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martedì 18 settembre 2012

Non credo nell’uomo forte, nell’uomo della provvidenza...c'e' chi lavora per mantenere il Sud diviso di G. Di Grezia



Ricevo e posto quest'articolo di Guglielmo Di Grezia che, con la sua consueta veemenza, attacca chi sta sempre e solo alla finestra pronto a criticare le iniziative degli altri...

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Non credo nell’uomo forte, nell’uomo della provvidenza o unto dal signore.
Non credo nei duci, anche perché, quando se ne sono presentati, è finita sempre allo stesso modo, a schifío direbbero i siciliani... nonostante i nostalgici di ogni tempo ed epoca.
Degli attacchi a Pino Aprile - spesso scomposti - che sono piovuti dopo l’incontro di Bari - mi sento in dovere di dire qualcosa e già so che lui nella sua smisurata bontà non approverà.
Prima di tutto penso che non si possa pretendere che qualcuno sia o voglia essere quello che gli altri vogliono lui sia. Il primo a non credere nell’uomo forte, infatti, è proprio lui... lui è un mite... uno che non attacca mai, anche quando è attaccato... quando è usato per scopi e pensieri distanti da lui anni luce e fatti passare per suoi... non ultimo la rocambolesca uscita dello sciabolatore barbuto - al secolo meglio conosciuto come il pallonaro - per le sue a dir poco fantasiose ricerche storiche delle quali non si conoscono le fonti e che comunque non rivelerebbe nemmeno sotto tortura (parole sue). Questo soggetto, tra un titolo regalato ed un grado usurpato, trova il tempo anche di occuparsi di politica, tacciando di apprendista stregone un personaggio come Marco Esposito, del quale avrebbe fatto bene a leggere il libro da questi scritto dal titolo “Federalismo Avvelenato”.
La sua autosuggestione arriva a fargli sparare delle panzane veramente grandi, del tipo: "ho eluso tutti i blocchi stradali delle forze dell’ordine e dei manifestanti di Terzigno (NA) durante le giornate (e le nottate) di occupazione della discarica e una volta arrivato all’accampamento dei rivoltosi da tutti - soprattutto dai giovani - viene riconosciuto ed a furor di popolo portato in processione con tanto di Te Deum”. Non so se avete presente cosa era il dispiegamento di forze dell’ordine da una parte e di manifestanti dall’altra. Lui, prode e battagliero, elude tutto e tutti... e viene riconosciuto dai giovani... “potenza di facebook” - testuali parole.
In un’altra occasione asserisce di aver frequentato l’Accademia di Livorno senza specificare l’anno accademico, numero di corso, intestazione del corso, implotonamento all’interno dello stesso e la specialità. È arrivato a dire che l’Accademia di Livorno è l’ultima depositaria delle virtú marinare napolitane... ma a Livorno non c’erano i toscani? Non a caso Livorno era una Repubblica marinara... a meno che il semplice fatto che l’Amerigo Vespucci sia stata costruita da maestranze dei Cantieri Navali di Castellammare di Stabia sulla base del progetto della nave “Monarca” possa bastare a giustificare cotanta affermazione. Ha poi asserito che dall’accademia è passato a marconista, stupefacente, visto che quello è un ruolo da sottufficiale e non da ufficiale superiore.
