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giovedì 28 giugno 2012

Expo 2015: le aziende del Sud escluse dai bandi di gara


Trent'anni di leghismo sono serviti eccome. Che il "il mezzogiorno non debba più intraprendere" sia uno dei principi ispiratori di questo stato che si inventa nazione solo quando si gioca a pallone, è ormai regola certa.

Dinanzi ai dati di fatto di un mezzogiorno colonia interna, invero in pochi hanno ancora da ridire. Che il sud sia terra di investimenti  per alcune aziende settentrionali (che presi bonus e finanziamenti poi scompaiono lasciando disoccupazione) è quasi la norma.

Ma vale il procedimento inverso?
Leggete il disciplinare di gara del bando sulle architetture di servizio di Expo 2015. In particolare pagina 8:  laddove si parla dei punteggi da assegnare ai concorrenti, viene riconosciuto come elemento distintivo la proposta di soluzioni “che adottino – è scritto nel testo – materiale a basso impatto ambientale (…) e con provenienza geografica entro i 350 chilometri dal sito dell’Expo Milano 2015”. In parole povere vengono tagliate fuori tutte le aziende meridionali.
La Confindustria di Palermo ha già preparato un esposto all'autorità garante per la concorrenza ed il mercato e alla Commissione europea. “Se ci sarà un ricorso – dice Giorgio Fiore, presidente di Confindustria Campania – noi ci uniremo”. Sulla vicenda, invece, solo una battuta. “A questo punto si potrebbe pensare alla stessa formula anche per gli appalti di opere che devono essere realizzate nel Mezzogiorno d’Italia”. Sì al ricorso pure da Sabino Basso, numero uno di Confindustria Avellino, che parla di “evidente violazione della concorrenza”. Il presidente di Confindustria Benevento, Giuseppe D’Avino, si dice “dispiaciuto per questa logica di doppiopesismo che penalizza le imprese del Sud”. “Parlare di basso impatto ambientale – sostiene Silvio Cola, presidente di Api Napoli – è un’illogicità: l’impatto ambientale va valutato con riferimento al complessivo contenuto della fornitura e non esclusivamente in base alla distanza di essa dal sito e al relativo trasporto. In Campania – aggiunge – ci può essere un produttore che produce quanto richiesto con materiali meno inquinanti rispetto a un altro produttore ubicato a meno di 350 chilometri dal sito. Dunque, la valutazione dell’impatto ambientale va fatta considerando anche i costi di produzione e le caratteristiche del prodotto, non solo il trasporto. Inoltre – chiosa Cola – è impensabile eludere le più basilari norme europee sulla concorrenza e rendere un evento così importante, anche per l’aspetto lavorativo ed economico che comporta, un mercatino rionale dove manca la concorrenza di idee e progetti”. (fonte il Denaro)
Il problema è stato sollevato dall'Assessore allo sviluppo economico del Comune di Napoli, Marco Esposito, con una lettera inviata al commissario europeo per la concorrenza Joaquin Almunia.
Da Romeo ad oggi, poco o nulla è cambiato. V'è la evidente e ferma volontà di tenere aggiogato un popolo senza che possa fare impresa.



«Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere» 
(Carlo Bombrini, Primo governatore della Banca d'Italia)

E se i terroni iniziassero a comprare solo da aziende a km 0?



Fonte: Il Lazzaro - Blog di (CONTRO)Informazione meridionale

giovedì 15 marzo 2012

Cittadinanza onoraria a Pino Masciari! A Milano può esserci anche del buono...il vero meridionalismo e' agli antipodi del leghismo!

 

