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giovedì 28 febbraio 2013

ELEZIONI 2013 : Vince la nuova P2 (Promesse e Populismo)


Ricevo e posto una condivisibile analisi dell'amico Andrea Balia dei risultati del voto nazionale...




Alla perenne ricerca del salvatore della Patria !

Il voto, il risultato d’un popolo ubriaco, sfiduciato e immemore

Eccola qui la nuova P2: promesse e 
populismo! Ebbene si, hanno vinto loro, i due sentimenti verso cui il popolo italiano ha un debole, una predisposizione atavica. Al popolo della penisola italica piace sentirsi promettere la luna, ricevere la promessa di cose su cui far immediatamente cassa (Imu cancellata se non rimborsata, posti di lavoro nella quantità di qualche milione, sanatoria sulle tasse impagate e lapidazione degli enti debitori, ecc…). Sul come ciò possa avvenire poco conta, sull’attendibilità del promettente, sulla veridicità ed attuabilità delle promesse poi non interessa stare a fare le pulci; preferibile optare su chi dice e promette di poter passare all’incasso subito senza tante paturnie. Predisposizione nazionale al gioco, puntando sulla passata di mano di poker vincente e risolutiva incassando in un colpo solo il bottino del banco. Oppure tentare la strada del nuovo salvatore della patria: Mussolini, Berlusconi, buon ultimo Grillo, insomma colui che sa come si fa, senza tante menate sulla democrazia, alla ricerca del capo risolutore dei problemi che affliggono il paese, e ancor meglio se ha un carisma vero o presumibile, doti istrioniche, simpatia e comunicativa. Se poi è pure barzellettiere, comico addirittura di professione, beh…allora è davvero il massimo, è uno di noi. Un popolo, quello italiano ubriacato da queste cose verso cui, come da comprovata storia, ha predisposizione naturale, e come dopo un buon bicchiere di vino, su cui è pronto a far accordi, a concedere fiducia. Da non sottovalutare tra l’altro la giusta (questa sì) sfiducia per le preoccupanti e avvilenti condizioni economiche che lo affliggono, che lo portano a contestare tutto e la tentazione forte di far saltare il banco e buttarsi nelle mani del più sfrenato populismo, succeda quel che succeda. Immemore come popolo, che chi promette è chi già lo ha fatto più volte e non ha mai mantenuto. E’ vero quel signore è un po’ chiacchierone, puttaniere, forse di quei tanti processi in cui è stato ed è coinvolto – pure per calcolo delle probabilità – in qualcuno almeno sarà colpevole, all’estero ridono di lui considerandolo più un personaggio da avanspettacolo (testuale, e riferitomi come giudizio da un potente imprenditore tedesco) e noi dei masochisti a credergli….ma in fondo fosse la volta buona che ci risolve i problemi ? (e qui torna la predisposizione al gioco d’azzardo). Del resto siamo un popolo che dimentica tutto facilmente, cui non ci è voluto molto a raccontargli frottole sulla sua storia, ad occultarne la memoria, a fargli credere che un Garibaldi fosse un Che Guevara, a introiettare il senso di minorità nelle menti e nella coscienza di almeno metà di esso. Quindi di cosa stupirsi? Le ragioni dell’incredibile rimonta del Cavaliere e del boom del comico genovese sono in gran parte queste, cui si sommano i timori e l’incapacità dei una sinistra vera che fa fatica a voler fare il proprio mestiere, a riconoscere il suo DNA, a volersi fare portatrice e propositrice d’un sogno (giusto o sbagliato, non sta lì il problema) e a comunicarlo. Poi una banda di accattoni e questuanti politici a far da contorno,  da cui lo stesso Ingroia (per fretta e inesperienza) non ha saputo del tutto prendere le distanze. E poi il magistrato non fa il simpatico, non è telegenico, e gli italiani non sono attirati da queste persone, pur se serie ed animate da sani ma poco divertenti propositi. Il Sud? Il Sud è ancora in attesa di chi lo rappresenti, si faccia carico una volta e per tutte delle sue ragioni. Il nostro, il mio, Partito del Sud, ha fatto la sua coraggiosa presenza nel Lazio, al Senato. I suoi 1275 voti sono, alla resa dei conti, un piccolo miracolo – senza soldi e mezzi – in una regione del centro, molto governativa e poco o per niente meridionale. Almeno ci ha messo la faccia, almeno ha dichiarato con coraggio d’esserci facendo la piccola, orgogliosa resistenza. Credo personalmente che, come disse il grande Nicola Zitara nei suoi ultimi mesi di vita, bisognerà continuare la verifica di trovare la sponde giuste, non quelle più forti ma quelle più praticabili, pulite e attente ai nostri temi, in un ambito del progressismo aperto al sociale, al civile, fuori dalle vecchie ideologie. Da non confondere banalmente col centrismo. Il meridionalismo è una cosa, il neoborbonismo un’altra (pur riconoscendogli i meriti di ricerca e verità sulla memoria storica), per cui il sogno di unire diavolo, acqua santa, destrorsi e sinistrorsi, nostalgici e reazionari camuffati, improvvisati e tutto il resto, è compito arduo, illusorio e non praticabile come da vecchie ed ultime esperienze. Noi proseguiremo il nostro percorso in un paese molto incartato, parecchio cialtrone e sempre più difficile.