E passiamo al suo "padrone", tanto preoccupato ad esaltare le virtù di famiglia che - assieme a lui - afferma con sicumera che non vi è bisogno di un partito o movimento politico; infatti sono loro a preparare il popolo, al quale bisogna portare la “buona novella” (parole loro), e questo non è pronto... A questo punto un bel viva ’o re ci sta benissimo, che ne dite?
I soliti fascisti, esaltatori di Angelo Manna (ma sia ben chiaro - solo perché era stato eletto nelle file dell’Msi) e a loro dire suoi "eredi" - hanno plaudito al fatto che Pino faccia quello che meglio gli riesce, cioè scrivere, e ci credo, se fosse sceso in campo per loro non ci sarebbe stato più nulla da fare, e poi avrei voluto vedere come facevano a stringere accordi con la Poli Bortone di turno.
Altri poi (tra cui il glorioso trombone d’Apulia) sono arrivati a tacciare Pino Aprile di codardo e approfittatore, di venduto.
Oramai conosco Pino da molti anni e credo di conoscerlo abbastanza per dire che è una delle persone piú coraggiose, piú generose e miti che conosco. Pensate che sono riuscito a far arrabbiare anche lui, sono un rompiscatole di grande levatura.
Aveva una carriera avviata come direttore di giornale “Gente” e non ci ha pensato due volte a mollare tutto per fare il meridionalista a tempo pieno, rinunciando non solo al vile denaro, ma anche agli affetti.
Mi fermo qui perché oramai la mia confidenza sfocia nel toccare fatti personali che non posso certo e non voglio rendere pubblici. Lo si accusa di essersi ritirato quando invece si è messo di nuovo in gioco impegnando tutto quello che ha per fondare un giornale - di questi tempi un impegno finanziario non privo di rischi. Un progetto che interessa tutti i meridionali e i meridionalisti, e che dimostra che oltre ad essere generoso è anche incosciente, ma proprio per questo gli voglio bene, per questa sua particolare attitudine, di sicuro è una persona con un’intelligenza superiore alla media e di un’umanità immensa. Un gigante attaccato da nani e di cui profittano ignominiosi miserabili.
Forse non se l’è sentita di fare il leader di partito, perché non ci sono i numeri o forse ha dei problemi che non gli consentono la sua solita lucidità. Anche io come Zenone di Elea in "Fora" penso che sia necessaria un’azione politica concertata e che se non si riesce a portare le nostre istanze nei palazzi del potere non si risolverà mai niente. Ma da qui a dire che tutto quello che è uscito da Bari è un addio alle armi da parte di Pino, be’, mi sembra una forzatura.
Una cosa però voglio dire - visto che a Bari c’ero anch’io: Pino ha parlato di Peppino Di Vittorio, proprio lui, che era uomo di smisurata umanità. Non esitò a combattere armi in pugno nell’ottobre del 1921 per difendere i diritti di quei cafoni ritenuti alla stregua di animali dai fascisti, quegli stessi che oggi si travestono da meridionalisti... compresi i componenti della solita famiglia che hanno sempre militato nell’Msi.
Non so come andrà a finire con il progetto iniziato a Bari, ma non è giusto che mentre il popolo meridionale soffre, degli sciacalli stiano alla finestra - pronti a buttarsi sulla carcassa - da quelle iene che sono.