Dopo tante cattive notizie, esempi di corruzione dilagante in Regione Lombardia e tante dimostrazioni di stupidità leghista, finalmente arriva una buona notizia da Milano, con la cittadinanza onoraria che verrà concessa il 16 marzo 2012 a Pino Masciari, un calabrese che da anni lotta contro la 'ndrangheta e dovrebbe avere il sostegno non solo di tutti i meridionali ma di tutto il paese.
Il meridionalismo deve continuare a combattere una battaglia senza quartiere contro tutte le mafie e distinguersi sempre di più dal leghismo, non solo per la volontà di unire davvero il paese (che unito non lo e' mai stato fin dal 1861...) invece che cercare di spezzarlo e di fomentare gli istinti peggiori, quello delle "piccole patrie" e del nazionalismo razzista che tende ad escludere gli "altri" piuttosto che costruire ponti tra le varie civiltà e aprirsi alle differenze culturali.
Un giornalista come De Marco continua a non vedere qual'e' l'essenza del meridionalismo e continua (strumentalmente?) a considerare tutto il risveglio culturale, tutta la fioritura di movimenti identitari come un pericolo ed una minaccia all'Unità (quale?), con la solita stantia difesa del "risorgimento" senza capire che se non si riconoscono le radici malate che hanno fatto nascere l'Italia non si riso. Addirittura in un suo recente articolo considera più pericoloso e meno propositivo il "sudismo" (che significa?) che il leghismo, che nasce dall'egoismo del Nord e nel suo statuto ha nel primo articolo l'indipendenza della Padania (che nessuno sa bene quali confini abbia visto che non e' mai esistita nella Storia).
Al contrario di quello che pensa e dice De Marco, la difesa del territorio, della nostra identità e delle nostre radici culturali, per noi meridionalisti del Partito del Sud va fatta in modo specularmente opposto alla strada tracciata dai leghisti. Non può essere una guerra "a prescindere" contro il Nord, contro gli extracomunitari, i cinesi etc etc...la critica al modello iper-liberista e alla globalizzazione va fatta sul piano della giustizia e dell'equità sociale per tutti, scambiando esperienze e punti di vista per arricchirsi a vicenda, e non su quello della "chiusura" a tutto ciò che è "diverso" che parte da una posizione di diffidenza e di presunta superiorità (rispetto al "meridionale" o rispetto all'extracomunitario o all'arabo non fa molta differenza).
Ringraziamo il Comune di Milano, continuiamo a sostenere Pino Masciari e continuiamo a credere che un altro modello di società, un altro modello di paese, un altro modello di difesa del territorio, dell'identità e delle tradizioni culturali, è possibile.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud
Ringraz 

sabato 25 giugno 2011

Il meridionalismo leghista di Cazzullo - di N.Salerno


Il 15 giugno 2011 sul Corriere A. Cazzullo critica le dichiarazioni di De Laurentis e il meridionalismo. Il seguente contributo vuole chiarire alcuni aspetti concernenti il tentativo di apostrofare come negativo e dannoso il vento del sud che inizia a quanto pare a farsi sentire.

Malgrado TV e giornali nazionali, troppo impegnati dal Bunga Bunga, e negli ultimi giorni dall’ampolla di Pontida, non se ne accorgono, una rivoluzione silenziosa sta avvenendo a Sud all’ombra appunto dell’indifferenza dei nostri media. Sempre pronti quando si tratta di confermare l’immagine negativa e prevenuta del meridione, ma completamente impreparati di fronte a quanto c’è di buono dal Garigliano in giù.

Quando poi, tranne rarissime occasioni se ne occupano, a guidarli è l’ ignoranza (quanto vera o presunta non lo sappiamo) sul tema e/o la loro miopia frutto del pregiudizio. Non è di certo l’attitudine di chi vuole veramente capire, ma l’atteggiamento di chi cerca e vede solo ciò che conferma la loro visione già formata e pregiudiziale appunto. Cazzullo tra l’altro scrive:

“È il mito di un immaginario regno felice, che aveva la prima ferrovia d' Italia (per quanto la Napoli-Portici fosse lunga una manciata di chilometri) e più oro degli altri Stati preunitari messi insieme (il che è vero, ma non era l' oro del popolo o anche solo dello Stato, ma del re; che infatti non lo spendeva, e non a caso mancavano strade e scuole).”

Penso sia sufficiente come prova della grossolana superficialità e anche irresponsabilità con cui vengono affrontati questi temi.

Per quanto riguarda le ferrovie, solo per fare un esempio, quando il Piemonte iniziò con i debiti a costruirle, comprava le locomotive a Napoli. Segno che, data anche la solidità delle finanze, i Borbone potevano, ma probabilmente scelsero scientemente di ritardarne la costruzione. Ricordiamo che la folta marina mercantile oltre ad asservire il floridi commerci con il resto del mondo, garantiva i collegamenti via mare all’interno del regno. La presenza del mare e di una flotta così consistente rendeva meno ansioso l’avvio della costruzione di ferrovie e strade.