Andrea Balìa

co/segretario nazionale del Partito del Sud

p.s. : tra le poche soddisfazioni il sapere che ascari e politicanti venduti di quart’ordine, scorno e miseria del nostro Sud, come Miccichè e Lombardo resteranno a casa, fuori almeno dal gioco parlamentare.

lunedì 4 giugno 2012

Spesa pubblica eccessiva al Sud?



Ricevo e posto quest'interessante articolo sulla spesa pubblica in italia che, con un'analisi molto simile a quella gia' fatta da viesti in "mezzogiorno a tradimento", sfata numeri alla mano il luogo comune "troppi soldi al sud"..........

Visto il ruolo fondamentale giocato dal Patto di Stabilità Europeo nelle politiche nazionali è di fondamentale importanza dare uno sguardo complessivo alla Spesa Pubblica Nazionale. Qui di seguito proveremo a descrivere le caratteristiche della spesa pubblica Italiana in un ottica territoriale. Questo articolo prova a risponder a domande che sorgono naturali, ma a cui i media spesso non danno risposte coerenti e precise.
La Spesa pubblica dedicata alle regioni del Mezzogiorno è eccessiva rispetto a quella riservata alle regioni del Centro-Nord? E di conseguenza possiamo ritenere fondate le polemiche sugli eccessivi flussi di denaro pubblico diretti verso le regioni meridionali? Inoltre qual è il tipo di Spesa Pubblica da destinare alle regioni meno sviluppate per sostenere processi di convergenza economica?
Prima di affrontare il tema della distribuzione territoriale della Spesa Pubblica è importante capire come essa è strutturata. La Spesa pubblica sostanzialmente si divide in tre grandi categorie 1) Spesa Corrente, 2) Spesa in Conto Capitale, 3) Interessi Passivi.
Spesa Corrente:  necessaria all’ordinaria conduzione della struttura statale. Le spese correnti concernono:
  • i movimenti finanziari relativi alla produzione ed al funzionamento dei servizi dello Stato (spese per il personale sia in servizio sia a riposo, spese per l’acquisto di beni di consumo ecc.);
  • i movimenti inerenti alla redistribuzione dei redditi attuata dallo Stato a favore di particolari categorie di soggetti in base a determinate linee di politica economico-sociale (sovvenzioni, contributi, sussidi, pensioni di guerra ecc.);
  • gli ammortamenti di beni patrimoniali, che hanno un rilievo puramente economico e non finanziario.
Spesa in Conto Capitale: detta anche di investimento, è quella parte di spesa con la quale lo Stato mira a svolgere una politica attiva nell’ambito economico nazionale. Le spese in conto capitale comprendono:
  • le spese per investimenti, sia diretti che indiretti (attuati questi ultimi mediante assegnazioni di fondi ad altri soggetti);
  • le spese per l’acquisizione di partecipazioni, azioni, per conferimenti e per concessioni di crediti per finalità produttive, ecc.
Esse rappresentano, in definitiva, il contributo che lo Stato dà alla formazione del capitale produttivo del paese.
Interessi Passivi: La spesa per gli interessi passivi è la quota della spesa pubblica destinata al pagamento degli interessi ai sottoscrittori di titoli pubblici. Questa voce ha assunto una crescente importanza nel bilancio dello stato a causa dell’eccessivo indebitamento effettuato dai governi in passato.
Il grafico sottostante evidenzia quanto ognuna delle tre categorie sopra elencate influisce sulla Spesa Totale (Fonte:http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&task=view&id=975&Itemid=44).