Guglielmo Di Grezia



Fonte: DueSicilie.org



martedì 12 giugno 2012

Vittoria della Nazionale delle Due Sicilie nel 4° Trofeo del Mediterraneo



Ricevo e posto dagli amici Carmine e Guglielmo il resoconto della vittoria della nazionale delle Due Sicilie, l'unica riconosciuta dalla NF Board, sabato scorso a Carrara contro la Sardegna per il 4° trofeo del Mediterraneo...complimenti ragazzi!



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La Nazionale delle Due Sicilie ha vinto il 4° Trofeo del Mediterraneo a Carrara (MS) battendo per 3 a 2 la forte compagine della Sardegna in una serata caratterizzata da pioggia battente. La Nazionale sarda ha incominciato bene la partita passando in vantaggio con un gol di testa di Segni al 10’ del 1° tempo e mettendo in difficoltà la nostra Nazionale nella prima parte del match. La Nazionale delle Due Sicilie ha risposto però con orgoglio riorganizzandosi e riuscendo a pareggiare su azione seguita a calcio d’angolo con Barone al 35’ (sempre nel primo tempo, vedi video).Nel secondo tempo la Nazionale delle Due Sicilie è passata subito in vantaggio al 4° su rigore, raggiunta però dalla Sardegna, sempre su rigore (tirato da Toretti) al 15’. La nazionale gigliata ha però continuato l’assalto concretizzando un evidente vantaggio territoriale passando in vantaggio al 20’ con Puzziello e colpendo una traversa con M. Russo al 35’- Nel finale la forte squadra della Sardegna ha cercato il pareggio ben controllata però dai giocatori duosiciliani. Complessivamente una bella partita, molto avvincente che entrambe le squadre avrebbero potuto vincere e il cui esito finale è stato in forse fino al fischio finale. Complimenti alle due squadre ad ai rispettivi allenatori (Gianfranco Napolitano per le Due Sicilie, e Andrea Danesi per la Sardegna).
Un grazie ai presidenti Guglielmo Di Grezia (Due Sicilie) e Giampiero Sogus (Sardegna) che hanno organizzato la manifestazione. Pubblico non numeroso, probabilmente a causa della forte pioggia, sono stati raccolti comunque fondi per le popolazioni terremotate dell’Emilie affidati ad organizzazioni umanitarie locali.
Formazioni (tra parentesi i club di appartenenza)

DUE SICILIE

1. Raffaele Gragnaniello cap.,1° tempo (Aversana Normanna); 2. Carlo Fiore (Rossanese); 3. Antonio Monticelli (Neapolis); 4. Giuseppe Perrino (Ebolitana); 5. Ferdinando Castaldo (Aversa Normanna); 6. Massimo Russo (Sibilla Bacoli); 7. Raffaele Russo (Sibilla Bacoli); 8. Mario Barone (Neapolis); 9. Salvatore Matrecano (Real Rovigliano); 10. Marco Tufano cap. 2° tempo (Sibilla Bacoli). 11. Raffaele Poziello (Sibilla Bacoli); 13. Francesco Napolitano (Bayern Caserta); 17. Davide Napoli (Neapolis).
All. Gianfranco Napolitano.
Pres. Guglielmo Di Grezia.

SARDEGNA

1. Tonarelli (Forte dei Marmi); 2. Buglioni (Pisa); 3. Lunardini (Pietrasanta); 4. Segni (Camaiore); 5. Mancini (Viareggio); 6. Pantera (Fermana); 7. Tedeschi (Portuale Marina Carrara); 8. Toppi (Portuale Marina Carrara); 9. Petracci (Pietrasanta); 10. Lazzarini cap.(Querceta); 11. Francesconi (Pietrasanta); 13. Doretti (Camaiore); 14. Manirini (Portuale Marina Carrara); 15. Pelli (Ghivizzano).
All. Andrea Danesi.
Pres. Giampiero Sogus
Marcatori: 1° t.: Segni 10’ (S); Barone 35’ (DS) — 2° t.: Tufano (r.) 4’ (DS); Toretti (r.) 15’ (S); Puzziello 20’ (DS).


Fonte: Carmine Colacino - www.duesicilie.org

martedì 29 maggio 2012

La "Repubblica partenopea" al servizio dell'occupante francese di A. Citarella


Ricevo e posto quest'articolo di Alessandro Citarella sul saggio di Guglielmo Di Grezia con altri co-autori: "Il ferro e fuoco del nemico esercito francese, il 1799 in Irpinia e nel Regno di Napoli".
Senza nessun eccesso di parte o voglia di revanchismo anche qui, il Partito del Sud mira a ristabilire la semplice verità storica, cioè che il popolo era dalla parte del Cardinale Ruffo e dei Borbone non dalla parte degli "intellettuali" giacobini (allora si che la parola aveva senso...) e filofrancesi... i morti del popolo, e furono decine di migliaia, che insorgeva contro i francesi che giustamente erano visti come "occupanti", non possono avere minor importanza delle esecuzioni del centinaio di intellettuali come Mario Pagano o Eleonora Pimentel De Fonseca...ogni eccidio e' una strage a prescindere se si tratta di "lazzari" e "briganti" o di "intellettuali" e "patrioti".