Per la questione dell’oro, se fosse come dice Cazzullo, non ci sarebbe stato bisogno di imporre la legge sul corso forzoso e una tassazione esosa sul macinato oltre ad altre gabelle. Sarebbe bastato allo scopo Garibaldi con i suoi fantastici mille che come è noto si impadronivano della cassa di ogni nuovo stato annesso (si fa per dire) al nuovo regno. Inoltre viste le condizioni in cui vessava il popolo nel resto degli stati pre-unitari, ma anche in Francia e Inghilterra, se anche la ricchezza non era propriamente distribuita, non si può certo sostenere che tale stato di cose fosse peculiare del Regno delle Due Sicilie. Ricordo anche che nell’ Italia disunita di oggi, come rilevato da uno studio della Banca d’Italia (non da fanatici neo borbonici), più del 45% della ricchezza complessiva nel 2009 risultava nelle mani del 10% delle famiglie italiane.

D'altronde siamo d’accordo con Cazzullo e con quanti come lui criticano quel meridionalismo che è solo rancorosa e strumentale reazione alla Lega Nord e che, appunto, potrebbe definirsi Lega Sud. Da questo meridionalismo credo si dovrebbe essere guardinghi. Anche se bisogna sempre aspettare di valutare i fatti, a giudicare dalle mani che ne tengono le fila c’è poco di cui essere fiduciosi.

Il fatto è, ahimè, che noi umilmente leggiamo Cazzullo, ma lui sembra proprio non volerne sapere di informarsi. Se lo facesse capirebbe che oltre a quella che definisce Lega Sud (espressa dai noti gattopardi e ascari dei potentati del nord), esiste anche un meridionalismo altro che non si confà alla sua immagine preconcetta e che è espressione di un qualcosa di più profondo e autentico. E’, si potrebbe dire, l’espressione della consapevolezza di un popolo che sta prendendo coscienza del suo stato di sottomissione e si prepara a mettere in atto la sola azione pacifica che può scaturire da una tale consapevolezza: liberazione.

Se si prendesse il disturbo di approfondire, il caro Cazzullo scoprirebbe con sua sorpresa che viene sempre puntualmente apostrofato come negativo il tentativo di mettere sullo stesso piano, non sappiamo se subdolamente, il Meridionalismo e la Lega Nord. In genere lo scimmiottare e l’imitazione attengono alla mediocrità e il vero Meridionalismo è cosa seria e non mediocre. Solo per citare il più prossimo dei meridionalisti da cui trae ispirazione, già 40 anni orsono Nicola Zitara aveva le idee abbastanza chiare in merito. I vari Cazzullo, tra un libro di retorica risorgimentale e l ‘altro, dovrebbero prendersi la briga di conoscerne il pensiero. Allora forse capirebbero che le rivendicazioni meridionaliste e le accuse al nord non sono quello che loro vorrebbero far credere, e cioè l’altra faccia della medaglia degli insulti ai meridionali da parte dei leghisti. Troppo semplice e comodo.

Capirebbero anche che, semmai, a minare l’unità di questa Italia disunita è proprio questo falso cortocircuito, che si vorrebbe far passare come verità; è’ il non voler andare oltre il dualismo Lega Nord - Lega Sud; è l’ostinazione di chi troppo innamorato della retorica risorgimentale, non riesce o non ha interesse a metterla in discussione anche solo come esercizio, come ipotesi di lavoro per provare a capire; è il pensare che i meridionali non vedono nell’unità d’ Italia (non quella attuale, ma quella vera che deve ancora venire) un vantaggio per tutti.

Con questo non si intende che la politica colonial-leghista non vada combattuta. Quello che deve essere chiaro è che le rivendicazioni del meridionalismo (serio non quello a cui si riferisce Cazzullo) rimarrebbero legittime a prescindere dall’esistenza della Lega Nord. Rimarrebbero valide perché le vere cause del sottosviluppo meridionale non vanno cercate negli ultimi 20 anni. Vanno cercate in prossimità del risorgimento e nei decenni a seguire. Non solo la Lega Nord, ma tutta la politica italiana degli ultimi anni si è limitata e si limita solo a perpetuarne gli effetti.