Si nota pertanto come circa il 90% della spesa pubblica è di natura corrente, e meno del 10% è destinata a investimenti e politiche di sviluppo industriale ed economico. Il decremento della Spesa in Conto Capitale risponde certamente ad esigenze di finanza pubblica legate al piano di stabilizzazione post 1992 e alla necessità di aderire all’euro, ma quello che colpisce è la ripartizione dell’aggiustamento tra spesa in CC e spesa corrente. Il volume complessivo della spesa pubblica italiana in termini di PIL è allineato ai valori medi degli altri paesi dell’Unione Europea. La quota della spesa pubblica complessiva della Pubblica Amministrazione sul PIL nel periodo 2001-2010 è pari al 48,9 per cento (Eurostat) a fronte del 47,7 per cento degli altri paesi che hanno adottato la moneta unica. Il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo conferma che, nonostante l’allineamento ai valori medi internazionali, l’allocazione della spesa risulta squilibrata soprattutto a causa di un eccessivo peso della spesa corrente rispetto a quella in conto capitale e di una distribuzione territoriale che non rispecchia i bisogni dell’area meridionale (fonte DPS: Dipartimento per le politiche di sviluppo).
Qual è la distribuzione territoriale della spesa della Pubblica Amministrazione? Il grafico sottostante risponde a tale domanda.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la Spesa della Pubblica Amministrazione è nettamente più elevata nelle regioni Settentrionali. La media degli ultimi 15 anni mostra uno squilibrio in termini di spesa pro capite tra Centro-Nord e Sud con una media pro capite rispettivamente di 9.208 € e di 7.549€.  Ma a cosa è imputabile tale differenza di spesa?
La maggior parte dell’effetto di differenziazione territoriale tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno è imputabile alla Spesa Corrente che costituisce circa il 90,6 per cento del bilancio pubblico. La spesa corrente è molto influenzata dalle spese previdenziali (e pensionistiche), che rappresentano circa il 40% delle spese correnti totali. Ma a tale voce di spesa c’è da aggiungere la Sanità, l’Educazione e altri settori che non stiamo qui a specificare. Per dare un’idea della spesa pro-capite settoriale basti guardare il grafico sottostante. Si nota come nell’ambito della sanità la spesa procapite è più elevata nel Centro-Nord, in quello dell’educazione è più alta nel Mezzogiorno (anche a causa di differenze nella struttura demografica: la popolazione meridionale più giovane in media rispetto a quella centro-settentrionale).
Sarebbe interessante analizzare in maniera più approfondita la spesa settoriale, in questo articolo tuttavia ci limitiamo a descrivere e quantificare la spesa pubblica procapite in valori aggregati.
Il quadro della distribuzione territoriale della spesa pubblica cambia notevolmente però se all’analisi della sola Spesa della Pubblica Amministrazione in senso stretto (PA) si aggiunge quella della Spesa delle Aziende a partecipazione Statale (come Ferrovie dello Stato, ANAS, ENEL etc, il cosiddetto Settore Pubblico Allargato). È sul Settore Pubblico Allargato (SPA) che risulta di estrema rilevanza approfondire le analisi riguardo la dinamica della spesa in conto capitale. La funzione di riequilibrio a favore del Mezzogiorno della spesa in conto capitale,  terminata per la PA a partire dal 2007 (cfr. Figura III.3) termina molto prima nel settore pubblico allargato.
Sin dal 2001, infatti, la spesa in conto capitale del SPA  risulta essere molto più alta nelle regioni settentrionali. La maggior parte di tali Enti del SPA (Ferrovie, ENI; ENEL; Poste, Aziende ex-IRI ) risulta infatti lontano dal perseguimento dell’obiettivo di assicurare al Mezzogiorno il 45 per cento della propria spesa in conto capitale (cfr. Tavola III.3). Sia pure con qualche miglioramento negli ultimi anni per alcuni di essi, la quota di spesa destinata alle regioni meridionali è nettamente inferiore a quella destinata al Centro-Nord. ANAS è l’unica azienda pubblica a destinare circa il 50% della sua spesa in conto capitale alle regioni meridionali. Ferrovie dello Stato riserva una spesa per investimenti nel Sud molto ridotta rispetto al resto della nazione (solo 22% nel 2009), mentre ENEL arriva ad una quota del 23%. Questa scarsa attenzione agli investimenti nelle regioni meridionali si traduce in una dotazione infrastrutturale carente, come è stato più volte sottolineato da Svimez e altri istituti di ricerca.
