante abbia possibilità di sopravvivenza non solo a Taranto ma in tutto il Sud, in Italia e oserei dire nell'intera Europa. Non voglio dire che dobbiamo pensare a smantellare subito le (poche) industrie rimaste ma bisogna iniziare a pensare ad un grande processo di riconversione, un processo che traghetti il paese in un'era post-industriale dove conteranno più le idee che le merci. E se questo non si capisce in Italia, e non mi pare che si stia capendo, anche ascoltando le frasi fatte su Taranto dei Bersani e dei Renzi e perfino di Vendola che tra i pretendenti alle primarie del centro-sinistra mi sembrava di gran lunga il migliore, dobbiamo essere noi meridionalisti a pensarlo per il Sud. Un pensiero autonomo che dovrà decidere autonomamente il destino ed il futuro della nostra terra, mai più ILVA e mai più Sulcis che inquinano e sono a serio rischio competitivo con analoghi impianti in Oriente, tra l'altro pagando le tasse non dove inquinano ma dove hanno la loro sede legale che è quasi sempre al Centro-Nord, sempre più centri di ricerca e fabbriche di idee.



Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

martedì 24 maggio 2011

La vergogna di FINCANTIERI...esplode la giusta rabbia degli operai di Castellammare! E il Partito del Sud esprime la sua solidarietà!


Ricevo e posto con condivisione il Comunicato che mi arriva dalla sezione napoletana del PdSUD, a Castellammare giustamente esplode la rivolta degli operai della FINMECCANICA dopo la notizia della chiusura dello stabilimento...e dopo un secolo e mezzo l'opera di distruzione coloniale italian-padana della cantieristica napoletana e' quasi terminata...

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Non sono bastati 150 anni di vergognosa e proditoria opera di declassazione, di commesse scientificamente non concesse dall'unità d'Italia in poi, con un ruolo volutamente subalterno dato alla cantieristica meridionale per mortificare quello che era un vanto industriale per il Sud.
Non è bastato costruire un'operazione che portasse l'Ansaldo e la cantieristica del Nord a primeggiare rispetto ai gloriosi Cantieri di Castellammare.
Il tutto doveva portare ad un epilogo che decretasse la morte di qualcosa che era per puro miracolo resistesse ancora. E chi poteva attuarlo? Quando poteva succedere se non sotto l'egida del governo più antimeridionale dalla nascita della repubblica? Quel governo dove la nefasta presenza d'una forza xenofoba e razzista come la Lega Nord, porta e condiziona lo stesso governo ad accellerare in una politica sempre più nord centrica che intende con pervicace protervia ridurre sempre più il Meridione al solo ruolo di mercato di consumo interno, depauperandolo delle ultime risorse induhttp://www.blogger.com/img/blank.gifstriali.
Il tutto nello sfregio più smaccato della storia industriale d'un territorio e mettendo sul lastrico forze lavoro qualificate togliendo il sostegno a migliaia di famiglie.
Il Partito del Sud è vicino alla sua gente, s'impegna a denunciare con forza quest'ennesimo scandalo ed a sostenere la battaglia dei dipendenti d'una così gloriosa e qualificata struttura!

Partito del Sud - Napoli