Altro che Lega Sud e secessione, l’universo meridionalista serio rivendica non elemosina, ma rispetto e parità di condizioni. Rivendica l’avvento, si potrebbe dire, di un nuovo Risorgimento, anzi del vero Risorgimento. Rivendica la nascita di una nuova Italia, anzi della vera Italia. Un’ Italia che sia anche per i meridionali, non fatta solo sulla pelle dei meridionali. Un’Italia in cui anche ai meridionali venga data concretamente la possibilità di prendersi carico del proprio destino.

E’ questo meridionalismo che i vari Cazzullo dovrebbero avere l’umiltà di iniziare a conoscere, a esaminare da vicino. Capirebbero forse che sono loro a non voler guardare in faccia la realtà e non i meridionali che quella realtà la vivono ogni giorno e di cui adesso stanno iniziando a comprenderne anche la genesi. Capirebbero anche che, mentre è vero che la Lega Nord usa i meridionali come alibi per le loro proprie inefficienze, per i meridionali seri comprendere le cause del sottosviluppo non significa addossare ad altri le responsabilità per non farsene carico. La soluzione di un problema parte dall’analisi, e quanto più è accurata la diagnosi tanto più è alta la probabilità di riuscire a risolverlo. E se le responsabilità del sottosviluppo meridionale sono anche e soprattutto di una politica a trazione nord-centrica che ha amministrato il meridione a mo di colonia, questo non lo si può tacere solo per non far storcere il naso a Cazzullo. E chi lo denuncia non lo fa per scaricare sugli altri le proprie responsabilità che pure ci sono e vanno capite, lo fa perché se quelle cause non vengono ben comprese, sarà difficile rimuoverle e sarà difficile per il meridione riprendersi dal suo stato di sottosviluppo. I milioni di meridionali che hanno preso e che ancora oggi prendono la via dell’emigrazione sono la prova più limpida dello spirito intraprendente e non parassitario dei meridionali. Ma bisogna anche volerla vedere.

Un antico saggio sosteneva che ci sono tre cose che veramente misurano la statura di un uomo: la prima è saper aspettare (i meridionali aspettano da 150 anni); la seconda è saper pensare; la terza è ammettere di aver torto (ai meridionali glielo hanno fatto credere per 150 anni). Sulle prime due ci riserviamo il beneficio del dubbio, sulla terza forse stiamo chiedendo un po’ troppo ai nostri cari Cazzullo e mi verrebbe da dirvi: non ragioniam di lor, ma guarda e passa…

Nicola Salerno

Link articolo Cazzullo:
http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/15/Sud_Laurentiis_Regno_Felice_Illusorio_co_9_110615045.shtml

lunedì 29 novembre 2010

Risposta a Giorgio Bocca



Ho dovuto sintetizzare la risposta al vecchio razzista, in soli 1000 caratteri, ma questi vecchi rincoglioniti del Nord non possono piu' non essere smentiti e zittiti...ecco la mia risposta al suo solito delirante articolo, zeppo di luoghi comuni e che cerca di spegnere i "mugugni" meridionali e di zittirci anche sulla verità storica...perchè i motivi dell'arretratezza del Sud per il "sommo giornalista" sono altri...questo vecchio trombone razzista pensa che siano motivi di ordine genetico ed antropologico, come dicevano le teorie razziste di Cesare Lombroso!
Noi meridionalisti siamo uomini liberi, non staremo più zitti e non ci faremo intimidire...grideremo ancora piu' forte!!!


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Egr. Dr. Bocca,
il suo solito articolo antimeridionale, che si rifà alle teorie razziste lombrosiane dell'800 considerate sballate dalla scienza ufficiale da parecchi decenni, non puo' impedire questa nostra "rivoluzione meridionale" che si basa sulla verità storica, nel 1861 non c'era un Nord ricco e generoso che e' venuto ad "aiutare" e "liberare" un Sud povero e straccione.
Che il PIL pro capite fosse allineato lo dicono degli scienzati del CNR:
http://www.paolomalanima.it/default_file/Articles/Daniele_Malanima.pdf
o perfino la Banca d'Italia, anch'essa come il CNR non credo sia "neoborbonica", parla del divario tra Nord e Sud che e' nato DOPO la "malaunità" del 1861 (che fu "risorgimento" solo per il Piemonte quasi fallito...):
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/pubsto/quastoeco/quadsto_04/Quaderno_storia_economica_4.pdf
Basta con le lezioni di "civiltà padana", non ne avevamo bisogno ieri e non ne abbiamo bisogno oggi!

Enzo Riccio
www.partitodelsud.eu