A questo scenario si deve aggiungere il dato sconcertante, confermato dal DPS 2010, secondo cui c’è una riduzione costante della quota della spesa totale destinata all’area meridionale in rapporto a quella nazionale: 32,1 per cento nel 2006, 30,2 nel 2007, 29,7 nel 2008, 28,7 nel 2009.
Il fatto sconcertante è che l’obiettivo dichiarato delle politiche di sviluppo è quello di sostenere l’aumento della spesa in conto capitale nelle aree sottoutilizzateA quanto pare questo obiettivo viene continuamente mancato.
Se continuiamo ad analizzare la Spesa in Conto Capitale in maniera più approfondita, è necessario precisare che quest’ultima presenta due voci differenti di spesa. La spesa in CC si divide in Spesa Diretta per Investimenti, e Spesa per Incentivi e Trasferimenti alle Imprese. La teoria economica e il DPS stesso sono concordi nell’affermare che il contributo della prima componente alla crescita di un’area sia maggiore e più immediato rispetto a quello garantito dalla spesa per incentivi e contributi agli investimenti.                                                                                                                                                   
Esistono differenze nell’allocazione territoriale di questi due tipi di spesa? Ebbene si. La Spesa per investimenti diretti è maggiore al Centro-Nord. Per di più, a fronte di una totale stabilità dei due aggregati nel Mezzogiorno nel biennio 2008-2009, il Centro-Nord segnala una crescita consistente sia della spesa di investimenti diretti che della spesa per trasferimenti di capitale (pag. 136  Rapporto Annuale DPS 2010 sulle aree sottoutilizzate).  Il grafico sottostante evidenzia una maggiore spesa “virtuosa” nelle regioni centro-settentrionali rispetto a quelle meridionali (dati medi dal 2001 al 2009).
Tutto ciò appare sconcertante e mostra una mancanza di una vera e propria  politica con cui affrontare il problema storico della questione meridionale. Tuttavia non si avrebbe una visione completa sulla distribuzione territoriale della Spesa Pubblica in conto capitale se non si analizzasse la fonte e la natura dei fondi utilizzati per tali spese.
Contrariamente alla Spesa Corrente, interamente di natura ordinaria, la Spesa in CC è costituita sia da risorse ordinarie sia da risorse “straordinarie” aggiuntive (pag. 129 Rapporto Annuale DPS 2010 sulle aree sottoutilizzate). Le risorse aggiuntive provengono di norma dai cosiddetti fondi FAS (Fondi Aree Sottoutilizzate, destinate dallo Stato per sole politiche di sviluppo territoriale) e dai Fondi Strutturali Europei (messi a disposizione dall’UE).                                                                                                                           Se analizziamo la struttura della Spesa in Conto Capitale secondo queste due fonti di finanziamento, si nota come le risorse “straordinarie” hanno svolto una funzione essenziale di sostegno allo sviluppo nel Mezzogiorno, rappresentando circa il 50 % delle risorse in conto capitale complessive. Ciò vuol dire in termini pro capite che, in assenza delle risorse aggiuntive, gli 877 euro pro capite, di cui ha usufruito il cittadino del Mezzogiorno tra il 1998 e il 2007, si ridurrebbero a 427, pari a meno del 50 per cento, mentre i 796 del cittadino del Centro-Nord rimarrebbero sostanzialmente invariati (cfr. Figura III.5).
Appare evidente che manchi in Italia la voglia di affrontare la Questione Meridionale come una vera priorità dell’agenda economica nazionale. Senza le politiche di sostegno dell’Unione Europea lo scenario economico del Mezzogiorno sarebbe ancor più desolante.  Affermare che il Mezzogiorno riceva flussi di denaro pubblico eccessivi appare alla luce di questi dati una mezza verità.