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di Alessandro Citarella, Segretario Provinciale del Partito del Sud – Napoli

Ho avuto la piacevole sorpresa di poter acquistare un saggio storico, “Il ferro e il fuoco del nemico esercito francese”, direttamente da Guglielmo Di Grezia giorni fa a Roma, dove ci siamo incontrati anche con altri amici per una giornata di lavoro politico del Partito del Sud.  Leggendo il saggio, èstato ancora più bello scoprire che il testo è scorrevole da leggere, sintetico perché è proposto in poco più di 100 pagine, ed è un concentrato di storia scritto in modo semplice e lineare, utile per capire bene quanto sia mistificatoria, ed ancora una volta volutamente travisata, la storia di un periodo nel nostro paese.
Dalla lettura ho appreso che nel periodo della cosiddetta Repubblica Partenopea, l’Irpinia è stata invasa dalle armate francesi e che due terzi della cittadina di Mercogliano fu distrutta dagli invasori.  I francesi, come i loro cugini piemontesi sessantuno anni più tardi, si dichiararono “liberatori”, ma non è ancora possibile sapere bene da chi dovessero liberare le popolazioni locali.
Dai documenti demografici e contabili, è possibile ricostruire una puntuale ed esatta rendicontazione di un genocidio e di una rapina.  Il valore storico dei documenti trovati e messi in sicurezza a Mercogliano è incalcolabile, perché senza pari, e permettono di riscrivere un altro pezzo di storia raccontando la verità, una verità che ancora una volta è l’esatto opposto di quella scritta per educare alle bugie tutti coloro che frequentano le scuole di questa nazione.
Il libro è scritto a più  mani: Guglielmo Di Grezia, irpino mai dimentico delle proprie radici e della storia vera della propria terra, della propria patria; Vincenzo Gulì, uno storico che ben conosciamo; don Vitaliano Della Sala, sacerdote scomodo per gli oscuratori dei mali della società, ma sempre presente tra chi ha bisogno o dove l’ipocrisia non lo vorrebbe; e da altri ricercatori di valore che hanno partecipato allo scavo dei documenti.
I ricavi della vendita del ben documentato saggio saranno devoluti interamente a lavori per sistemare l’archivio della chiesa di Mercogliano, dove sono conservati tanti documenti che testimoniano la storia, non più perduta, della nostra Patria duo siciliana.
Per chi avesse ancora dei dubbi sulla natura della cosiddetta Repubblica Partenopea e le reali intenzioni dei francesi mandati da Napoleone, ci sono i 60 mila cittadini dei nostri territori massacrati in sei mesi di occupazione francese che sono stati totalmente dimenticati dalla storiografia ufficiale. Fra questi, 10 mila eroi, i Lazzari, caddero nel disperato tentativo di difendere la Napoli dalle truppe giacobine.  A fronte dei nostri 60 mila morti, si ebbero un migliaio di morti fra le truppe francesi e poco più di un centinaio di nobili e borghesi giacobini napoletani condannati a morte dopo la cacciata degli invasori, per aver tradito Napoli e per aver aiutato l’invasore.  Se Napoli ricorda i “martiri” giacobini, è sintomatico che non si ricordano i 60 mila cittadini uccisi dai giacobini nostrani e dai francesi, e non si racconta la raccapricciante storia delle esecuzioni sommarie, delle torture e degli stupri, documentati anche dai napoleonici, di molte migliaia di civili tra cui anche donne, vecchi e bambini, al grido di “libertè, egalitè, fraternitè”.  E’ ancora incredibile che ci sia chi fa spaccia per oro le nefandezze del tradimento giacobino, rinnegando le proprie origini e la verità storica.
Ringrazio e porgo omaggio, sperando poi di farlo di persona, a tutti coloro che hanno partecipato alla produzione del libro.  Consiglio di leggerlo e di aiutare a diffonderlo perché il momento è favorevole affinché studiosi “non giacobini”, non di parte, possano continuare a conquistare lo spazio che meritano, riducendo quello dei “tifosi” dello straniero francese e piemontese, e che ci hanno offuscato la mente e la volontà in nome e per conto dei colonizzatori di ieri e di oggi.