sabato 21 maggio 2011

COMUNICATO N°27 BEPPE DE SANTIS: LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN CORSO QUALE OCCASIONE DI NASCITA E SVILUPPO DEL PdSUD

Fratelli e sorelle meridionali,

sapete che il PdSUD è nato, come sigla e primo nucleo organizzato, nel 2007, nel fervido laboratorio politico comunale di Gaeta, per passione e ingegno innanzitutto di Antonio Ciano, nostro Presidente onorario.

Nei tre anni successivi, questo lievito gaetano ha continuato a fecondare. A fertilizzare il terreno. Con l’approfondimento teorico, progettuale e programmatico. Con l’aggregazione di un primo nucleo di dirigenti, promotori e sostenitori, una preliminare rete organizzativa. Con il dialogo fraterno con altri gruppi meridionalisti, nel rispetto della legittima diversità di approcci culturali e politici, da ricondurre, quando possibile, a sintonia. Con la partecipazione a momenti di impegno neomeridionalista, di testimonianza, di promozione culturale e identitaria, di mobilitazione in occasioni simboliche o di attualità politica. Con qualche preliminare sperimentazione di impegno elettorale generale, nel 2008.

Nel biennio 2008-2010, come è noto, vi è stata una accelerazione nella sciagurata aggressione nordista, leghista e razzista contro il Sud e i meridionali. E nella secessione reale, economica, politica, culturale e psicologica tra Nord e Sud.

Contestualmente è germinata, è maturata, si è delineata, finalmente, una sorta di nuova consapevolezza neomeridionalista, di tipo diffuso e carsico, ma anche di tipo consapevole e orgoglioso, nel Sud e tra i meridionali del Centro-Nord. Ne è stato, ad esempio, segno e catalizzatore, il libro “Terroni” di Pino Aprile. Fino al recente “Fuoco del Sud” di Lino Patruno.

Il gruppo fondatore del PdSUD, nel 2010,ha deciso di procedere dalla fase germinale e promozionale a quella direttamente politica, organizzata, popolare e di massa. LA SFIDA TITANICA DI DIVENTARE UN VERO PARTITO. E’ stato questo il senso del Congresso di Napoli del 25 settembre 2010, con l’allargamento e il rinnovamento del gruppo dirigente. Della celebrazione degli “Stati generali del Sud”, il 12 e 14 novembre 2010, a Palermo, occasione di aggiornamento strategico e programmatico.

Gli ultimi sei mesi di attività sono stati dedicati esattamente a questa finalità:

AVVIARE LA FONDAZIONE DI UN VERO PARTITO NEOMERIDIONALISTA, POPOLARE, ORGANIZZATO E DI MASSA.

Non l’ennesima setta presuntuosa, minoritaria, velleitaria, da eterni dilettanti allo sbaraglio.

Un vero partito di massa non basta volerlo e annunciarlo.

Occorre progettarlo, promuoverlo e organizzarlo.

Attraverso una non breve fatica. Tenacia. Pazienza. Intelligenza. Militanza. Spirito di servizio.

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